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L’Italia e il Goal 7: rinnovabili in aumento, via il carbone entro il 2025

Incentivi all’energia pulita, mobilità elettrica, revisione del Piano energia e clima: questi gli strumenti per uno sviluppo energetico sostenibile. Sussidi dannosi all’ambiente e carbon pricing tra i problemi da affrontare. 7/10/19

Il Goal 7 (energia pulita e accessibile) in sintesi

Il rapporto ASviS evidenzia un miglioramento, anche se la strada da compiere è ancora molta. L’indice composito relativo a questo Goal, infatti, dopo una fase di sensibile miglioramento, ha subito una flessione negativa a partire dal 2014. A livello regionale, però, si sta compiendo un ottimo lavoro, in particolare nel Nord Italia. Capofila del consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili sono la Valle d’Aosta (89%) e le province autonome di Trento (45%) e Bolzano (66%), mentre la media nazionale si attesta ancora al 17%. Buone notizie arrivano anche dal Sud Italia, dove la Sardegna e la Puglia aumentano la loro quota di fonti rinnovabili del 30% nella finestra 2010-2017, anche se la Puglia mantiene i consumi ancora troppo alti.

In attuazione di due importanti direttive europee (norme sulla prestazione energetica nell’edilizia e l’efficienza energetica, e norme per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) il Governo ha adottato nel luglio 2019 il decreto Fer 1, che ridefinisce gli incentivi per le rinnovabili elettriche in Italia e premia l’autoconsumo di energia. Questo decreto dovrebbe assicurare l’installazione di una potenza fotovoltaica aggiuntiva di 8 gigawatt (Gw, milioni di kilowatt). Un secondo decreto (Fer 2), è invece previsto per incentivare la produzione energetica proveniente da biomasse e geotermia. Inoltre, a gennaio 2019, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea la bozza del Piano Nazionale Integrato Clima Energia (Pniec), obbligatorio per tutti gli Stati membri Ue e soggetto alla consultazione pubblica e alla Valutazione ambientale strategica (Vas). È necessaria però una revisione sostanziale del Pniec, che porti il taglio delle emissioni di gas serra al 55% al 2030 e lo integri alla strategia europea di azzeramento delle emissioni entro il 2050. Il Pniec propone infatti al 2030 un’ormai obsoleta riduzione del 33% delle emissioni di gas serra (inferiore rispetto alla media europea), ma anche un significativo aumento del 43% dell’efficienza energetica primaria. Il Pniec prevede inoltre il phase out del carbone entro il 2025, senza però aver ancora elaborato un programma strutturato di riqualificazione dell’occupazione.

L’ASviS in questo contesto chiede dunque di rispettare la scadenza del 2025 per l’eliminazione del carbone nella generazione elettrica, assicurando però una prospettiva alternativa a comunità e lavoratori coinvolti; richiede inoltre di eliminare i sussidi dannosi per l’ambiente, introducendo strumenti di carbon pricing, e di procedere a una revisione della ripartizione dei proventi delle aste Ets (quote di emissione da parte dei grandi inquinatori, 1,4 miliardi di euro nel 2018), destinati al sostegno degli obiettivi di decarbonizzazione. 

 

Guarda la video-intervista al coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sui Goal 7 e 13, Toni Federico

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS segnala che, dopo un iniziale miglioramento di tutti gli indicatori elementari, l’evoluzione del Goal 7 subisce un calo dal 2014 in poi. Quest’ultimo è causato dalla riduzione della produzione di energia da fonti rinnovabili, che dopo aver raggiunto il suo valore massimo nel 2014, diminuisce di sei punti percentuali negli ultimi quattro anni.

 

Le regioni italiane e il Goal 7

Il Goal 7 mostra una tendenza positiva per la maggior parte delle regioni italiane. Nel 2017 i territori che registrano una situazione particolarmente positiva sono la Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il posizionamento favorevole di questi territori è dovuto alla quota di consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili, rispettivamente 89% per la Valle d’Aosta, 45% per la Provincia autonoma di Trento e 66% per la Provincia autonoma di Bolzano, rispetto a una media nazionale del 17%. Se si analizza la variazione 2010-2017, le Regioni che segnalano il miglioramento più significativo sono la Sardegna e la Puglia, grazie alla forte crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (la cui quota aumenta dal 16% al 36% in Sardegna e dal 18% al 52% in Puglia). È importante evidenziare che nonostante i notevoli progressi segnalati, la Puglia nel 2017 risulta essere la regione che si attesta al livello più basso rispetto alle altre Rrgioni. Ciò è causato principalmente dal livello dell’intensità energetica, data dal rapporto tra i consumi totali di energia rispetto al Pil, che nell’ultimo anno disponibile si attesta al valore 176 rispetto al 100 della media nazionale.

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Sul piano legislativo, nel corso del 2018 sono state adottate due importanti Direttive europee per l’energia: la prima rivede le norme sulla prestazione energetica nell’edilizia e l’efficienza energetica, dando specifiche indicazioni per la decarbonizzazione del comparto edilizio al 2050 (fissando per gli Stati membri tappe intermedie al 2030 e 2040), e definisce misure per la mobilità elettrica e per la domotica con nuove disposizioni in materia di controllo degli impianti. La seconda Direttiva aggiorna le norme per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ne alza la quota al 2030 al 32% in energia primaria, introduce nuovi regimi di sostegno, promuove l’autoconsumo e le comunità energetiche, le rinnovabili nel settore trasporti, la sostenibilità dei biocarburanti e dei combustibili da biomasse. In parziale attuazione di questa Direttiva, e dopo aver introdotto con la Legge di Bilancio 2019 alcune importanti misure di incentivazione dei veicoli elettrici, il Governo ha adottato in data 9 luglio 2019 un decreto “rinnovabili” (Fer 1) che ridefinisce gli incentivi per le energie rinnovabili elettriche in Italia e premia l’autoconsumo di energia, in particolare per gli impianti su edificio fino a 100 kW e per l’eliminazione dell’amianto.

Nelle intenzioni, il decreto dovrebbe assicurare l’installazione di una potenza fotovoltaica aggiuntiva di 8 GW. Un secondo decreto (Fer 2), è previsto per le fonti rinnovabili da biomasse e da geotermia.

A gennaio 2019, il Governo italiano, come già ricordato, ha inviato alla Commissione europea la bozza del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec). Il Pniec dovrà essere approvato definitivamente entro il 2019, una volta ricevuta anche la valutazione della Commissione.

L’Enel ha fatto sapere di essere pronta a fare la sua parte nell’ambito del percorso di transizione energetica che sta interessando il nostro Paese e l’Europa. L’obiettivo al 2025 di chiusura delle centrali a carbone è alla portata ma, al fine di garantire un back-up al sistema nei momenti di maggiore criticità, si potrebbe pensare di prevedere qualche nuovo impianto nel sistema, sia rinnovabile che a gas a ciclo aperto. In tale contesto, uno degli strumenti identificati per una adeguata pianificazione del Sistema elettrico è quello del Capacity Market con cui Terna (gestore della Rete di trasmissione nazionale) può approvvigionare tutta la capacità necessaria per soddisfare la continuità del servizio elettrico in modo economicamente efficiente e tecnologicamente neutrale. A tal riguardo, nel giugno 2019, la Commissione europea ha approvato il meccanismo italiano ritenendolo compatibile con la disciplina sugli aiuti di Stato. Sempre nell’ambito della transizione energetica, un ruolo importante sarà svolto dalle smart grid digitali che sono in grado di garantire anche un’adeguata capacità di accumulo funzionale all’ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili.

 

Le proposte ASviS

È necessario rispettare la scadenza del 2025 per la eliminazione del carbone nella generazione elettrica. Vanno da subito attivate partecipazione democratica e contrattazione per assicurare una prospettiva produttiva alternativa e sostenibile ai territori, alle comunità e ai lavoratori coinvolti;

È urgente procedere alla eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente, introducendo strumenti di carbon pricing, come la carbon tax, per dare un prezzo certo ed equo alle emissioni di gas serra;

 

Si deve procedere a una seria revisione della ripartizione dei proventi delle aste Ets (quote diemissione da parte dei grandi inquinatori, 1,4 miliardi di euro nel 2018), che dovranno essere destinati al sostegno degli obiettivi di decarbonizzazione. 

 

Leggi l’Analisi del Goal 7 nel Rapporto ASviS 2019 e le proposte su Crisi climatica ed energia

Consulta il Rapporto ASviS 2019

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lunedì 07 ottobre 2019
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