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Unicef: il 2020 non è ancora “una nuova era” per le ragazze del mondo

La violenza e le discriminazioni di genere, oltre alle lacune nell’istruzione, sono tra i fattori per cui le giovani donne rimangono più vulnerabili. Il bilancio a 25 anni dalla piattaforma di Pechino. 9/3/20

“Quasi 64 milioni di ragazze sono nate nel 1995, anno in cui sono state adottate la piattaforma e la dichiarazione di azione di Pechino, iniziando la loro vita mentre la comunità globale si impegnava a migliorare i loro diritti”. Comincia così il nuovo rapporto dell’Unicef “A new era for girls: taking stock of 25 years of progress”, realizzato insieme a Plan international e a Un Women, e che indaga sulle condizioni di vita delle ragazze nel mondo. Le ragazze nate oggi dovrebbero vivere otto anni in più, eppure siamo ancora lontani dalla visione di uguaglianza di genere presentata nel 1995. Le condizioni di vita sono migliorate rispetto a 25 anni fa, ma “i progressi sono diseguali tra Paesi e regioni”. Per questo è “necessario concentrarsi sulle realtà che le ragazze affrontano oggi”, quali ad esempio la violenza di genere, la salute, le mutilazioni genitali, il matrimonio infantile, le discriminazioni sociali, che ne mettono a rischio il potenziale e la stessa sopravvivenza.

Qualche progresso si registra nell’ambito dell’istruzione, visto che sono diminuite nel mondo le ragazze che non frequentano la scuola. Quasi due su tre sono iscritte alla scuola secondaria, rispetto alla media di una ragazza su due nel 1998. L’alfabetizzazione è aumentata tra i giovani negli ultimi 25 anni, ma rimane un divario di genere a spese delle ragazze. Le adolescenti e le giovani donne di età compresa tra 15 e 24 anni rappresentano oggi il 56% della popolazione analfabeta (nel 1995 era il 65%). Ci troviamo di fronte, scrivono gli autori, a una crisi di apprendimento a livello globale, dove molti non ricevono un’istruzione di qualità oppure non sviluppano le abilità critiche o le capacità digitali per competere nel mercato del lavoro attuale. In effetti, osservano, in tutto il mondo quasi una ragazza su quattro di età compresa tra 15 e 19 anni non è occupata in istruzione né in formazione rispetto alla proporzione di un ragazzo su dieci della stessa età. Ciò suggerisce che, anche durante l’infanzia, “le aspirazioni delle ragazze verso l’istruzione e l’occupazione si scontrino con i pregiudizi di genere nel mercato del lavoro e le aspettative sociali delle ragazze”.

Circa 13 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali forzati nella propria vita. A livello globale le adolescenti sopportano anche il peso maggiore del contagio da Hiv. Secondo il recente rapporto Unaids “We’ve got the power”, l’Aids è ancora la principale causa di morte per le donne tra i 15 e i 49 anni, con circa 6mila giovani donne tra i 15 e i 24 anni che contraggono l’infezione ogni settimana. Il Rapporto Unicef analizza poi il tema della violenza. Nel 2016 le bambine hanno rappresentato circa il 23% delle vittime di tratta, per la maggior parte a sfondo sessuale, ma in poche (meno del 10%) hanno deciso di denunciare, per paura di ritorsioni o sensi di colpa. Pratiche dannose come il matrimonio infantile e le mutilazioni genitali sono diminuite negli ultimi 25 anni ma continuano a esistere. Due ragazze su cinque che vogliono evitare la gravidanza non utilizzano alcun metodo contraccettivo moderno. In Africa sub-sahariana si registra il tasso di natalità adolescenziale più alto del mondo, oltre il 10%.

Il 2020 sarà un anno fondamentale per l’uguaglianza di genere che, oltre al 25esimo anniversario della Conferenza di Pechino, includerà la 64esima sessione della Commissione sullo status delle donne, il forum sulla parità generazionale in Messico a maggio e in Francia a luglio e il 20esimo anniversario della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza su donne, pace e sicurezza a ottobre.

Scarica il Rapporto

 

di Andrea De Tommasi

lunedì 09 marzo 2020
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