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Eaere: petizione sul prezzo del carbonio contro il cambiamento climatico

Gli economisti ambientali: una tassazione adeguata è in grado di velocizzare la decarbonizzazione, incentivando gli investimenti in tecnologie pulite. I ricavi possono essere utilizzati per affrontare gli effetti sociali. 9/7/2019

Perché attribuire un prezzo al carbonio? In un’epoca dove aumenta la temperatura globale e si chiedono ai governi misure urgenti per evitare gli effetti disastrosi del cambiamento climatico, dare un prezzo alla CO2 rappresenta uno dei modi più efficaci per intervenire nel breve e medio periodo, a patto che questo prezzo sia però “efficiente”.

È la motivazione che ha spinto l’Associazione europea degli economisti ambientali e delle risorse (Eaere, European association of environmental and resource economists) a lanciare una dichiarazione sul proprio sito, l’“Endorse the Economists’ Statement on Carbon Pricing by signing it!” (questo il link per firmare la petizione), da far approvare alla comunità internazionale degli economisti, in modo da attirare l’attenzione dei decisori politici sull’importanza dello “strumento chiave” per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

“Il cambiamento climatico è un problema serio e globale, che richiede un'azione immediata e ambiziosa” si legge nel documento, “guidati da solidi principi economici, siamo uniti nelle seguenti raccomandazioni politiche”. 

Il prezzo del carbonio offre un’opportunità per eliminare alcune distorsioni presenti nell’attuale modello economico che portano, secondo la definizione data dalla teoria economica, ai “fallimenti del mercato”. Le emissioni di gas serra sono il fallimento del mercato per eccellenza: le aziende che ad esempio estraggono petrolio o quelle che per soddisfare i processi produttivi emettono tanta CO2, massimizzano i profitti senza tener conto degli alti costi economici e sociali del carbonio che, di fatto, vengono scaricati sulle spalle della collettività. Tutto questo si traduce per i cittadini in una perdita in termini monetari e in termini di qualità della vita. Di contro, tassare alla fonte chi produce un danno aiuta a catturare gli effetti esterni (l’economia li identifica nella definizione “esternalità negative”) che impattano sul nostro benessere, e consente di spostare l’onere da chi effettivamente lo subisce a chi lo produce. Inoltre, invia un segnale chiaro agli attori del mercato incoraggiando l'innovazione tecnologica, lo sviluppo di infrastrutture pulite e la diffusione di beni e servizi efficienti da un punto di vista climatico.

“È necessario adottare misure per garantire che il prezzo del carbonio aumenti progressivamente fino a quando non siano stati raggiunti gli obiettivi dell'accordo di Parigi”, viene poi scritto nella dichiarazione. 

Una proposta che va in questa direzione è stata formulata un paio di anni fa da Nicholas Stern e Joseph Stiglitz che, nel “Report of the High-Level Commission on Carbon Prices”, individuano il prezzo da attribuire alla CO2 per centrare l’obiettivo 2 gradi dell’Accordo di Parigi e per portare a compimento gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Secondo i due economisti, il mondo deve adottare un prezzo del carbonio che oscilli tra i 40 e gli 80 dollari per ogni tonnellata di CO2 emessa entro il 2020, e tra i 50 e i 100 dollari entro il 2030.

Al momento nell’Unione europea per lo scambio e il commercio delle emissioni vige il sistema Ets (Emission trading scheme), un meccanismo di mercato di tipo “cap and trade”: si fissa un tetto di quote di mercato che, se superato, obbliga le aziende ad acquistare permessi ad inquinare. L’Ets europeo copre il 45% del totale delle emissioni Ue provenienti dai settori “energivori” (ne sono un esempio i settori dell’energia e i grandi impianti manifatturieri); parliamo di circa 11mila impianti comunitari (circa 1300 italiani). 

Questo sistema di scambio di quote di emissioni attribuisce un prezzo al carbonio che ruota intorno ai 25 euro a tonnellata, di sicuro più alto rispetto a quello precedente (prima di essere riformato lo scorso anno, l’Ets attribuiva alla CO2 un prezzo di circa 5 euro per tonnellata) ma ancora lontano da quello ottimale in grado di favorire un’accelerazione nel passaggio che porta da un mondo basato sui combustibili fossili a quello sulle rinnovabili. 

Per questo motivo l’Eaere sottolinea che è necessario migliorarlo, istituendo al tempo stesso una carbon tax per “ridurre le emissioni di gas serra nei trasporti e negli alloggi. In particolare, bisogna affrontare l'esenzione fiscale dei settori aeronautico e marittimo internazionale”.

Entrate, queste generate dalla carbon tax e dall’Ets, che potrebbero essere utilizzate dagli Stati, per esempio, nel promuovere lo sviluppo sostenibile, ridurre la tassazione sul lavoro, redistribuire la ricchezza, investire in ricerca e sviluppo, istituire un reddito minimo garantito e migliorare il settore sanitario, e per affrontare gli impatti sociali e distributivi dei prezzi del carbonio.

Infine, gli economisti dell’Eaere incoraggiano il mondo intero ad adottare un prezzo del carbonio globale efficiente, in grado di mitigare gli effetti del cambiamento climatico e di tutelare il benessere dell’intera popolazione mondiale. 

 

di Ivan Manzo 

martedì 09 luglio 2019
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