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Allarme Wmo: anche in assenza di “El niño”, le temperature continuano a salire

Con una probabilità del 60% i mesi di marzo, aprile e maggio rimarranno neutrali rispetto ai fenomeni climatici “El niño/La niña”, ma nonostante ciò il cambiamento climatico non si arresta, con eventi estremi sempre più diffusi. 11/3/20 

Dopo il record del gennaio più caldo mai registrato, la marcia del cambiamento climatico prosegue inarrestabile. L’ultimo bollettino del Wmo, l’Organizzazione metereologica mondiale delle Nazioni unite, è infatti chiaro: “nei prossimi mesi dobbiamo aspettarci temperature oltre la media del periodo anche senza El niño”.

El niño gioca un ruolo cruciale sull’equilibrio del clima terrestre: si tratta di un fenomeno periodico che avviene circa ogni cinque anni e che consiste in un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano pacifico orientale e centro-meridionale. Questo fenomeno, che si verifica generalmente in maniera più intensa intorno al periodo natalizio (da cui il nome, in spagnolo El niño significa bambino e per estensione il Bambino Gesù), è capace di innescare una serie di eventi estremi a catena, come inondazioni e siccità. A differenza di “La niña”, fenomeno climatico “opposto”, sempre ciclico, che tende a rendere più miti le temperature.

Nel lavoro messo a punto dagli scienziati del Wmo, dal titolo “El niño/La niña update”, viene specificato che con una probabilità pari al 60% non ci sarà una prevalenza del fenomeno climatico “El niño” né di “La niña” nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, eppure in questi mesi la temperatura continuerà a salire. Tra marzo e maggio el niño avrà una probabilità di verificarsi del 35% e La niña del 5%. Nel periodo di giugno-luglio-agosto, invece, El niño e La niña avranno la stessa probabilità di verificarsi, intorno al 20-25%, ma la situazione non cambierà: anche in loro assenza la colonnina di mercurio è destinata a salire.

A illustrare la gravità dell’impatto del surriscaldamento globale anche nei periodi neutrali, in cui cioè non prevalgono né El niño né La niña, è il Segretario generale del Wmo Petteri Taalas: "Anche i mesi Enso (El niño southern oscillation) neutrali sono più caldi rispetto al passato, poiché le temperature dell'aria e della superficie del mare e il calore degli oceani sono aumentati a causa dei cambiamenti climatici. Con oltre il 90% dell'energia generata dai gas serra intrappolata nell'oceano, il contenuto di calore degli oceani è ora a livelli record”.

Nello specifico, il bollettino diffuso prevede precipitazioni “al di sopra della norma” nel Pacifico tropicale centrale e nell'Oceano indiano sudoccidentale, fino ad arrivare all’Africa equatoriale orientale.

Se parliamo, invece, di precipitazioni con “elevate probabilità al di sotto della norma”, sarà il Pacifico tropicale ed extra-tropicale occidentale a subire le maggiori conseguenze, anche se va ricordato che precipitazioni meno abbondanti del solito sono probabili anche in Nord America meridionale, America centrale, nei Caraibi e in Africa meridionale. Un fattore che potrebbe intensificare i duri colpi inferti alle popolazioni locali dai periodi di siccità, sempre più lunghi ed estremi. Tutte zone, insieme all’Australia occidentale, da “monitorare attentamente nei prossimi mesi”, come richiesto dallo studio.

“Il 2016 è stato l'anno più caldo mai registrato a causa della combinazione di un forte el Niño e del riscaldamento globale indotto dall'uomo. Ma il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, anche in assenza di un forte el Niño. Abbiamo appena trascorso il gennaio più caldo di sempre. Siamo di fronte al segnale che il cambiamento climatico indotto dall'uomo è potente tanto quanto una qualsiasi forza generata dalla natura”, ha infine sottolineato Taalas.

 

di Ivan Manzo

mercoledì 11 marzo 2020
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