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SDG Gender Index 2019: a che punto siamo sulla parità di genere?

Il Rapporto analizza i progressi del Goal 5 rispetto agli altri Obiettivi di sviluppo sostenibile. La maggior parte delle nazioni è ancora indietro, ma dall’Organizzazione internazionale del lavoro arrivano risposte. 27/6/2019

Per il 40% della popolazione femminile mondiale, ossia 1,4 miliardi tra bambine, ragazze e donne, il diritto alla parità di genere è lontano. Questo è quanto emerge dal rapporto “SDG Gender Index 2019” redatto da Equal measures 2030, rete della società civile impegnata nel raggiungimento della parità di genere, che esamina la condizione dei diritti delle donne in 129 Paesi. Più della metà delle nazioni analizzate ha ottenuto risultati mediocri rispetto agli sforzi per raggiungere l’SDG 5, dedicato alla parità di genere e all’empowerment delle donne (maggiore forza, autostima e consapevolezza). 

Il documento presenta 51 indicatori per 14 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, classificando le nazioni con un ponteggio da 0 a 100.

Solo l′8% dei 129 Paesi misurati ha ottenuto un punteggio “buono” (ossia di almeno 80 punti) per i progressi compiuti nel raggiungimento della parità di genere, mentre il 12% è stato classificato come “medio”. Il dato preoccupante è che il restante 80% ha ottenuto una votazione “bassa” (da 60 a 69 punti) o “molto bassa” (sotto i 60). L’Italia si trova al 19esimo posto (81,8 punti).
Il punteggio medio globale è stato di 65,7, mentre 60 Paesi non sono stati inseriti nell’elenco a causa della mancanza di dati. 

 

                             

 

Il Rapporto sottolinea che nessuna nazione tra quelle analizzate è la migliore o la peggiore in assoluto, poiché ci sono esempi di progresso anche tra i Paesi che si trovano in fondo alla classifica. Ad esempio la Danimarca, che si presenta come la più progressista in termini di parità di genere, raggiungendo un punteggio di 89,3, occupa il 14esimo posto per l’SDG 4 (istruzione di qualità), poiché non presenta un numero elevato di donne che raggiungono i livelli più alti di istruzione.

L'indice inoltre suggerisce che lo squilibrio tra i generi presenta diverse cause, mettendo in rilievo lo scarso numero di donne che lavorano nel campo delle tecnologie e della scienza (Stem), ma anche la vulnerabilità femminile ai cambiamenti climatici.

Eppure, c’è chi, come l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), si è già rimboccata le maniche su un tema di fondamentale importanza per favorire il raggiungimento del Goal 5. L’Oil ha infatti adottato a giugno a Convenzione per l’eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, un insieme di norme che  riconoscono il diritto per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, da chi si trova a fare uno stage a chi ha un contratto a tempo indeterminato, ad un mondo del lavoro libero dalla violenza e dalle molestie, dunque un ambiente lavorativo più sicuro e dignitoso. 

Scarica il Rapporto
Leggi il comunicato stampa sulla Convenzione

 

di Eleonora Angeloni

giovedì 27 giugno 2019
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