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Il mondo è fuori strada su molti SDGs relativi all’agricoltura e all’alimentazione

Fame zero, acqua pulita e servizi igienico sanitari, vita sott’acqua e vita sulla terra. Sono i quattro SDGs a cui la Fao ha dedicato un Rapporto per evidenziare i progressi ma soprattutto i ritardi. 8/8/2019

È un quadro con molte ombre quello dipinto nel rapporto digitale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, Fao,  “Tracking progress on food and agriculture-related SDG indicators” dedicato all’analisi di 18 indicatori relativi a quattro Obiettivi di sviluppo sostenibile monitorati dall’Organizzazione.
La relazione si concentra in particolare sul Goal 2 – Sconfiggere la fame, Goal 6 - Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, Goal 14 - Vita sott'acqua e Goal 15 - Vita sulla terra, evidenziando l’assenza di progressi evidenti.
“Essere fuori strada quando si tratta di raggiungere alcuni degli obiettivi fondamentali, mette senza dubbio a rischio il raggiungimento dell'intera Agenda 2030 e rende il nostro obiettivo generale, quello di garantire un futuro sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale, meno raggiungibile” ha dichiarato Maria Helena Semedo, vicedirettore generale Fao.
Considerando il Goal 2, sette dei nove indicatori utilizzati per tracciare i progressi verso l’obiettivo “Sconfiggere la fame” mostrano che siamo fuori strada, mentre è troppo presto per valutare i due indicatori rimanenti. Nello specifico, l’indicatore 2.1, “Eliminare la fame entro il 2030)”,  evidenzia che il numero di persone denutrite è aumentato negli ultimi tre anni, raggiungendo quota 820 milioni nel 2018. L’insicurezza alimentare moderata o grave (indicatore 2.1.2) mostra che circa 2 miliardi di persone convivono con una qualche forma di insicurezza alimentare.
Sul Goal 2.3, “Raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala” il Rapporto evidenzia come sia troppo presto tracciare dei risultati. Nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, i redditi dei piccoli produttori alimentari rappresentano meno della metà rispetto ai grandi produttori. Una conseguenza dovuta alla complesse sfide che devono affrontare, legate principalmente all’accesso ai servizi.
Il Target 2.5, “Assicurare la diversità genetica di semi, piante coltivate e animali da allevamento e domestici” mostra un lento avanzamento, insufficiente però a raggiungere l’obiettivo fissato. Nei Paesi di cui si dispongono dati sufficienti legati al rischio di estinzione della fauna locale, il Rapporto afferma che pur registrando un rischio pari al 60%, si possiede materiale genetico immagazzinato per meno dell’1% delle razze locali.
Considerando le specie vegetali, la situazione migliora. Alla fine del 2018, i materiali genetici vegetali conservati nelle banche di 99 Paesi e 17 centri regionali e internazionali hanno raggiunto 5,3 milioni di campioni, un aumento di quasi il 3% rispetto all'anno precedente. Risultato dovuto principalmente al trasferimento dei materiali esistenti in strutture di stoccaggio migliori e conformi agli indicatori, piuttosto che all’aggiunta di nuova diversità raccolta sul campo.
Per quanto riguarda il Target 2.a, “Aumentare gli investimenti, anche attraverso una cooperazione internazionale rafforzata, nelle infrastrutture rurali, nella ricerca agricola e nei servizi di estensione” il Rapporto rileva che i governi di tutto il mondo, dal 2001, stanno dedicando meno risorse al settore agricolo, mentre l'agricoltura sta contribuendo a una quota crescente del Pil globale.
Nel periodo 2016-2017, le anomalie dei prezzi alimentari hanno interessato più di un terzo dei Paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare, un quarto dei Paesi in Africa e Asia occidentale e un quinto dei Paesi in Asia centrale e meridionale, contribuendo a mandare fuori strada il raggiungimento del target 2.c,  “Adottare misure per garantire il corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari e dei loro derivati”.
Sull’Obiettivo di sviluppo sostenibile 6 - acqua pulita e servizi igienico sanitari, il Rapporto si sofferma sul Target 6.4, “Aumentare sostanzialmente l'efficienza idrica da utilizzare in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d'acqua”, evidenziando come, nonostante sia ancora troppo presto per stabilire una tendenza, i dati mostrano che molti Paesi potrebbero fare di più per migliorare l'efficienza idrica. In molti Paesi del mondo lo stress idrico è un fenomeno diffuso, incontrollato, particolarmente evidente in Africa settentrionale, Asia occidentale e Asia centro-meridionale.
Relativamente all’Obiettivo 14, la Fao gestisce gli indicatori relativi alla pesca. Con un terzo degli stock ittici mondiali attualmente sovrasfruttato rispetto a solo il 10% nel 1974, l'indicatore utilizzato per misurare i progressi verso il ripristino degli stock ittici mondiali (indicatore 14.4) è chiaramente fuori strada. Nonostante alcuni recenti miglioramenti nella gestione della pesca e nello stato degli stock ittici dei Paesi sviluppati, la Relazione evidenzia una diminuzione percentuale di stock pescato entro livelli biologicamente sostenibili nei Paesi in via di sviluppo.
Per l’indicatore 14.6, “Entro il 2020, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata” il Rapporto rileva passi avanti significativi verso l'implementazione di strumenti adeguati, come “L'Accordo sulle misure dello stato di approdo” proposto dalla Fao e destinato a contrastare questo tipo di pesca. 
L’unico indicatore che registra progressi verso il raggiungimento del target è il 14.7, “Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall'uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo”, con i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari che segnalano maggiori contributi di pesca sostenibile al Pil del loro paese.
Gli indicatori monitorati dalla Fao relativi al Goal 15 – Vita sulla Terra, registrano risultati molto diversi tra loro. Mentre la copertura forestale rapportata alla superficie terrestre totale (indicatore 15.1) continua a diminuire (tra il 2000 e il 2015 il mondo ha perso un'area di foresta delle dimensioni del Madagascar), cresce la superficie delle aree forestali gestite in maniera sostenibile (indicatore 15.2).
Così come una tendenza positiva la registra l’indicatore 15.6 dedicato alla promozione della condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche.
È ancora troppo presto invece per stabilire una tendenze relativa all’indicatore 15.4, “Garantire la conservazione degli ecosistemi montani, compresa la loro biodiversità, al fine di migliorare la loro capacità di fornire prestazioni che sono essenziali per lo sviluppo sostenibile”.
Che fare dunque per invertire la rotta? Il Rapporto si conclude con alcune raccomandazioni mirate in grado di ridurre molte criticità rilevate. Investimenti sufficienti nel settore agricolo (compresa la pesca e la silvicoltura); promuovere la crescita della produttività, rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento dei piccoli produttori alimentari; migliorare le informazioni sui prezzi, sull'offerta e sulla domanda di generi alimentari di base; migliorare la produttività idrica e l'irrigazione in agricoltura, riducendo le perdite nelle reti di distribuzione e infine, attuare cambiamenti radicali nella governance della pesca, ricostruendo gli stock ittici.

 

di Tommaso Tautonico

giovedì 08 agosto 2019
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