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Feps: gli impegni nazionali sul clima devono essere resi più stringenti

In occasione del summit Onu di settembre sul clima, la Fondazione europea lancia le sue cinque proposte per rilanciare l’Accordo di Parigi. È fondamentale rispettare il principio di una transizione socialmente giusta. 9/08/2019

La crisi climatica diventa sempre più evidente, ne sono un chiaro esempio gli incendi che in questi giorni stanno devastando la Siberia e l’Alaska, lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e anche il rapporto dell’Ipcc, appena pubblicato, sull’impatto del cambiamento di temperatura sui territori

Servono politiche a tutela del benessere collettivo che spingano nella direzione dell’Accordo di Parigi. Al centro dell’azione deve essere inserito il principio di giustizia climatica per un futuro prospero, privo dei fenomeni di esclusione e disuguaglianza.

Motivazione, questa, alla base della “dichiarazione Feps” (Foundation for European Progressive Studies) che, in vista del summit sul clima delle Nazioni Unite il 23 settembre a New York, ha lanciato una serie di proposte per facilitare il processo di decarbonizzazione e al tempo stesso migliorare l'uguaglianza economica globale.

“La giustizia climatica”, si legge nel documento, “è significativa perché rappresenta un'agenda che collega la lotta per un futuro prospero e sicuro per tutti. Vogliamo garantire l'impegno politico per salvaguardare il nostro Pianeta, garantendo al contempo una transizione sostenibile guidata dal principio di equità sociale”. Una dichiarazione in linea con quanto previsto dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile, che Feps esorta a raggiungere tramite politiche a sostegno dell’Agenda 2030.

Per realizzare un futuro più prospero per tutti, sottolinea il documento, serve però abbandonare nel modo più veloce possibile i combustibili fossili che stanno continuando ad erodere il capitale naturale su cui di fonda la vita sul Pianeta.

Una volontà espressa anche dai milioni di cittadini che manifestano ormai da tempo nelle piazze di tutto il mondo, che chiedono con forza un’economia maggiormente orientata alla tutela dei beni ambientali e al benessere delle persone.

In base, dunque, a quanto sostenuto dalle stime dell’Ipcc, che in sostanza ricordano che per scongiurare i più gravi disastri generati dai cambiamenti climatici abbiamo solo 11 anni, Feps avanza cinque proposte indirizzate ai governi di tutto il mondo.

In primis, si chiede di mettere in pratica quanto detto a Parigi: le Parti dell’Accordo devono impegnarsi per mantenere quanto promesso con i loro Ndc, National determinetd contributions. A Parigi ogni Paese ha presentato i proprio obiettivi di riduzione delle emissioni gas serra, che però devono essere rivisti rendendoli sempre più ambiziosi nel corso del tempo,  garantendo la giustizia climatica.

Vanno inoltre individuati finanziamenti globali volti a stimolare infrastrutture verdi per mitigare gli effetti degli eventi estremi, e per incentivare il passaggio a tecnologie e servizi ecocompatibili. Di fondamentale importanza, poi, sarà coinvolgere i giovani nel processo decisionale, in modo da stimolare la partecipazione attiva della popolazione, rendendo così note attività e tecnologie capaci di assicurare un buon livello di benessere anche alle generazioni future.

Per il rispetto dei diritti ambientali e della sostenibilità dei processi, i governi dovrebbero anche stabilire una strategia internazionale che tenga conto degli sfollati ambientali, dei migranti climatici, e dei diritti delle popolazioni indigene.

Infine, per rendere efficace lo slogan scelto da Feps per il lancio del documento, “a race we can win!” (una sfida che possiamo vincere), le istituzioni non possono non tenere conto del valore intrinseco della natura: per questo dovrebbero garantire soluzioni basate sull’adattamento, la mitigazione e la tutela dei servizi ecosistemici.

 

di Ivan Manzo

venerdì 09 agosto 2019
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