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Azioni per il clima: una strada in salita, ma dalle basi solide

Aumentano le emissioni di gas serra e i rischi legati ai cambiamenti climatici, ma cresce anche l’impegno dei Paesi, che stanno passando a società basate su un’economia a basse emissioni. Bisogna accelerare i progressi. 4/9/2019

A poche settimane dal Climate Action Summit 2019, in programma il 23 settembre a New York, UN Climate Change, il Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc - United Nations framework convention on climate change), ha pubblicato il rapporto “Climate action and support trends 2019”. Il Rapporto, basato sulle relazioni nazionali che i Paesi firmatari presentano al Segretariato dell’Unfccc in fase di rendicontazione, fornisce una panoramica sulle azioni intraprese per rispettare la Convenzione.

“I prossimi due anni rappresentano una finestra cruciale di opportunità per tutte le nazioni” scrive Patricia Espinosa, segretario esecutivo Unfccc, nell’introduzione del Report. “Dobbiamo sfruttare al meglio il quadro attuale e con uno slancio apportare i cambiamenti di cui abbiamo disperatamente bisogno. La buona notizia è che gran parte di questo lavoro è già iniziato. Esistono solide basi su cui lavorare ma è evidente il senso di urgenza con cui affrontare i cambiamenti climatici. Il ritmo dei progressi è troppo lento, deve essere accelerato” conclude.

Nel 2016, evidenzia il Rapporto, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto il 31,2% in più rispetto ai livelli del 1990. Nel 2017 hanno raggiunto livelli record mai registrati negli ultimi 800mila anni, e nel 2018 la temperatura media globale stimata era di quasi un grado (0,99°C) al disopra dei livelli preindustriali, con un margine di errore di ± 0,13°C.

Tuttavia, le Parti si stanno muovendo per correggere la traiettoria. Al 31 maggio 2019 risultavano registrati 8.125 progetti di Clean Development Mechanism, uno dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto che permette alle imprese di realizzare progetti mirati alla riduzione delle emissioni di gas serra nei Paesi in via di sviluppo, e una riduzione certificata di 1,99 miliardi di tonnellate di CO equivalente.

Le Parti, dichiara il Rapporto, sono sulla buona strada per raggiungere i loro contributi nazionali determinati (National determinated contribution – Ndc), , ossia gli obiettivi climatici che ciascuno Stato si è dato in maniera autonoma e volontaria per contribuire a mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C, ma le attuali traiettorie di emissioni sono disallineate con il raggiungimento dell’obiettivo.

Le Parti segnalano cambiamenti significativi in alcuni parametri climatici come temperatura, precipitazioni, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e scioglimento dei ghiacciai, accompagnati da crescenti (in numero e intensità) rischi e pericoli climatici, quali alluvioni, siccità, eventi meteorologici estremi, cambiamenti delle stagioni, cambiamenti nella distribuzione delle specie, degrado del suolo e delle coste, desertificazione, sbiancamento dei coralli. Pericoli, continua il Rapporto, che hanno ripercussioni su agricoltura, silvicoltura, risorse idriche ed ecosistemi, e che colpiscono maggiormente i più vulnerabili: bambini, anziani, donne e minoranze indigene.

Il Rapporto rileva come le Parti stiano passando a società basate su un’economia a basse emissioni, resilienti al clima, rafforzando i processi partecipativi. Gli ultimi dati parlano di 183 contributi nazionali determinati, 12 strategie di sviluppo a basse emissioni, 13 piani nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici e 51 programmi di azione di adattamento nazionale. 

Affinché i Paesi siano pronti all’atteso aumento della temperatura globale, è necessario però superare le sfide scientifiche, tecnologiche e politiche. In molti Paesi in via di sviluppo, le agenzie governative presentano lacune nelle capacità istituzionali e tecniche, legate soprattutto alla capacità di rendicontazione delle emissioni di gas serra.

Nel corso degli anni, evidenzia il Rapporto, è cresciuto il portafoglio di azioni per ridurre le emissioni, sono stati adottati nuovi strumenti, le azioni efficaci vengono replicate e le politiche meno efficienti vengono interrotte. Dal punto di vista finanziario, ai due principali fondi istituiti dall’Unfccc, il Fondo mondiale per l’ambiente (Global environment facility - Gef) e il Fondo verde per il clima (Green climate fund - Gcf), si sono aggiunti altre due strumenti finanziari: il Fondo speciale per i cambiamenti climatici (Special climate change fund - Sccf) e il Fondo per i Paesi meno sviluppati (Least developed countries fund - Ldcf).

Negli anni, lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie a sostegno dell'azione nazionale sui cambiamenti climatici è stato un elemento essenziale per favorire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Nel 2008, per rafforzare il Technology needs assessment, lo strumento a disposizione dei Paesi per intraprendere valutazioni delle esigenze tecnologiche per ridurre le emissioni di gas serra, è stata istituita la  Poznan strategic programme on technology transfer, che fornisce assistenza finanziaria ai Paesi in via di sviluppo e che implementa progetti pilota che rispondono a specifiche esigenze tecnologiche, condividendo informazioni su tecnologie implementate con successo.

Per rafforzare le capacità umane e favorire la cooperazione internazionale, dichiara il Rapporto, sono stati istituiti il Forum annuale di Durban sullo sviluppo delle capacità e il portale per lo sviluppo delle stesse. Le Parti, conclude il Rapporto, hanno identificato diverse aree su cui intervenire per raggiungere gli obiettivi climatici globali. Per questo, si conclude con alcuni suggerimenti:

  • migliorare la disponibilità, il volume, la copertura e l'accesso a fonti finanziarie internazionali potrebbe facilitare l'attuazione delle azioni per il clima;
  • lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie più efficaci sono fondamentali per accrescere le ambizioni climatiche. I Paesi chiedono sostegno per l’implementazione e la diffusione di tecnologie prioritarie, principalmente nei settori dell'energia, dell'agricoltura, della silvicoltura, dell’uso del suolo e delle risorse idriche;
  • affinché i Paesi in via di sviluppo possano mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, devono sviluppare e mantenere le proprie capacità. Occorre stipulare accordi istituzionali stabili, in grado di rafforzare le capacità e le competenze tecniche e istituzionali.

 

di Tommaso Tautonico

mercoledì 04 settembre 2019
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