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Convenzione sulla diversità biologica: ecco i prossimi passi per il post 2020

Obiettivo: vivere in armonia con la natura nel 2050. Le proposte del documento “Zero draft”: proteggere il 30% degli ecosistemi entro il 2030, limitare la diffusione delle specie aliene invasive e contrastare l’inquinamento da plastica. 27/1/20

Bisogna “trasformare le nostre relazioni con la biodiversità garantendo entro il 2050 la realizzazione di una visione condivisa basata sul vivere in armonia con la natura”. Per farlo, entro il 2030 occorre mettere quasi un terzo del Pianeta sotto protezione, frenare la diffusione delle specie aliene invasive e degli inquinanti che minacciano sempre di più gli ecosistemi e i servizi associati, necessari al benessere umano.

Sono queste alcune delle raccomandazioni fornite nel documento “Zero draft of the post-2020 global biodiversity framework” predisposto dal Working group 2020 (Wg2020), organo della Convenzione sulla diversità ecologica che si riunirà la prossima volta dal 24 al 29 febbraio a Kunming, in Cina (città che sarà la sede della prossima Cop 15 fissata per ottobre 2020). Facendo riferimento allo “Zero draft”, il Wg2020 ha sottolineato l’importanza di creare “un quadro condiviso, capace di porre le basi per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso e realistico”.

Il Pianeta è già alle prese con una “sesta estinzione di massa” indotta dall’attività antropica e secondo la Convenzione un milione di specie (di quelle conosciute) rischia di scomparire durante questo secolo, mentre in tantissime saranno costrette ad adattarsi per sopravvivere a un mondo che vedrà la popolazione umana passare dai 7,5 miliardi di individui, ai 10 miliardi entro il 2050. Fattore che, senza una decisa virata sulle politiche di sostenibilità, eserciterà una pressione senza precedenti sulle risorse ambientali e sui servizi ecosistemici che tutelano il nostro benessere, già fortemente colpiti: basti pensare che i tre quarti del Pianeta mostrano i segni dell’impatto dell’uomo, che ne ha modificato le capacità biofisiche.

Questa “bozza zero”, annunciata il 13 gennaio, intende dunque dare inizio allo sviluppo di una serie di proposte e di obiettivi quantificati che devono diventare elemento cardine per le strategie pianificate dalle prossime Convenzioni, dove si discuterà del post 2020. Uno degli obiettivi irrinunciabili riguarda il target 2° centigradi (2°C). Mutuato dalla Conferenza sul cambiamento climatico, a dimostrazione delle strette connessioni presenti tra riscaldamento globale e perdita di biodiversità, l’obiettivo dell’Accordo di Parigi mira a limitare l’aumento medio della temperatura terrestre di 2°C rispetto ai livelli preindustriali del 1880.

“È un anno fondamentale per affrontare la crisi che sta investendo la natura e il clima. Sono due facce della stessa medaglia e dobbiamo affrontare entrambe le crisi in modo aggressivo, in tutti i settori e con un senso di scopo", ha affermato in merito alla bozza Carlos Manuel Rodríguez, ministro del Costa Rica per l'energia e l'ambiente.

E il senso di scopo è proprio quello che cerca di portare il documento. Per esempio, propone che entro il 2030 il 30% degli ecosistemi (terrestri, marini e di acqua dolce) sia protetto, alzando l’asticella per quelle aree ricche di biodiversità: “la bozza prevede la salvaguardia del 60% di queste aree inserendole nel quadro delle zone protette o di altri meccanismi di gestione”. La lotta alle specie aliene invasive (secondo l’Ispra solo all’Europa costano 12 miliardi di euro l’anno) rimane poi una priorità per i prossimi anni: si deve cercare di dimezzare il tasso delle specie non endemiche introdotte negli ecosistemi, intervenendo con più decisione nelle aree prioritarie. Inoltre, va tenuta sotto controllo la raccolta delle specie selvatiche, ed è presente all’interno del documento una proposta tesa a tagliare della metà l’inquinamento da fonti organiche e da plastiche.

La Convenzione sulla diversità biologica è entrata in vigore nel 1993. Obiettivo è fornire i principi guida per definire le strategie nazionali capaci di arrestare la perdita di biodiversità, proteggendo così ecosistemi e servizi ecosistemici. I Paesi firmatari della Convenzione stanno ora ragionando su come offrire al mondo intero una strategia che dal 2020 al 2050 punti a farci “vivere in armonia con la natura”. La speranza è che in futuro i risultati degli impegni presi possano essere migliori: il Piano strategico che il mondo si era dato per la biodiversità 2011-2020 prevedeva il raggiungimento dei “Target di Aichi”, di questi più dei due terzi non verranno raggiunti entro la fine di quest’anno e, tra l’altro, proprio nel decennio dedicato dall’Onu alla protezione della biodiversità (il prossimo dal 2021 sarà per il ripristino degli ecosistemi).

 

di Ivan Manzo

lunedì 27 gennaio 2020
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