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Nessuna capitale europea raggiunge pienamente gli SDGs

Le 45 città esaminate dal Rapporto sugli SDGs nelle città europee sono indietro sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, soprattutto sui Goal 12 (consumo e produzione responsabili), 13 (cambiamento climatico) e 15 (vita sulla terra). 19/6/2019

Nessuna grande area metropolitana o capitale europea ha realizzato i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, il 65% dei quali non sarà raggiunto entro il 2030 senza un adeguato coinvolgimento e coordinamento tra governi locali e regionali. 

Ad affermarlo è il 2019 SDG Index and Dashboards Report. European Cities (prototype version), il primo Rapporto sugli SDGs nelle città europee, redatto dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn) e da Telos, Brabant Center for Sustainable Development dell’Università di Tilburg. 

Il dossier mette a confronto l’andamento di 45 capitali e una selezione di aree metropolitane dell’Unione europea e dell’Associazione europea di libero scambio (Aels) sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile in base a 56 indicatori, usati dall’Sdsn e dalla fondazione Bertelsmann Stiftung per misurare le prestazioni degli SDGs a livello globale, e include i contributi dell’Ocse e del dipartimento di Affari pubblici e internazionali della Columbia University. 

L’importanza di analizzare la sostenibilità nelle città - afferma il Rapporto - è determinata dal peso politico delle città e delle regioni europee nelle agende nazionali e dall’elevata densità urbana, dal momento che oltre i due terzi della popolazione europea vive nelle aree metropolitane, dove produce il 65% del Pil dell’Unione europea. 

Il quadro europeo riportato nel dossier mostra un’Europa divisa sotto il profilo dello sviluppo sostenibile, con performance elevate nei Paesi del nord, medie nei Paesi occidentali e medio-basse nelle aree meridionali, centrali e orientali. 

Oslo risulta la città più performante, con un punteggio di 74,8, seguita da Stoccolma con 72,2 e Helsinki con 71,3, grazie ai bassi livelli di povertà e disparità di reddito registrati, all’elevato accesso ai principali servizi pubblici come sanità e istruzione e all’uso cospicuo di energia rinnovabile. Tranne Oslo, però, tutto il nord Europa ha ottenuto un punteggio basso sulla sostenibilità di città e comunità, sull’accesso ad alloggi economici e di qualità e sulla lotta contro il cambiamento climatico, per gli elevati livelli di inquinamento atmosferico.

Le città dell’Europa occidentale, come Amsterdam, Anversa, Dublino, Londra, Lussemburgo, Parigi e Zurigo, si posizionano su una scala che va dai 55 ai 60 punti, con Zurigo al quinto posto e Bruxelles al 25esimo. Fatta eccezione per alcuni casi, queste città hanno raggiunto buoni risultati nella lotta alla fame e alla povertà, nell’accesso ai servizi pubblici e all’acqua pulita, mentre devono migliorare l’accesso agli alloggi economici e di qualità e la parità di genere. Le città dell’Europa centrale e orientale, dal punto di vista dei risultati spaziano da Monaco, che si è classificata ottava, a Bucarest che ha raggiunto il 41esimo posto. Senza contare le città tedesche, l’accesso ai servizi pubblici e alle infrastrutture è basso e permane la sfida dell’uguaglianza di genere, mentre Vienna è la città con il tasso maggiore di CO2 emessa pro capite in tutta Europa. 

Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro si collocano nell’ultima fascia di punteggio, con valori al di sotto dei 55 punti, con Madrid al 28esimo posto e Atene al 45esimo e ultimo posto, con i valori più bassi d’Europa. Rispetto al resto dell’Ue, le città meridionali registrano performance basse nella lotta alla povertà, nella parità di genere, nell’accesso al lavoro dignitoso e ad abitazioni economiche e di qualità, nella crescita economica, nell’industria e nell’infrastruttura e si registrano lacune significative nel buon governo e nella sicurezza. 

Per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, afferma il dossier, saranno necessarie, a livello locale, profonde trasformazioni nei settori del trasporto, dell’energia e della pianificazione urbana, nuovi approcci per affrontare la povertà e le disuguaglianze nell’accesso ai servizi pubblici chiave come sanità e istruzione, con un focus particolare sui Goal 12 (consumo e produzione responsabile), Goal 13 (lotta contro il cambiamento climatico) riducendo l’emissione di CO2 pro capite, Goal 14 (vita sott’acqua) e Goal 15 (vita sulla terra). 

Rispetto all’indice delle città statunitensi, commenta il dossier, in Europa si registra una migliore alimentazione, una dieta sana e uno stile di vita attivo che aumentano le prestazioni nel settore di salute e benessere (Goal 3) e nella lotta alla fame (Goal 2), ma le disuguaglianze di reddito, di accesso alla ricchezza e ai servizi, aumentate negli ultimi tre decenni, hanno portato a un malcontento diffuso e a una crescente polarizzazione politica. 

In un momento di trasformazione radicale per l’Unione europea, con il cambio di Parlamento, Commissione e Presidenza, e in previsione dell’apertura del vertice sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che si terrà tra quattro mesi, gli autori del dossier affermano la necessità di espandere e rafforzare il monitoraggio degli SDGs nelle regioni e nelle città europee, che nel 2016 hanno firmato l’agenda urbana nel Patto di Amsterdam. 

 

Scarica il Rapporto 

 

di Viola Brancatella 

mercoledì 19 giugno 2019
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