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G20: 2,7 miliardi di dollari in combustibili fossili dalle agenzie di credito all’esportazione

Uno studio fa luce sul ruolo delle Eca. Il 75% dei fondi destinati a petrolio, gas e carbone. Poca attenzione alle rinnovabili. Giappone e Cina le nazioni meno virtuose. 4/2/20

Un network di istituti finanziari sostenuti dai governi, chiamati Agenzie di credito all’esportazione (Eca), distribuisce 31,6 miliardi di dollari all’anno all’industria petrolifera, del gas e del carbone. È quanto rivela un Rapporto del think thank Oil Change International e di Friends of the Earth, reso noto il 30 gennaio, che evidenzia anche un altro aspetto: ai sensi dell’accordo di Parigi, le emissioni di questi progetti non contano come parte dell’impronta di carbonio delle nazioni.

Le Eca dei Paesi del G20 forniscono ai combustibili fossili cifre quasi dodici volte maggiori rispetto a quelle destinate alle energie rinnovabili, pari a 2,7 miliardi di dollari. In totale, dal 2016 al 2018, periodo coperto dal Rapporto, le Eca hanno investito 24,5 miliardi per il petrolio e il gas e 7,1 miliardi di dollari l’anno per il carbone. Si tratta del 75% del finanziamento complessivo da loro destinato all’energia durante quel periodo. Ciò significa che le agenzie di credito all'esportazione dei Paesi del G20 hanno aumentato, anziché diminuire, la percentuale del finanziamento ai combustibili fossili da quando è stato raggiunto l'accordo di Parigi. Questo incremento arriva nonostante le restrizioni internazionali al finanziamento del carbone.

Quattro Paesi - Giappone, Cina, Corea del Sud e Canada - forniscono il 79% del finanziamento complessivo sui combustibili fossili. Giappone e Cina sono i principali “trasgressori”, avendo fornito rispettivamente 7,8 e 7,7 miliardi di dollari, seguiti da Corea e Canada con 5,3 e 4,3 miliardi di dollari. Le agenzie di credito all’esportazione di Giappone e Corea continuano ad approvare progetti sul carbone per miliardi di dollari. Situazione analoga nel Regno Unito, dove le Eca in teoria non dovrebbero finanziare progetti legati all’uso del carbone dal 2002, ma i dati raccolti da Oil Change International mostrano come stiano continuando ad investire milioni su petrolio e gas.

Secondo gli autori della ricerca, le agenzie di credito all’esportazione dovrebbero smettere di sostenere progetti legati all’uso di petrolio, gas e carbone, assumendo formali impegni nazionali e internazionali. Il gas, in particolare il gas naturale liquefatto (Lng), può essere dannoso per il clima quanto il carbone. Se le Nazioni unite hanno stabilito che le emissioni di carbonio devono diminuire del 7,6% l’anno entro il 2030, osserva Oil Change International, non c’è spazio per una ulteriore espansione di gas, petrolio e carbone nel nostro bilancio globale. L’Ocse, inoltre, dovrebbe richiedere alle Eca maggiore trasparenza sulle emissioni e sull’impatto dei progetti sostenuti.

 

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di Andrea De Tommasi

martedì 04 febbraio 2020
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