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Acqua: un quarto della popolazione in crisi idrica, Italia nel mirino

Secondo gli ultimi dati diffusi dal World resources institute, 17 Paesi nel mondo già vivono una condizione di stress della risorsa idrica, dal 1960 i prelievi di acqua a livello globale sono più che raddoppiati. 30/8/2019

Il primo grosso impatto sul sistema naturale generato dai cambiamenti climatici è sull’acqua: man mano che crescono le temperature ne avremo sempre meno a disposizione, sia per l’agricoltura che per i servizi igienico-sanitari.

Un fenomeno pericoloso, che mette a repentaglio il benessere della popolazione, va ricordato infatti che l’acqua è anche un prezioso driver di sviluppo economico.

A certificarlo arrivano gli ultimi numeri diffusi dalla piattaforma del World resources institute (Wri), dal nome “Aqueduct”, resi disponibili nei primi giorni del mese di agosto. Secondo l’Istituto attualmente 17 Paesi che ospitano un quarto della popolazione mondiale vivono una condizione di stress estremamente grave della risorsa idrica (si tratta di Qatar, Israele, Libano, Iran, Giordania, Libia, Kuwait, Arabia Saudita, Eritrea, Emirati Arabi Uniti, San Marino, Bahrein, India, Pakistan, Turkmenistan, Oman, Botswana). Le ragioni di queste crisi, che colpiscono dunque miliardi di persone, non sarebbero però da imputare solamente al riscaldamento globale, ma anche al modo in cui il prezioso “oro blu” viene gestito.

Dal 1960 i prelievi idrici a livello globale sono più che raddoppiati, spinti dalla crescita della popolazione e dalla maggior richiesta di prodotti alimentari. Circa l’80% dell’acqua consumata ogni anno nei 17 Paesi più a rischio, infatti, viene utilizzata per scopi agricoli e industriali.

Nella classifica stilata dal Wri delle Nazioni con il più alto stress idrico, mostrata nell’immagine a sinistra, risulta evidente come siano le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa quelle che attualmente subiscono gli effetti più gravi. La crisi idrica sta colpendo duramente Qatar, Israele e Libano, sia per un fattore geologico (storicamente questi Paesi non hanno mai avuto a disposizione grosse quantità di acqua), sia per una domanda non più sostenibile. Un danno che si riflette nell’economia locale, basti pensare che la Banca mondiale stima che le perdite attese legate al binomio acqua e clima ammonteranno tra il 6% e il 14% del Pil entro il 2050.

Ma anche per molti Paesi europei è suonato l’allarme, e un chiaro esempio è dato proprio dall’Italia. Inserito nella seconda fascia, denominata ad “alto stress idrico”, il nostro Paese si trova alla posizione numero 44 di questa preoccupante classifica. Pur storicamente dotata da abbondanza della risorsa, l’Italia vede continuamente aumentare il prelievo di acqua per esigenze agricole e industriali (tra il 40% e l’80% dell’acqua consumata ogni anno). Una situazione destinata a peggiorare, come sottolineano anche le previsioni per i prossimi anni del Wri (sul tool Acqueduct è infatti disponibile la funzione “future” che mostra come la disponibilità di acqua si modificherà nel corso degli anni), in linea con quanto detto da tempo dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr): continuando con le politiche del “business as usual”, è a rischio desertificazione quasi il 21% del territorio nazionale, il 41% del quale si trova nel Sud.

Ma come per l’Italia, la questione va analizzata anche per gli altri Paesi a livello locale. Un tipo di analisi utile alla classe politica, in modo da incentivare l’adozione delle migliori strategie di tutela ambientale.

“È chiaro che anche nei Paesi con un basso stress idrico complessivo, le comunità potrebbero sperimentare condizioni di stress elevato”, si legge sul sito del Wri, “ad esempio, il Sudafrica e gli Stati Uniti si collocano rispettivamente alla posizione 48 e 71 della classifica, tuttavia il Western Cape e il New Mexico hanno livelli di stress idrico estremamente elevati: le popolazioni di queste due regioni sono a rischio”.

L’Istituto di ricerca, infine, fornisce delle indicazioni per la tutela della quantità di acqua a disposizione che vanno dal “buon senso all’uso di tecnologie all’avanguardia”. Tra le più semplici da mettere in atto troviamo: aumentare l’efficienza agricola attraverso sistemi di irrigazione più sostenibili e tramite l’uso di semi che richiedono meno acqua; investire in infrastrutture grigie (parliamo di impianti artificiali) e verdi (l’aumento di zone umide e di bacini per la conservazione idrica); riutilizzare le acque reflue come una “nuova” fonte di acqua, limitando così lo spreco.

 

di Ivan Manzo

 

 

 

venerdì 30 agosto 2019
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