per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

QUESTA SETTIMANA: Gli errori del passato non devono diventare un alibi

Le vicende del Decreto clima dimostrano quanto è difficile incidere sulle strutture e toccare gli interessi. Intanto vengono alla luce le responsabilità dei grandi petrolieri; che sono gravi, ma non alleggeriscono i nostri compiti. 17/10/2019

di Donato Speroni

 

È un primo passo, ma solo un passo. Il Decreto clima, che il governo ha approvato giovedì 10, era stato concepito per mostrare qualcosa di concreto da parte dell’Italia al Climate action summit del 23 settembre a New York, voluto dal Segretario generale dell’Onu António Guterres per intensificare gli impegni contro la crisi climatica. Il provvedimento era stato però accantonato, sia per mancanza di coperture finanziarie, sia perché il testo preparato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa non aveva ottenuto il placet degli altri ministeri coinvolti. 

Il decreto uscito ora dal Consiglio dei ministri è certamente molto ridotto rispetto alle attese. Come ha spiegato il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini nella sua rubrica “Scegliere il futuro” su Radio radicale, il decreto risponde innanzitutto all’esigenza di rispondere ad una procedura di infrazione che l'Unione europea alcuni anni fa aveva avviato contro l'Italia per l'eccessivo inquinamento atmosferico, che in Italia ogni anno provoca la morte di circa 80mila persone. 

Nel decreto approvato manca una impostazione diversa nei confronti del cambiamento climatico. Il problema è che l'attuale Piano integrato energia e clima (Pniec) non prevede la decarbonizzazione nel 2050, come indicato dai programmi europei. Il Pniec italiano va emendato e rimandato all'Unione europea entro la fine di quest'anno. La prima bozza di decreto prevedeva di creare all'interno del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) un sottocomitato dedicato proprio alla lotta al cambiamento climatico e alla decarbonizzazione della nostra economia e della nostra società entro il 2050; obiettivo nuovamente ripetuto nelle settimane scorse dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione del suo intervento alle Nazioni Unite. Questo sottocomitato deve indicare quali misure il Governo deve prendere per combattere il cambiamento climatico in un'ottica sistemica. Si dice che questa proposta sia stata rigettata ancora una volta da chi non vuole modificare le attuali competenze e l’attuale organizzazione del Cipe, il che non mi sorprenderebbe, visto che sono due anni che in un modo o nell'altro la proposta avanzata dall'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ribadita anche la scorsa settimana in occasione della presentazione del Rapporto 2019 di trasformare il Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile viene sistematicamente bocciata anche se da maggioranze diverse.

Questo è un nodo su cui l’ASviS continua a insistere perché senza una vera programmazione noi non arriveremo mai a combattere il cambiamento climatico, così come ci siamo impegnati a fare a livello internazionale. In Inghilterra, ad esempio, c'è una normativa che prevede la decarbonizzazione al 2050 e sono molti anni ormai che un comitato interministeriale lavora anche con gli scienziati, gli economisti, i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali per identificare, settore economico per settore economico (agricoltura, industria, edilizia, servizi e così via) le misure da adottare per arrivare a questa decarbonizzazione. Ancora una volta, dunque, sembra che il nostro sistema politico rifiuti l'idea di una programmazione a lungo termine affidandosi a interventi utili, ma apparentemente scollegati gli uni dagli altri. 

Nel testo arrivato in Consiglio dei ministri non c’è più il taglio progressivo ai sussidi dannosi per l'ambiente, che valgono circa 19 miliardi l'anno. Il ministro Costa ha annunciato che la misura sarà incorporata nella prossima Legge di bilancio, ma sappiamo che incontra resistenze fortissime soprattutto da parte delle categorie beneficiarie di agevolazioni sul prezzo del gasolio (in particolare, agricoltori e autotrasportatori) e vedremo quanto il governo potrà spingersi in questa direzione. 

La vicenda del Decreto clima mostra quanto è difficile in Italia (ma non solo: si pensi ai gilet jaunes francesi) varare misure di sostenibilità effettivamente incisive e anche fare in modo che la transizione energetica sia “giusta”, nel senso di non penalizzare le classi meno abbienti che sarebbero le più colpite da una eventuale imposta indiretta come la carbon tax, basata sulla quantità di emissioni necessarie per ciascun prodotto o servizio. Non si può insomma fare una politica per il clima senza affrontare gli altri nodi della sostenibilità, a cominciare dalle diseguaglianze sociali.

Bisogna anche fare attenzione a evitare un gioco di scaricabarile: attribuire cioè sempre ad altri la responsabilità della situazione cui siamo arrivati, magari per farne una giustificazione al fine di evitare di impegnarci. È illuminante, a questo proposito, la polemica sollevata da uno studio del Climate accountability institute, riferita dal Guardian. Lo studio mette in evidenza che dal 1965 al 2017, venti grandi compagnie sono state responsabili del 35% di tutte le emissioni che hanno contribuito all’effetto serra. Tra le venti ci sono le grandi multinazionali del petrolio, ma anche dodici società a capitale pubblico come Saudi Aramco, Gazprom e National Iranian Oil company. E non manca la Coal India, vista l’importanza del carbone nell’economia indiana. 

È giusto colpevolizzare queste società? Come riferisce il Guardian, i loro portavoce hanno avuto buon gioco a rispondere che sì, è vero, hanno estratto petrolio, gas e carbone dal sottosuolo, ma non sono loro i responsabili dei consumi che hanno inquinato bruciando i prodotti petroliferi derivati. Quella responsabilità ricade su tutti noi consumatori. Il discorso ha una sua logica, ma l’ottica cambia se guardiamo come queste società si sono comportate in questi anni. Afferma Richard Heede, responsabile dell’analisi: 

Queste società e i loro prodotti hanno una responsabilità sostanziale per l’emergenza climatica perché per decenni hanno collettivamente dilazionato le risposte nazionali e globali, e non possono nascondersi dietro le schermo delle responsabilità dei consumatori. 

Lo studio parte dal 1965 perché da quell’anno le compagnie sapevano a che cosa si andava incontro: infatti il President’s science advisory committee aveva presentato a Lyndon Johnson un rapporto che segnalava gli effetti dei combustibili fossili sul riscaldamento globale. Da allora le società hanno continuato il business as usual anziché affrontare il problema, pur essendone perfettamente al corrente. Anzi, un altro studio citato dal Guardian ha rivelato che negli anni più recenti le cinque maggiori compagnie petrolifere quotate hanno speso quasi 200 milioni di dollari all’anno per “ritardare, controllare o bloccare” le politiche contro la crisi climatica. 

Secondo Heede, le compagnie petrolifere hanno ora l’obbligo morale di impegnare il loro grande capitale finanziario e tecnico per affrontare al meglio, anziché ostacolare, un futuro a basse emissioni. In realtà, molte di queste società sono adesso impegnate in un processo di ricerca e riconversione verso le energie rinnovabili. Questo certo non cancella le loro responsabilità sul passato. Inoltre, resistenze al cambiamento sono ancora chiaramente avvertibili in alcune imprese americane che supportano le politiche di Donald Trump. Lo stesso Guardian segnala la responsabilità di grandi gruppi che fanno “il doppio gioco”, come riportato nella rassegna del Corriere della Sera. Google, per esempio, pur definendosi un’azienda ecosostenibile include

nella lista dei gruppi beneficiari dei suoi contributi politici «più di una dozzina di organizzazioni che hanno fatto campagna contro la legislazione sul clima, messo in discussione la necessità di fare qualcosa o cercato attivamente di ridurre le tutela ambientali dell’era Obama». Tra queste — oltre ad associazioni connesse ai fratelli Koch, i maggiori produttori di petrolio americani — c’è il Competitive Enterprise Institute (Cei), un gruppo politico conservatore. Il responsabile per le politiche energetiche del Cei è Myron Ebell, già fondatore di una ong di destra che nega i cambiamenti climatici e la necessità di politiche di riduzione dei combustibili fossili.

Dobbiamo denunciare queste responsabilità, ma dobbiamo anche evitare di trasformarle in un alibi per i nostri ritardi. Nessuna colpa dei grandi gruppi giustifica la fatica nel cambiamento dei modelli di consumo, la scarsa disponibilità di larga parte dell’opinione pubblica a sopportare gli inevitabili sacrifici legati alla transizione energetica, le visioni troppo semplicistiche che ignorano la globalità del problema climatico e la necessità di intervenire massicciamente con aiuti ai Paesi in via di sviluppo per consentire loro di crescere utilizzando energie pulite. Insomma, è giusto individuare le responsabilità sul passato, ma questo non deve impedirci di guardare avanti in uno sforzo di cooperazione comune. Bisogna sempre stare attenti a chi “rema contro”, ma criminalizzare oggi le multinazionali non aiuterebbe a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

__________

E INOLTRE…

a cura di Eleonora Angeloni

 

Iniziativa “Un Goal al giorno” – Le proposte dal Rapporto ASviS 2019

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • Il decreto-legge sul clima ad Alta sostenibilità
    Nella rubrica di ASviS su Radio radicale a cura di Valeria Manieri ed Elis Viettone, il provvedimento approvato il 10 ottobre. Interventi di Luigi Ferrata (ASviS), Rossella Muroni (commissione Ambiente alla Camera) e Antonello Pasini (Cnr).
     
  • Lo sviluppo sostenibile per ridurre la fuga di competenze all’estero
    Avviato il progetto di Fondirigenti per formare i giovani leader di domani e far scoprire come applicare le competenze acquisite in Italia. Il corso sullo sviluppo sostenibile per i futuri imprenditori è stato tenuto dall’ASviS.

 

Altre segnalazioni

  • Il 16 ottobre è stata annunciata la Global investors for sustainable development alliance, che riunisce 30 amministratori delegati di imprese di tutto il mondo per aiutare il finanziamento degli SDGs.
     
  • L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato due risoluzioni, una che istituisce il 28 settembre la Giornata internazionale per l'accesso universale alle informazioni, l’altra sul rinnovo degli sforzi per realizzare l'Agenda 2030.
     
  • La Banca europea per gli investimenti ha rinviato la decisione sul continuare o meno a finanziare progetti che coinvolgono i combustibili fossili. Per Germania, Polonia, Lettonia e Italia "la banca deve continuare a finanziare determinati progetti che coinvolgono il gas per favorire la transizione dal carbone o dal nucleare, oppure per motivi di sicurezza energetica".
     
  • Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS, ha recentemente annunciato che l’Alleanza collaborerà alla definizione di eventi del padiglione italiano per Expo 2020 di Dubai.  Inoltre l’ASviS organizzerà nel primo trimestre 2021 una importante conferenza sullo sviluppo sostenibile.
  • Abhijut Banerjee, Esther Dyflo, Michael Kramer sono i tre vincitori del premio Nobel per l’economia 2019 per aver “introdotto un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili sui modi migliori per combattere la povertà globale”.
     
  • Il nuovo rapporto lanciato dalla Fao “The state of food and agricolture” offre approfondimenti sulle quantità e sulle cause delle perdite alimentari nelle diverse fasi della filiera alimentare, sollecitando scelte consapevoli per la loro effettiva riduzione e segnalando nuove metodologie per monitorarne i progressi.
     
  • Il 12 ottobre sono stati annunciati i vincitori dell’Earth prize 2019, il premio internazionale per l’educazione ambientale e il paesaggio istituito dalla rete Weec (World environmental education congress) che si è svolto a Luino.
  • Il 9 ottobre a Bruxelles è stata firmata la Carta di Venezia, con la quale si sancisce la collaborazione della regione Friuli Venezia Giulia e della regione Veneto per le politiche per lo sviluppo sostenibile, nel perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
     
  • Il Gruppo di alto livello Ue ha proposto di riunificare tutte le attività finanziarie per lo sviluppo e il clima esterne all’Europa in una singola entità: una Banca europea per il clima e lo sviluppo sostenibile.
     
  • 130 banche hanno firmato i “Principles for responsible banking”. Frutto di un lavoro che ha coinvolto le Nazioni Unite, si tratta di sei principi che le banche possono scegliere di adottare per allineare le proprie strategie d’investimento all’Accordo di Parigi e agli SDGs. 
  • Premiati i 20 migliori progetti della campagna lanciata da Un-habitat “Waste wise cities”, che mira a migliorare la gestione dei rifiuti e l'efficienza delle risorse nelle città del mondo.
  • Il Miur ha lanciato la piattaforma “Il verde a scuola”, nuovo spazio che il ministero dedica alla raccolta delle proposte provenienti da studenti, docenti e realtà scolastiche, relative ai temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell'educazione alla sostenibilità.
     
  • Il ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca Lorenzo Fioramonti ha scritto una lettera, indirizzata al mondo della scuola, per sollecitare docenti e studenti a collaborare per la diffusione della cultura sostenibile e per lottare insieme contro il cambiamento climatico.
     
  • L’8 ottobre a Siena Chiara Frugoni ha presentato il suo nuovo libro "Paradiso vista inferno” sulla rappresentazione iconografica della politica nel Medioevo.

 

Prossimi eventi

  • 17 ottobre – In occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della povertà, a Roma presso l’Ambra Jovinelli, diversi rappresentanti della società civile si incontrano durante l'iniziativa "Cinque passi per sconfiggere le disuguaglianze: verso un'alleanza per la giustizia sociale e ambientale", promossa dalla Rete dei numeri pari, per denunciare la drammatica situazione sociale del nostro Paese rispetto ai problemi legati alle disuguaglianze e alla povertà. Parteciperá Fabrizio Barca, coordinatore del gruppo di lavoro sul Goal 10 dell’ASviS.
  • 17 ottobre – A Roma il British council invita i giovani tra i 18 e i 30 anni a partecipare a al workshop "Next generation. Italy”, con lo scopo di raccontare il cambiamento della nostra società e proporre idee per migliorarla. Le risposte che emergeranno saranno incluse all’interno della ricerca Next generation Italy.
     
  • 17 ottobre – L’ambasciata australiana organizza a Roma nell’ambito del Festival della diplomazia la conferenza “Gli oceani: come garantire un futuro sostenibile” per discutere della sfida e delle opportunità di una gestione sostenibile degli oceani insieme a rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria e della società civile. 
  • 17-18 ottobre – Il forum Compra verde-buygreen, promosso da Fondazione ecosistemi, si terrà a Roma. L’incontro rappresenta una delle più importanti occasioni in Italia per fare rete e pensare a soluzioni innovative per accelerare le politiche, i progetti e le iniziative, sia pubbliche che private, dedicate agli acquisti verdi e sostenibili.
     
  • 18 ottobre – Gcap Italia, Oxfam Italia e Engim organizzano a Roma il "Dialogo sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile: interessi, diritti, policy making", dove si parlerà della coerenza della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, delle politiche di cooperazione e delle politiche nella dimensione europea all’inizio del nuovo ciclo politico dell’Unione. Parteciperà Patricia Navarra del Segretariato ASviS.
     
  • 18 ottobre – Sarà presentato a Napoli il volume "Un mondo sostenibile in 100 foto", edito da Laterza. Parteciperà Enrico Giovannini, co-autore insieme a Donato Speroni del libro.
     
  • 18-19 ottobre – Il convegno "La scuola salverà la bellezza?", organizzato ad Altamura da Adi Puglia, in collaborazione con Indire e ASviS, intende mettere al centro della riflessione e del dibattito l’educazione alla bellezza nel quadro dell’impegno della scuola italiana per l’attuazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030 con particolare riguardo al Goal 4 – istruzione di qualità.
  • 18-20 ottobre – Il sesto meeting nazionale dei docenti della rete Gne si concentrerà sui punti di intersezione tra l’educazione alla sostenibilità e l'educazione civica, presentando il metodo “Giornalisti nell’erba" per fare educazione alla sostenibilità con lo strumento didattico del giornalismo. Il meeting si svolgerà a Bovino, in provincia di Foggia.
     
  • 20 ottobre – Presso la Cava del sole di Matera, sarà presentato per la prima volta il Padiglione italiano dell’Esposizione Universale di Dubai 2020. L’evento racconterà con musica, ospiti internazionali ed interventi istituzionali i contenuti della partecipazione italiana all’Expo. Interverranno, tra gli altri, il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti. Per registrarsi all'evento cliccare qui
     
  • 20 ottobre – Si conclude al Museo di Roma Intrastevere “Cittadini del mare”,  mostra fotografica sui ritratti di pescatori. L’intento è quello di rappresentare la vita di tutti giorni, i gesti durante la pesca, la relazione con l’ambiente e la famiglia e la collaborazione dei pescatori con le aree marine protette.
     
  • 21 ottobre – Save the Children terrà a Roma la presentazione dell'Atlante dell'infanzia a rischio 2019, l'annuale pubblicazione dedicata ai temi della povertà minorile e educativa, l'abbandono e la dispersione scolastica e delle disuguaglianze sociali. Il titolo di quest'anno è "Il tempo dei bambini".
     
  • 22 ottobre – Il Museo di Roma Intrastevere ospiterà la mostra dell'undicesima edizione del Premio Iila-fotografia sul tema della parità di genere, lanciato dall'Iila (Organizzazione internazionale italo-latino americana). Esporranno le loro opere le cinque fotografe vincitrici. Parteciperà al vernissage Giuliana Coccia, referente del Gruppo di lavoro del Goal 5 dell'ASviS. L'evento ha il patrocinio dell’ASviS.
  • 24 ottobre – Si terrà a Roma la presentazione della ricerca di Adl consulting "L'era della democrazia digitale - una sfida per cittadini, imprese e politica”. Lo studio ha lo scopo di analizzare alcune delle principali sfide su cui la politica sarà chiamata a fornire risposte, offrendo a organizzazioni economiche e sociali, cittadini e pubbliche amministrazioni gli strumenti necessari per interpretare e guidare il cambiamento nel prossimo futuro.
     
  • 24 ottobre – Il Centro studi e ricerche Idos, in collaborazione e con il sostegno della fondazione Friedrich Ebert, presenterà a Roma il nuovo Dossier statistico immigrazione 2019, che raccoglie dati sulla situazione dell’immigrazione in Italia.
  • 24 ottobre – Torna a Milano il Philantropy day della Fondazione Lang. L’obiettivo della giornata è quello di presentare e dare il via a una nuova filantropia per produrre un vero cambiamento sociale, per avere un futuro sostenibile. 
  • 24-25 ottobre – Mobydixit, la conferenza nazionale sul mobility management e la mobilità sostenibile, si terrà quest'anno a Livorno, ed è organizzata da Euromobility e Provincia di Livorno, in collaborazione con il Comune di Livorno e i progetti Modì e Nectemus. L'incontro sarà articolato in due giornate di lavoro, nel pomeriggio del 25 ottobre è previsto un workshop del progetto Sumps-up.
     
  • 25 ottobre – A Roma lo studio Safegreen in collaborazione con Coreine e Wolters Kluwer Italia, con il patrocinio di Unindustria e Ordine dei geologi del Lazio, organizza il convegno dal titolo “Riqualificare le cave dismesse: esperienze in Italia e nel Lazio”. Per iscriversi: inviare nome, cognome ed ente di appartenenza a info@safegreen.it.
giovedì 17 ottobre 2019
#ASviS_In_Evidenza #ASviS_News_Alleanza

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale