Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

WeWorld Index 2021: un quadro delle disuguaglianze radicate per donne e under 18

La forbice delle disparità Nord-Sud si allarga, soprattutto su educazione ed economia. Una donna su due teme di perdere il proprio lavoro e, se ha figli, la sua condizione occupazionale è più svantaggiata. I dati di “Mai più invisibili”.  26/5/21

Il rapporto “Mai più invisibili: Index 2021”, presentato il 21 maggio da WeWorld, fotografa come ogni anno la condizione di donne, bambine e bambini in Italia. Educazione, salute, economia e società, sono le quattro prospettive di osservazione individuate per raccogliere i dati e delineare l’impostazione di un futuro più giusto ed equilibrato.

L’analisi si avvale dei dati raccolti in base a 38 indicatori, ritenuti fondamentali per l’inclusione di donne e popolazione under 18, e di commenti di esperti su specifiche questioni e tematiche. L’edizione 2021 tiene inoltre conto delle conseguenze della pandemia e aggiunge altri due indicatori: i casi positivi al Covid-19 e la disponibilità nelle famiglie di un pc e una connessione a Internet. Il tempo dell’emergenza sanitaria ha infatti inevitabilmente acuito alcune criticità strutturali e offerto allo stesso tempo l’occasione per riflettere sull’opportunità di rimuovere alcuni ostacoli e promuovere un cambiamento. Obiettivo del rapporto è dunque anche quello di fornire uno strumento utile a tutti gli attori pubblici, privati e del terzo settore per attivare politiche e interventi che mettano donne, bambine e bambini in condizione di poter esercitare i propri diritti.

VOCI E VOLTI DI WEWORLD, AI NOSTRI MICROFONI

 

Il risultato finale è una classifica delle Regioni italiane rispetto all’inclusione di donne e popolazione under 18 che restituisce lo spaccato di un’Italia frammentata, in cui le diseguaglianze aumentano non solo tra donne, bambini e uomini, ma anche tra donne e bambini che vivono in territori diversi. I divari più importanti tra territori riguardano la dimensione educativa dei bambini e quella economica per le donne.

Il Friuli-Venezia Giulia conquista la posizione di Regione più virtuosa nella classifica 2021, seguito da Trentino-Alto Adige/Südtirol ed Emilia Romagna. Seguono Valle d’Aosta e Lombardia. Altre regioni del Nord e del Centro occupano la parte centrale della classifica, mentre, in coda, le regioni del Sud Italia: Puglia, Calabria, Campania e all’ultimo posto la Sicilia.

Rispetto al report 2020 si registra un peggioramento generale dell’indice, in buona parte dovuto agli effetti del Covid-19. Per quanto riguarda la condizione degli under 18, il divario tra Regioni è particolarmente accentuato per quasi tutti i punti di osservazione; quanto alla condizione femminile, educazione/formazione e piano economico sono le dimensioni che evidenziano il gap più ampio.

Nel 2020, il tasso di occupazione femminile ha registrato un -2,58%, a fronte di un calo dell’occupazione maschile dell’1,67%. Una donna su due dichiara di temere la perdita del lavoro. Il tasso di occupazione femminile nazionale (15/64 anni) è del 49,4%; prima in classifica con il 62,3% è la Valle d’Aosta; in coda alla classifica la Campania, con il 29,4%.

Se in Italia il tasso di occupazione femminile è distante 14 punti da quello maschile (49,4% rispetto al 63,3% nel 2020), nelle ultime Regioni in classifica per tassi di occupazione femminili (ma anche maschili) la forbice si allarga. La situazione occupazionale delle donne con figli è ancora più svantaggiata, sia rispetto agli uomini, sia rispetto alle donne senza figli.

Benché, tra le varie dimensioni considerate, l’educazione è quella in cui si registrano maggiori successi nell’empowerment delle donne, il differenziale di genere a favore delle donne nell’istruzione si ribalta del tutto nel mercato del lavoro a favore degli uomini: le donne vivono ancora molte discriminazioni, a partire da stipendi inferiori, settorializzazione in alcune mansioni e ambiti lavorativi e scarsa rappresentanza a livello manageriale.

L’ambiente è un fondamentale contesto di valutazione della condizione di donne e under 18 e l’Italia è una delle aree europee con i più alti livelli di inquinamento atmosferico. Bambine, bambini e donne che vivono in contesti inquinati vanno incontro ad una delle più radicali forme di esclusione: sono privati dell’opportunità di vivere in un ambiente sano. In Italia il 98% dei bambini è esposto a livelli troppo alti di polveri ultrasottili (Who 2018). Nel 2018 l’inquinamento atmosferico ha causato 66mila morti (Eea 2020).

La dimensione ambientale descrive anche abitazione, digitalizzazione e accesso alle tecnologie, sicurezza e protezione. Nel 2018, il 27,8% della popolazione viveva in un’abitazione sovraffollata; questa condizione risulta più diffusa tra i minori, toccando il 41,9% (Bes, 2019).

Se nel 2019, il 30% delle famiglie ha avuto accesso a reti di nuova generazione, tuttavia le differenze territoriali continuano ad esser evidenti: in alcune Regioni come il Lazio, la Liguria e la Campania, la quota di famiglie con banda ultralarga supera il 40%, mentre in altre non arriva nemmeno al 10%, come nelle Marche o in Molise (Bes, 2020). La chiusura delle scuole e la didattica a distanza hanno inevitabilmente acuito le diseguaglianze sociali tra chi aveva le risorse per seguire le lezioni online e chi no. Anche qui si rileva un divario considerevole tra Sud e Nord (di circa 20 punti percentuali). In Italia il 66,7% delle famiglie dispone di un computer e della connessione internet: in Trentino-Alto Adige il 74,1%, in Basilicata il 53,3%. Si può dunque ragionevolmente supporre che le diseguaglianze tra Regioni già esistenti prima del Covid-19 rispetto alle performance degli studenti e ai tassi di abbandono scolastico si aggraveranno ulteriormente.

Le diseguaglianze territoriali si sommano a quelle socio-economiche. I figli di genitori a basso reddito e a bassa istruzione frequentano meno i servizi per l’infanzia (Alleanza per l’Infanzia, EducAzioni, 2020), hanno meno probabilità di proseguire gli studi terziari e rischiano maggiormente di cadere in povertà. In Italia il tasso di abbandono di istruzione e formazione è del 13,5% (persone 18-24 anni che hanno conseguito solo la licenza di scuola secondaria di I grado e non sono inseriti in un programma di istruzione o formazione). In Veneto, l’8,4%; in Sicilia, il 22,4%. (Eurostat, 2020)

Negli ultimi anni è migliorata la situazione legata alla criminalità e oggi l’Italia è uno dei Paesi più sicuri al mondo rispetto al rischio di essere vittime di omicidio volontario: 0,53 omicidi per 100mila abitanti. Aumentano invece le vittime in ambito familiare o affettivo: 135 nel 2002 e 150 nel 2019 (57 uomini e 93 donne). La violenza contro le donne, i bambini e le bambine ha conseguenze gravi non solo sui diretti interessati, ma sull’intera società. Bambini vittime di violenza, o di violenza assistita, subiscono conseguenze sulla salute fisica e mentale nel breve e nel lungo periodo, e avranno maggiori probabilità di riprodurre o subire comportamenti violenti una volta adulti (WeWorld, 2019). Nei maltrattamenti in famiglia 8 vittime su 10 sono donne e in 6 casi su 10 l’autore della violenza è il partner, il convivente o l’ex partner (Polizia di Stato, 2020). Nel 62% dei casi, i figli hanno assistito alla violenza, nel 18% dei casi l’hanno anche subita (Unicef, 2020a).

Infine, lo status di salute delle donne italiane varia tra Regione e Regione: le residenti nel Mezzogiorno presentano una condizione di svantaggio sui principali indicatori di salute. Su alcuni indicatori vi sono anche significativi differenziali di genere: l’indice di salute mentale vede le donne in svantaggio rispetto agli uomini (ibid., 2020), ma anche la percentuale di donne che praticano sport in maniera continuativa è inferiore a quella degli uomini (22,2% vs 31,2%, cfr. HFA, 2020). La salute mentale delle donne e il carico di lavoro domestico e famigliare si sono ulteriormente aggravati nei mesi di lockdown del 2020 e nelle restrizioni adottate successivamente.

 

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Mercoledì 26 Maggio 2021

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