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L’Eea segnala scarsi progressi sull’inquinamento atmosferico

Poche le riduzioni nella produzione di agenti inquinanti; in alcuni casi si registra addirittura una crescita. Tra le attività maggiormente responsabili, quelle del settore domestico. Infografiche dell’Eea su ciascun inquinante. 30/7/2019

Dopo diversi anni di lieve miglioramento, le emissioni che riguardano più di metà dei 26 inquinanti atmosferici monitorati dall’Europa sono aumentate nel 2017 rispetto all’anno precedente.

È toccato all’Euoropean environment agency (Eea) dare la notizia attraverso il rapporto “European Union emission inventory report 1990-2017”, pubblicato il 22 luglio.

La relazione, inviata all’”Unece Convention on Long-range Transboundary Air Pollution” (la Convenzione che mira a ridurre gradualmente l’inquinamento atmosferico in base a quanto previsto dal Protocollo di Goteborg), segnala che le misure attuate fino ad ora dai Paesi dell’Unione sono state meno efficaci di quello che ci si aspettava.

Uno studio che fa un po’ il punto della situazione raccogliendo al suo interno le rilevazioni che arrivano dai settori maggiormente responsabili della “mal-aria” comunitaria: agricoltura, trasporti, industria e domestico.

Andando nello specifico, tra il 2016 e il 2017, le emissioni di ossidi di azoto (NOx, maggiormente prodotto dalle auto diesel) e ossidi di zolfo (SOx) sono diminuite rispettivamente dell'1,8% e dell'1,3%. Tuttavia, le emissioni di composti organici volatili non metanici (Covnm) hanno visto una crescita dell'1,3%, di pari passo al monossido di carbonio (CO) aumentato dello 0,2% e all'ammoniaca (NH3) che han fatto segnare un più 0,4%. Un trend confermato dalla crescita, seppur lieve, di metalli pesanti e di inquinanti organici persistenti.

Se guardiamo, invece, al modo in cui si riducono questi elementi dannosi per la salute, l’Eea fa notare che anche il tasso di riduzione delle emissioni è rimasto invariato per molti inquinanti: in pratica per alcuni agenti patogeni le emissioni non diminuiscono al ritmo che dovrebbero.

“L'inquinamento atmosferico è il più grande rischio ambientale per la salute umana in Europa”, si legge nel rapporto, “causa problemi respiratori e riduce la durata della vita. La scarsa qualità dell'aria causata dall'inquinamento atmosferico può anche danneggiare la vegetazione e gli ecosistemi sensibili a questo genere di modifiche. Inoltre, numerosi inquinanti atmosferici contribuiscono ad alimentare i cambiamenti climatici”.

Particolare attenzione viene posta all’inquinamento proveniente dal residenziale: un fattore poco conosciuto ma che ha conseguenze devastanti sulla salute collettiva. Proprio le attività svolte tra le mura domestiche generano gran parte dell’inquinamento urbano, con i processi di riscaldamento e raffrescamento a essere responsabili degli impatti più negativi. “Si evidenzia inoltre la crescente importanza del settore della combustione stazionaria residenziale, che comprende la combustione di combustibili nelle stufe domestiche”, sottolinea l’Eea che fornisce anche alcuni dati utili a far comprendere meglio il peso del residenziale. Il settore ha infatti contribuito per il 51% alla creazione del particolato fine emesso nel 2017 (il PM 2.5, tra i più nocivi per l’organismo umano per via della sua minuscola grandezza che gli permette di arrivare in profondità, alterando persino l’ambiente cellulare) e ha partecipato al 42% del monossido di carbonio, al 42% degli idrocarburi policiclici aromatici e al 16% del cadmio (un tipo di metallo pesante) emesso in atmosfera.

Infine, insieme alla pubblicazione del rapporto, l’Eea ha fornito delle infografiche interattive sull’inquinamento atmosferico, un’analisi dettagliata sulla variazione di ogni singolo inquinante dal 1990.

 

di Ivan Manzo

martedì 30 luglio 2019
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