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Non si arriverà entro il 2020 a proteggere il 10% delle aree del Mar Mediterraneo

I 21 Paesi del Mediterraneo hanno fallito nella tutela del loro mare: solo l’1,27% è gestito in maniera efficace e appena lo 0,03% è integralmente protetto. L’Italia implementi realmente i piani gestione che presenta, dice il Wwf. 10/12/19

In vista del 2020, il Wwf ha effettuato un’analisi comparativa delle azioni intraprese dai Paesi del Mediterraneo (Ue e non Ue) per l’attuazione di forti politiche di conservazione e la creazione di una rete efficace e ben gestita di aree marine a vario titolo protette, con un focus particolare sull’Italia.

I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo non hanno raggiunto l'impegno assunto dieci anni fa con l’Obiettivo Aichi n.11 nell’ambito della Convenzione internazionale sulla Diversità Biologica che sancisce che “entro il 2020 almeno il 17% delle terre e delle acque interne, e il 10% delle aree marine e costiere, in special modo le aree di particolare importanza per la biodiversità e per i servizi ecosistemici, sono conservate attraverso un sistema gestito in maniera equa, ecologicamente rappresentativo e ben collegato di aree protette e altre misure efficaci basate sul territorio e integrate nel più ampio paesaggio terrestre e marino”. Il fallimento di questo obiettivo è stato registrato nel report del Wwf “Verso il 2020: fact check sulla tutela del Mediterraneo”, pubblicato alla vigilia della Conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona (Cop 21, 2-5 dicembre, Napoli).

Secondo quanto scritto nel documento, nonostante risulti, solo sulla carta, che il Mar Mediterraneo sia complessivamente tutelato per il 9,68%, le aree marine a vario titolo protette (per norme internazionali e nazionali) che hanno propri piani di gestione sono solo il 2,48% e quelle che implementano i propri piani assicurando una gestione effettiva ed efficace sono l’1,27%. Solo lo 0,03% del Mar Mediterraneo beneficia della massima tutela.

Per quanto riguarda l’Italia, pur avendo indicato una percentuale del 19,12% delle proprie acque territoriali (0-12 miglia marine) come aree marine a vario titolo protette e presentando piani di gestione nel 18,04% che tutelano teoricamente i mari, in realtà è ancora molto indietro nella creazione di aree a protezione integrale, che ammontano solo allo 0,1% delle acque territoriali italiane. Solo l'1,67% delle acque territoriali italiane, inoltre, è coperto da aree marine a vario titolo protette con un piano di gestione implementato.

Per la redazione del documento sono state considerate le seguenti aree marine a vario titolo protette: aree marine protette designate a livello nazionale, siti Natura 2000, la parte marina dei siti Ramsar (zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar), la parte marina delle riserve della biosfera dell'Unescp e le Aree specialmente protette di interesse mediterraneo (Aspim). Non sono state incluse le zone di restrizione della pesca (Fra) e le Aree marine particolarmente sensibili (Pssa). Il Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo è stato incluso nel calcolo delle aree protette a livello mediterraneo, ma non compare nel calcolo a livello italiano.

Il Wwf, nel rapporto, identifica 12 raccomandazioni per proteggere la biodiversità del Mar Mediterraneo.

 

a cura di Giulia D'Agata

martedì 10 dicembre 2019
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