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Presentato #educAzioni, gli esperti: la scuola non deve essere lasciata sola

Il documento per il rilancio dell’istruzione, che l’ASviS ha sottoposto al Governo insieme ad altre otto reti della società civile, al centro di un incontro online. Numerose le proposte per i diritti di infanzia e adolescenza. 18/6/20

 

L’evento “EducAzioni - i 5 passi per ripartire dall’educazione” si è aperto nel pomeriggio di mercoledì 17 giugno con l’introduzione di Andrea Morniroli del Forum disuguaglianze diversità, che ha presentato il documento con cui nove reti e alleanze del terzo settore, del sindacato e del civismo attivo, tra cui l’ASviS, hanno chiesto al governo uno sforzo maggiore sul fronte dell’educazione e dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. “In un Paese in cui le competenze spesso tendono a disperdersi, la nostra è una piattaforma costruita sulla base di pratiche ed esperienze condivise, senza rinunciare alla sfida della complessità”, ha detto Morniroli, che ha poi declinato le cinque condizioni contenute nel documento: prestare attenzione ai primi mille giorni di vita, aprire le scuole e renderle comunità educanti, aumentare gli sforzi affinché “nessuno sia lasciato indietro”, investire sull’educazione per investire sul futuro, elaborare un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza.

La sociologa Chiara Saraceno ha messo in evidenza quanto sia importante investire sulle risorse educative, fin dai primi giorni di vita. “I dati Istat mostrano grandi disparità territoriali, nel livello socioeconomico e di istruzione dei genitori, che si ripercuotono sui più giovani. Dobbiamo puntare su strumenti di conciliazione vita-lavoro e su investimenti educativi di qualità”.

Martina Alemanno, responsabile della segreteria e dell'area educazione dell’ASviS, ha affermato che “l’educazione è l’asse portante del cambiamento culturale, economico e civile oggi indispensabile per risollevare il Paese dall’emergenza. L’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, attraverso il Goal 4, ricorda quanto sia importante un’istruzione di qualità. Il Covid-19 ha interrotto l’attività scolastica di 9,8 milioni di bambini e ragazzi italiani. In realtà la Pandemia ci ha insegnato che non c’è disuguaglianza solo tra studenti e studentesse, ma anche tra gli insegnanti. Investire sull’educazione vuol dire investire per ridurre le disuguaglianze e, dunque, investire sul futuro”, ha concluso.


Giorgio Tamburlini
, presidente del Centro per la salute del bambino (Csb), ha ricordato che “se dai primi anni dell’infanzia i genitori ricevono supporto per accedere ai servizi necessari, questo può aiutare a colmare le disuguaglianze tra i minori, alimentando il loro potenziale di sviluppo. È necessario ampliare i congedi parentali, facilitare l’accesso ai nidi e ai servizi di qualità, da realizzare su ampia scala in pochi anni. Investire sull’infanzia è oggi la scelta più redditizia che un Governo possa fare”.

Diana Palomba, avvocatessa, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà delle madri lavoratrici nell’Italia al tempo del Covid-19, suggerendo interventi decisi a tutela della donna e per il riequilibrio di genere. “Non investire sul capitale umano dei bambini e dei ragazzi equivale a non investire sul capitale umano dei genitori”, ha aggiunto.

Giancarlo Cavinato, dirigente scolastico e presidente del Movimento di cooperazione educativa (Mce), ha descritto le conseguenze di questa crisi sull’educazione: “La didattica a distanza ha accentuato fenomeni di marginalità e dispersione scolastica, allargando il campo delle disuguaglianze sociali, culturali e linguistiche. Questo è il momento per preparare un nuovo modello di apprendimento e di scuola. Serve un progetto integrato scuola-territorio e bisogna azionare sinergie tra soggetti educativi diversi, senza che ognuno resti ingessato nel proprio specifico ruolo”.

“Una scuola che si fa comunità e si lascia attraversare dal territorio”. Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva, ha iniziato il suo intervento citando un passaggio del documento “educAzione”. “In questa fase unica la scuola è chiamata a uno sforzo per dilatarsi negli spazi, negli orari e nei contenuti didattici. Serve che gli investimenti previsti nelle infrastrutture tecnologiche si realizzino al più presto. Bisogna stilare subito un prospetto delle criticità emerse con la didattica a distanza, identificando le fragilità per colmarle”.

Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), ha posto l’accento sulla necessità di un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza. “Questa ripartenza, per come è impostata ad oggi, non ci convince. La scuola non può essere solo didattica, deve anche essere supporto; deve ritrovare la sua centralità, tornando ad essere comunità e luogo di riferimento per il territorio”.

“Per noi ragazzi il lockdown non è stato affatto facile, eppure siamo stati spesso raccontati per luoghi comuni”. Giorgia Trotta, esponente del movimento Sottosopra di Save the children, ha portato la voce dei più giovani nel dibattito sulla scuola. “Vorremmo poter dire come vogliamo la scuola del futuro. L’emergenza ha offerto tanti spunti per la didattica del futuro, a partire dalla digitalizzazione, ma la scuola è stata impreparata. Serve rivedere il sistema scolastico, puntando su innovazione e formazione”.

Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, ha dedicato il suo intervento al tema della povertà educativa, ricordando l’importanza degli sforzi affinché “nessuno sia lasciato indietro”. “Dobbiamo fermare il dilagare della povertà educativa, attivando percorsi educativi personali per prendere in carico i bambini più colpiti dalla crisi, in cui rientrano anche quelli di origine straniera e quelli con disabilità”.

Nunzia De Capite, sociologa di Caritas italiana, ha segnalato che le conseguenze della crisi si sono scaricate sulle categorie più fragili. “Non possiamo permettere che i bambini in povertà assoluta oggi diventino i neet (né occupati né impegnati in percorsi di formazione) o i giovani disoccupati del futuro”.

Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica, ha affermato che la scuola deve tornare ad essere il centro della comunità educante, rappresentando non una spesa ma un investimento per il futuro. “Nei contesti territoriali particolarmente fragili i plessi scolastici sono laboratori di democrazia e presidi dello Stato”, ha concluso.

Elisa Visconti, responsabile Programmi per ActionAid Italia, ha segnalato la gestione “gender blind” della crisi in generale e del dossier scuola in particolare, richiamando l’attenzione sulle esigenze di bambine e ragazze.

Puntare sulla tutela della fascia 0-3 anni e rafforzare la rete di asili nido. Secondo Marco Rossi Doria, insegnante e vicepresidente di Con i bambini, sono alcuni dei passi fondamentali da intraprendere al più presto per tornare a investire sull’infanzia: “Non c’è stata sufficiente attenzione politica verso i bambini e gli adolescenti. Chiediamo che il 15% degli investimenti previsti per la ripresa sia destinato a costruire il futuro dell’educazione”.

Angelo Moretti, direttore generale del consorzio Sale della terra, ha ricordato che, anche sul fronte dell’educazione investire sulla complessità significa partire dalla personalizzazione delle esigenze.

L’incontro, al quale hanno partecipato in streaming circa 25mila persone, si è concluso con l’auspicio di Andrea Morniroli che il documento redatto dalle nove reti firmatarie sia recepito dal Governo.


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Il comunicato stampa 

Lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte

 

di Andrea De Tommasi

 

Giovedì 18 Giugno 2020
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