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Per i diritti umani fondamentali nell'Ue è stato un 2019 tra luci e ombre 

Secondo il nuovo Fundamental rights report, l’intolleranza e le carenze nella protezione delle minoranze continuano a erodere i progressi compiuti negli ultimi anni. Dopo l’emergenza Covid-19 peggiorano le disuguaglianze. 25/6/20

 

L’Agenzia europea dei diritti fondamentali (Fra) ha pubblicato a giugno il Fundamental rights report 2020, la relazione che esamina sviluppi e carenze nell’ambito della protezione dei diritti umani nell’Ue. Lo studio concentra l’attenzione in materia di: uguaglianza e anti discriminazione; razzismo, xenofobia e intolleranza; uguaglianza e inclusione dei cittadini Rom; asilo, frontiere e migrazione; società dell'informazione, privacy e protezione dei dati; diritti dei bambini; accesso alla giustizia; attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

“La pandemia di Covid-19 ha avuto e continuerà ad avere un profondo impatto sui diritti fondamentali nell'Unione europea. Disuguaglianze, molestie e pregiudizi potrebbero peggiorare” dichiara Michael O’Flaherty, direttore dell’Agenzia. “I governi devono garantire un’attenta pianificazione affinché la nuova normalità porti a una società giusta, che rispetti la dignità di tutti e garantisca che nessuno rimanga indietro”.

A dieci anni dal vincolo giuridico della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il documento ha acquisito visibilità e innescato una nuova cultura dei diritti. I tribunali utilizzano sempre più la Carta ma la consapevolezza e il suo utilizzo da parte di governi e parlamenti sono ancora limitati. Ad esempio, evidenzia il Report, vi sono scarse indicazioni su chi controlla regolarmente la legislazione nazionale che recepisce il diritto dell'Ue per verificarne la compatibilità. Nonostante il Consiglio dell'Ue abbia invitato gli Stati membri a scambiare regolarmente le loro esperienze e rafforzare gli organismi nazionali competenti, non è facile individuare esattamente quando la Carta si applica a livello nazionale, e ciò ne impedisce il suo pieno utilizzo. I professionisti che comprendono la Carta e possono metterla in pratica possono contribuire ad ampliarne l'uso e migliorarne l'attuazione. È quindi essenziale una formazione più specializzata degli attori nazionali.

A livello di uguaglianza, la direttiva sulla parità di trattamento non è entrata in vigore nel 2019, lasciando incompleto il quadro giuridico europeo. Tuttavia, prosegue il documento, la nomina di un nuovo commissario per l'uguaglianza e l'adozione di nuovi strumenti giuridici hanno portato alla creazione di leggi e piani d'azione. Alcuni mirano a migliorare la protezione di gruppi particolarmente vulnerabili, altri ad applicare meglio il divieto di discriminazione. Notevoli passi in avanti sono stati compiuti in diversi Stati membri per quanto riguarda i diritti fondamentali di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (Lgbti). L’invito è che gli Stati continuino ad adottare e attuare misure specifiche affinché le persone Lgbti possano godere pienamente dei loro diritti fondamentali. Allo stesso tempo, sono necessarie misure per fronteggiare l'impatto dannoso delle dichiarazioni omofobe e transfobiche rilasciate dalle autorità o dai funzionari pubblici, in particolare nel contesto delle elezioni.

Preoccupa il quadro relativo al razzismo. A quasi 20 anni dall'adozione della Direttiva sull'uguaglianza razziale e 11 anni dopo l'adozione della Decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, diversi Stati membri non hanno ancora recepito e applicato correttamente la legislazione comunitaria. A livello europeo, ci sono stati alcuni sviluppi politici riguardanti la lotta all'antisemitismo, ma pochissimi passi in avanti su razzismo e xenofobia. Alcuni Stati membri hanno adottato politiche di contrasto al razzismo, incoraggiando le persone a denunciarne gli episodi, ma valutare il loro impatto è rimasto difficile.

Il 2019 ha segnato il decimo anniversario da quando è stata lanciata la Piattaforma europea per l'inclusione delle persone Rom, adottata dalle istituzioni europee. Nonostante siano passati dieci anni, gli sforzi sembrano aver prodotto pochi cambiamenti. Molti Rom continuano a vivere in contesti separati, si trovano ad affrontare l'ostilità di una parte della cittadinanza e non ritengono sufficienti le politiche locali e nazionali atte a contrastare l'anti-ziganismo.

Il rispetto dei diritti fondamentali alle frontiere è rimasta una delle principali sfide in materia di diritti umani. I migranti continuano a morire in mare, le imbarcazioni di soccorso umanitario minacciate, in alcuni Stati i migranti vivono in condizioni di sovraffollamento. Gli Stati membri dovrebbero rafforzare le loro misure preventive contro qualsiasi comportamento abusivo da parte delle forze dell’ordine e indagare efficacemente sulle accuse formulate dalle organizzazioni per i diritti umani. Dovrebbero inoltre cooperare con le organizzazioni internazionali per garantire sbarchi sicuri e rapidi.

Il 2019 è stato il primo anno di applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), entrato in vigore nell’Unione europea il 25 maggio 2018. Ciò nonostante, osserva il documento, l’utilizzo sempre crescente delle nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale, hanno continuato a ledere i diritti fondamentali. È fondamentale che le autorità nazionali di controllo della protezione dei dati ricevano risorse sufficienti per consentire loro di svolgere efficacemente i propri compiti.

In materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, trent’anni dopo l'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite, nel 2019 la nuova Commissione europea si è impegnata ad adottare una nuova strategia globale sui diritti dei minori. Una misura necessaria, visto che un bambino su quattro in Europa è a rischio povertà o esclusione sociale. Sarà fondamentale, afferma il report, che la nuova strategia sia dotata di risorse adeguate e diventi una priorità di investimento per il periodo di programmazione 2021-2027.

Il 2019 ha segnato un’accelerazione nel migliorare l'accesso delle vittime ai risarcimenti e alla giustizia in generale. Nonostante i miglioramenti, però, permangono lacune nella loro protezione, che hanno spinto il Consiglio europeo a chiedere una nuova strategia.

L’ultimo aspetto analizzato dal Rapporto riguarda l’attuazione della Convenzione sui diritti dei disabili. Nel 2019 è stato nominato il primo Commissario europeo per l'uguaglianza, responsabile dell'attuazione della Convenzione. È stata adottata la legge europea sull'accessibilità, che ha introdotto i requisiti comuni di accessibilità per determinati prodotti e servizi. Nel corso dell’anno è iniziata anche una valutazione della strategia per la disabilità 2010-2020, necessaria per alimentare una futura strategia Ue sul tema. Nel frattempo, gli Stati membri hanno adottato provvedimenti per garantire un'istruzione inclusiva, parità di impiego e ambienti accessibili a tutti.

Scarica la relazione

 

di Tommaso Tautonico

Giovedì 25 Giugno 2020
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