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Acqua potabile: bonificando da batteri e agenti chimici via anche nanoplastiche

L'Oms chiede che siano studiate più a fondo le possibili conseguenze sulla salute delle plastiche disciolte nelle fonti idriche. Secondo la Banca Mondiale la mancanza di acqua pulita incide significativamente sulla crescita economica.[VIDEO] 26/8/19

Che nell'acqua potabile del rubinetto e in bottiglia siano presenti microplastiche è cosa nota e supportata da molti studi già da anni. Sulle conseguenze però che queste generano sull'organismo umano si hanno invece ancora poche informazioni. Ecco perché l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Rapporto Microplastic in drinking water, pubblicato il 22 agosto, insiste sulla necessità di approfondire la ricerca in questo ambito e allo stesso tempo preme affinché a livello globale si agisca in fretta per la riduzione dell'inquinamento da plastica, al fine di tutelare la salute di ambiente e persone. La definizione stessa di microplastica si presta a più di un equivoco e a oggi un termine scientifico univocamente concordato non esiste. Nell'accezione comune infatti vengono comprese in questa categoria una ampia varietà di elementi composti da differenti sostanze, densità e forme, caratterizzate dalla dimensione inferiore ai cinque millimetri. In riferimento ai materiali plastici presenti nell'acqua appare dunque più pertinente menzionare anche le nanoplastiche, ovvero quel sottoinsieme di microplastiche di lunghezza inferiore al micrometro (un millesimo di millimetro).

Secondo l'Oms è improbabile che le microplastiche superiori a 150 micrometri (0,15 millimetri) vengano assorbite dal corpo umano e si ipotizza che possano essere le nanoplastiche ad avere eventuali effetti dannosi. Nella classificazione dei rischi per la salute associati alle nano e microplastiche si distinguono tre tipologie: particelle fisiche, sostanze chimiche e agenti patogeni microbici connessi ai biofilm. Quest'ultimo fenomeno è meno conosciuto e riguarda la formazione, del tutto naturale, di aggregati di microrganismi che costituiscono sottili pellicole aderenti alle superfici, appunto i biofilm. Esempi di biofilm sono ovunque, dalle carie dentarie al fondo dei laghi. E quindi? Le micro e nanoplastiche presenti nell'acqua offrono a questi biofilm, che semplificando possiamo definire colonie batteriche molto resistenti, le strutture su cui formarsi, con il risultato che i batteri patogeni possono moltiplicarsi ed essere trasportati a migliaia di chilometri di distanza proprio attraverso le acque.

Secondo la letteratura scientifica al momento disponibile, sottolinea l'Oms, non esistono elementi che possano definire l'entità del pericolo per la salute umana, come dichiarato da Maria Neira, direttore del Dipartimento di sanità pubblica, ambiente e determinanti sociali della salute dell'Oms: “Sulla base delle informazioni limitate che abbiamo, le microplastiche nell'acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli attuali. Ma dobbiamo saperne di più".

Se è vero che le principali fonti di inquinamento da microplastiche nelle acque potabili sono costituite dal deflusso terrestre e dalle acque reflue, è vero altresì che il trattamento convenzionale di queste è in grado di eliminare il 90% delle particelle plastiche inferiori al micrometro. Un processo che in primis bonifica l'acqua dai patogeni microbici e dalle altre sostanze chimiche dannose, elementi che attualmente costituiscono una minaccia per la salute umana ben superiore di quella delle microplastiche. Una parte significativa della popolazione mondiale oggi non dispone di un adeguato trattamento delle acque potabili e delle acque reflue. Affrontando il problema dell'esposizione umana all'acqua contaminata da batteri patogeni, le comunità potrebbero affrontare e prevenire contemporaneamente le criticità relative alle microplastiche.

Guarda il video della Banca Mondiale Quality Unknown: The Invisible Water Crisis

Sulla qualità dell'acqua e sulle implicazioni economiche su scala globale è intervenuta anche la Banca Mondiale (Bm) con il Rapporto The Invisible Water Crisis, presentato il 20 agosto. Secondo lo studio a causa della combinazione di batteri, fognature inadeguate, sostanze chimiche e materie plastiche, l'ossigeno presente nell'acqua si va riducendo e questa diviene tossica per persone ed ecosistemi. Il parametro utilizzato è la domanda di ossigeno biologico: superata una certa soglia si evidenzia come la crescita del Pil nelle regioni a valle diminuisca di un terzo – nei Paesi a medio reddito addirittura della metà - a causa proprio degli impatti su salute, agricoltura e ambiente.

Un fattore centrale nella definizione della qualità dell'acqua è la presenza di azoto. Largamente utilizzato come fertilizzante in agricoltura, questo elemento chimico confluisce poi in fiumi, laghi e oceani trasformandosi in nitrati. Numerosi studi hanno provato che l'esposizione prematura dei bambini ai nitrati ha conseguenze negative sulla loro crescita e sullo sviluppo del cervello, influendo sulla loro salute e di conseguenza sulla possibilità di lavorare da adulti.

Un secondo fattore determinante per la ricchezza degli Stati e la salute degli individui è l'aumento della salinità nell'acqua e nel suolo, comportata da siccità più intense e prolungate, mareggiate e aumento dell'estrazione di acqua: tutti fattori che comportano la diminuzione dei raccolti agricoli. A causa di questo fenomeno la Bm ha stimato che il mondo starebbe perdendo una quantità di cibo sufficienza per sfamare 170 milioni di persone.

Fenomeni che non riguardano solo i Paesi in via di sviluppo perché il tema degli agenti inquinanti cresce parallelamente alla crescita del Pil: con nuovi “cocktail” di sostanze chimiche e vettori, dai batteri fecali all'azoto, dai prodotti farmaceutici alla plastica, la questione di salute pubblica investe la popolazione mondiale ad ogni latitudine. Una problematica relativa alla governance evidenziata dal Rapporto è rappresentata dalle normative sugli standard di sicurezza, spesso frammentate tra Paesi, aumentando così l'incertezza globale.

In Italia, secondo il "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” dell'Istituto per la protezione ambientale (Ispra), pubblicato nell'aprile 2018, la qualità delle acqua è peggiorata rispetto agli anni precedenti. Nel biennio 2015-2016 è infatti aumentata la consistenza di pesticidi presenti nelle acque di tutta la Penisola. Anche se molte Regioni presentano ancora un monitoraggio incompleto, sono state rilevate 259 sostanze chimiche diverse in due terzi dei campioni di superficie e un terzo di quelli in profondità. La rilevazione di questi "cocktail" chimici dannosi viene registrata a partire già dalla presenza di una particella in un miliardesimo di litro. Piccole quantità che però, tiene a ribadire l’Ispra, rappresentano comunque un pericolo per l’organismo umano. Preoccupa il numero di “miscele”, vero e proprio mix di sostanze, aumentate negli ultimi anni: adesso la media è di cinque sostanze per campione ma ne sono state trovate fino a 55.

 

Scarica il Rapporto Microplastic in drinking water

Scarica il Rapporto The Invisible Water Crisis

Scarica il Rapporto Rapporto nazionale pesticidi nelle acque

 

di Elis Viettone

lunedì 26 agosto 2019
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