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Gennaio 2020 il più caldo mai registrato, clima a rischio +1,5°C già entro il 2024

Secondo l’ultimo bollettino del Met Office britannico nei prossimi anni saranno Europa, America, Africa, più le aree settentrionali, a soffrire maggiormente dell’aumento della temperatura. Nuovi record in arrivo. 12/2/20

Pur essendo appena iniziato, il 2020 ha già il suo primo record. Secondo i dati rilasciati a inizio febbraio dal programma Copernicus dell’Unione europea, il gennaio trascorso è stato il più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura di 0,03°C superiore a quella del 2016 (che fino a ora possedeva la testa di questa triste classifica). In Europa le temperature si sono alzate di circa 0,2°C rispetto al gennaio del 2007, con alcune aree che addirittura hanno toccato i 6°C in più, se confrontate alla media del periodo 1981-2010.

Sulla base di un continuo susseguirsi di record della temperatura (si ricorda che negli ultimi 10 anni sono presenti i sei anni più caldi di sempre e che cinque di questi sono stati registrati dal 2015 in poi), l’istituto di ricerca governativo Met Office della Gran Bretagna ha diramato un bollettino contenente una serie di proiezioni che, se confermate, potrebbero mettere in seria discussione la stabilità climatica terrestre, rendendo sempre più complicato il raggiungimento degli Obiettivi presenti sia nell’Accordo di Parigi sia nell’Agenda 2030.

Nelle sue previsioni decennali, anche conosciute come “previsioni a breve termine”, l’Istituto descrive un futuro tutt’altro che roseo: i modelli suggeriscono che il clima è destinato a riscaldarsi sempre di più, con impatti definiti “importanti” per Europa, America, Africa e per le alte latitudini settentrionali (ma anche quelle meridionali sono sensibili agli effetti del riscaldamento globale, basti pensare che qualche giorno fa la colonnina di mercurio dell’Antartide segnava i 18°C).

Per quanto riguarda il prossimo quinquennio, il periodo 2020-2024, la temperatura media globale dovrebbe oscillare tra 1,06°C e 1,62°C in più rispetto alla media del periodo pre industriale (1850-1900), con una probabilità di poco inferiore al 10% di superare temporaneamente 1,5°C: il limite che la comunità scientifica dell’Ipcc nello “special report” del 2018 consiglia di non superare, in modo da evitare i più gravi impatti su persone ed ecosistemi a opera del cambiamento climatico.

“Un superamento temporaneo della soglia 1,5°C non vuol dire che verrà violato l’Accordo di Parigi, le raccomandazioni dell’Ipcc sono infatti di restare in questo range per lungo periodo piuttosto che in un singolo anno – ha dichiarato Stephen Belcher, a capo del Met Office -. Certo è che le nostre previsioni che segnano una continua tendenza al riscaldamento ci dicono che la finestra di opportunità per centrare gli Obiettivi si sta via via restringendo”.

“Il Met office è specializzato in questi studi, è ormai chiaro che ci avviciniamo sempre di più a 1,5°C”, ha ribadito anche Adam Scaife, primo ricercatore responsabile delle previsioni a lungo termine del centro.

Da quando vengono rilevate le temperature il 2016 è stato quello con la media più alta, ma il Met Office ritiene, infine, che è probabile che nei prossimi cinque anni si verifichi un altro record. Un nuovo, ennesimo, “anno più caldo” è ormai alle porte.

 

di Ivan Manzo

Mercoledì 12 Febbraio 2020
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