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QUESTA SETTIMANA: Com’è bella la città... se diventa sostenibile

Nel Sud del mondo le megalopoli continuano a crescere, ma questa crisi ne ha mostrato la fragilità. Nei Paesi ricchi i benestanti che lavorano online le abbandonano. In entrambi i casi vanno ripensate. Ma l’Italia è bloccata. 24/4/20

 

di Donato Speroni


I demografi lo dicono da tempo e noi lo abbiamo ripetuto come un mantra nelle nostre conferenze: già oggi metà della popolazione mondiale vive negli agglomerati urbani, che entro il 2050 ospiteranno tre quarti dell’umanità. Da qui la convinzione che una parte importante della sfida dello sviluppo sostenibile si gioca nelle città, come indica il Goal 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu.


Cinquant’anni fa le megalopoli con oltre dieci milioni di abitanti erano solo tre: New York, Shangai e Tokio. Oggi secondo Wikipedia sono 41 e il numero è destinato a crescere. In Europa ci sono solo Londra, Parigi e Mosca, negli Stati Uniti a New York si è aggiunta Los Angeles, mentre in Giappone a Tokio si sono aggiunte Nagoya e Osaka. E tra quelle dei Paesi sviluppati si può annoverare Seul. Tutte le altre 25 sono collocate in Paesi considerati “emergenti” o “in via di sviluppo”.


Che cosa spinge le masse rurali a spostarsi, magari per andare a vivere in infime baraccopoli? Quindici anni fa, svolgendo una missione per conto della Banca mondiale presso il National bureau of statistics della Tanzania, lo chiesi a un collaboratore che viveva nei sobborghi di Dar es Salaam. “L’elettricità”, mi rispose. “La possibilità di bersi una birra fresca o di guardare la televisione”. In realtà, ci sono anche ragioni sociali più profonde: la crescita della popolazione che non può vivere tutta sull’agricoltura, l’inaridimento delle terre, la mancanza di adeguati presidi sanitari, nei villaggi africani come in quelli dell’Asia o dell’America latina.

Da qui l’importanza degli interventi per migliorare la qualità della vita nelle zone rurali, ma senza dubbio le città sono ormai considerate la way of living del futuro. L’economista di Harvard Edward Glaeser, grande esperto di urban economics, ha definito le città “la nostra più grande invenzione, che ci rende più ricchi, più intelligenti, più sani e più felici”. Ha teorizzato le città iperconcentrate, dove la gente vive in grattacieli che riducono il consumo di suolo, razionalizzano il fabbisogno di energia, minimizzano gli spostamenti. C’è però un problema, che sta venendo alla luce in questa crisi da Coronavirus e che del resto era stato anticipato in tanti libri di fantascienza: le città sono meccanismi delicati, dove la qualità del vivere dipende dal perfetto funzionamento di un sistema che deve garantire approvvigionamenti, energia, sicurezza e lavoro per pagare il tutto.

Abbiamo già segnalato le masse di centinaia di migliaia di persone che hanno abbandonato Delhi perché con la Pandemia non avevano più di che sopravvivere, ma il fenomeno non riguarda solo la capitale indiana. Con l’approssimarsi della crisi, milioni di persone in tutto il mondo hanno lasciato i luoghi di residenza e di lavoro per ritornare nei villaggi d’origine, dove si sentivano più protetti. È avvenuto anche dalle nostre regioni, dalle quali sono fuggiti rumeni, ucraini, moldavi mettendo in crisi l’agricoltura al tempo dei raccolti (si ascolti a questo proposito l’ultima puntata di “Alta sostenibilità”), ma il movimento prevalente a livello globale è stato quello dalle grandi città alle campagne.

In alcuni Paesi più sviluppati, il Coronavirus ha solo accelerato un processo di abbandono delle città che era in atto da tempo. Un recente articolo del New York Times ci dice che:

Le tre aree metropolitane più grandi degli Stati Uniti, New York, Los Angeles e Chicago, da diversi anni perdono popolazione, come evidenza un’analisi di William Frey, un demografo della Brookings Institution. Anche aree metropolitane più piccole, come Houston, Washington D.C. e Miami, sono cresciute più lentamente che in passato. Nel complesso la velocità di crescita delle più grandi aree metropolitane negli Usa si è quasi dimezzata nell’ultimo decennio.


Il processo è accelerato dal Coronavirus:


Il futuro della vita delle più grandi città americane non è chiaro. I sindaci si stanno già preoccupando per la caduta delle entrate pubbliche a causa della disoccupazione. Gli spazi comuni come parchi e autobus, arterie centrali della vita urbana, stanno diventando zone pericolose. E col diffondersi del lavoro a distanza da parte dei professionisti, molti possono pensare che dopotutto non hanno bisogno di vivere nel mezzo di una grande città.


Lo stesso Glaeser ha abbandonato il suo ottimismo e si interroga soprattutto sul futuro dei lavoratori a basso reddito, che sono una parte consistente della popolazione urbana, ma che svolgono mansioni che non si possono fare da casa: per esempio, gli 11 milioni di persone che lavorano nei ristoranti degli Usa. “ Come abbiamo visto durante la Pandemia”, dice Glaeser, “questi lavori sono particolarmente vulnerabili e sono i primi a sparire”.


Sono anche in crisi, già da prima del diffondersi del Coronavirus, i grandi centri commerciali che caratterizzano le periferie delle metropoli, minacciati dalle vendite online. Lo stesso New York Times, in un altro articolo, passa in rassegna le grandi catene, tutte in crisi, e afferma che “poche sopravvivranno”.  La Pandemia è stata solo una spinta finale verso un declino iniziato da tempo, con la chiusura di centinaia di negozi. Coronavirus a parte, sembra quasi che la passione di milioni di famiglie di passare la giornata, soprattutto il sabato, a fare acquisti nei grandi centri commerciali stia evaporando, negli Stati Uniti prima che in Europa.

Il declino delle città più ricche e dei loro centri commerciali è un altro esempio, tra i tanti, che ci porta a dire che il mondo dopo la Pandemia non sarà più come prima. La crisi accelera fenomeni già in corso, come lo spostamento online di lavori e di acquisti, e porta a dire che, forse, se ce lo si può permettere, non c’è bisogno di vivere concentrati nei grandi centri urbani, magari pagando affitti astronomici, inarrivabili per i giovani. Meglio città più piccole, dove è più facile, avendo spostato online tutti gli acquisti di routine, dedicare il tempo dello shopping ai piccoli negozi specializzati sotto casa e incontrare persone che si conoscono.

Le città dunque sono finite? Tutt’altro. Le masse dei paria che sono fuggite da Delhi ci torneranno, finita la Pandemia o anche prima, se rivedranno una prospettiva di lavoro. Le grandi città del Nord del mondo dovranno trovare soluzioni per migliorare la qualità della vita senza che i benestanti le abbandonino. Per le une e per le altre metropoli la soluzione ha un solo nome: sostenibilità.

In una videointervista sul nostro sito, Walter Vitali, direttore di Urban@it e coordinatore del gruppo di lavoro dell’ASviS sul Goal 11, ha spiegato la sostanza di questa difficile sfida e i ritardi dell’Italia. Uno dei target dell’Agenda 2030, l’11b, raccomanda:

Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l'inclusione, l'efficienza delle risorse, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri, lo sviluppo e l’implementazione, in linea con il “Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di disastri 2015-2030”, la gestione complessiva del rischio di catastrofe a tutti i livelli.

Questo impegno è stato sottoscritto cinque anni fa, ma gli eventi di queste settimane confermano che è stato fatto ben poco, soprattutto in Italia. Dice Vitali:

Siamo messi male. Noi in questo momento abbiamo bisogno di un grande piano per la sicurezza sismica e idrogeologica, senza dimenticare le periferie, cioè le zone che hanno maggiore fragilità sociale. Purtroppo, questi piani non esistono. Il lavoro di Casa Italia, Il Dipartimento istituito presso la presidenza del Consiglio a partire dal terremoto del 2015/2016, si è bloccato tre anni fa. Cerchiamo di cogliere l’occasione per cambiare, per non andare dietro la solita lista di opere pubbliche cantierabili, che tanto non si faranno mai, e cominciare a cambiare le priorità di investimento e di allocazione delle risorse pubbliche.

Il gruppo di lavoro dell’ASviS sul Goal 11, insieme a Urban@it, ha pubblicato nel 2018 l’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, aggiornato nel 2019 e corredato da un ricco elenco di buone pratiche. Se si vuole davvero intervenire sul tema delle città, punto di partenza indispensabile per un percorso di sviluppo sostenibile, c’è dunque una ricca elaborazione di analisi, proposte ed esempi, che mette anche in evidenza la correlazione tra lo specifico Obiettivo dedicato alle città e gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030.

Gli interventi sulle città sono un tema importante, ma non l’unico, di una politica diversa, verso la quale ci spinge la riflessione sulla crisi che stiamo vivendo. Per farvi fronte, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile si muove in una duplice direzione. Da un lato, tenere viva l’attenzione, con iniziative coinvolgenti, proposte di interventi urgenti, nuovi luoghi di discussione, incontri virtuali che devono stimolare il dibattito in questi mesi, nonostante il necessario rinvio a settembre del Festival dello sviluppo sostenibile. Dall’altro, “serrare i ranghi”: dare spazio alle iniziative delle oltre 240 associazioni aderenti, presentandole sul nostro sito e sui social nella nuova rubrica #AlleanzaAgisce  e interrogando con interviste video i protagonisti di queste organizzazioni. Inoltre, il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini, è impegnato nella Commissione Colao che deve delineare il futuro oltre questa crisi. Come lui stesso ha dichiarato prima di chiudersi nel necessario riserbo imposto da questo lavoro,

Sono onorato di poter contribuire a disegnare la ripartenza del Paese dopo la crisi e ringrazio il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per la fiducia. Ovviamente porterò le proposte dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile per superare la drammatica crisi che stiamo vivendo e rendere il nostro Paese più sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale.

 

E INOLTRE…

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

 

Approfondimenti

 

  • La gestione dei temi globali nella società internazionale post Covid 19

    a cura di Sergio Mercuri, Coordinatore sostenibilità del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
    Dall’11 marzo, giorno della dichiarazione di pandemia dell’Oms, il sistema internazionale di risposta non è stato all’altezza della sfida. Prima analisi delle ripercussioni su prassi e prospettive per le relazioni multilaterali.

I video della settimana


di Elis Viettone, montaggio e grafiche di Francesca Spinozzi

  • Urban@it: riqualificazione edilizia e auto green in città
    L'intervista a Walter Vitali, direttore di Urban@it, su riqualificazione edilizia e auto green in città. Insieme a Elis Viettone (segretariato ASviS) ne discute Gianluigi Bovini (Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 11 dell’Agenda 2030: Città e comunità sostenibili).

Altre segnalazioni

a cura di Flavio Natale ed Elita Viola

  • I Fridays for future hanno organizzato per il24 aprile il Quinto sciopero globale per il clima #GlobalDigitalStrike. “La quarantena non può fermare il desiderio di migliaia di ragazze e ragazzi in tutto il mondo di difendere il loro futuro” affermano i ragazzi del Fridays. Alla manifestazione, per la prima volta online, aderiscono Cgil, Legambiente, Greenpeace e altre associazioni.

  • L’esperienza della ricerca delle fotografie per il libro “Un mondo sostenibile in 100 foto” (Laterza). La giornalista photo-editor Manuela Fulgenzi racconta, in occasione del convegno organizzato dsll’Associazione docenti e dirigenti scolastici italiani, la sua esperienza nel settore della fotografia documentaria, sociale e di fotogiornalismo, “generi che per vocazione guardano alle fragilità del mondo e sono quindi implicitamente coinvolti nelle tematiche della sostenibilità”.

  • L’International fund for agricultural development (Ifad) ha lanciato un fondo strutturatoper combattere la povertà nei territori rurali a causa del Covid-19. Questa iniziativa si allinea al quadro di risposta delle Nazioni unite alla pandemia, nel tentativo di migliorare la resilienza dei mezzi di sussistenza rurali garantendo un accesso tempestivo a input, informazioni, liquidità.

  • Pubblicato il “Sesto osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile”, rapporto prodotto annualmente da LifeGate, network internazionale di informazione, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra Mr. Dal documento emerge che gli italiani interessati alla sostenibilità sono circa 36 milioni, il 46% della popolazione (+14% rispetto al 2019) ha piena comprensione del vocabolario della sostenibilità e le proteste del Fridays for future sono condivise dal 76% del campione.

  • Quinta giornata nazionale della salute della donna: molte le iniziative di sensibilizzazione e prevenzione organizzate dalle istituzioni. La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha annunciato un “numero verde per i quesiti delle donne italiane”. Il call center è formato da cento dottoresse dedicate a rispondere ai quesiti di tutte le donne del nostro Paese.

  • Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha reso pubblico l'Elenco degli alberi monumentali d'Italia. “Così rendiamo omaggio al nostro straordinario patrimonio ambientale e culturale e ai patriarchi verdi” ha affermato la ministra Bellanova. L’elenco consente di visualizzare la distribuzione sul territorio italiano degli oltre 3200 alberi censiti grazie al contributo di Regioni, Province e Comuni.

  • Cassa depositi e prestiti ha pubblicato il suo primo Bilancio di sostenibilità, che racconta un esempio virtuoso di un modello di Italia che investe su sé stessa. “Il Bilancio restituisce al Paese la sintesi di un anno di iniziative con forti ricadute sul territorio, in termini di benefici economici, sociali e ambientali e che hanno contribuito al raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu”.

  • Si è svolta il 20 aprile la tavola rotonda “Women leaders virtual roundtable on Covid-19 & the future issues call to put women and girls at the centre of response efforts”, coordinata da Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice esecutiva di Un women e Gabriela Ramos, chief of staff Ocse, per far fronte all'impatto sproporzionato della pandemia su donne e ragazze, e identificare le misure politiche per facilitare un percorso di genere più inclusivo.

  • Pubblicata la risoluzione del Parlamento Ue sulle conseguenze sociali, economiche e politiche che a livello europeo e internazionale sono scaturite dalla pandemia, enfatizzando il ruolo del Green deal come via d’uscita dalla crisi.

  • Il forum del Terzo settore ha lanciato la campagna #nonfermateci, per ricordare quanto siano importanti le attività e il lavoro svolto dalle organizzazioni, dai volontari e dagli operatori, che ogni giorno con il loro impegno portano aiuto e sostegno alla comunità.

  • Culture action Europe, associazione che riunisce reti e organizzazioni culturali europee, ha scritto una lettera congiunta al commissario europeo per l’Innovazione, la ricerca, la cultura e la gioventù dove elenca numerose proposte per far fronte alle conseguenze del Covid-19 sulle reti culturali.

  • Amnesty international ha pubblicato il Rapporto 2019 sulla pena di morte: 657 le esecuzioni nel mondo lo scorso anno e oltre 2.300 le condanne a morte comminate, valori che non includono la Cina, dove i dati sulla pena capitale continuano a essere classificati come segreto di Stato.

  • L’Ocse ha pubblicato il rapporto “Common ground between the Paris Agreement and the Sendai Framework”, documento che analizza le connessioni tra le tematiche affrontate nell’accordo sul clima e quello sui disastri ambientali, invocando una maggiore coerenza tra i due campi di azione e portando gli esempi di numerosi interventi governativi virtuosi. 

  • La Commissione europea ha pubblicato l’approfondimento “For Eu agricultural markets in 2020” sulla situazione della produzione agricola europea alla luce dell'impatto presente e futuro del Covid-19.

  • Le organizzazioni di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale aderenti ad Aoi e Link2007, impegnate in Italia e all'estero in iniziative e progetti di solidarietà internazionale, hanno espresso in un comunicato stampa la loro grande preoccupazione per le condizioni di almeno 600mila immigrati irregolari in Italia, costretti ai margini della vita sociale. Chiedono perciò al Governo di attuare misure immediate di regolarizzazione.

  • Pubblicato il bando Culturability, promosso dalla fondazione Unipolis, fondazione d’impresa del gruppo Unipol e Unipol Sai, per sostenere iniziative culturali capaci di generare innovazione in un'ottica di sviluppo sostenibile e innescare processi di attivazione comunitaria. Il bando prevede 600mila euro per finanziare centri culturali frutto di processi di rigenerazione dal basso. Le candidature devono essere presentate dal 15 aprile al 16 giugno 2020.

  • L’istituto di ricerca delle Nazioni unite per lo sviluppo sociale (Unrsid) ha lanciato una serie di iniziative per stimolare il dialogo e la ricerca durante la pandemia, tra cui: approfondimenti che esplorano la distribuzione disomogenea degli impatti sia della pandemia che della risposta alla crisi, e campagne per combattere la disinformazione sui social, tramite schede riassuntive delle recenti ricerche Unrsid.

  • David Malpass, presidente della Banca mondiale, e Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo monetario internazionale, si complimentano con gli Stati del G20 per aver sospeso le procedure di rimborso del debito per i Paesi più poveri. “La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale si impegnano a rispondere alla richiesta del G20 di sostenere questa azione lavorando a stretto contatto con questi Paesi, in modo da sfruttare al meglio questa linea vitale”.
  • Cassa depositi e prestiti lancia il Covid-19 social response bond, piano di rifinanziamento a breve e medio-lungo termine da un miliardo di euro. Questa nuova operazione rientra nel piano straordinario dell'istituto dedicato a sostenere imprese e pubbliche amministrazioni in questa fase di emergenza.

  • Pubblicato il documento del Forum disuguaglianze e diversità “Un futuro più giusto è possibile. Promemoria per il dopo”, riflessione strutturale sugli strumenti per costruire uno sviluppo guidato dalla giustizia sociale e ambientale, sulla base di “cinque mosse appropriate” e una strategia fatta di visione e proposte concrete.

  • Gli attivisti e le attiviste di Fridays for future Italia hanno pubblicato la lettera aperta “Cara Italia, sei a un bivio. Dopo la crisi sanitaria, la strada giusta è la riconversione ecologica” dove si richiede un piano strutturato di investimenti sostenibili e un futuro a emissioni zero.

  • Parte la campagna Lavazza Heroes never sleep, nata per dare voce agli individui dediti alla promozione della sostenibilità  (i “local heroes”) e alle loro iniziative di quartiere, e ispirare con esempi concreti le giovani generazioni ad abbracciare stili di vita sostenibili e in linea con l’Agenda 2030.

  • Giorgio Marrapodi, direttore generale della Cooperazione allo sviluppo, e il commissario straordinario del Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea), Gian Luca Calvi, hanno firmato un protocollo d’intesa diretto a rafforzare la collaborazione tra i due istituti, promuovendo la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, anche in vista della definizione degli obiettivi nazionali nel quadro dell’Agenda 2030.

  • Appello di alcuni soggetti della società civile, tra cui la Fondazione Symbola, la Caritas italiana e l’Azione cattolica italiana, alla politica: “Per la ricostruzione di un welfare a misura di persone e territori”. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al presidente della task force governativa per la “Fase 2” Vittorio Colao, la società civile richiede per il post-Coronavirus un’intensa attività di caring da parte dei corpi intermedi, prendendosi carico delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi.

  • Sbilanciamoci, Campagna che riunisce numerose organizzazioni e reti della società civile italiana impegnate sui temi della spesa pubblica, ha pubblicato il documento “In salute, giusta, sostenibile. L’Italia che vogliamo”, testo che delinea “dieci punti fermi” per rispondere alla crisi e creare un percorso comune di cambiamento nei comportamenti delle imprese e nelle politiche future.

Prossimi eventi

24-26 aprile

  • La Commissione europea, guidata dal Consiglio europeo per l'innovazione e in stretta collaborazione con gli Stati membri dell'Ue, ospiterà l’hackathon paneuropeo Eu vs virus: the european hackaton, per collegare la società civile, gli innovatori, i partner e gli investitori in tutta Europa al fine di sviluppare soluzioni innovative per le sfide legate al Coronavirus.

 

25 aprile

  • Slow food, movimento culturale internazionale che difende e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche nel mondo, e si impegna nella difesa della biodiversità e nella lotta dei popoli per la sovranità alimentare, ha lanciato l’iniziativa 25 aprile 2020 #iorestolibera #iorestolibero, per riunirsi virtualmente in occasione dell’anniversario della Liberazione d’Italia, organizzando una raccolta fondi per la Caritas italiana e Croce rossa italiana. L’appello è firmato anche da Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS.


  • Giornata mondiale contro la malaria: in occasione di questa giornata l’Oms riporta l’attenzione sui Paesi colpiti dalla malaria, sottolineando l'importanza fondamentale di sostenere gli sforzi per prevenire, rilevare e curare la malattia, usando le migliori pratiche per proteggere gli operatori sanitari e le comunità dall'infezione Covid -19.

27 aprile

  • Covid-19 response: secondo webinar di Sdsn. Il Sustainable development solutions network, agenzia Onu che si occupa di implementare le soluzioni di sviluppo sostenibile, parlerà nella sua seconda conferenza virtuale esaminerà le implicazioni del Covid-19 per la salute pubblica e gli SDGs, discutendo degli interventi di salute pubblica virtuosi.


  • Sbilanciamoci!, campagna che riunisce enti e associazioni della società civile impegnate sui temi della spesa pubblica, organizza un ciclo di cinque webinar per discutere delle cause e delle conseguenze del Covid-19. I prossimi appuntamenti saranno: "Sanità e spesa pubblica per la salute nell’Italia del coronavirus" (27 aprile), "Pandemia, globalizzazione e il futuro dell’Europa" (30 aprile), "Dopo la pandemia. L’Europa e i conflitti mondiali" (4 maggio).

 

28 aprile

  • Torna il salone della Csr e dell’innovazione sociale con la nuova tappa di Bari. L'incontro si concentrerà sul tema "Impegno per la trasparenza e la sostenibilità", in cui verranno riportate le esperienze delle organizzazioni del territorio per lo sviluppo sostenibile.

29 aprile

30aprile – 14 maggio

  • Il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) organizza un doppio appuntamento "Insights from the Coacch project I-II" (30 aprile – 14 maggio) per illustrare gli obiettivi del progetto Coacch (Co-designing the assessment of climate change), nato per produrre una migliore valutazione dei costi economici dei cambiamenti climatici in Europa, fornendo risultati che siano di uso diretto per gli utenti finali della ricerca, del business, comunità di investimento e politica.


3 maggio

  • Giornata mondiale della liberà di stampa: in occasione di questa giornata proclamata dall’Onu, le Nazioni unite ricordano ai governi il dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita, dall'Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani.


7 maggio

  • La Florence school of regulation in collaborazione con il Policy outreach committee di Eaere, organizza il webinar "Covid-19, global climate policy and carbon markets", per promuovere un dialogo più integrato tra mondo accademico e politico, fornendo consulenza e supporto ai responsabili politici e alle istituzioni dell'Ue nella progettazione interventi politici sul mercato energetico.

 

Venerdì 24 Aprile 2020
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