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Conflitti, violenze e cambiamenti climatici hanno causato 41,3 milioni di sfollati

Solo nel 2018 ci sono stati 28 milioni di sfollati in più rispetto all’anno precedente. Nonostante sia un fenomeno globale, tre quarti degli sfollati si concentra in nove nazioni. Serve un’azione locale concreta e programmata. 18/6/2019

Gli sfollati riguardano 149 Paesi in tutto il mondo. Un trend in crescita, condizionato da conflitti, cambiamenti climatici e crisi delle zone rurali. Secondo l’edizione 2019 del Global Report on Internal Displacement, Grid, pubblicato dall’Internal displacement monitoring center, Idmc, nel mondo ci sono 41,3 milioni di sfollati. Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Siria sono le nazioni che da sole, a causa dei conflitti interni, rappresentano più della metà degli sfollati complessivi. Nell’Africa subsahariana e nel Medio Oriente conflitti e violenze interne hanno causato rispettivamente 7,4 milioni e 2,1 milioni di sfollati. Filippine, Cina e India hanno avuto il maggior numero di sfollati a causa di cicloni tropicali e inondazioni monsoniche. Negli  Stati Uniti sono stati gli incendi in California a provocare lo spostamento di migliaia di persone. In Afghanistan la prolungata siccità ha generato più sfollati rispetto ai conflitti.

"Il rapporto di quest'anno è un triste promemoria della gravità e dell'urgenza di affrontare il problema degli sfollati interni. Molti degli stessi fattori che hanno allontanato le persone dalle loro case ora impediscono loro di ritornare", ha dichiarato Alexandra Bilak, direttore di Idmc. "I risultati di questo rapporto sono un campanello d'allarme per i leader mondiali. Milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa di una governance nazionale inefficace”  ha detto Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati.

Il Rapporto afferma che i governi nazionali hanno la responsabilità di affrontare il problema dello sfollamento interno, ma sottolinea che l'azione locale diventerà sempre più importante. Quando un gran numero di sfollati cerca rifugio nei centri urbani, le ripercussioni possono essere devastanti sull’intera comunità. Aumenta la concorrenza per il lavoro, la domanda di alloggi, la richiesta di assistenza sanitaria, di istruzione e altri servizi. Lo spostamento interno, dichiara il Rapporto, può rappresentare una sfida per lo sviluppo locale. Gli sfollati si dirigono verso le aree urbane in cerca di nuove opportunità; sono spesso vulnerabili e privi di protezione, ma una pianificazione urbana mirata a offrire servizi adeguati può contribuire a raggiungere soluzioni stabili e durature nel tempo. Secondo il Rapporto, fattori come connettività, nuove tecnologie e mobilità sociale possono contribuire alla formazione di intere comunità, generando opportunità per i singoli e benessere sociale diffuso. Se agli sfollati vengono offerti i mezzi per integrarsi, i centri urbani potrebbero trarre vantaggi dai loro contributi sociali ed economici.

Così come dichiarato da Maimunah Mohd Sharif, vicesegretaria delle Nazioni Unite, con delega agli insediamenti umani (Un Habitat) nell’introduzione del Report: “Le soluzioni durature richiedono che gli attori locali, nazionali e internazionali integrino gli sfollamenti interni nelle strategie di sviluppo urbano. La crescente domanda di alloggi, posti di lavoro dignitosi, assistenza sanitaria di qualità e istruzione, protezione sociale e partecipazione alla vita pubblica presentano opportunità per le nostre città. Gli investimenti in infrastrutture resilienti, comprese le reti stradali accessibili, il trasporto pubblico e i servizi come acqua, elettricità e gestione dei rifiuti, possono contribuire non solo al benessere individuale ma anche alla crescita economica urbana, accelerando così il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

In diverse regioni del mondo, si registrano sviluppi politici importanti, che mostrano una maggiore attenzione verso questo importante fenomeno. Il Niger è diventato il primo paese ad attuare la Convenzione di Kampala, il documento sottoscritto dagli Stati dell’Unione Africana che tutela giuridicamente milioni di africani costretti a lasciare le proprie case, adottando una legge sugli sfollati interni. Il Kosovo ha riconosciuto l'importanza di sostenere rifugiati e sfollati, aggiornando la propria politica di migrazione interna. Le Isole Figi hanno adottato nuove linee guida sul reinsediamento considerando il crescente impatto dei cambiamenti climatici.

Il Rapporto si conclude con alcuni fattori chiave su cui intervenire. Il primo fra tutti è l'importanza di monitorare sistematicamente gli spostamenti interni per garantire che tutti gli attori coinvolti dispongano di dati accurati e completi. È necessario migliorare la capacità delle agenzie governative di registrare i dati relativi agli spostamenti; fornire alle autorità locali e nazionali supporto tecnico e finanziario per condurre valutazioni, sfruttare gli strumenti per l’analisi dei rischi e il monitoraggio; promuovere e rafforzare la cooperazione, il coordinamento e le partnership nazionali e internazionali.

Per realizzare il cambiamento sarà necessario il coinvolgimento e la leadership degli sfollati e delle comunità di accoglienza. Sono necessari ulteriori investimenti a livello cittadino per rafforzare la capacità delle comunità e delle autorità locali di analizzare, pianificare e agire di conseguenza. La legislazione inclusiva, la fornitura di alloggi e l'erogazione di servizi adeguati devono diventare parte del dna della governance urbana.

 

di Tommaso Tautonico

martedì 18 giugno 2019
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