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Race to zero: la campagna per raggiungere emissioni zero entro il 2050

Impegnarsi, pianificare, agire, informare: questi i quattro passi della campagna Unfccc. Mentre Ue, Corea e Giappone vanno in questa direzione, Stati Uniti e Brasile vedono un futuro a carbon fossile. Serve un’azione immediata. 17/6/20

 

È stata ufficialmente lanciata dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni unite (Unfccc), in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno, la campagna   “Race to zero”, nata con lo scopo di incoraggiare il contenimento delle emissioni di gas serra fino al punto "net-zero" (immettendo nell’atmosfera un quantitativo di gas non superiore a quello che è possibile assorbire o smaltire) entro il 2050, rivedendo anche un rialzo degli impegni governativi prima della prossima Cop26.

Nello specifico, “Race to zero” è una campagna globale che si occupa di radunare le leadership politiche e aziendali per garantire una ripresa sana e resiliente in grado di prevenire le minacce future, creare posti di lavoro dignitosi e promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. La campagna ha finora mobilitato una coalizione di 449 città, 21 regioni, 992 imprese, 38 tra i maggiori investitori globali e 505 università. “Questi attori appartengono a 120 Paesi diversi, e fanno parte della più grande alleanza mai creata per raggiungere l’obiettivo net-zero al massimo entro il 2050”, si legge sul sito della campagna. “Collettivamente questi attori coprono quasi il 25% delle emissioni globali di CO2 e oltre il 50% del Pil”.

L’inizio della campagna è stato annunciato da Jill Morris, ambasciatore del Regno Unito in Italia, in occasione del workshop a porte chiuse organizzato in collaborazione con Italy for Climate dal titolo “Companies and carbon neutrality: a key role towards Cop26”. “Durante la Cop26 la voce delle imprese sarà più autorevole che mai. Per affrontare il tema della carbon neutrality è fondamentale coinvolgere le aziende che hanno da contribuire in misura considerevole all’avanzamento degli obiettivi net-zero”.

Race to zero coopera inoltre con la Climate ambition alliance, lanciata in occasione del vertice Unsg del 2019 da Sebastián Piñera, presidente del Cile. Questa alleanza impegna le nazioni a essere più ambiziose nei loro contributi determinati a livello nazionale (NDCs), come stabilito nell'accordo di Parigi.

Ma quali sono i criteri per partecipare a questa campagna?

Tutti gli sforzi dei membri di “Race to zero” sono canalizzati attraverso reti e iniziative che richiedono ai loro partecipanti di soddisfare i seguenti criteri procedurali, suddivisi in quattro step: Impegnarsi, Pianificare, Agire, Informare.  

  1. Impegnarsi. Dimostrare uno sforzo considerevole per raggiungere il target “net zero emissions” nel corso del 2040, o al più tardi a metà del secolo, in linea con gli impegni globali per limitare il riscaldamento a 1,5 °C.

  2. Pianificare. In anticipo rispetto alla Cop26, sarà necessario illustrare quali misure verranno prese per raggiungere l’obiettivo emissioni zero, in particolare nel breve e medio termine. Sarà inoltre utile stabilire un traguardo intermedio (da raggiungere nel prossimo decennio) capace di riflettere una parte considerevole della riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2030, come richiesto dall’Ipcc special report on global warming of 1.5°C.

  3. Agire. Procedere immediatamente nel mettere in atto gli obiettivi proposti per raggiungere le “emissioni zero”.

  4. Informare. Riferire i progressi compiuti almeno una volta all'anno, anche attraverso, per quanto possibile, piattaforme che si inseriscono nel portale del Global climate action portal dell'Unfccc.

La campagna è infine particolarmente significativa all’interno del quadro di proposte messe in campo dai governi negli ultimi mesi, per garantire una ripresa post-Covid più sostenibile. Ad esempio, secondo quanto riferito da Rishi Sunak, ministro delle Finanze britannico, la Gran Bretagna si sta preparando ad attuare un pacchetto di incentivi economici per le iniziative sostenibili. Il regime di risanamento dell'Unione Europea, tramite il Green new deal, includerà anche investimenti nei settori che riducono le emissioni, come l'efficienza energetica e l'energia rinnovabile, e così faranno anche la Corea del Sud e il Giappone. Allo stesso tempo, però, alcuni Paesi, in particolare l'America e il Brasile, stanno usando la Pandemia come scusa per decostruire le normative ambientali, orientandosi verso un futuro a energia fossile.  

 

di Flavio Natale

Mercoledì 17 Giugno 2020
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