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Nelle regioni migliora istruzione ed economia circolare, male gli ecosistemi

L’ASviS pubblica l’aggiornamento delle analisi regionali al 2018, che evidenziano una forte divisione territoriale per i Goal riguardanti la povertà, i servizi igienico-sanitari, il lavoro, le diseguaglianze, l’ambiente. Meglio innovazione e cultura, ma ancora lontani dalla media europea. 23/6/20

 

In una analisi dei dati precedenti la pandemia, le regioni italiane presentavano un ampio miglioramento per gli Obiettivi dell’Agenda 2030 relativi all’istruzione (Goal 4) all'innovazione (Goal 9) e all'economia circolare (Goal 12), mentre si osservava un diffuso deterioramento degli ecosistemi terrestri (Goal 15). Nonostante gli importanti progressi riscontrati nei Goal 4 e 9 le regioni italiane erano però ancora molto distanti dalla media e dagli obiettivi europei riguardanti l’istruzione e l’innovazione. L'analisi evidenziava inoltre forti differenze territoriali rispetto ai Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 4 (Istruzione di qualità), 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Ridurre le disuguaglianze) e 15 (Vita sulla terra).

Questo è il quadro che risulta dall'analisi pubblicata dall’ASviS “L'evoluzione delle regioni italiane rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. Dopo l’aggiornamento degli indicatori relativi all’Italia e quello dei dati relativi ai diversi Paesi europei, questo documento presenta gli indicatori regionali per il periodo 2010-2018.  Attraverso gli indicatori statistici elementari pubblicati da Istat ed Eurostat, l’ASviS ha dunque calcolato indici compositi “che consentono di analizzare in modo intuitivo se un Paese evolve in senso positivo o negativo per ciascuno degli SDGs”. L’ASviS ha presentato per la prima volta gli indici compositi relativi all’andamento delle singole regioni rispetto agli SDGs nel Rapporto pubblicato a ottobre del 2018, per poi procedere all’aggiornamento degli indici compositi in funzione dell’aggiornamento della base dati della statistica ufficiale.

Per ogni regione e provincia autonoma vengono presentati 14 indici compositi. Questi indicatori sintetizzano l'andamento rispetto al territorio nazionale e all’area geografica di appartenenza sulla base di oltre 80 indicatori statistici elementari, resi disponibili dal Sistema statistico nazionale.

“Gli indicatori compositi regionali sono un valido strumento alla predisposizione e al monitoraggio delle Strategie regionali di sviluppo sostenibile” si legge nel documento, specialmente “in fase di definizione da parte delle singole amministrazioni regionali, coerentemente con gli accordi siglati con il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare”.

La metodologia utilizzata per il calcolo degli indici compositi si basa sulla scelta di un valore di riferimento – quello dell'Italia al 2010 – e su una standardizzazione degli indicatori elementari in un intervallo definito dai valori minimi e massimi di ciascun indicatore per tutte le unità considerate, nonché per l'intero intervallo di tempo analizzato.

Tutti gli indici compositi territoriali sono stati calcolati ponendo il valore dell'Italia al 2010 pari a 100, confrontando poi le dinamiche temporali degli indicatori relativi ai diversi Goal all'interno della stessa regione o provincia autonoma, escludendo i valori assoluti dei diversi indicatori. I grafici presentati nel documento (qui si riporta quello del Lazio a titolo di esempio) riportano dunque le variazioni in termini assoluti degli indicatori compositi, intervenute tra il 2010 e il 2018 per i diversi Goal e per singola regione.

 

di Federico Olivieri e Flavio Natale

Martedì 23 Giugno 2020
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