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Great Barrier Reef Report: barriera corallina in crisi, bisogna agire ora

Innalzamento della temperatura marina, sbiancamento dei coralli, attività cicloniche. Flora e fauna della barriera a rischio, così come le popolazioni indigene che la abitano. Il governo australiano fa il punto della situazione. 10/9/2019

“La Grande barriera corallina è un vasto e spettacolare ecosistema, uno dei più complessi sulla Terra”. Il rapporto 2019 sulla Grande barriera corallina, preparato dalla Great Barrier Reef Marine Park Authority e pubblicato il 30 agosto, analizza l’evoluzione dell’immenso patrimonio naturale della barriera, focalizzando l’attenzione sulle conseguenze del cambiamento climatico per l’ecosistema. Numerosi dipartimenti e agenzie governative hanno partecipato all’elaborazione di questo documento, così come scienziati e ricercatori specializzati nella preservazione della barriera. 

La buona notizia è che la bellezza e i fenomeni naturali della regione corallina persistono, anche se stanno mostrando forti segni di deterioramento. “Nel 2009, la barriera era considerata un crocevia tra un futuro positivo e uno incerto” fa notare il rapporto. “Nel 2014, è stata identificata come vittima di minacce chiave. Nel 2019, la regione si è ulteriormente deteriorata”. 

Ad esempio, una valutazione del rischio compiuta nel 2014 sulla base di 45 differenti minacce all'ecosistema corallino, aveva identificato 10 minacce come “a rischio molto elevato” per l'ecosistema della regione (la maggior parte legate ai cambiamenti climatici, come riscaldamento e qualità dell’acqua). Quelle minacce sono di nuovo tra le prime nella classifica del 2019. 

“Le prove scientifiche sono chiare: i cambiamenti climatici si stanno intensificando e costituiscono la minaccia più significativa a lungo termine per la regione” dichiarano le autorità australiane. Tra queste minacce, dunque, l’aumento della temperatura del mare costituisce quella più immediata. Gli innalzamenti della temperatura hanno infatti causato eventi di sbiancamento di massa nel 2016 e 2017, che hanno portato a una perdita di coralli senza precedenti, influendo negativamente anche sulle comunità di pesci e invertebrati. La foto qui sotto ne è un esempio: si tratta di tre istantanee dell’Opal Reef (zona settentrionale della barriera), prima (settembre 2015) durante (aprile 2016) e dopo (novembre 2016) l'evento di sbiancamento di massa avvenuto nello stesso anno. In questo lasso di tempo è stata osservata un'alta mortalità di molte specie di coralli. 

                                                            

Non tutti gli habitat, ovviamente, sono stati ugualmente colpiti e le loro condizioni variano a seconda della regione. Ad esempio, le barriere coralline sfuggite agli impatti di sbiancamento, cicloni e focolai di corone di spine (stelle marine responsabili di invasioni distruttive ai danni della barriera) rimangono in buone condizioni. 

La qualità delle acque costiere sta migliorando su scala regionale, anche se lentamente. A rilento anche il tasso di riduzione dei carichi inquinanti, mentre si registrano modesti miglioramenti nelle pratiche di gestione dei terreni agricoli. Le megattere e la popolazione delle tartarughe verdi meridionali, dopo gli eventi del ciclone Yasi (2011), si stanno riprendendo, così come il tasso di riproduzione dei dugonghi. Alcune funzioni critiche dell'ecosistema si sono deteriorate dal 2014, principalmente a causa del declino dei processi ecologici, come la simbiosi e il reclutamento, e il deterioramento di alcuni processi fisici, come la temperatura del mare e la luce.

“Questi impatti indeboliscono inoltre il legame degli abitanti del luogo con il mare, così come la qualità del benessere economico e sociale fornito dalla barriera”. Infatti, molti dei valori del patrimonio della regione sono legati alle condizioni dell'ecosistema, in particolare il valore del patrimonio indigeno. I principali mutamenti dell’habitat hanno infatti implicazioni sociali ed economiche per le comunità regionali poiché alcune attività, come il turismo marittimo commerciale e la pesca, dipendono fortemente da un ecosistema funzionante. Man mano che le acque della barriera corallina continuano a riscaldarsi, dunque, le barriere diventeranno meno diversificate rispetto a un decennio fa, e cambieranno anche i pesci visti durante lo snorkeling e catturati durante la pesca. “Gli abitanti locali dipendenti dal turismo della barriera devono prepararsi a questo cambiamento”, avverte il governo. La consapevolezza del legame tra popolazioni ed ecosistema è dunque fondamentale per costruire una protezione e resilienza efficienti.

Allo stesso tempo, si prevede che la gestione della pesca migliorerà nei prossimi cinque anni. Infatti, tramite il Queensland 2017-2027, programma dello stato australiano del Queensland per la salvaguardia degli ampi tratti di barriera corallina presenti in esso, numerose strategie per una pesca sostenibile sono in fase di implementazione. In aggiunta, l'attuazione del piano Reef 2050, lanciato dal governo australiano e del Queensland a luglio 2018 per la protezione e la gestione della barriera corallina fino al 2050, sta segnando un cambiamento significativo nel modo in cui i due governi collaborano per affrontare le sfide della barriera. 

“L’impegno richiesto per ripristinare la resilienza di quest’area è dunque grande, ma non insormontabile” conclude il documento. È necessaria un’attività di mitigazione globale e un’efficace attuazione del Reef 2050. In caso contrario, le prospettive per l'ecosistema della Grande barriera corallina rimarranno critiche, soprattutto per la mancanza di tempo a disposizione. “La finestra di opportunità per migliorare il futuro a lungo termine della barriera corallina è ora”. 

Scarica il Report completo

 

di Flavio Natale

martedì 10 settembre 2019
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