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QUESTA SETTIMANA: L’ambiente, l’economia, i comportamenti post Covid-19

Con l’attenuarsi delle preoccupazioni sanitarie, ci si interroga sulla “nuova normalità”. Ci faremo carico della crisi climatica? Chi pagherà il prezzo più alto? Saremo più vicini o più lontani? I “tre passi” dell’ASviS. 5/6/20

 

di Donato Speroni

La verde Inghilterra potrebbe essere un ricordo del passato. Bloomberg green ci informa che, nell’isola, maggio è stato il mese più secco degli ultimi 124 anni, con un picco nella produzione di energia solare, ma con gravi preoccupazioni da parte degli agricoltori. La mancanza di pioggia non è solo un problema inglese: dopo il caldo record in tutta Europa nel 2019, la siccità in questi mesi ha colpito la Francia, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Romania danneggiando i raccolti, mentre il Reno in secca ostacola il trasporto fluviale.

Il filosofo olandese Rob Winberg, citato nella rassegna stampa del Corriere della Sera, ha elencato su De Corrispondent una serie di analogie tra la crisi pandemica e la crisi climatica: il fatto che entrambe esistono ma sono invisibili (e quindi possono essere negate da alcuni), l’universalità degli effetti (tutti possiamo contagiare e inquinare), l’aumento delle disuguaglianze (i più deboli sono più esposti), la globalità delle soluzioni, che si tratti di vaccino o di mitigazione. Con una parola di speranza.

Il virus ci ha dimostrato che per proteggerci siamo capaci di cambiamenti enormi e veloci. E quindi è il momento di risolvere non una crisi ma due, per esempio usando bene i fondi europei. Obiettivo: in 30 anni, l’ordine mondiale basato sui combustibili fossili deve essere trasformato in una economia zero-carbon. (Ergo, niente fondi a industrie che non si adeguano all’obiettivo). Perché non provarci? Prima che in terapia intensiva ci finisca Madre Terra.

Guarda i consigli del CEAS "La Raganella" spiegati ai più piccoli per ridurre l'inquinamento del mare perché "il mare inzia da noi". (Con il patrocinio di ASviS)

Anche l’Economist in queste settimane insiste perché la pandemia serva da acceleratore nella lotta contro la crisi climatica. Lo ha fatto con una inchiesta di copertina Seize the moment – The chance to flatten the climate curve:

Il Covid – 19 ci ha fatto capire che le basi della nostra prosperità sono precarie. Disastri di cui si parla da tempo, ma a lungo ignorati, ci possono piombare addosso senza preavviso, sconvolgendo le nostre vite e mettendo a repentaglio tutte le nostre certezze. I danni del cambiamento climatico arriveranno più lentamente della pandemia, ma saranno più massicci e duraturi. Questo è il momento nel quale i leader del mondo devono mostrare coraggio per affrontare questo disastro. Mai come ora il mondo è attento ai loro comportamenti.

Al tempo stesso il giornale inglese insiste sull’adaptation, l’adattamento al cambiamento, una terapia molto osteggiata in passato dagli ambientalisti perché si pensava che distraesse dagli sforzi per la mitigation globale, ma che è ormai considerata inevitabile. Anche se gli accordi di Parigi prevedono un contenimento dell’aumento della temperatura entro i due gradi, meglio ancora un grado e mezzo,

le tendenze attuali suggeriscono che ci stiamo avviando verso i tre gradi. (...) La Global commission on adaptation, una ong, valuta che, se non ci si preparerà adeguatamente al cambiamento climatico, il rendimento dell’agricoltura nel 2050 diminuirà dal 5 al 50%, a seconda di una serie di ipotesi. Cinque miliardi di persone soffriranno per la scarsità di acqua almeno un mese l’anno. Centinaia di milioni dovranno lasciare le loro case nelle città costiere. 

Anche l’adaptation ha costi significativi.

Le stime variano molto. L’United Nations Environment Program, nel 2016 ha stimato che l’adattamento intorno al 2030 costerà tra i 140 e i 300 miliardi di dollari all’anno, con benefici molto maggiori di questo costo. Secondo la Global commission on adaptation, un investimento complessivo di 1800 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2030 può generare benefici pari a 7.100 miliardi.

L’opinione pubblica, preoccupata dalla crisi economica indotta dalla pandemia, sarà davvero disposta ad accettare i costi e i cambiamenti di comportamenti necessari per la mitigation e l’adaptation? Questa è una delle domande che ci si pone in questa fase, nella quale si attenuano, speriamo permanentemente, le preoccupazioni relative all’infezione, ma aumentano quelle che riguardano le conseguenze economiche, mentre le rivolte negli Stati Uniti ci segnalano il rischio di gravi tensioni sociali.  

La risposta collettiva a questa crisi sarà fortemente condizionata dal suo impatto economico e su questo possiamo lasciare la parola al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che nelle sue “Considerazioni finali”, dopo aver prefigurato due scenari con caduta del Prodotto interno lordo italiano quest’anno del 9% o oltre l’11%, con diversa velocità di ripresa nel 2021, scrive:  

Con il dissiparsi della pandemia potremo ritrovarci in un mondo diverso. Se intuiamo, in modo impreciso, e contrastiamo, con forza, la gravità delle conseguenze sociali ed economiche nel breve periodo, per quelle a più lungo termine possiamo solo riconoscere di “sapere di non sapere”. È molto difficile prefigurare quali saranno i nuovi “equilibri” o la nuova “normalità” che si andranno determinando, posto che sia possibile parlare di equilibri e normalità. Per affrontare tanta incertezza è però cruciale, oggi ancora più di prima, che siano rapidamente colmati i ritardi e superati i vincoli già identificati da tempo. Oggi più di prima, perché una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica. Solo consolidando le basi da cui ripartire sarà possibile superare con successo le sfide che dovremo affrontare.

Il messaggio di Visco è dunque chiaro: in mancanza di “un ambiente economico rinnovato”, a pagare per questa crisi saranno i giovani, sui quali ricadrà il compito di ripianare l’aumentato debito pubblico, e i ceti più deboli, colpiti non solo dalla mancanza di guadagno e di sicurezza, ma anche dalle altre forme di deprivazione e di emarginazione. Ma in che cosa consiste questo rinnovamento? Ecco la risposta del Governatore:

Vi sono investimenti dai quali non possiamo prescindere, in particolare quelli rivolti all’innovazione nelle attività produttive e al miglioramento dell’ambiente, investimenti che vanno sempre più tra loro integrati. Un contesto favorevole all’attività d’impresa richiede interventi risoluti, rapidi e ad ampio spettro per innalzare in modo sostanziale la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici. E va ribadita, se possibile oggi ancora di più, l’importanza di quelli volti ad accrescere i livelli di cultura e di conoscenza, dalla scuola all’università così come nella ricerca.

È evidente che si tratta di interventi in linea con quanto indicato nel Green new deal europeo e con la destinazione dei futuri fondi europei.

La “nuova normalità” dopo la pandemia è uno dei principali temi trattati dal nuovo sito FUTURA network, lanciato dall’ASviS con il concorso di numerosi altri soggetti interessati a questa esplorazione collettiva del futuro. Il sito raccoglie molte indagini che coprono diversi aspetti, dal futuro della scuola a quello del lavoro, fino a parlare del futuro della musica e delle conseguenze psicologiche di questa prolungata fase priva di contatti fisici. Si può dire che i lavori raccolti giustificano l’uso del plurale latino “futura” perché prefigurano diversi scenari. Come ha scritto Thomas Bialas in uno degli articoli pubblicati, si va da uno scenario di “Tutti contro tutti” in cui “lo shutdown è diventato la normalità, accettata e perpetuata”, a uno scenario “Holisticommons: un mondo totalmente resiliente”, nel quale “l’umanità ha fatto tesoro della crisi e reagito mettendo in primo piano il tocco umano come elemento Stabilizzatore”.

Non basta però raccogliere i diversi scenari, è anche necessario che l’azione pubblica si inquadri in una visione condivisa di medio e lungo termine. Lo ha capito il presidente francese Emmanuel Macron che ha costituito una commissione di 26 esperti (tra i quali l’economista italiana Valentina Boselli, ordinaria di Economia dei cambiamenti climatici alla Bocconi di Milano e nuova presidente di Terna) per indagare su tre aspetti determinanti del futuro: clima, disuguaglianze e demografia. Come ricorda la stessa Boselli in una intervista al Corriere della Sera, gli occupanti dell’Eliseo non sono nuovi a questo genere di esplorazioni di ampio respiro: Nicolas Sarkozy promosse la Commissione guidata dal premio Nobel Joseph Stiglitz (e alla quale partecipò anche il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini) che col suo rapporto del 2009 diede un impulso decisivo alle iniziative per misurare il benessere collettivo “oltre il Pil”. Si è sentito spesso dire, in questi giorni, che nelle strategie politiche italiane manca una “visione Paese”. Da tempo l’ASviS afferma che questa visione richiede anche un soggetto istituzionale delegato a studiare il futuro per delineare un quadro nel quale inserire le scelte.

In ogni caso, ritornando agli sbocchi post pandemia proposti da Bialas, il probabile esito effettivo sarà un mix tra i diversi scenari. Il nostro impegno è operare a favore della “resilienza trasformativa” cioè di una nuova normalità nella quale siamo pronti ad affrontare le sfide di un futuro sostenibile. Gli eventi dell’iniziativa digitale ASviS live “Tre passi verso il Festival” si inquadrano in questa strategia.

Il primo evento, tenutosi il 21 maggio, si è concentrato sugli aspetti sociali e sulla necessità di investire sul capitale umano. Nel secondo, il 28, si è parlato soprattutto del ruolo del lavoro e delle imprese. Il terzo evento, del 4 giugno, ha anticipato una serie di riflessioni sulla giornata dell’ambiente. “Siamo convinti”, ha concluso Giovannini, “che sia il momento giusto per trasformare questo Paese e che questa trasformazione possa aiutare i tanti che sono in grave difficoltà in questo momento, una situazione che rischia di alimentare l’insostenibilità della nostra società”.

 

E INOLTRE…

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

Il sito futuranetwork.eu si è occupato di:

I video della settimana

di Elis Viettone, montaggio e grafiche di Francesca Spinozzi

  • Nuova intervista della serie "Oltre la crisi" con Stefano Molina, Fondazione Agnelli, e Martina Alemanno, gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4 dell’Agenda 2030: Istruzione di qualità per tutti. Conduce Elis Viettone, segretariato ASviS.

Le best practice sul Goal 2
Scopri tutte le iniziative dell'agroalimentare che riparte

  • Azienda Agricola Pacina: contro Covid ritornare all’agricoltura “al ritmo e all’economia” della natura.

  • Agrorobotica: colture più sane e sicure con le trappole hi-tech per gli insetti nocivi.

  • Fattoria Petrini: l’olio di oliva e la dieta mediterranea per proteggerci dai virus.

Altre segnalazioni

a cura di Flavio Natale ed Elita Viola

 

Prossimi eventi

5 giugno 

7 giugno

  • Giornata mondiale della sicurezza alimentare. “Con circa 600 milioni di casi all'anno di malattie di origine alimentare, i cibi insani rappresentano una minaccia per la salute e le economie umane, colpendo in modo sproporzionato le persone vulnerabili ed emarginate, in particolare donne e bambini, popolazioni colpite da conflitti e migranti” ricordano le Nazioni unite in previsione della Giornata.

8 giugno

9 giugno

10-11 giugno

15-16 giugno

  • Il summit “Un global compact leaders summit” a cui parteciperà anche Enrico Giovannini, portavoce dell'ASviS, sarà un'occasione di incontro tra numerose aziende internazionali, per allineare strategie e operazioni ai principi universali in materia di diritti umani, lavoro, ambiente e anticorruzione, intraprendendo obiettivi a favore dello sviluppo della società.

16 giugno

17 giugno  

  • Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. “Questa Giornata viene osservata ogni anno per promuovere la consapevolezza pubblica degli sforzi internazionali per combattere la desertificazione” ricordano le Nazioni unite. “La Giornata è un momento unico per ricordare a tutti che la neutralità del degrado del suolo è raggiungibile attraverso la risoluzione dei problemi, un forte coinvolgimento della comunità e la cooperazione a tutti i livelli”.

20 giugno

  • Giornata mondiale del rifugiato. “In tutto il mondo, comunità, scuole, imprese, gruppi di fede e persone di ogni estrazione sociale stanno compiendo passi grandi e piccoli in solidarietà con i rifugiati. In questa Giornata, sfidiamo tutti a unirsi e fare un passo in più”.

22 giugno

23 giugno

Venerdì 05 Giugno 2020
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