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Più della metà della popolazione di 34 su 36 Paesi dell’Ocse è in sovrappeso

Nei Paesi dell’Ocse un cittadino su quattro è obeso. Una zavorra per le economie e per i sistemi sanitari che affrontano spese sempre più alte. Nonostante gli sforzi, la situazione sta peggiorando. 11/10/2019

Per i Paesi più ricchi ormai è una vera e propria epidemia che coinvolge milioni di persone. L’obesità danneggia la salute e appesantisce i bilanci dei sistemi sanitari. Ad oggi quasi un cittadino su quattro è obeso. A spiegarlo è il rapporto dell’Ocse “The Heavy Burden of Obesity - The Economics of Prevention”, uno studio pubblicato alla vigilia della giornata mondiale contro l’obesità dell’11 ottobre che analizza i costi sociali ed economici dell’obesità in 52 nazioni diverse (sono compresi i Paesi dell’Ocse, dell’Unione europea e del G20). Il Report fotografa una situazione piuttosto critica.

In 34 dei 36 Paesi dell’Ocse più della metà della popolazione è in sovrappeso. Un problema che è andato peggiorando negli anni. Infatti, il tasso medio di obesità per gli adulti è passato dal 21% registrato nel 2010 al 24% del 2016. Questo significa che oggi nei Paesi più industrializzati ci sono circa 50 milioni di individui obesi in più.

Tra coloro che vivono con maggiore sofferenza il problema dell’obesità ci sono i giovani: i bambini in sovrappeso, in particolare, vanno meno bene a scuola, hanno maggiori probabilità di perdere anni scolastici e, quando crescono, sono più soggetti alla dispersione scolastica. Inoltre, hanno una probabilità tre volte superiore a quella dei loro compagni di cadere vittima di bullismo, il che a sua volta può contribuire a ridurre le prestazioni scolastiche, generando un pesante circolo vizioso che può incidere profondamente sullo sviluppo della personalità del giovane. 

Ma il peso in eccesso è destinato a pesare sulle vite degli individui anche da adulti. Un adulto sovrappeso, infatti, è in genere meno produttivo dei suoi colleghi e si ammala più facilmente. Gli obesi e le persone in sovrappeso sono esposti a numerose malattie croniche, che comportano costi elevati: nei Paesi dell’Ocse si calcola che il sovrappeso è responsabile del 71% dei costi delle cure per il diabete, del 23% dei costi delle cure per le malattie cardiovascolari e del 9% dei costi delle cure per i tumori; in media nei Paesi presi in esame dallo studio circa l’8,4% della spesa sanitaria è destinato a curare patologie relative all’obesità. Nonostante gli sforzi, secondo le previsioni del Rapporto il problema del sovrappeso nell’area dell’Ocse riguarderà 92 milioni di persone obese o colpite da malattie legate al sovrappeso, che ridurranno la speranza di vita di tre anni entro il 2050.

Questa emergenza sanitaria non risparmia neanche la patria della famosa dieta mediterranea, che è considerata da sempre la migliore del mondo. Sebbene in Italia la percentuale di persone che soffrono di problemi di peso sia inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi industrializzati, l’obesità ha comunque conseguenze significative anche da noi. Complessivamente, la diffusione del sovrappeso riduce il Pil del Paese del 2,8%. 

Gli italiani in sovrappeso vivono in media 2,7 anni in meno degli altri e le patologie legate al sovrappeso assorbono il 9% di tutta la spesa sanitaria nazionale, un dato superiore alla media degli altri Paesi. Per coprire questi costi, ogni italiano paga 289 euro di tasse supplementari all'anno. Per arginare l'epidemia di obesità, l'Italia ha messo in atto una serie di politiche che promuovono l'attività fisica e una dieta sana, ha introdotto l’obbligo per le imprese alimentari di apporre etichette nutrizionali sul retro delle confezioni dei prodotti e ha definito standard nutrizionali volontari da introdurre nelle scuole. Tuttavia, si può fare di più.

L‘attuazione di un pacchetto di politiche di comunicazione o la riformulazione di alcune politiche potrebbe prevenire la diffusione delle malattie, ridurre la spesa sanitaria e aumentare la produttività dei lavoratori, generando maggiore crescita economica. Per esempio, un pacchetto di misure volte a introdurre l’etichettatura obbligatoria sul fronte delle confezioni di alimenti, regolamentare la pubblicità e condurre campagne di informazione, potrebbe prevenire circa 144mila casi di malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 62 milioni all’anno di spesa sanitaria e far aumentare l’occupazione e la produttività di un ammontare pari al contributo di 6mila lavoratori a tempo pieno all’anno. Una riduzione pari al 20% delle calorie negli alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale, calorie e grassi saturi potrebbe invece prevenire 688mila casi di malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 278 milioni di euro all’anno di spesa sanitaria, e far aumentare l’occupazione e la produttività di una quota pari a 18mila lavoratori a tempo pieno all’anno.

Il Rapporto dell’Ocse incoraggia tutti i Paesi, incluso il nostro, a migliorare e ad affinare le proprie politiche per promuovere stili di vita più sani. Queste, infatti, non solo hanno un impatto positivo sulla salute della popolazione, ma rappresentano anche un ottimo investimento: in media, per ogni euro investito, si calcola un ritorno economico fino a sei euro.

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di William Valentini 

venerdì 11 ottobre 2019
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