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Lettera della società civile ai Capi di Stato Ue: “inizi il nostro futuro sostenibile”

Diverse organizzazioni, tra cui l’ASviS, chiedono all’Europa un futuro migliore orientato sul benessere: “la voglia tra i cittadini c’è, manca la volontà politica”. Agire subito su clima e giusta transizione. 28/6/2019

La società civile è attiva sui temi che legano lo sviluppo sostenibile e chiede a gran voce l’attuazione dell’Agenda 2030, che deve diventare il principale driver strategico per le politiche comunitarie dei prossimi anni.

È su questa linea che s’inserisce la lettera dell’11 giugno “Open letter to EU leaders: Our sustainable future must start now” sottoscritta da varie organizzazioni, tra cui l’ASviS (e dove per esempio troviamo Wwf, Faitrade, Cittadini per l’aria, Focsiv, Legambiente e tanti altri), indirizzata al Consiglio europeo in occasione dello scorso vertice del 20 e 21 giugno.

Un messaggio chiaro, che esorta i capi di Stato ad aumentare la propria ambizione sulle questioni ambientali, orientando al tempo stesso i finanziamenti per quei settori in grado di consentire il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

“La società si aspetta che siano gli adulti ad educare i bambini ma sta accadendo il contrario”, si legge in apertura del documento congiunto, “i ragazzi con le loro manifestazioni chiedono politiche di contrasto al cambiamento climatico alla classe dirigente. Inoltre, durante le proteste lungo tutta l’Europa si invocano maggiori diritti e giustizia socio-economica”.

Richieste che trovano ampio consenso tra gli europei, come confermato dai recenti sondaggi che riscontrano tra i cittadini un diffuso bisogno di giustizia sociale e ambientale.

“Nonostante alcuni passi avanti, gli sforzi risultano ancora inadeguati per le enormi sfide che ci aspettano” continua la lettera firmata anche da scienziati, enti locali e aziende leader di settore, “è necessaria un'azione urgente per affrontare l'escalation delle disuguaglianze e la crisi climatica, per fermare la rapida perdita di biodiversità, per garantire la sostenibilità nel consumo e nella produzione di beni e servici, e per garantire un’occupazione di qualità per tutti”. 

Non va dimenticata poi la questione “giusta transizione” che porta a un sistema economico maggiormente fondato su benessere e la qualità della vita, ma che mette a rischio diversi posti di lavoro e, per questo motivo, va gestita anche con la continua formazione del personale.

Un’Europa che non deve perdere l’occasione di mettere al centro delle strategie del prossimo quinquennio l’Agenda 2030 “per rendere lo sviluppo sostenibile la priorità dell’Unione”. Una decisione, questa, capace di creare non solo prosperità tra la popolazione ma maggiore competitività per le aziende, come dimostrano le scelte virtuose compiute negli ultimi anni da diversi attori del mercato globale.

La volontà di agire è dunque presente tra i cittadini ma “manca ora quella politica”, conclude il documento, “le organizzazioni continueranno ad alzare la voce su questi temi, spetta ora ai leader politici guidare l’Europa verso un futuro migliore”. Un futuro a misura d’uomo, che privilegi la massimizzazione del benessere collettivo piuttosto che quella del profitto di breve periodo.

 

di Ivan Manzo

venerdì 28 giugno 2019
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