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#AlleanzaAgisce: dopo il lockdown si riparte con un turismo più sostenibile

Arrivano nuove opportunità di sviluppo e di inclusione sociale per i territori montani. Il Club alpino italiano e la onlus Re-cycle danno vita a una serie di progetti per far ripartire le attività nel segno della sostenibilità. 23/6/20

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“Sfruttare al meglio le risorse ambientali che costituiscono un elemento chiave nello sviluppo turistico, mantenendo i processi ecologici essenziali e contribuendo a preservare il patrimonio naturale e la biodiversità. Rispettare l'autenticità socio-culturale delle comunità ospitanti, conservare il loro patrimonio culturale e naturale, contribuendo alla comprensione e alla tolleranza interculturali”. Queste le caratteristiche che l’Un modello che, come tutto il comparto, è stato duramente colpito dalla pandemia e dagli effetti economici del lockdown. In Italia la situazione è ancora più difficile nei piccoli borghi e nelle aree montane lontane dai circuiti del turismo tradizionale. Per questa ragione il Club alpino italiano (Cai) e l’associazione Progetto Re-Cycle hanno dato vita a una serie di iniziative per tutelare la salute delle comunità e per ripartire, puntando sul turismo sostenibile.

Da sempre il Cai è anche un presidio sanitario: “La casa della montagna di Amatrice, diventata un punto di riferimento sul territorio per la lotta al coronavirus” ne è un esempio, racconta Erminio Quartani, vicepresidente del Club alpino italiano. “Abbiamo valutato che cosa avremmo potuto fare concretamente nel periodo dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid”. In molte zone “che non sono oggetto di sviluppo turistico del tipo sciistico né sono caratterizzate dalla presenza di grandi impianti di risalita, infatti, esiste una distanza dei servizi di carattere medico e sanitario, per non parlare di quelli scolastici o dei trasporti”, su cui il Cai ha deciso di intervenire. Per questa ragione ha stanziato 500mila euro per l’acquisto di 53 autovetture attrezzate per l’assistenza domiciliare da donare all’Anpas. Le Fiat Panda serviranno a rafforzare l’assistenza domiciliare alle componenti più fragili della società, a garantire una maggiore sicurezza alle popolazioni delle aree interne, che hanno visto concentrare “tutte le forze sugli ospedali” delle aree urbane. “Il nostro intervento”, continua il vicepresidente, “è una goccia nel mar grande delle problematiche montanare, ma abbiamo pensato che potrebbe essere un segnale per cominciare ad invertire la tendenza, rafforzando i servizi nel tentativo di rendere la montagna più uguale agli altri territori”.

 

 

Non solo assistenza alla popolazione: nei prossimi anni i volontari del Cai che si occupano della manutenzione di 70mila sentieri del patrimonio sentieristico italiano saranno impegnati nella realizzazione del Sentiero dei Parchi. Il progetto, nato durante il periodo di quarantena e lanciato lo scorso 25 maggio dal ministro dell’ambiente Sergio Costa, sarà “un itinerario escursionistico che toccherà tutti i 25 Parchi nazionali del nostro Paese”, creando una grande infrastruttura che “dia una possibilità di sviluppo sostenibile anche per quanto riguarda l’accoglienza. E tutto senza neanche il bisogno di costruire nuove grandi opere recettive”, racconta il vicepresidente del Club. Il progetto sarà un’appendice del sentiero Italia e prevede la creazione di percorsi di collegamento con i parchi. Oggi, infatti, è già possibile percorrere i 7.200 chilometri del sentiero Italia: “Si tratta di un percorso che parte da Santa Teresa di Gallura in Sardegna, attraversa le montagne sarde e siciliane e poi risale lungo la dorsale appenninica e alpina, giungendo fino a Trieste”. Il Sentiero, spiega Quartani, era stato percorso due volte negli anni ’80 da spedizioni del Club alpino ed era poi stato abbandonato. Negli ultimi tre anni i volontari del Cai lo hanno “rimesso in piedi” e oggi rappresenta “una infrastruttura che unisce l’intero Paese in un passaggio tra le sue montagne dal Sud al Nord. È sicuramente uno dei contributi che il Cai concretamente dà per far capire come sia possibile sviluppare attività anche di carattere economico-imprenditoriale in un orizzonte sostenibile”. Per cogliere questa opportunità di potenziamento e di rilancio del Sentiero e, insieme ad esso, del turismo sostenibile, la Legge di Bilancio ha stanziato 35 milioni di euro per i prossimi 13 anni. “La manutenzione e il potenziamento delle reti sentieristiche nelle aree protette insieme a questo accordo con il Cai sono segnali importanti di quanto ci stia a cuore il nostro inestimabile patrimonio di biodiversità e la sua valorizzazione in termini di turismo sostenibile, soprattutto in questo periodo di ripresa post-Covid nel quale tutti sentiamo il bisogno di stare più all'aria aperta" ha concluso il Ministro.

 

L’attività del Cai in favore dell’educazione ambientale e del turismo sostenibile non si è fermata nemmeno durante i mesi della quarantena. Per questa ragione ha continuato l’attività del Cai family, un’attività di carattere educativo volto a diffondere l’alpinismo, a promuovere la conoscenza della montagna e l’educazione ambientale. Spiega il vicepresidente Quartani che dall’offerta dei corsi del Cai “restava fuori un grande segmento che ha una domanda di montagna molto forte: le famiglie con bimbi fino ai 6 anni”. Per colmare questo gap sono state lanciate nei mesi della quarantena una serie di attività svolte da remoto per promuovere “un turismo dolce che però fa della risorsa dell’educazione ambientale delle famiglie il tema principale. Educazione ambientale vuol dire andare in montagna con tutta la famiglia, consapevoli dell’ambiente in cui si va, sotto la guida degli accompagnatori delle sezioni o altri titolati disposti a farlo, ad esempio i ragazzi dell’alpinismo giovanile”, conclude Quartani.

Tuttavia, non esiste educazione ambientale e sviluppo sostenibile senza che sia anche garantita la possibilità per tutti di godere dei sentieri del nostro Paese. Lo sottolinea Antonella Grana, la presidente della onlus Re-cycle che ha ideato il progetto #disentieroinsentiero: “L’accessibilità della montagna ai disabili garantisce l’accessibilità a tutti.

 

 

È una questione di inclusione. L’origine del nostro progetto è avvenuta nei luoghi del centro Italia colpito dal sisma. Nel 2016 ci trovavamo a Norcia con un carico di aiuti –spiega ancora la presidente- e muovendoci sul territorio, durante la passeggiata, ci siamo imbattuti nel sentiero di Forca di Presta. Situato intorno ai 1.700 metri di altezza, il percorso era completamente pavimentato e accessibile a tutti anche se danneggiato dal terremoto. Una volta messo a posto, è nata l’idea di creare una mappa unica, dove inserire tutte le informazioni per chi è interessato a questo tipo di percorsi. Da lì è partito fattivamente il progetto #sentieroinsentiero”. In fondo, l’associazione continua a realizzare la sua mission primaria. La onlus, infatti, si occupa di riciclo, inteso nella sua accezione più ampia possibile: “Oltre che di materiali, anche di idee, di processi, competenze e rivalorizzazione di luoghi”, racconta Grana. Con il progetto, Re-cycle spera di raggiungere anche tutti quei posti bellissimi che rimangono esclusi dai circuiti del turismo di massa, partendo proprio dalle montagne e dai borghi del centro Italia colpiti dal sisma, fino ad arrivare ai borghi veneti. Spesso si tratta di luoghi che ”non sembrano interessare gli operatori turistici italiani”, si lamenta la presidente. Al contrario, “noi lavoriamo proprio sulla cittadinanza e sulla parte del territorio meno conosciuta, agganciando il tema della disabilità a quello della sostenibilità. Il nostro desiderio è arrivare a creare una mappa unica dei sentieri accessibili a tutti, da inserire in una mappa condivisa creata su Google earth e su Google maps che sia usufruibile da tutti da cellulare o da pc e da cui ricavare tutte le informazioni necessarie”, così da creare anche dei modelli organizzativi per vacanze sostenibili aperte a tutti.

di William Valentini

Martedì 23 Giugno 2020
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