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Barriere coralline: in 25 anni a rischio fino al 90%, addio entro il 2100

L’allarme arriva dall’Ocean sciences meeting di San Diego. Una ricerca mostra che l’ecosistema marino potrebbe sparire in meno di un secolo. Inutili finora gli interventi contro lo sbiancamento dei coralli. 24/2/20

I cambiamenti climatici potrebbero costare caro agli habitat marini. Una nuova ricerca presentata il 17 febbraio all’Ocean sciences meeting 2020 a San Diego, in California, ha rivelato che le barriere coralline in tutto il pianeta potrebbero scomparire entro il 2100, a causa dell’aumento delle temperature e dell’acidificazione degli oceani. Ma il rischio è ancora più imminente: secondo il team di scienziati, infatti, dal 70 al 90 per cento delle barriere coralline verrà eliminato già nei prossimi 25 anni (leggi la sintesi della ricerca).

Una biogeografa della University of Hawaii Manoa, Renee Setter, tra gli autori della ricerca, ha affermato che il quadro non è incoraggiante: “Cercare di ripulire le spiagge è qualcosa di estremamente importante, così come lo è combattere l’inquinamento, e dobbiamo continuare con questi sforzi. Tuttavia la lotta ai cambiamenti climatici è ciò di cui abbiamo realmente bisogno per proteggere i coralli ed evitare i fattori di stress composti”.

I risultati della ricerca evidenziano alcuni degli impatti devastanti che il riscaldamento globale avrà sulla vita marina. Le temperature degli oceani continuano a salire e il riscaldamento delle acque pone sotto stress i coralli, inducendoli a liberarsi delle alghe, organismi simbiotici che vivono al loro interno. I coralli, anche quelli più vivaci, tendono così a trasformarsi in un colore bianco opaco, in un processo definito come “sbiancamento”, che già si sta diffondendo oggi. In questa condizione, saranno maggiormente a rischio di morte.

Molti esperti stanno tentando di arginare questo fenomeno trapiantando coralli vivi cresciuti in laboratorio in alcune delle barriere danneggiate. Ma questi sforzi nella maggior parte dei casi sono destinati al fallimento. È stato riferito che i coralli trapiantati spesso hanno bassi tassi di sopravvivenza, dovuti a fattori antropogenici e ambientali e all’azione delle onde marine.

I pochi siti che potrebbero ancora costituire un habitat adatto nel 2100 includono piccole parti della bassa California e del Mar Rosso a est dell'Africa, ma questi luoghi sono comunque troppo vicini ai fiumi e dunque non ideali per i coralli.

L’edizione di quest’anno dell’Ocean sciences meeting, svoltosi dal 16 al 21 febbraio in California alla presenza di 5mila esperti di scienze oceaniche, è stato dedicato al tema “Per un pianeta resiliente”, per ribadire il concetto secondo cui gli scienziati, in collaborazione con governi e comunità, hanno il potere di influenzare il cambiamento nella promozione di oceani più sani e più resistenti, di un approvvigionamento alimentare più sicuro e sostenibile e di mitigare gli impatti del cambiamento climatico.

 

di Andrea De Tommasi

 

 

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