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Wmo: 2019 il secondo anno più caldo di sempre, l’ultimo decennio il più bollente

Nell’ultimo anno 7 milioni di sfollati, +1,1°C rispetto al periodo preindustriale, maggiori gas serra. E entro cinque anni è probabile un nuovo record annuale. “È una corsa contro il tempo”, dice l’Organizzazione meteorologica mondiale. 31/3/20

Durante una conferenza stampa a cui ha preso parte anche il segretario generale delle Nazioni unite António Guterres, l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo – World meteorological organization) il 10 marzo ha lanciato il suo annuale “Wmo Statement on the state of the global climate” che descrive l’attuale situazione climatica.

Il Rapporto evidenzia sia i fenomeni naturali che dipendono dal riscaldamento globale, come ad esempio l'aumento del calore terrestre e oceanico, l'acidificazione degli oceani, l'innalzamento dei mari e la fusione dei ghiacciai, sia gli impatti socio-economici degli eventi estremi capaci di incidere sulla salute umana, sulle migrazioni e sulla sicurezza alimentare. Inoltre il documento fornisce diversi contributi in merito allo stress idrico a livello nazionale e offre informazioni sensibili alla classe politica, per favorire scelte più virtuose.

Il Rapporto ribadisce quanto sottolineato dai diversi studi scientifici diffusi dagli enti di ricerca di tutto il mondo: siamo fuori strada rispetto agli obiettivi di 1,5°C e 2°C (intesi come aumento medio della temperatura terrestre rispetto ai livelli dell’epoca preindustriale, anno di riferimento 1880) stabiliti dall’Accordo di Parigi. Lo studio conferma che il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato (il 2016 detiene per il momento il primato), siamo ora a +1,1°C di aumento medio della temperatura globale rispetto al periodo preindustriale, e che lo scorso gennaio è il primo mese dell’anno più caldo della storia. Il decennio appena trascorso (2010-2019) è il più bollente di sempre e dagli anni ’80 in poi ogni decade ha stabilito un nuovo record. Una marcia che non ne vuol sapere di arrestarsi. “Dato che i livelli di gas serra continuano ad aumentare, il riscaldamento del Pianeta non si fermerà. Una recente previsione indica che è probabile un nuovo record annuale di temperatura globale nei prossimi cinque anni. È una corsa contro il tempo”, ha dichiarato Petteri Taalas, segretario generale del Wmo.

Dal Rapporto si evince che mentre una parte dei Paesi sviluppati sembra essere sulla strada del “disaccoppiamento”, quando all’aumento della crescita economica non corrisponde un aumento delle emissioni climalteranti, i Paesi in via di sviluppo sono ancora in ritardo. Un fattore determinante dato che la crisi climatica richiede strategie diverse di crescita, rispetto a quelle sperimentate dal mondo occidentale nei decenni scorsi, e il motivo è proprio quella “corsa contro il tempo” prima menzionata da Taalas.

In generale, il Pianeta ha vissuto un 2019 e un inizio di 2020 “insolitamente mite”, con diverse ripercussioni sull’innalzamento del livello del mare e sulla quantità di CO2 rilasciata in atmosfera, dipesa anche dai devastanti incendi boschivi che hanno martoriato l’Australia negli ultimi mesi. Incendi collegati alla situazione climatica che ha investito la regione, basti pensare che l’estate australiana 2018-2019 “è stata la più calda mai registrata, raggiungendo un picco di 41,9°C lo scorso 18 dicembre” e che i “sette giorni più caldi dell'Australia registrati e nove dei 10 più caldi, si sono verificati lo scorso anno”.

Ma il Paese non è stato l’unico ad aver subito ondate di calore anomale rispetto al periodo. Lo studio ricorda come diverse parti dell’Europa, tra cui Italia, Francia e Germania e, ancora più a Nord, Finlandia con l’intera penisola scandinava hanno sperimentato temperature di 33,2°C (registrata a Helsinki). Stessa sorte per Alaska e Siberia, dove è a rischio la fusione del permafrost che potrebbe invalidare qualsiasi azione di tutela climatica. L'Indonesia e i Paesi vicini hanno anche loro avuto una stagione degli incendi, “la più significativa dal 2015” mentre “l'attività per il servizio antincendio è stata la più serrata in sud America dal 2010”.

Per quanto riguarda lo stato in cui versano i nostri ecosistemi marini, “l'oceano ha visto un aumento dell'acidificazione e della disossigenazione, con impatti negativi sulla vita marina e sul benessere delle persone che dipendono dagli ecosistemi oceanici”.

Per il 32esimo anno consecutivo si continuano a ritirare i ghiacciai ai poli. Si calcola che tra il 2002 e il 2016 la calotta polare della Groenlandia abbia perso circa 260 gigatonnellate di ghiaccio all'anno, con un picco di 458 gigatonnellate nel 2011-12 e una perdita pari a 329 gigatonnellate nel 2019 (al di sopra, dunque, della media).

Infine il Wmo analizza gli impatti generati dagli eventi estremi e il costo umano connesso al cambiamento climatico. “Nel 2019 gli eventi metereologici estremi hanno avuto luogo in diverse parti del mondo. La stagione dei monsoni ha visto precipitazioni al di sopra della media di lungo periodo in India, Nepal, Bangladesh e Myanmar, e le inondazioni hanno portato alla perdita di circa 2.200 vite nella regione”. Anche l’Iran è stato gravemente colpito dalle inondazioni, quest’ultime responsabili nel 2019 di danni economici pari a 20 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Senza dimenticare che crescono i problemi relativi alla mancanza d’acqua, “l’Australia ha registrato il suo anno più secco e Africa meridionale, America centrale e parti del sud America hanno ricevuto piogge anormalmente basse”; inoltre, lo scorso anno “ha visto un numero superiore alla media di cicloni tropicali, con 72 nell'emisfero settentrionale e 27 nell'emisfero meridionale”.

Il cambiamento climatico sta dunque iniziando a “esercitare il proprio tributo sulla popolazione globale”: nel 2019 circa 7 milioni di persone sono state “sfollate”, allontanate dalle proprie abitazioni, a causa degli eventi estremi.

 

di Ivan Manzo

Martedì 31 Marzo 2020
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