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Le proposte Onu per favorire la parità di genere all’interno delle famiglie

Il nuovo rapporto delle Nazioni unite esamina come le famiglie hanno un impatto sui diritti delle donne, evidenziando come i Paesi possono intraprendere azioni politiche che ne prevedano la tutela. 10/7/2019

La sfera personale è questione politica: è questo l’approccio del documento “Progress of the world’s women 2019–2020: families in a changing world”, in cui sembrano riecheggiare i principi di “Justice, gender and the family”, testo in cui la femminista Susan Moller Okin pone la famiglia come problema politico.

Infatti, se da una parte il nucleo familiare può essere un luogo di amore e solidarietà, dall’altra corre il rischio di diventare uno spazio in cui vengono violati i diritti umani e perpetrate disuguaglianze e violenze di genere.

Il rapporto, che parte dall’assunto per cui, utilizzando un’espressione dalla direttrice esecutiva di Un women Phumzile Mlambo-Ngcuka, non esiste una famiglia “standard”, mostra le diversità delle famiglie in tutto il mondo, fornendo raccomandazioni per garantire che le leggi e le politiche sostengano le famiglie di oggi e soddisfino le esigenze di tutti i loro membri, in particolare delle donne e delle ragazze.

Le tendenze osservate a livello globale risultano:

  • l’età di chi si sposa è aumentata;
  • i tassi di natalità sono diminuiti;
  • le donne hanno aumentato l'autonomia economica;
  • Poco più di un terzo (38%) delle famiglie sono coppie che vivono con figli e le famiglie allargate (inclusi altri parenti) sono quasi altrettanto comuni (27%);
  • La stragrande maggioranza delle famiglie monoparentali, che rappresentano l'8%, sono guidate da donne, che, oltre al lavoro, si occupano dell’educazione delle figlie e dei figli, nonché del lavoro domestico (non retribuito).

Un dato gravissimo è che oggi tre miliardi di donne e ragazze vivono in Paesi in cui lo stupro all’interno matrimonio non è ritenuto esplicitamente un crimine.
Ma l'ingiustizia e le violazioni prendono anche altre forme. In una nazione su cinque nel mondo le ragazze non hanno gli stessi diritti sull’eredità dei ragazzi, mentre in 19 Paesi le donne sono obbligate per legge a obbedire ai loro mariti. Inoltre, circa un terzo delle donne sposate nei Paesi in via di sviluppo riferisce di avere poca o nessuna voce in capitolo sulla propria assistenza sanitaria.

Se da una parte le donne continuano a entrare sempre di più nel mercato del lavoro, dall’altra il matrimonio e la maternità riducono i tassi di partecipazione alla forza lavoro. A livello mondiale infatti poco più della metà delle donne sposate di età compresa tra i 25 e i 54 anni hanno un’occupazione. Una delle cause trainanti di queste disuguaglianze è il fatto che le donne continuano a occuparsi molto di più rispetto agli uomini dell’assistenza familiare e di lavoro domestico non retribuito non potendo usufruire du questi servizi a prezzi accessibili.

Il report tratta anche il tema del congedo parentale, che registra un aumento delle richieste da parte dei padri, in particolare in Paesi in cui sono previsti incentivi specifici.

Lo studio mette in evidenza anche le sfide che le donne e le loro famiglie affrontano quando migrano, senza dimenticare che in alcune nazioni vigono regolamenti ingiusti, che, in alcuni casi, impediscono il diritto al ricongiungimento familiare. Inoltre, quando lo status di migrazione delle donne è legato ai loro partner, può essere difficile o impossibile sfuggire alle relazioni violente.

Il documento invita i politici, gli attivisti e i membri della società civile a trasformare le famiglie in luoghi di uguaglianza e giustizia, dove le donne possano vivere una vita dignitosa, garantita dalla sicurezza fisica ed economica.

Alcune delle raccomandazioni formulate dal rapporto per raggiungere questo obiettivo includono:

  • Modificare e riformare le leggi della famiglia per garantire che le donne possano scegliere se, quando e chi sposare, avendo la possibilità di divorziare se necessario e consentendo loro il libero accesso alle risorse familiari;
  • Investire nei servizi pubblici, in particolare nell'istruzione e nella salute riproduttiva, in modo che le scelte di vita di donne e ragazze siano consapevoli, così da poter prendere decisioni informate su sesso e gravidanza;
  • Il congedo parentale retribuito e il sostegno statale per la cura di bambini e anziani devono essere considerati nell'elaborazione di sistemi di protezione sociale in grado di sostenere le famiglie;
  • Garantire la sicurezza fisica delle donne, implementando leggi e politiche per eliminare tutte le forme di violenza di genere, e fornire accesso alla giustizia e ai servizi di supporto per le vittime;

 

Scarica il rapporto

di Eleonora Angeloni

venerdì 12 luglio 2019
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