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Dal Club di Roma arriva il “piano per l’emergenza globale”

10 impegni e 10 trasformazioni che il mondo dovrà necessariamente mettere in pratica da qui al 2030 per mettere a freno la crisi sistemica che ha investito gli ecosistemi. 24/9/2019

Serve un piano d’azione per l’emergenza planetaria: negli scorsi 50 anni l’attività umana ha destabilizzato gli ecosistemi più che in 10mila. I nostri modelli di crescita economica, di produzione e di consumo, stanno spingendo la capacità biofisica del Pianeta oltre i propri limiti. 

Planetary emerging plan” è il titolo del nuovo studio diffuso dal Club di Roma, in partnership con il Potsdam Institute for Climate Impact Research. 

All’interno del Rapporto, viene ricordato come vi sia ormai la piena certezza scientifica sull’argomento che, senza una chiara strategia legata alla sostenibilità planetaria, rischia di trasformarsi in un futuro “catastrofico” per l’intera umanità. Cosa fare dunque per scongiurarlo?

Innanzitutto, va limitato l’innalzamento della temperatura media terrestre rispetto ai livelli pre-industriali entro 1,5 gradi centigradi (oggi si è intorno all’1,1 gradi centigradi), come suggerito dall’ultimo “Special report” a firma Ipcc; e per riuscirci bisogna agire il prima possibile.

Il prossimo anno ai Paesi toccherà ridiscutere le ambizioni in materia climatica, come previsto dall’Accordo di Parigi, e inoltre coinciderà con l’inizio del decennio focalizzato sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Un momento opportuno, dunque, per cambiare il paradigma politico ed economico, e che va sfruttato al massimo. Per farlo, il Club di Roma e l’Istituto di ricerca propongono 10 impegni comuni e 10 trasformazioni condivise da far necessariamente mettere in atto al mondo intero. 

Secondo l’analisi fatta, tra gli impegni da prendere, entro il 2030 le Nazioni unite devono dichiarare lo stato critico degli ecosistemi, istituendo al contempo un organo per il controllo e la gestione comune. Al 2020 bisogna poi arrestare completamente la deforestazione e per il 2025 gli investimenti annuali in conservazione del patrimonio boschivo devono in pratica triplicarsi. Parlando sempre di investimenti, urge la necessità di ripristinare il più possibile le funzioni ecosistemiche (almeno nelle zone resilienti) perse negli ultimi anni, mobilitando come minimo 200 miliardi di dollari per il Green climate found e 200 miliardi per il Green Environment facility nel prossimo decennio.

Importante per la questione climatica, sarà il blocco delle perforazioni: serve un’immeditata moratoria per quelle offshore nell’Artico e il pieno supporto al passaggio verso un mondo rinnovabile. Per quanto riguarda le 10 trasformazioni che dovranno inevitabilmente investire il sistema economico, sociale, ambientale e istituzionale, lo studio le racchiude in tre macrocategorie: la trasformazione del sistema energetico, il passaggio a un’economia circolare, la creazione di una società giusta, equa e inclusiva orientata al benessere umano. 

Per attuare il progetto di decarbonizzazione, lo studio sottolinea che entro il 2020 “vanno spostati gli investimenti e le sovvenzioni ai combustibili fossili, orientandoli alla ricerca e alla produzione di tecnologie a bassa emissione di carbonio”; inoltre bisogna raddoppiare la capacità di eolico e solare ogni quattro anni e triplicare gli investimenti annuali in energia rinnovabile ed efficienza energetica, e questo prima del 2025. Il tutto, però, non può essere raggiunto senza l’istituzione di una carbon tax entro il 2025, soprattutto nelle economie avanzate, che parte da 30 dollari a tonnellata di CO2 emessa e cresce gradualmente.

Il fronte economia circolare, invece, deve contribuire a dimezzare consumi e impronte ecologiche entro il 2030; inglobare le esternalità che il settore economico al momento scarica sulle spalle della collettività; contribuire ad abbattere le emissioni e limitare l’uso di risorse e materie prime.

Per supportare il benessere umano e degli ecosistemi, infine, lo studio propone di creare un sistema statistico per la contabilizzazione dei fattori sociali ed ecologici che impattano sulla vita delle persone; prevedere strumenti legali a sostegno dei diritti delle comunità indigene; spostare la tassazione dai lavoratori alle grandi aziende che utilizzano in modo insostenibile le risorse entro il 2020; e stabilire programmi per il finanziamento e la riqualificazione sia per le zone rurali che per le realtà industriali entro il 2025.

 

di Ivan Manzo

martedì 24 settembre 2019
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