per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

Global Peace Index 2020: la pace globale è peggiorata nell’ultimo anno

Calo medio dello 0,34% per Paese. È la nona volta in 12 anni. L’Islanda è la nazione più pacifica al mondo mentre l'Afghanistan è in coda alla classifica. Bene l’Europa. Preoccupa l’impatto della pandemia. 11/6/20

 

L’Institute for economics and peace ha pubblicato a giugno il Global peace index (Gpi) 2020, il principale documento che misura il livello di pace e serenità nel mondo. Attraverso 23 indicatori qualitativi e la classificazione di 163 Stati, il Rapporto - giunto alla sua 14esima edizione - copre il 99,7% della popolazione mondiale e misura lo stato della pace considerando tre settori distinti: livello di sicurezza e protezione della società, conflitti nazionali e internazionali in corso e grado di militarizzazione. L’edizione di quest’anno include anche un’analisi di come la pandemia di Covid-19 e le sue conseguenze economiche possano aumentare i rischi di deterioramento della pace nei prossimi anni.

A livello globale, rileva il Report, il livello di pace è peggiorato, con un punteggio medio per Paese in calo dello 0,34%. È la nona volta che accade negli ultimi dodici anni. Dei 163 Paesi analizzati, 81 Paesi migliorano la loro condizione mentre 80 registrano un peggioramento.

L’Islanda rimane il Paese più pacifico del mondo, una posizione che ricopre dal 2008. Seguono Nuova Zelanda, Austria, Portogallo e Danimarca. Fanalino di coda è l'Afghanistan, ultimo per il secondo anno consecutivo, seguito da Siria, Iraq, Sudan del Sud e Yemen. Honduras, Armenia, Azerbaijan, Sud Africa e Bahrain sono i cinque Paesi che registrano i migliori risultati. Il Nord America è l'unica regione in cui sono stati registrati miglioramenti in tutti e tre i settori, mentre Sud America, America Centrale e Caraibi registrano i dati peggiori. Il Medio Oriente e il Nord Africa sono le regioni meno pacifiche al mondo, l'Europa rimane la regione più pacifica.

La pace globale, sottolinea il Gpi, è diminuita del 2,5% dal 2008, con 81 Paesi che registrano un peggioramento e 79 che migliorano la loro condizione. Due dei tre settori analizzati dal Report sono peggiorati negli ultimi dieci anni, con i conflitti che registrano un incremento del 6,8% e la sicurezza che diminuisce del 3,3%.  Terrorismo e conflitti interni sono le due principali componenti che contribuiscono al deterioramento globale della tranquillità. 97 Paesi su 163 hanno registrato un aumento dell'attività terroristica. Al contrario, il livello di militarizzazione registra un miglioramento del 4,4% dal 2008. Il numero di persone arruolate nelle forze armate ogni 100.000 persone è diminuito in 113 Paesi e le spese militari rapportate al Pil sono diminuite in 100 Paesi.

L’edizione di quest’anno esamina anche le tendenze nei disordini civili degli ultimi dieci anni ed evidenzia che dal 2011 c’è stato un forte aumento delle manifestazioni, con più di 96 Paesi che hanno registrato, nel 2019, almeno una manifestazione violenta. Dal 2011 al 2019, il numero delle rivolte è aumentato del 282% e gli scioperi generali dell'821%. L'Europa conta il maggior numero di proteste, scioperi e rivolte, circa 1.600 dal 2011 al 2018. I disordini civili nell'Africa sub-sahariana sono aumentati di oltre l'800% e le rivolte sono passate da 32 nel 2011 a 292 nel 2018. Le uniche regioni a non subire un aumento dei disordini civili dal 2011 al 2018 sono state il Medio Oriente e il Nord Africa, che registrano una diminuzione del 60%.

L'impatto economico dei conflitti sull'economia globale nel 2019 è stato di 14,5 migliaia di miliardi, equivalenti al 10,6% del Pil globale. Dal 2018 al 2019 l'impatto economico dei conflitti e delle violenze è migliorato dello 0,2%, mentre è diminuito del 48% l’impatto economico del terrorismo.Per quanto riguarda gli effetti del Covid-19 sulla cosiddetta “pace positiva” (la capacità di ogni Paese di mantenere alti livelli di pace e serenità), sottolinea il Report, è probabile che il virus influenzi negativamente il funzionamento della società. Tuttavia i Paesi che hanno governi stabili e funzionanti, con basso livello di debito pubblico e solidi pilastri socio-economici sono più resilienti e in grado di assorbire, adattarsi e riprendersi dalla crisi, evitando la recessione.

L’ultima parte del Global peace index si concentra sul rapporto tra rischi ecologici, pace positiva e capacità economica di fronteggiare le emergenze. Negli ultimi quarant’anni il numero di catastrofi naturali è triplicato mentre il loro impatto economico è aumentato, passando da 50 miliardi di dollari negli anni '80 a 200 miliardi di dollari all'anno nell'ultimo decennio. Entro il 2050 i cambiamenti climatici potrebbero creare fino a 86 milioni di migranti solo nell’Africa sub-sahariana, più di due miliardi di persone vivono in Paesi con stress idrico elevato e circa quattro miliardi di persone soffrono di grave carenza idrica per almeno un mese all'anno. La capacità delle nazioni di mitigare e adattarsi alle nuove minacce ecologiche sarà cruciale per garantire la sopravvivenza delle istituzioni politiche ed evitare disordini sociali.

Scarica il Global peace index 2020

 

di Tommaso Tautonico

Giovedì 11 Giugno 2020
#ASviS_Altre_News #goal16

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale