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La povertà educativa dei bambini si manifesta già prima della scuola dell’obbligo

Nell’Unione europea il 25% dei bambini è a rischio di povertà o esclusione sociale, i più colpiti sono quelli che vivono in famiglie con genitori che non lavorano o sono poco istruiti, secondo Save the children. 10/12/2019

In Italia la povertà educativa priva milioni di bambini e adolescenti delle opportunità di crescita e formazione poiché agisce sulla capacità di ciascun ragazzo di scoprirsi e coltivare le proprie inclinazioni e il proprio talento. È quanto emerge dal rapporto di Save the children “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita”, dedicato alla povertà educativa che colpisce i bambini più piccoli.

Nell’Unione europea sono circa 24 milioni i bambini a rischio di povertà o esclusione sociale (il 25% del totale), particolarmente colpiti quelli che vivono in famiglie con genitori che non lavorano o lavorano saltuariamente e che non hanno un titolo di istruzione superiore. Il Rapporto analizza, attraverso un’indagine pilota, le disuguaglianze nell’acquisizione delle capacità e competenze educative sin dalla prima infanzia, evidenziando anche i fattori che le determinano dal punto di vista delle condizioni socio-demografiche, culturali e dei servizi per l’infanzia frequentati.

L’indagine, svolta in collaborazione con il Centro per la salute del bambino e diffusa a settembre, si è servita dell’International development and early learning assessment (Idela) per misurare i progressi dei bambini di età compresa tra tre e sei anni, in quattro dimensioni di competenze e sviluppo: fisico, del linguaggio, matematico e socio-emozionale. Sono stati coinvolti 653 bambini, ed altrettante famiglie, provenienti dalle città di Brindisi, Macerata, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Reggio Emilia, Salerno, Roma e Trieste.

I risultati dell’indagine Idela confermano ciò che numerosi studi, a livello internazionale, hanno rilevato, ovvero che le disuguaglianze si sviluppano già nei primissimi anni di vita. Tra i bambini che hanno partecipato all’indagine, quelli che provengono da contesti familiari caratterizzati da uno svantaggio socio-economico hanno maggiori difficoltà a rispondere in modo appropriato alle domande dell’indagine, in ciascuno degli ambiti inerenti allo sviluppo del bambino.

Particolarmente significativo è l’effetto del titolo di studio dei genitori (soprattutto della madre): a circa quattro anni, i bambini con genitori con licenza elementare o media o nessun titolo di studio conoscono la metà delle lettere e dei numeri dei loro coetanei con genitori con titolo di studio superiore o universitario.

Come riconosciuto dalle neuroscienze, le basi neurobiologiche delle competenze sia cognitive che non cognitive risentono in modo particolarmente forte delle opportunità offerte dall’ambiente in cui il bambino cresce in questo primo periodo della vita. Tra queste opportunità assumono un peso particolare sia la qualità delle relazioni e interazioni tra bambini e i loro genitori e caregiver, sia la frequenza di strutture educative di qualità.

Particolarmente importante è la durata della frequenza al nido dell’infanzia: maggiore è il numero di mesi frequentati, più sono appropriati i risultati dell’indagine.

Un altro dato che emerge con chiarezza è l’effetto protettivo della lettura: i bambini a cui viene letto in famiglia hanno percentuali di risposte soddisfacenti superiori, anche escludendo l’effetto del livello di istruzione e dello stato occupazionale dei genitori.

In definitiva è emerso quanto sia importante investire nei servizi socio-educativi per la prima infanzia di qualità al fine di ridurre le disuguaglianze educative e di sviluppo. Quest’obiettivo va perseguito aumentando la disponibilità di posti, riducendo i costi a carico delle famiglie, adottando criteri d’accesso che ne consentano la fruizione anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate.

A partire dai risultati della ricerca svolta, e considerando anche le evidenze emerse da altre ricerche, Save the Children raccomanda al ministero dell’Istruzione e dell’università e della ricerca e alle istituzioni competenti a livello nazionale e territoriale di:

  • garantire che i servizi educativi per la prima infanzia siano un diritto accessibile per tutti i bambini;
  • rafforzare la rete dei nidi d’infanzia garantendo un consistente investimento economico, strutturale e formativo, che assicuri l’estensione dell’offerta dei servizi all’intero territorio nazionale;
  • garantire l’armonizzazione degli investimenti nelle politiche per la prima infanzia e nei servizi di educazione e istruzione con le misure più ampie di welfare, lotta alla povertà e le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa;
  • implementare un’agenda italiana per il contrasto della povertà educativa che preveda risorse ed azioni coordinate per eliminare la povertà minorile sin dalla prima infanzia.

 

Scarica il Rapporto

 

di Elita Viola

martedì 10 dicembre 2019
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