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Costa: sussidi alle fonti fossili economicamente e ambientalmente inefficienti

Il ministero dell’Ambiente pubblica il secondo catalogo dei sussidi dannosi all'ambiente: nel 2017 erano pari a 19,2 miliardi di euro. Quelli a favore, invece, toccavano quota 15,2 miliardi di euro. 17/7/2019

“Con questo catalogo il ministero dell’Ambiente prosegue nel suo impegno di fornire ai cittadini, alle imprese e agli studiosi un importante strumento di conoscenza, al parlamento e al governo uno strumento di conoscenza ma anche di decisione”. Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, introduce così il Secondo Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli con revisione al 2018, inviato nei giorni scorsi al parlamento e al consiglio dei ministri. “Molti sussidi sono stati adottati nel nostro Paese in favore dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile” prosegue il ministro, “ma molti altri hanno effetti negativi, danno segnali di prezzo sbagliati rispetto alle scelte di consumo, produzione e investimento di cittadini e imprese”.

Molti Paesi, oltre l’Italia, fanno infatti ancora un utilizzo significativo di sussidi ambientalmente dannosi. Per questa ragione sono fondamentali gli impegni per la rimozione entro il 2025. “Non tragga in inganno la discussione tesa a limitare la definizione di sussidi alle fonti fossili a quelli ritenuti inefficienti” specifica il ministro. Infatti, “tutti i sussidi alle fonti fossili devono ritenersi economicamente e ambientalmente inefficienti”. Senza la loro rimozione diventerà infatti difficile, se non impossibile, “raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati come comunità globale a Parigi e all’Onu”. Il catalogo, trasmesso nella sua prima edizione nel febbraio 2017, in questa seconda ha provveduto ad aggiornare e arricchire i dati rilevati nel primo documento.

Ma fornire sussidi vuol dire anche aiutare i gruppi sociali in difficoltà economica, poiché “rifiuti zero” vuol dire anche “impatti sociali negativi zero”, essendo doveroso “garantire la transizione energetica ed economica a settori imprenditoriali vulnerabili alla concorrenza internazionale”.

Ma cosa si intende esattamente per “sussidi”?

“I sussidi comprendono gli incentivi, le agevolazioni, i finanziamenti agevolati e le esenzioni da tributi direttamente finalizzati alla tutela dell’ambiente” si legge nel documento.

A livello di classificazione, il catalogo suddivide i sussidi in due principali categorie: sussidi diretti (leggi di spesa) e indiretti (o spese fiscali). Sono stati inclusi anche i sussidi “impliciti” come parte dei sussidi indiretti, ossia sussidi che possono emergere dalla tassazione ordinaria a danno o favore dell’ambiente. A questi si accompagnano una non ancora univoca definizione di Saf (Sussidio ambientalmente favorevole) o Sad (Sussidio ambientalmente dannoso): l’identificazione di questi due campi richiederebbe infatti la conoscenza di tutti gli impatti ambientali che derivano dai sussidi, informazione non ancora calcolabile nella sua interezza. Il documento rivela inoltre che nel 2017 sono stati identificati Saf pari a 15,2 miliardi di euro e Sad pari a 19,3 miliardi di euro.

L’obiettivo, dunque, è fornire le informazioni utili tramite diverse metodologie (ad esempio, quickscan e checklist) per una rimozione dei Sad e l’adozione e rafforzamento dei Saf.

Un’altra importante novità del 2018 è costituita dalla nuova pubblicazione, da parte dell’Ocse, dell’“Inventory of Support Measures for fossil fuels”, ovvero una banca-dati aggiornata ogni due anni che tende a misurare il sostegno globale, sia dal lato del consumo che della produzione, dei sussidi ai combustibili fossili.

Il G7 Ambiente, tenutosi a Bologna il 12 e il 13 giugno 2017 sotto la presidenza italiana, ha inoltre ribadito l’impegno a un lavoro accurato sui sussidi, e gli stessi Paesi appartenenti al G7 hanno riconosciuto l’importanza dei “benefici derivanti dal monitoraggio dei progressi compiuti nella rimozione progressiva degli incentivi, compresi i sussidi, non coerenti con gli obiettivi di sostenibilità”. In ambito G20, ci sono stati inoltre notevoli passi avanti rispetto alla prima edizione con la pubblicazione della peer review sui sussidi ai combustibili fossili per Usa, Cina, Germania e Messico e con la partecipazione all’esercizio, nel 2018, di Indonesia e Italia. A questo proposito, nel 2017, l’Italia, tramite il ministero dell’Ambiente, ha ospitato il primo incontro del gruppo esperti Onu sul Goal 12, contribuendo a sviluppare una metodologia per quantificare a livello globale i sussidi ai combustibili fossili, al fine di garantirne una tracciabilità in termini di riforma o rimozione degli stessi.

Da questo punto di vista, sostiene Francesco La Camera, direttore generale per lo sviluppo sostenibile, per il danno ambientale e per i rapporti con l’Ue e gli organismi internazionali, i policy maker possono offrire, ispirati da Ocse e Ue, almeno cinque opzioni principali:

a) abbattere altre forme di fiscalità maggiormente distorsive del mercato e della produzione (ad esempio lavoro e imprese);

b) finanziare attività ambientalmente rilevanti, a cominciare dall’eco-innovazione;

c) finanziare altre attività non-ambientali rilevanti ai fini dello sviluppo sostenibile (ad esempio scuole, ospedali, mobilità);

d) contribuire alla riduzione del debito pubblico accumulato;

e) finanziare la cooperazione ambientale internazionale (ad esempio clima e biodiversità) e gli SDGs;

f) un mix delle precedenti.

In conclusione, seguendo e ampliando gli argomenti affrontati nella prima edizione, sono stati introdotti nuovi temi, come: una prima ricognizione sui sussidi presenti nelle tariffe per servizi pubblici (bollette per energia elettrica, gas, acqua e rifiuti); il confronto con ministeri e autorità per approfondire le agevolazioni in materia di oneri generali di sistema per le imprese a forte consumo di energia; un’estensione dell’analisi alla tariffa dei rifiuti e alle tariffe idriche sia a livello nazionale che regionale.

 

di Flavio Natale

mercoledì 17 luglio 2019
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