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Cresce l’impegno delle imprese sullo sviluppo sostenibile, ma c’è ancora da fare

Indagine Istat: l’attenzione al territorio e le rendicontazioni non finanziarie sono più frequenti col crescere delle dimensioni aziendali, mentre è generalizzato l’impegno su benessere lavorativo e impatto ambientale. 16/6/20

 

Non è possibile perseguire uno sviluppo sostenibile senza coinvolgere le imprese. L’Agenda 2030 lo conferma: il Goal 12 impone ai 193 paesi firmatari del documento di garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. Le iniziative messe in campo negli anni dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sono esempi importanti dell’importanza e della crescente attenzione intorno al fenomeno. Ovunque si vanno definendo nuovi sistemi organizzativi per le imprese, potenzialmente in grado di coniugare crescita e performance economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale. Una nuova ottica in cui gli aspetti economico-finanziari vengono inseriti in un più ampio quadro, che considera la dimensione della sostenibilità declinata in comportamenti e pratiche d’impresa misurabili e replicabili.

In questo senso va lo sforzo del Censimento permanente delle imprese pubblicato dall’Istat. L’indagine permette di misurare compiutamente il tema della sostenibilità nelle imprese del nostro Paese e di integrarlo in un quadro informativo completo. I dati, raccolti tra maggio e ottobre del 2019, sono riferiti allo stesso periodo dell’anno precedente e si basano su un campione di società con almeno tre dipendenti. Un settore che riguarda il 24% delle imprese italiane che produce l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiega il 76,7% degli addetti (12,7 milioni di individui) e il 91,3% dei dipendenti del nostro Paese.

Da quello che emerge dal rapporto, nel 2018, su 712 mila imprese, circa il 70% ha dichiarato di essere impegnata in azioni volte a migliorare il benessere lavorativo del proprio personale, il 66,6% di svolgere azioni per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, mentre il 64,8% si è attivato per migliorare il livello di sicurezza all’interno della propria impresa o nel territorio in cui opera. 

Tuttavia è proprio sul fronte delle strategie di sviluppo territoriale che le imprese devono fare di più. Nonostante quasi il 30% delle aziende intervistate abbia dichiarato di impegnarsi in questo ambito, le iniziative effettivamente realizzate appaiono contenute e restano improntate alla promozione generale del luogo, attraverso piani di comunicazione che mirano soprattutto alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico. Inoltre, sono soprattutto le grandi imprese a dare vita a progetti rivolti al territorio in cui si trovano.

Per tutelare il territorio è necessario anche ridurre i consumi energetici. Per riuscirci, quattro imprese su dieci hanno provveduto a installare macchinari e impianti efficienti in grado di ridurre l’impatto ambientale. D’altro canto, la ricerca sottolinea che “tra gli investimenti finalizzati al risparmio di energia, 13 imprese su 100 hanno scelto l’isolamento termico degli edifici e/o la realizzazione di edifici a basso consumo energetico”, mentre sono ancora poco diffusi l’uso di energia elettrica o termica prodotta da fonti di energia rinnovabile e gli impianti di recupero del calore.

Una mancanza di strategia che trova conferma nel basso utilizzo di strumenti quali i bilanci ambientali e le rendicontazioni non finanziarie, che sono usate solo dal 4% delle imprese. Una cifra che però raggiunge il 30,8% nelle grandi imprese. “I comportamenti sostenibili, infatti, crescono all’aumentare della dimensione dell’impresa. Le unità produttive di grandi dimensioni (250 addetti e oltre) presentano valori di oltre 10-20 punti percentuali superiori alla media nazionale in tutte le macro attività”. Un vero problema, considerando la dimensione media delle imprese del nostro Paese.

di William Valentini

 

Martedì 16 Giugno 2020
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