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Economisti e società civile alla Bce: “disinvestire dai titoli dannosi all'ambiente”

“La Banca centrale europea deve impegnarsi in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico”. È quanto 165 firmatari, tra cui Enrico Giovannini, hanno chiesto in una lettera alla neo presidente della Bce, Christine Lagarde. 29/11/19

“Riteniamo che l’istituzione finanziaria più potente d’Europa non possa più rimanere passiva di fronte alla crescente emergenza climatica a cui stiamo assistendo”. È questo l’incipit della lettera che 164 firmatari, tra organizzazioni non governative, associazioni, sindacati ed economisti, tra cui il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, hanno mandato a Christine Lagarde, neo presidente della Banca centrale europea.

Non è più possibile aspettare per studiare quali siano i rischi finanziari a lungo termine: “le banche centrali devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per prevenire proattivamente questi rischi”. La Bce, senza ulteriori ritardi, deve quindi impegnarsi subito a “eliminare gradualmente attività ad alta intensità di carbonio dai suoi portafogli, a partire dal disinvestimento immediato da attività relative al carbone”.

Ricordando la promessa fatta da Lagarde di assicurarsi che la Bce mettesse la "protezione dell'ambiente al centro della sua missione”, i firmatari ritengono infatti “particolarmente scioccante” che la Bce “stia ancora acquistando asset su larga scala da aziende coinvolte in industrie ad alta intensità di carbonio e legate ai combustibili fossili”. Se la Bce è veramente preoccupata per i rischi legati al clima, dovrebbe quindi riconoscere che la sua attuale politica monetaria rappresenta una parte del problema.

Senza un massiccio spostamento di flussi finanziari verso una transizione a basse emissioni di carbonio e socialmente equa, "i rischi fisici legati ai cambiamenti climatici potrebbero comportare perdite fino a 24mila miliardi di dollari del valore degli asset finanziari globali". Infatti, il cambiamento climatico non solo mette in pericolo i processi di sostentamento della vita, ma rappresenta anche una seria minaccia per la stabilità finanziaria e i posti di lavoro.

Per sostenere l’impegno di Lagarde, i firmatari si dicono consapevoli che in questa battaglia dovrà affrontare le “inevitabili resistenze ideologiche da parte di coloro che pensano che le banche centrali dovrebbero lasciare le politiche climatiche ad altri e rimanere ‘neutrali sul mercato’”. Ma dall’altra parte, si legge nella lettera, la neo presidente troverà anche “un forte sostegno politico”, considerato che la lotta contro il cambiamento climatico è uno dei principali obiettivi politici dell'Ue, nonché il supporto della società civile.

Leggi la lettera

 

di Flavia Belladonna

venerdì 29 novembre 2019

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