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Oceani: il 2019 è l’anno più caldo mai registrato

Un nuovo studio mostra le conseguenze del riscaldamento globale sulle distese marine. Gli oceani hanno immagazzinato circa il 90% del calore in eccesso negli ultimi decenni. Danni ingenti per la biodiversità e per l’essere umano. 23/1/20

“Nel 2019 gli oceani hanno raggiunto temperature record, mai toccate prima nella storia dell’uomo”. La ricerca Record-setting ocean warmth continued in 2019, pubblicata sulla rivista Advances in atmospheric sciences, mostra l’impatto del riscaldamento globale sugli oceani, registrando gli effetti disastrosi che ha avuto per l’ecosistema negli ultimi anni. “La temperatura marina è aumentata di 0,075°C (gradi centigradi) rispetto alla media del 1981-2010, e rischia di aumentare sempre di più”.

Una delle caratteristiche peculiari degli oceani è quella di essere il miglior termometro del nostro Pianeta: infatti, oltre il 90% del calore in eccesso viene immagazzinato in queste distese marine, provocando notevoli innalzamenti della temperatura. “Gli oceani sono il principale deposito dello squilibrio energetico della Terra” affermano i ricercatori, “misurare il contenuto di calore presente in essi (Ohc) è uno dei modi migliori per quantificare il tasso di riscaldamento globale”. A seguito dei rapporti pubblicati negli anni precedenti, questo studio presenta nuovi dati Ohc per l'anno 2019. “Il riscaldamento oceanico misurato è innegabile, ed è un'ulteriore prova del cambiamento climatico. Non ci sono spiegazioni ragionevoli, se non le emissioni di gas serra, per comprendere questo aumento delle temperature”, ha detto Lijing Cheng, autore principale del documento e professore associato presso il Centro internazionale per le scienze climatiche e ambientali dell'Accademia cinese delle scienze. Inoltre, valutando i dati con nuovi metodi di analisi per confrontarli con le tendenze del calore che risalgono agli anni ’50, gli studiosi hanno scoperto che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati.

Gli scienziati hanno inoltre fatto notare che, per arrivare a questa temperatura, gli oceani hanno assorbito, negli ultimi 25 anni, 228 zettajoule. “Sono davvero molti”, ha affermato Cheng. “La quantità di calore che abbiamo immesso negli oceani del mondo nel periodo analizzato è pari a 3,6 miliardi di esplosioni di bombe atomiche di Hiroshima”.

Per condurre questa ricerca, gli studiosi hanno valutato i dati provenienti da tutte le fonti disponibili, inclusi 3800 galleggianti Argo disseminati tra mari e oceani del mondo. Questi galleggianti fanno parte della rete internazionale di osservazione marina Argo, finanziata dall’Unione Europea, che si occupa di analizzare i dati provenienti da galleggianti robotici inseriti nelle zone prive di ghiaccio dei fondali oceanici di tutto il Pianeta. I galleggianti, collocati a circa 300 chilometri di distanza l'uno dall'altro, raccolgono sistematicamente informazioni su temperatura e salinità a una profondità di duemila metri, migliorando le previsioni climatiche e fornendo informazioni aggiornate sull'interazione tra oceano e atmosfera.

Accanto alle tendenze a lungo termine, sono state registrate in questi ultimi anni improvvise esplosioni di calore, come l’ondata di caldo che dal 2013 al 2015 ha invaso il Nord del Pacifico, soprannominata dai ricercatori “la macchia”, che ha causato effetti disastrosi per la biodiversità marina. “Sono scomparse quantità ingenti di fitoplancton e zooplancton, per non parlare dei pesci (100 milioni di merluzzi) o delle balene”, ha affermato Kevin Trenberth, coautore e scienziato senior presso il Centro nazionale per la ricerca atmosferica negli Stati Uniti. “Queste manifestazioni del riscaldamento globale hanno conseguenze significative per tutti”.

I ricercatori hanno inoltre avvertito che gli accumuli di calore negli oceani influiscono in modo significativo anche sulle tempeste che colpiscono i centri abitati, come l’ondata di caldo nel Golfo del Messico, che ha contribuito a generare l'uragano Harvey nel 2017 e l’uragano Florence nel 2018, provocando numerose vittime.

“È fondamentale comprendere quanto velocemente stiano cambiando le cose”, ha infine dichiarato John Abraham, coautore e professore di ingegneria meccanica all'Università St. Thomas negli Stati Uniti. “Il riscaldamento globale è reale e sta peggiorando. E questa è solo la punta dell'iceberg per quello che verrà. Fortunatamente, possiamo fare qualcosa al riguardo: possiamo usare l'energia più saggiamente e diversificare le nostre fonti energetiche. Abbiamo il potere di ridurre questo problema”.

 

di Flavio Natale

giovedì 23 gennaio 2020
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