per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

QUESTA SETTIMANA: “Una tragedia biblica” è molto diversa da una guerra

Si può sconfiggere un nemico, ma non il Pianeta. La tecnologia ci aiuta a vivere in questa crisi e a superarla, ma dobbiamo guardare avanti, costruendo una coesione globale e dando vita a “unità di resilienza trasformativa”. 27/3/20

di Donato Speroni

 

The coronavirus pandemic is a human tragedy of potentially biblical proportions.

Comincia così l’editoriale di Mario Draghi sul Financial Times, uscita pubblica dell’ex presidente della Banca centrale europea, l’uomo che ha salvato l’euro col suo famoso whatever it takes, citato in questi giorni come esempio di coraggio e di leadership in un momento nel quale di coraggio e leadership c’è tanto bisogno. Parlare di “tragedia di proporzioni bibliche” è più corretto, a mio avviso, rispetto alle tante metafore belliche che si sentono riecheggiare sui media. In una guerra si sa chi è il nemico da battere, si fanno sacrifici con uno scopo comune: la vittoria finale. Nei flagelli del Vecchio Testamento (pensiamo alle sette piaghe d’Egitto) c’è una Forza superiore che si abbatte sui popoli. Questa forza può essere l’Altissimo, per altri la Natura che si ribella all’uomo, o l’umanità stessa che ha aperto il vaso di Pandora e non sa più come richiuderlo.

Nelle guerre (e ce ne sono state anche di giuste e necessarie come quella contro il nazismo) o si vince o si perde. In questa lotta alla Pandemia si stanno facendo miracoli, a cominciare dal sacrificio del personale sanitario e dei tanti che si devono esporre per assicurare il funzionamento minimo del sistema economico, con la complessità delle sue filiere, indispensabile alla vita di tutti. Ma siamo di fronte a un evento drammatico e globale, senza precedenti per dimensione e rapidità. Ne usciremo, certamente, ma si comincia a capire che il futuro non sarà quello che la gente fino a ieri si immaginava e che ci sono forze “invisibili” (il virus) che minacciano il genere umano. In realtà, non così invisibili alla scienza, perché tanti esperti, fin dagli avvertimenti del Club di Roma del 1972 sui limiti della crescita, hanno continuato a dircelo. Ma anche gli esperti negli ultimi tempi erano visti con sospetto, considerati parte di una “casta privilegiata” (ricordate il dibattito sulla società della post-verità?). 

Per fortuna abbiamo la tecnologia (anch’essa basata sulla scienza), che è un grande aiuto. Chiusi in casa, anche chi li ha sempre disdegnati comunica sui social. Scopriamo i vantaggi dell’online nel lavoro, nell’istruzione, nelle comunicazioni interpersonali, a rischio persino di far collassare la Rete. Difficile immaginare come avremmo affrontato questa situazione non dico ai tempi della peste dei “Promessi sposi”, ma anche solo trent’anni fa, prima della nascita del world wide web. Attaccati alla televisione per avere le ultime notizie, con la sola possibilità di comunicare via telefono, ma senza accesso al sapere universale che ci dà Internet, alle possibilità di lavorare, studiare, vedere o anche giocare con chi era fuori dai confini delle nostre mura domestiche. Ma perché allora, con tutte queste possibilità che ci sono state offerte di recente, siamo stati così rabbiosi gli uni con gli altri? Perché tanto odio, tanta mancanza di solidarietà, tanta difficoltà a trovare soluzioni comuni anche a problemi che pure sono nell’interesse di tutti? Perché ci siamo capiti così poco?

Provo a rispondere raccontandovi una esperienza che ho vissuto tra il 1959 e il 2009: un intervallo di cinquant’anni. Quando avevo sedici anni, trascorsi un anno nel Nebraska, presso una famiglia americana, grazie a una borsa di studio dell’American Field Service, oggi Intercultura. Nel corso di quei dodici mesi non parlai mai al telefono con mio padre in Italia (e tanto meno con la mia fidanzatina di allora) perché costava troppo. Lettere, lettere, lettere.

Nel 2009, vidi su Facebook che i miei compagni americani stavano organizzando una festa cinquant’anni dopo la nostra graduation nella Lincoln High school. Presi un aereo e li raggiunsi. Fui accolto con grande calore, tanto che venti miei compagni qualche mese dopo ricambiarono la visita e li guidai in un giro in zone meno conosciute del nostro Paese. Nell’incontro a Lincoln ci raccontammo le nostre vite. Erano nel complesso persone aperte, soddisfatte della propria vita, con un grande spirito di comunità e un forte impegno civile. Ma con una visione del mondo per me incomprensibile, che portava alcuni di loro a dire che Obama era un “pericoloso socialista”. Non capivano nulla dei sistemi europei di welfare e di come funzionava il mondo fuori dagli Usa. Incapaci di capire perché avevano vissuto in uno Stato considerato retrogrado come il Nebraska? Veramente no, perché gran parte di loro fin da giovani era andata a vivere in altri States, con la mobilità che era tipica dell’American way of life del dopoguerra.

Ecco, oggi la tecnologia ci consente di comunicare con grande facilità, usiamo Skype per salutare quotidianamente i nostri cari che stanno lontano, ma la comprensione tra i popoli non è aumentata. Non solo per gli egoismi nazionali e l’avidità degli interessi economici, ma perché le visioni della vita sono rimaste profondamente divergenti. In Europa siamo giustamente orgogliosi del grande successo del progetto Erasmus e speriamo che i giovani ci aiutino a costruire un futuro comune. I ragazzi che conosco ne hanno ricavato un gran bene in termini di apertura al mondo e di conoscenza delle lingue, ma quasi mai hanno stabilito amicizie durature, ponti permanenti con le altre culture. Salvo, si intende, quando hanno fatto coppia con una persona del posto o ci sono tornati per lavorare. In questa crisi da Coronavirus, gli aiuti sono arrivati all’Italia da Paesi lontani come Cina e Cuba, ma, come ha rilevato giovedì Beppe Severgnini a Otto e mezzo, “nei nostri ospedali non c’è un solo medico che ha al braccio la fascia blu con le stelle dell’Unione europea”.

In questa torre di Babele, è un vero miracolo che tutti gli Stati del mondo siano riusciti ad accordarsi nel 2015 sui 17 Obiettivi e sui dettagliati target dell’Agenda 2030 e si capisce perché ci aggrappiamo a questo salvagente, nonostante tanti ritardi, come unica via per costruire un futuro sostenibile per tutti: una via non utopistica ma sostanziata da tanti esempi di impegno comune, che ci sforziamo quotidianamente di evidenziare con i sistemi di comunicazione dell’Alleanza.  Ma non a caso il segretario generale dell’Onu António Guterres ha proclamate la “Decade of action” perché quello che si è fatto finora non basta. In questo decennio bisogna impegnarsi di più a tutti i livelli per evitare conseguenze catastrofiche ad ampio spettro: clima, disastri economici, sconquassi sociali e anche situazioni sanitarie senza precedenti, come sta avvenendo oggi.  

Anche Draghi ha detto che questa crisi è una tragedia biblica “potenziale” e che possiamo cercare di evitarla. Ha proposto una ricetta basata su un coraggioso rilancio del ruolo dello Stato nel sostenere l’economia, ed è sperabile che le sue affermazioni possano contribuire a costruire politiche europee condivise e meno egoistiche, forse un’Unione istituzionalmente più coesa. Non basta però affrontare e superare questa human tragedy, perché sappiamo che la Pandemia è un campanello di allarme di altre tragedie bibliche che potrebbero avventarsi su di noi, senza un cambiamento profondo nei comportamenti individuali e collettivi. Lo segnala anche il recentissimo documento del Gruppo socialista e democratico al Parlamento europeo “Piano d’azione per combattere la pandemia Covid-19: la proposta S&D per superare la crisi in 25 punti”.

Su che fare per “andare oltre la crisi da coronavirus” in ASviS ha parlato il presidente Pierluigi Stefanini nel colloquio che abbiamo pubblicato sul sito e che apre una serie di confronti pubblici con i nostri Aderenti. Sullo stesso punto batte e ribatte il nostro portavoce Enrico Giovannini, con numerose interviste e articoli. Il messaggio è che non basta la buona volontà e la crescente consapevolezza sulle malattie, non solo quella da virus, che affliggono il Pianeta e minacciamo l’umanità. Ci vogliono anche strutture istituzionali adeguate non solo ad affrontare l’emergenza ma a preparare il futuro. Strutture in grado di lavorare sulla “resilienza trasformativa”, cioè una reazione alla crisi che non faccia semplicemente tornare a dove eravamo qualche settimana fa, ma che cambi in meglio l’Italia, nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Nell’articolo sull’ultimo Espresso, Giovannini avanza diverse proposte sul ruolo della politica a cominciare da questa:

... mettere all’opera i migliori esperti disponibili per immaginare come far sì che l’uscita dalla crisi sia “esplosiva” in senso positivo, cioè non segua una dinamica “lineare” ma fortemente “non lineare”. Questo vuol dire pensare subito a come creare condizioni fortemente diverse rispetto a quelle che hanno caratterizzato l’evoluzione economica italiana degli ultimi anni. L’uscita dalle crisi del 2008-2009 e del 2011-2012 è stata, per l’Italia, lenta, parziale e peggiore di quelle di altri Paesi. Non possiamo permetterci un analogo percorso anche all’uscita di questa crisi. Per questo, il Governo dovrebbe creare ora, accanto all’unità di crisi, una “unità di resilienza” con esperti delle diverse materie, che propongano interventi radicali per offrire nuove opportunità, rimuovere ostacoli (nello spirito dell’art. 3 della Costituzione) e avvii un nuovo ciclo di sviluppo molto più sostenibile sul piano sociale e ambientale, oltre che economico. Insomma, si tratta di “rimbalzare avanti” e non ”indietro” dove eravamo solo poche settimane fa, quando denunciavamo disuguaglianze sociali e territoriali inaccettabili, danni gravissimi all’ambiente e alla salute delle persone.

Questa ricetta può valere anche per l’Unione europea e sembra che il difficile Consiglio europeo di ieri abbia deciso di andare in questa direzione, come spiega lo stesso Giovannini a “Scegliere il futuro” su Radio radicale all’indomani della riunione, presentando una lettura meno pessimista , soprattutto in prospettiva, degli esiti dell’incontro on line tra i capi di governo. Può valere per il governo italiano, ma anche per le Regioni; anche per le imprese, alle quali è chiesto di trasformarsi per sopravvivere o cogliere nuove opportunità. Non è facile, anche sul piano psicologico, fare qualcosa che agli occhi di alcuni può sembrare superfluo mentre si lotta contro l’emergenza: ci vuole freddezza e coraggio per distinguere, sotto stress, le cose urgenti da quelle importanti per il futuro. Ma, come disse Tony Blair in una intervista su come aveva imparato a fare il Primo ministro, “se non dedichi tempo alle cose importanti, ma solo a quelle urgenti, quelle importanti non le farai mai”.

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E INOLTRE…

a cura di Elita Viola e Flavio Natale

Approfondimenti

  • Digitalizzazione e sostenibilità: i benefici per l’Agenda 2030 di un passaggio al digitale
    a cura di Chiara Dipierri, research analyst presso la Bce
    Quali implicazioni ha la digitalizzazione per lo sviluppo sostenibile? Si prevede che in Europa il numero di professionisti nel settore digitale raddoppierà nel 2025, ma i lavori “low-skilled” saranno rimpiazzati dall’automazione. Vanno monitorate le dinamiche per fare in modo che la digitalizzazione non amplifichi le disuguaglianze.
     

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

I video della settimana

di Elis Viettone, montaggio e grafiche di Francesca Spinozzi

Altre segnalazioni
 

  • Pubblicato l’e-book “L’agenda 2030. Per raccontare la sostenibilità a scuola” (Pearson) che si pone l’obiettivo di divulgare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile tra le giovani generazioni, portando l’Agenda 2030 tra i banchi di scuola.
     
  • Online l’editoriale di Angel Gurría, segretario generale Ocse, “Covid-19: joint actions to win the war”. “La pandemia di coronavirus sta causando perdite su larga scala e gravi sofferenze umane” afferma il segretario. “È una crisi di salute pubblica senza precedenti, e sta mettendo alla prova la nostra capacità collettiva di rispondere”.
     
  • Lanciata la petizione Emergency basic income for the Eu - now!, documento che richiede all'Ue di elaborare uno strumento finanziario per sostenere gli Stati membri in risposta alle conseguenze economiche del Covid-19, tramite la rapida introduzione di un reddito di base europeo. La petizione è stata lanciata dal network Unconditional basic income Europe
     
  • Online il sito spagnolo El dìa después, piattaforma di studio e ricerca aperto a personalità della scienza, del settore pubblico e privato e della società civile per stimolare riflessioni sugli scenari post-Covid 19, nell’ottica dell’Agenda 2030.
     
  • L’Alleanza progressista dei socialisti e democratici europei ha elaborato un piano d'azione composto da 25 proposte (urgenti e a medio termine) per combattere la crisi del Coronavirus a livello europeo.
     
  • Uno studio di Nature, “Net emission reductions from electric cars and heat pumps in 59 world regions over time” conferma il ruolo fondamentale dell’elettrificazione del trasporto su strada e del riscaldamento delle abitazioni per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.
     
  • Online sulla rivista Advancing earth and space science la ricerca “Continuity of ice sheet mass loss in Greenland and Antarctica”; il documento osserva l’evoluzione della fusione dei ghiacciai in Groenlandia, analizzandone le cause e possibili conseguenze a livello globale.  
     
  • Pubblicato su Nature lo studio “The role of soil carbon in natural climate solutions”, documento che approfondisce i possibili utilizzi del suolo come strumento di stoccaggio della CO2 in eccesso.
     
  • Swg, Osservatorio continuativo sull’opinione pubblica italiana, ha pubblicato uno studio (condotto tra il 16 e il 22 marzo) che analizza il mutamento nei comportamenti di individui e consumatori all’epoca del Coronavirus. “Un cambiamento epocale, i cui effetti potrebbero non limitarsi al breve periodo”. 
     
  • Rapporto "Banking on climate change": dall'accordo di Parigi 35 banche di rilievo internazionale non hanno smesso di finanziare i combustibili fossili. Secondo il documento realizzato dall’ong Rainforest action network, la quantità di questi finanziamenti ammonterebbe a circa 2.700 miliardi di dollari dal 2015.
  • Dall'alleanza tra Assifero e Italia non profit nasce la piattaforma “Coronavirus: filantropia a sistema”, che riunisce le iniziative di fondazioni, enti filantropici e imprese per raccogliere fondi e destinare finanziamenti all’emergenza Covid-19.
     
  • #Scienzasulbalcone, il primo flash-mob italiano sull'inquinamento luminoso. In questi giorni di emergenza e isolamento il Consiglio nazionale delle ricerche ha invitato gli italiani ad affacciarsi alla finestra o al balcone di casa, per dare il proprio contributo a un esperimento volto a mappare la situazione dell'inquinamento luminoso in Italia. Nello specifico, è bastato installare sul proprio smartphone, in pochi semplici passaggi, un’apposita applicazione gratuita, spegnere le luci, affacciarsi, avviare l’applicazione orientando lo schermo verso la fonte luminosa più intensa presente nell'ambiente e prendere nota della misura rilevata, per riportarla sul sito cnr.it/scienzasulbalcone.
     
  • Il Festival della comunicazione, che si terrà a Camogli dal 10 al 13 settembre, condivide online riflessioni, da parte dei suoi protagonisti, sull'impatto sociale, economico e culturale dell’emergenza Coronavirus.
     
  • L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) approfondisce in uno studio le possibili conseguenze della pandemia da Covid – 19 e stima una perdita globale di quasi 25 milioni di posti di lavoro: “in confronto, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 aveva portato a un incremento della disoccupazione di 22 milioni”.  
     
  • Firmato il protocollo d'intesa tra la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus) e il Commissariato dell’Italia per Expo2020. A Dubai, la Rus, in collaborazione con l’ASviS e con il Commissariato, realizzerà alcune importanti iniziative sui temi dell’Agenda 2030, in particolare sui goal 4, 11, 12 e 17.
                               
  • Online la conversazione tra l’editore Giuseppe Laterza ed Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS. L’incontro è il primo di una serie di “conversazioni d’autore”, organizzate dal 18 marzo al 3 aprile tutti i giorni alle 12 in diretta sul profilo Instagram Editori Laterza.
     
  • Unctad sui costi economici del Covid-19: mille miliardi di dollari nel 2020. L’agenzia Onu ha redatto uno studio in cui delinea gli effetti della pandemia globale su produzione, commercio, investimenti e crescita economica.
     
  • La fondazione italiana Accenture, con  fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) e fondazione Allianz lancia la quarta edizione dell’iniziativa “Youth in action for sustainable development goals”, la call for ideas con l’obiettivo di premiare le migliori idee di giovani under 30 per raggiungere i goal dell’Agenda 2030.
     
  • Il gruppo bancario Crédit agricole Italia pubblica il bando Crédit agricole for water, iniziativa volta a sostenere progetti finalizzati alla tutela, al rispetto, alla valorizzazione dell’acqua, ispirandosi ai principi dell’Agenda 2030. La call resterà aperta fino al 10 aprile.
     
  • In occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) gli enti e associazioni partner del progetto “Le città e la gestione sostenibile dell’acqua e delle risorse naturali” hanno rinnovato l’impegno ad adottare buone pratiche contro il cambiamento climatico, pubblicando il video “Fermiamo il conto alla rovescia
     

Prossimi eventi

30 marzo

  • La pandemia globale Covid-19 sta rapidamente cambiando il modo in cui viviamo e lavoriamo, così come il percorso di implementazione degli SDGs. La conferenza virtuale "The epidemiology and economics of Coronavirus" si occuperà di esaminare le implicazioni di Covid-19 per la salute pubblica e gli SDGs, nonché di formulare raccomandazioni sulle risposte scientifiche.
     
  • Si terrà via streaming la presentazione della terza edizione del master "Research in science and management of climate change" dell'Università Ca' Foscari di Venezia, a cui collabora anche l'ASviS. 

31 marzo

  • Nelle prossime settimane il Salone della Csr e dell’innovazione sociale viaggerà virtualmente in diretta streaming. La tappa di Udine sarà la prima in cui si sperimenterà questo format. L'appuntamento è un’occasione per riflettere sui cambiamenti sistemici di questo periodo, e continuare a parlare di sostenibilità, con alcune organizzazioni del territorio.
Venerdì 27 Marzo 2020
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