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L’Europa non ha fatto abbastanza su diseguaglianze e discriminazioni

Secondo l’Agenzia europea dei diritti fondamentali, il divario tra ricchi e poveri è aumentato a danno di bambini, Rom, disabili e anziani. Molte categorie soffrono per violenze e discriminazioni. 8/7/2019

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, l’eliminazione della povertà e delle discriminazioni, condizioni sociali necessarie per favorire il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, non sono soddisfatte in Europa, dove pregiudizi e violenze continuano a minacciare la sicurezza di donne, immigrati, minoranze religiose e persone Lgbtqi.

È quanto emerge dal Rapporto “Implementing the Sustainable Development Goals in the EU: a matter of human and fundamental rights” diffuso dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali, in vista dell’High level political forum 2019, che darà particolare importanza alla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10) e alla promozione di pace, giustizia e istituzioni forti (Goal 16).

Lo sviluppo sostenibile promosso dai membri delle Nazioni Unite che hanno aderito all’Agenda 2030, spiega il dossier, è caratterizzato da tre dimensioni interconnesse e parallele: l’economia, l’ambiente e la società, di cui bisogna tenere conto nell’analisi della sostenibilità in Europa.

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, come recita l’Agenda, “cercano di realizzare i diritti umani di tutti e di raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le bambine” e per questo non possono prescindere dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla legge internazionale sui diritti umani, che sottoscrivono e veicolano.

Secondo il dossier, dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, perciò, deve essere data particolare attenzione allo sradicamento della povertà e alla riduzione della disuguaglianza, poiché una società equa diventa più facilmente pacifica e ha maggiori possibilità di generare sviluppo sostenibile.

Alla luce di questo presupposto, il dossier analizza, con i dati di Eurostat a disposizione, lo stato dell’arte dei diritti in Europa, rilevando che il divario tra ricchi e poveri è aumentato negli ultimi anni, con un leggero miglioramento nel 2017: tra il 2005 e il 2016, infatti, si è registrato un aumento dell’8,3% delle persone che  nell’Unione europea vivono in uno stato di povertà. Dai dati, inoltre, risulta che la povertà riguarda le fasce di popolazione deboli e ai margini della società, come bambini, immigrati, Rom, persone con disabilità e anziani: rispetto a un tasso globale di rischio di povertà del 17%, infatti, l’80% dei Rom, il 63% dei discendenti nordafricani e il 55% delle persone di origine africana subsahariana hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà.

Per quanto riguarda la violenza e le molestie sulle donne, poi, il sondaggio effettuato dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali nel 2012 - al momento l’unica fonte che dispone di dati comparabili su questo indicatore - mostra che una donna europea su tre riferisce di aver subito violenza fisica o verbale dall’età dei 15 anni e l’8% delle intervistate dichiara di aver subito una violenza nei 12 mesi precedenti al colloquio.

Per ciò che riguarda, invece, le discriminazioni, il 24% dei Rom, il 31% degli immigrati di origine nordafricana e il 24% di quelli di origine subsahariana, il 21% degli intervistati di religione ebraica e il 47% degli intervistati Lgbtqi riferiscono di aver subito pregiudizi e molestie nell'anno precedente all’indagine, a causa della propria identità religiosa, etnica e del proprio orientamento sessuale, specialmente sul posto di lavoro e nell’accesso ai servizi pubblici. 

Il dossier, infine, riflette sulla necessità di una strategia completa e condivisa dai Paesi dell’Unione europea, per un coordinamento sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, a partire dalla raccolta di dati comparabili e consultabili. Per questo, raccomanda il Rapporto, è necessario che gli stati membri dell’Unione implementino la produzione di dossier nazionali sugli SDGs, con un particolare focus sui Goal 10 e 16, come il “National Implementation Plan” diffuso nel 2017 dal governo finlandese.

Il Rapporto, inoltre, afferma l’importanza del coinvolgimento della società civile, cui spetta un compito cruciale nella costruzione di società sostenibili dal punto vista economico, ambientale e sociale, nel rispetto della sostenibilità e dei diritti umani. A questo proposito, sottolinea il dossier, il caso italiano dell’Alleanza Italiana dello Sviluppo Sostenibile è da considerare una pratica promettente, per il coinvolgimento della società civile italiana, tramite eventi, Festival e gruppi di lavoro, e per la sensibilizzazione sull’Agenda 2030.

 

Scarica il Rapporto

 

di Viola Brancatella

lunedì 08 luglio 2019
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