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QUESTA SETTIMANA: Il mondo saprà affrontare anche il climate-virus?

La risposta globale al rischio di pandemia che arriva dalla Cina non ha precedenti. Più difficile ottenere questa mobilitazione contro la crisi climatica, nonostante gli appelli sempre più stringenti. Il ruolo dell’Europa. 7/2/20

di Donato Speroni 

La lotta al coronavirus ha mobilitato il mondo. Isolamento di intere città, blocco dei viaggi aerei, diffusione degli scanner e dei test, immediata ricerca di un vaccino: sotto la guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e con forti risposte anche da parte degli stati nazionali, il rischio della pandemia è balzata al centro delle cronache e l’umanità sta dimostrando di saperla affrontare, anche accettando costi economici ingentissimi. Non si è mai vista in precedenza una risposta globale a questo livello.

Perché lo stesso non avviene per la crisi climatica? La risposta è facile: il pericolo non viene percepito con altrettanta urgenza. Eppure gli allarmi si moltiplicano. La settimana scorsa abbiamo riferito delle gravi incognite legate allo scioglimento dei ghiacci artici. Ora un segnale molto grave ci viene da Bloomberg green:

Abbiamo dozzine di modelli sul clima che per decenni hanno indicato concordemente quanto tempo ci vorrà per riscaldare il pianeta di circa 3° centigradi. Si tratta di un esito che sarebbe disastroso, con città inondate, crollo delle produzioni agricole, temperature mortali, ma c’era un costante consenso sui tempi di queste complicate simulazioni.

L’anno scorso, invece, senza che lo si percepisse immediatamente, in alcuni dei modelli ha cominciato a fare molto caldo. Gli scienziati che gestiscono questi sistemi partivano dalle stesse premesse sulle emissioni di gas serra usate in precedenza, ma ottenevano risposte molto peggiori, alcune addirittura oltre 5° centigradi: uno scenario da incubo.

Gli scienziati hanno cominciato a confrontarsi sulle ragioni e sull’attendibilità di questo peggioramento. Ci vorranno mesi per mettere insieme delle risposte e ancora non c’è accordo sull’interpretazione dei risultati più scottanti. C’è da preoccuparsi perché questi stessi modelli hanno interpretato con successo le proiezioni sul global warming per almeno mezzo secolo; i loro risultati continuano a fare da sfondo a tutte le più importanti analisi sugli obiettivi climatici, compreso il sesto rapporto enciclopedico dell’Ipcc, che verrà reso pubblico il prossimo anno. Se lo stesso ammontare di inquinamento climatico creerà un riscaldamento più rapido di quanto non si pensava in passato, l’umanità avrà meno tempo per evitare gli effetti peggiori.

Un altro appello drammatico ci arriva dall’australiano Breakthrough – National centre for climate restoration: i ricercatori di questo centro prevedono che se non si interverrà sui fattori che determinano l’emergenza climatica, la nostra civiltà arriverà presto alla fine.

Entro il 2050 i sistemi umani potrebbero raggiungere un punto di non ritorno in cui la prospettiva di una Terra in larga misura inospitale può provocare il collasso delle nazioni e dell’ordine internazionale. Pertanto, s’impone una mobilitazione di emergenza del lavoro e delle risorse, estesa a tutta la società e paragonabile all’impegno che si ebbe nel corso della Seconda guerra mondiale. Una parte di questa soluzione dovrebbe essere un programma tipo piano Marshall per accelerare la fornitura di energia da fonti a zero emissioni e l’elettrificazione al fine di mettere a punto una strategia industriale zero carbon.

Cassandre, profeti di sventura, come dice il presidente americano Donald Trump? Purtroppo, come ha scritto anche Bloomberg Green, i modelli funzionano bene. Lo conferma un articolo di Nature:

Già i primi modelli pubblicati tra il 1970 e il 2007 hanno previsto con accuratezza il riscaldamento globale che si è verificato negli anni successivi.

Ma è davvero possibile una mobilitazione globale per accelerare la riconversione energetica e le altre misure necessarie a evitare il collasso della civiltà, come invocano i ricercatori australiani?  Una risposta collettiva non può che partire dai Paesi più ricchi, che dovrebbero cambiare i loro modelli di consumo e aiutare a crescere in modo sostenibile i Paesi che ancora devono portar fuori dalla povertà centinaia di milioni di persone: impegni gravosi, che una politica completamente schiacciata sull’attualità non è in grado di assumere. Come abbiamo scritto più volte, i segnali più positivi di risposta provengono dalla nuova Commissione europea e dal suo European green deal, che stiamo esaminando in tutte le sue implicazioni nella trasmissione di Radio radicaleAlta sostenibilità”, a cura dell’ASviS. Mercoledì la Commissione ha pubblicato la nuova “Economic governance review”, un riesame dell'efficacia del quadro di sorveglianza economica,  aprendo un dibattito pubblico sul suo futuro, a opera dei commissari Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni. Quest’ultimo ha dichiarato:

Le politiche economiche in Europa devono affrontare le sfide odierne, che sono palesemente diverse da quelle di un decennio fa. La stabilità resta un obiettivo essenziale, ma vi è l'altrettanto urgente necessità di sostenere la crescita e in particolare di mobilitare gli enormi investimenti che servono per affrontare i cambiamenti climatici.

Uno dei temi al centro del dibattito è proprio la possibilità di far uscire gli investimenti ambientali dai vincoli di bilancio dettati dal trattato di Maastricht. Nel documento infatti si afferma:

Dobbiamo chiederci fino a che punto l’attuale cornice fiscale è in grado di supportare le riforme e gli investimenti, compresi quelli in capitale umano, necessari per la transizione a un’economia climate neutral, efficiente nell’uso delle risorse e competitiva, adeguata all’età digitale, in modo tale da non lasciare indietro nessuno. Ciò porta a una ridefinizione della validità delle attuali clausole di flessibilità in termini di finalità e di applicabilità al fine di facilitare la giusta tipologia e un adeguato livello di investimenti, pur preservando la sostenibilità del debito. Inoltre dovremmo riflettere sul ruolo della cornice fiscale per rendere più verdi i bilanci nazionali.

Dombrovskis e Gentiloni riconoscono anche che è necessario fare un grande sforzo di semplificazione e di comunicazione, perché le regole europee sono diventate complicate e incomprensibili, facendo di Bruxelles il bersaglio di continue critiche, spesso immotivate. Annotiamo che un esempio lo abbiamo avuto in questi giorni, con l’attacco alla Commissione per non aver agito sul coronavirus, quando in realtà le politiche sanitarie sono tutte di competenza nazionale.

In realtà le istituzioni europee hanno poteri limitati: fino a quando non verranno rafforzate, il nostro continente magari si dimostrerà più avanti degli altri sulla strada della sostenibilità, ma comunque non si muoverà con velocità sufficiente. In un articolo sulla Repubblica l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta ha invitato a cogliere l’occasione della Brexit per accelerare su tutti quei fattori d’integrazione (fisco, istruzione e problemi sociali) sui quali la Gran Bretagna aveva finora esercitato i suoi veti, puntando a trasformare i commissari europei in veri e propri ministri. Ma siamo ancora lontani da questo risultato; l’Europa non è ancora sul sentiero della sostenibilità, come dimostra il rapporto “The European Union and the Sustainable Development Goals”  che l’ASviS presenta oggi alla Farnesina, alla presenza delle rappresentanze diplomatiche in Italia. Il rapporto offre la prima analisi comparata di tutti i Paesi europei per ciascun Obiettivo di sviluppo sostenibile.

Può la società civile stimolare la politica ad accelerare il cambiamento? Un’idea della complessità di questa svolta ci viene da un articolo dell’economista Pia Saraceno per il sito InPiù:

Nelle raccomandazioni del Fmi a conclusione della missione in Italia spunta la necessità dell'introduzione di una tassa ambientale di 70Euro/ton di CO2 emessa. Una raccomandazione che nasce al di fuori del contesto del Green deal europeo, ma ne mette implicitamente in discussione gli strumenti. Nell'ottobre scorso la pubblicazione in un articolo del principale esperto ambientale del Fmi aveva sostenuto la superiorità della carbon tax rispetto al sistema Ets adottato in Europa. (...) Per far fronte agli evidenti problemi di equità e alla necessità di innalzare gli obiettivi rispetto a quelli dichiarati, il Fmi avanzava la proposta di un prezzo della CO2 di 75Euro/ton a livello globale e di utilizzare le entrate in ciascun paese per politiche compensative per gestire la transizione: per le persone e i settori maggiormente colpiti, per ridurre il deficit fiscale o pagare un eguale dividendo a tutta la popolazione. Queste proposte, fortemente criticate al momento della pubblicazione del rapporto ambientale, soprattutto per l'iniquità nei confronti dei paesi in via di sviluppo (e in generale per i paesi con consumi pro capite significativamente inferiori alla media), non hanno trovato accoglienza nei singoli paesi e a livello globale dove il coordinamento è diventato comunque difficile. Ora la proposta rispunta come raccomandazione al nostro paese. E' evidente la forte astrattezza del Fmi che sembra andare per parole d'ordine senza coordinarsi con i dati di realtà.

La conclusione di Saraceno, sulla possibilità di accoglimento di una carbon tax in Italia, è evidentemente pessimista. Una tassa su tutti i beni, correlata all’emissione di gas serra necessaria per produrli, è certamente una misura drastica, che inciderebbe sul livello dei prezzi, ma non sarebbe un costo insostenibile. Si calcola che le emissioni di CO2 nell’anno per ciascun italiano ammontino a circa cinque tonnellate, forse sei o sette se teniamo conto anche delle importazioni. L’aggravio, misurato a spanne, sarebbe dunque di circa 500 euro per persona all’anno nell’ipotesi avanzata dal Fmi. Non poco, ma neppure impossibile, se accompagnato da adeguate misure sociali che potrebbero avvalersi dei fondi raccolti con la tassa.

Ci possono essere anche altre soluzioni, ma senza interventi coraggiosi la crisi climatica non si può affrontare. Quello che manca è dunque un modello che non ci predica soltanto il collasso della nostra civiltà, ma che ci dica cosa dobbiamo effettivamente fare per salvarci: abbiamo una bussola nell’Agenda 2030, importante stimolo per tante buone pratiche che l’Alleanza cerca in ogni modo di valorizzare, ma ancora ci manca una mappa condivisa per condurre l’umanità alla salvezza. ________________

 

E INOLTRE…

a cura di Ivan Manzo e Flavio Natale

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

 

  • Sondaggio sugli SDGs: nel mondo meno della metà li conosce
    Il Goal 13 sul cambiamento climatico desta maggiore interesse. Secondo gli intervistati l’acquisto di beni e servizi attenti all’ambiente (52%) e la scelta di prodotti agricoli sostenibili (52%) sono le azioni da mettere in campo.

 

Notizie dall’Alleanza

 

I video della settimana

di Elis Viettone, montaggio e grafiche di Francesca Spinozzi

 

Altre segnalazioni

  • Sprechi alimentari ridotti del 25%, ma la strada della prevenzione è lunga. Si è svolta il 5 febbraio la Settima giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e degli Affari esteri e il contributo di Last minute market e “Spreco zero”. Il tema della giornata è stato “cibo e salute: prevenzione dello spreco alimentare, salute dell’uomo e dell’ambiente”, contro la prevenzione degli sprechi a livello domestico. 
  • Il Friuli Venezia Giulia ha messo a disposizione dei cittadini della regione un sito per partecipare all aprogettazione della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile e fare proposte concrete per raggiungere i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.
  • L’Italia è il 135esimo Stato a entrare a far parte dell’Ipbes, organismo intergovernativo di supporto alla Convenzione Onu sulla diversità biologica, per rafforzare il rapporto tra politica e scienza per una più approfondita conoscenza dei sevizi ecosistemici. 
  • La Fao e la Arbor day foundation hanno annunciato le prime città riconosciute nell'ambito del programma Tree cities of the world, iniziativa che intende creare città più resilienti tramite la diffusione di foreste urbane sostenibili, zone verdi all’interno delle città. Per l’Italia troviamo Mantova, Milano e Torino.
  • Conclusi i due giorni di confronto, organizzati da Sbilanciamoci e Fiom Piemonte a Torino da una idea di Giulio Marcon del Segretariato dell’ASviS e Giorgio Airaudo, sul tema della mobilità sostenibile, del futuro dell’automobile e del lavoro. Ambientalisti e metalmeccanici si sono seduti al tavolo e hanno discusso di crisi dell’automobile, piani per la decarbonizzazione, processi industriali, crisi occupazionale, automazione, trasporto pubblico e mobilità elettrica.
  • Nuovo rapporto del Global energy monitor “Gas at a crossroads”: l’Europa rischia di allontanarsi dall’obiettivo carbon neutral. Gli Stati del vecchio continente prevedono di investire 117 miliardi di euro, tra fondi pubblici e privati, in nuove infrastrutture di gas naturale nei prossimi anni, aumentando del 30% la capacità di importazione di gas in Europa. Regno Unito e Germania rappresentano da soli il 30% del conto europeo, pari a 35,9 miliardi di euro. Vengono seguiti da Grecia, Romania e Italia (11,6 miliardi di euro).
  • Bloomberg: le emissioni di carbonio dell’industria siderurgica indiana triplicheranno entro il 2050. La domanda di acciaio dell'India è più che quadruplicata, arrivando a circa 490 milioni di tonnellate, e tenderà ad aumentare secondo The energy and resources institute. Il settore siderurgico contribuirà per oltre un terzo alle emissioni totali di combustibili fossili della nazione (rispetto all’attuale 12%).
  • La 32esima riunione delle Nazioni unite sulle risorse idriche si è svolta a Roma il 28 e 29 per coordinare le azioni delle agenzie Onu e discutere iniziative congiunte, strategie e piani di lavoro per il Goal 6. L’obiettivo è stato il miglioramento della visibilità, coerenza e attuazione della politica in materia di acqua e servizi igienico-sanitari, per affrontare adeguatamente le sfide idriche e igieniche a livello nazionale e regionale.
  • Life thrives in wetlands – wetland biodiversity matters. La vita prospera nelle zone umide”. Questo lo slogan della campagna globale 2020 lanciata in occasione della Giornata mondiale delle zone umide (2 febbraio). A ricordare l’importanza di queste aree sono stati anche i dati che Legambiente ha raccolto nel Focus zone umide 2020. Secondo la lista stilata dalla Convezione di Ramsar, sono oltre 220 milioni gli ettari coperti dalle zone umide nel mondo, rifugio per volatili, piante, mammiferi, anfibi, pesci e invertebrati. Di questi, 82.331 ettari (circa 15mila con superficie agricola) si trovano in Italia.
  • Ocse: al via la consultazione pubblica sulla condotta responsabile d’impresa. A partire da ottobre 2019, l’Ocse ha iniziato a lavorare sulla necessità di integrare i temi della responsabilità d’impresa nei trattati per gli investimenti. Ha quindi istituito una tavola rotonda coinvolgendo tutti gli attori rilevanti: governi, imprese, sindacati, società civile, e prodotto un primo documento su cui ora è aperta una consultazione pubblica.
  • Sono aperte le candidature alla quinta edizione del premio giornalistico “Finanza per il sociale” promosso da Abi, Feduf e Fiaba, con il patrocinio del Cnog – Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, e rivolto a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti e allievi delle Scuole di giornalismo o Master riconosciuti, al disotto dei 35 anni. L’edizione di quest’anno è intitolata “Storie di inclusione: come l’educazione finanziaria, anche grazie alle innovazioni, supporta i cittadini nelle scelte economiche”.
  • Legambiente presenta Pendolaria 2019, il suo rapporto annuale sul trasporto ferroviario in Italia. Cresce la mobilità su ferro: 5,7 milioni di pendolari ogni giorno su metro e treni regionali. Boom dell’alta velocità. Ma è emergenza Sud: circolano meno treni che nel 2010. 
  • Giornata mondiale contro il cancro: l’Italia è ai primi posti in Europa nella cura del cancro, con la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi più alta rispetto agli altri Paesi dell’Ue. La ricerca italiana decisiva per questi risultati: un’eccellenza internazionale nell’ambito della ricerca oncologica. Dati Aiom evidenziano che negli ultimi dieci anni + 53% di pazienti vivi dopo la diagnosi.
  • La seconda tappa del Salone della csr e dell’innovazione sociale ha luogo presso Mind – Milano Innovation District. Durante gli incontri si parlerà del rapporto tra consumatori e aumento della produzione, e delle varie opportunità che le aziende italiane collegano al processo di trasformazione digitale che investe tutti i Paesi industrializzati. Secondo recenti rilevazioni Ipsos l'utilizzo delle nuove tecnologie può migliorare l'offerta di beni e servizi per più di un quarto delle imprese (27%) e può incrementare la produttività riducendo tempi e costi per quasi la metà (48%).
  • Il Guardian respinge la pubblicità di ditte di combustibili fossili. “Il Guardian non accetterà più la pubblicità delle compagnie petrolifere e del gas” afferma la testata britannica, “diventando la prima grande organizzazione mondiale di notizie a istituire un divieto assoluto di ricevere denaro da società che estraggono combustibili fossili”.
  • Si è conclusa con successo la terza edizione di Isola Ursa, il programma culturale promosso da Ursa Italia nel contesto di Klimahouse – la fiera dell’edilizia sostenibile e del risparmio energetico. Si tratta di un progetto volto a promuovere il concetto di sostenibilità ambientale in modo trasversale tra ogni disciplina e settore.
  • In occasione del World economic forum di Davos, Terra! e Cospe hanno lanciato “Processo al futuro”, rapporto di denuncia contro le strategie che compagnie fossili utilizzano per bloccare la transizione ecologica. “Le grandi imprese attaccano la legislazione ambientale tramite l’arbitrato internazionale (Isds, acronimo di Investor to state dispute settlement), un sistema di corti sovranazionali non trasparenti a disposizione del settore privato”.
  • Cambiamenti climatici: l’Italia tra i Paesi più a rischio. Il nostro Paese, secondo il nuovo rapporto di Lancet, è tra i primi in Europa e undicesimo nel mondo per mortalità da polveri sottili. “Ma è anche un laboratorio straordinario”, aggiungono gli studiosi, “grazie alla sua posizione geografica e all’estrema eterogeneità metereologica e climatica”.
  • Dopo la disoccupazione e l'esosità delle tasse, la tutela dell'ambiente è la terza preoccupazione degli italiani; tuttavia, soltanto poco più della metà acquista prodotti realizzati con materiali riciclati. Questo il quadro che emerge dal 32esimo rapporto dell’Eurispes. Il documento analizza temi di interesse nazionale come la fiducia nelle istituzioni, la condizione economica familiare, l’ambiente e molte altre.
  • Eurostat: nell’Ue cresce l’agricoltura biologica. Secondo un recente rapporto, l’agricoltura biologica ha coperto 13,4 milioni di ettari di terreni agricoli dell’Unione nel 2018 (7,5% della superficie agricola totale). Austria, Estonia e Svezia i Paesi con le quote più elevate di terra biologica.
  • Olanda, storica sentenza in materia di climate change. Con una decisione pionieristica, la Corte suprema olandese ha imposto al proprio Governo di ridurre le emissioni inquinanti del 25%, rispetto ai livelli del 1990, entro la fine dell’anno.
  • Greta Thunberg registra i Fridays come marchio, e annuncia una fondazione benefica. In un post, l'attivista svedese ha spiegato che il suo nome, così come l’espressione "Skolstrejk for klimatet" (sciopero per il clima, cartello che da sempre accompagna le proteste di Thunberg) vengono costantemente utilizzati da terzi per "scopi commerciali senza alcun consenso, con operazioni di marketing, di vendita di prodotti, con persone che raccolgono denaro in mio nome e in quello del movimento”.

 

Prossimi eventi

7 febbraio

  • A Parma ha luogo il convegno “La sostenibilità del Sistema sanitario nazionale: non solo economia” promosso dall’Università di Parma e Ri.for.ma, per evidenziare la necessità di cambiamenti organizzativi all’interno del Sistema sanitario nazionale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, e di miglioramento della qualità dei servizi e dell’innovazione.
  • Viene inaugurato, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'anno di Padova Capitale europea del volontariato 2020. Nel corso della mattinata viene ripercorsa la storia dell’impegno civile in Italia, ricordando testimoni significativi, da don Giovanni Nervo a Tom Benettollo, da Maria Eletta Martini a Luciano Tavazza.

8 - 13 febbraio

  • Organizzato e convocato da Un-Habitat a Abu Dhabi (Emirati arabi uniti), il World urban forum è diventato il principale incontro internazionale per lo scambio di opinioni ed esperienze sull'urbanizzazione sostenibile in tutte le sue ramificazioni. La natura inclusiva del Forum, unita alla partecipazione di alto livello, lo rende una conferenza unica delle Nazioni unite e il principale incontro internazionale sulle questioni urbane.

9 febbraio

  • Scadenza della call per l’iscrizione al Feltrinelli Camp, workshop internazionale della durata di due giorni (29 febbraio-1 marzo 2020) che, confrontando teoria e prassi, selezionerà le esperienze più significative nel campo della finanza alternativa e d’impatto, esplorando le opportunità di formazione e professionalizzazione e coinvolgendo fino a cento ricercatori, comunicatori, startupper e professionisti nel campo della sostenibilità da tutta Europa.

11 febbraio

  • L'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori (Adoc) organizza, con il supporto di Uil e del Festival dell'economia civile, l'incontro "Salvare il pianeta: chi può farlo", dove si discuterà del rapporto tra consumo e sviluppo sostenibile.
  • Si terrà a Roma l’11 e il 12 febbraio la 43esima sessione dell’"Ifad governing council", riunione annuale del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. L’incontro si concentrerà sul tema "Investire in sistemi alimentari sostenibili per porre fine alla fame entro il 2030”, e affronterà la questione degli strumenti maggiormente sostenibili, inclusivi, ed efficienti per migliorare i sistemi alimentari.
  • Torna l’appuntamento con il comitato scientifico Plef. L’ospite di questo evento sarà Open impact, start-up innovativa, spin-off dell’università Tor Vergata, che grazie alla propria piattaforma mira a trasformare l’approccio con cui disegnare, monitorare, misurare, valutare e comunicare l’impatto di organizzazioni, progetti, programmi e politiche.

12 febbraio

  • L'Agenzia internazionale dell'energia (Iea) organizza una conferenza sul tema “Costruzione di una grande coalizione in materia di energia e clima” come parte del focus sulle transizioni energetiche globali. L'evento ospiterà i protagonisti delle più recenti Conferenze sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite: Cop24 e Cop25, e della prossima Cop26.

13 febbraio

  • Si terrà a Roma il convegno organizzato dal Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori dal titolo "Un pianeta che cambia: verso la carta delle comunità resilienti" con numerosi interventi rivolti ai temi dei cambiamenti climatici nell’ambito specifico dell’evoluzione della città contemporanea in termini di resilienza e sostenibilità. All'evento partecipa anche Donato Speroni, responsabile della redazione dell'ASviS.
  • Il seminario “Rendicontazione non finanziaria” dell’Accademia della sostenibilità d’impresa, curato da Plefas e promosso da Plef, Adico, Api e Adss, si colloca nel programma di alta formazione gestionale lanciato nel 2019 su temi come strategia competitiva, diagnostica interna ed esterna all'impresa, economia circolare e supply chain sostenibile. Il seminario è suddiviso in due sessioni (13 e 20 febbraio). La prima parte permetterà di comprendere come mai la rendicontazione delle imprese deve sempre più considerare i fattori esg (environmental, social, governance); la seconda permetterà di esercitarsi sui casi di studio presentati.

15 febbraio

  • 24esimo convegno nazionale Fai (Fondo ambientale italiano). Il convegno tratterà di quella parte d’Italia considerata “terra di nessuno”, e andrà ad analizzare la condizione di quel 60% del territorio nazionale, dalle Alpi agli Appennini, isole comprese, sconosciuta, abbandonata, isolata.
venerdì 07 febbraio 2020
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