Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: Europa e Agenda 2030

Il terreno come “tappeto magico”: la strategia per la salute del suolo al 2030

Settimana 15-21/11. Adottati dalla Commissione anche il regolamento per il divieto di commercializzazione di prodotti derivanti da deforestazione in Ue e nuove norme sulla spedizione dei rifiuti.   22/11/21

 

La strategia per la salute del suolo al 2030

Pochissimi sanno che il sottile strato che si trova sotto i nostri piedi racchiude il nostro futuro. Il suolo e la moltitudine di organismi che lo abitano ci forniscono cibo, biomassa e fibre, materie prime, regolano i cicli dell'acqua, del carbonio e dei nutrienti e rendono possibile la vita sulla terra. Ci vogliono migliaia di anni per produrre pochi centimetri di questo tappeto magico.

Con queste parole è introdotta l’attesa proposta di strategia per la salute del suolo adottata dalla Commissione europea il 17 novembre.

La nuova strategia si collega a diverse politiche Ue già adottate nel quadro del Green Deal, quali: la strategia sulla biodiversità al 2030, la strategia from farm to fork, la strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la missione di ricerca del Green Deal sulla salute dei suoli, il piano d’azione per zero inquinamento e ancora, più di recente, la strategia per le foreste e il regolamento sul suolo, cambi d’uso del suolo e silvicoltura (Lulucf) adottate nel pacchetto “pronti per il 55%”.

Tema già anche fortemente sostenuto dal Parlamento europeo nella risoluzione del 28 aprile 2021, la strategia per il suolo fissa degli obiettivi al 2030 e al 2050, programmando nuovi strumenti normativi europei quali una legge sulla salute del suolo da adottare entro il 2023, in cui la Commissione fisserà una definizione di consumo netto di suolo. Ulteriori misure saranno integrate nella già prevista legge europea per il ripristino della natura.

La Commissione indica come in Ue il costo dell'inazione sul degrado del suolo supera il costo dell'azione di sei volte. Ma ci sono aspetti che vanno oltre il calcolo economico: l’inazione non solo comporterebbe una perdita di fertilità che comprende la sicurezza alimentare globale, ma avrebbe anche un impatto sulla qualità dei prodotti e sul loro valore nutrizionale.

Inoltre, suoli sani renderanno l'Ue più resiliente e ridurranno la sua vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Come riporta la strategia, il suolo è anche un alleato indispensabile per l'adattamento climatico: un'elevata capacità di ritenzione idrica nei suoli riduce gli effetti delle inondazioni e diminuisce l'impatto negativo della siccità, dato il ruolo cruciale svolto dal suolo nel ciclo dell’acqua.

È anche un fattore chiave dell’economia circolare: il suolo è un partner importante in un'economia circolare ed efficiente sotto il profilo delle risorse, poiché è probabilmente la più grande macchina per il riciclaggio del pianeta: ricicla acqua, carbonio e sostanze nutritive e può abbattere e filtrare gli inquinanti. Inoltre, i depositi di terreno sono utilizzati come materia prima da molti settori economici, ad esempio sabbia, ghiaia o argilla per l'industria delle costruzioni. Tuttavia, la formazione del suolo è così lenta che è necessario un uso prudente. Dare priorità all'uso circolare della terra rispetto allo sviluppo di aree edificabili limiterà la pressione acuta dell'impermeabilizzazione del suolo e dell'occupazione del suolo.

Gli obiettivi al 2030 identificati dalla Commissione sono:

  • combattere la desertificazione, ripristinare terreni e suoli degradati, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, e lottare per ottenere un mondo neutrale rispetto al degrado del suolo (Target 15.3 dell’Agenda 2030);
  • ripristinare porzioni significative di ecosistemi degradati e ricchi di carbonio, compresi i suoli;
  • raggiungere una rimozione netta di gas serra nell'Ue di 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all'anno per il settore dell'uso del suolo, del cambiamento di uso del suolo e della silvicoltura;
  • raggiungere un buono stato ecologico e chimico nelle acque superficiali e un buono stato chimico e quantitativo nelle acque sotterranee entro il 2027;
  • ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, l'uso e il rischio complessivi di pesticidi chimici del 50% e l'uso di pesticidi più pericolosi del 50% entro il 2030;
  • compiere progressi significativi nella bonifica dei siti contaminati.

Ed entro il 2050:

  • raggiungere il consumo netto di suolo zero;
  • ridurre l'inquinamento del suolo a livelli non più considerati dannosi per la salute umana e gli ecosistemi naturali, rispettando i limiti planetari, creando così un ambiente privo di sostanze tossiche;
  • realizzare un'Europa climaticamente neutra e, come primo passo, puntare a raggiungere la neutralità climatica nell’uso del suolo entro il 2035;
  • realizzare per l'Ue una società resiliente al clima, pienamente adattata agli inevitabili impatti dei cambiamenti climatici entro il 2050.

Diverse sono le indicazioni offerte dalla Commissione agli Stati membri in favore di un uso sostenibile del suolo. In particolare, viene definita una gerarchia sull’utilizzo del suolo che prevede in ordine di priorità:

  1. Evitare il più possibile ulteriore consumo e impermeabilizzazione di suolo.
  2. Riutilizzare il suolo già consumato se non è possibile evitarne il consumo.
  3. Minimizzare il consumo se non sono possibili le due precedenti ipotesi, e utilizzare in questo caso suolo di minor valore (escludendo foreste sane e terreno agricolo fertile).
  4. Compensare: se il suolo viene consumato e impermeabilizzato, vanno attuate misure compensative per minimizzare la perdita di servizi ecosistemici.

Gli Stati membri sono invitati dalla Commissione europea a integrare la gerarchia sull’uso del suolo nei loro piani di trasformazione del territorio attraverso iniziative normative appropriate e eliminando gradualmente gli incentivi finanziari che andrebbero contro questo gerarchia, come i benefici fiscali locali per la conversione di terreni agricoli o naturali in ambiente edificato, e a fissare entro il 2023 ambiziosi obiettivi nazionali, regionali e locali per ridurre l'occupazione netta di suolo entro il 2030 al fine di dare un contributo misurabile all'obiettivo dell'UE del 2050 e riferire sui progressi.

Tra le altre misure strutturali indicate dalla Commissione agli Stati membri, è richiesta l’inclusione nei loro programmi nell'ambito della politica di coesione dell'Ue della conservazione, il ripristino e l'uso sostenibile del suolo, facendo pieno uso degli orientamenti dell'Ue sull'integrazione degli ecosistemi e dei loro servizi nel processo decisionale. Garantendo anche il forte contributo della Pac al mantenimento e al miglioramento della salute del suolo, in linea con l'analisi dei piani strategici della Pac.

 Le altre misure indicate dalla strategia riguardano specificamente l’integrazione con gli impegni nell’ambito della Convezione per il contrasto alla desertificazione e il ripristino degli ecosistemi, l’istituzione di un sistema di certificati sanitari del suolo per le transazioni fondiarie, norme per il riutilizzo dei terreni di scavo. Infine, l’avvio di un'iniziativa per promuovere l’impegno e la sensibilizzazione della società civile, mediante l’alfabetizzazione scientifica sul valore del suolo anche attraverso i sistemi educativi.

 

Norme sul divieto di commercializzazione di prodotti derivanti da deforestazione in Ue

Il 17 novembre, la Commissione ha adottato la proposta di regolamento sulla messa a disposizione sul mercato dell'Unione nonché sull'esportazione dall'Unione di determinati beni e prodotti associati alla deforestazione e al degrado forestale.

Il regolamento risponde alla necessità di affrontare e correggere in modo strutturale la responsabilità dell’Ue nella deforestazione, che viene quantificata nel 10% della deforestazione mondiale associata alla produzione di beni o servizi, importati sul mercato europeo, incluso i prodotti derivati da deforestazione quali cacao, caffè, soya, olio di palma.

Il regolamento stabilisce un sistema di dovere di diligenza obbligatorio a più livelli, basato su una definizione di assenza di deforestazione, combinato con un sistema di benchmarking.

La proposta di regolamento assume delle definizioni in linea con quelle della Fao. In particolare, “Esente da deforestazione” a norma della proposta di regolamento significa che:

  1. le materie prime e i prodotti pertinenti, compresi quelli utilizzati o contenuti nei prodotti pertinenti, sono stati prodotti su terreni che non sono stati soggetti a deforestazione dopo il 31 dicembre 2020;
  2. il legno è stato raccolto dalla foresta senza indurre degrado forestale dopo il 31 dicembre 2020;

L’art.3 della proposta di regolamento specifica che le merci e i prodotti pertinenti possono essere immessi o messi a disposizione sul mercato dell'Unione o esportati dal mercato dell'Unione solo se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

  1.  sono esenti da deforestazione;
  2.  sono stati prodotti in conformità con la legislazione pertinente del paese di produzione; e
  3.  sono coperti da una dichiarazione di dovuta diligenza.

 I successivi articoli indicano specifiche di processo, controllo e monitoraggio che dovrebbero garantire l’efficacia dei risultati.

La proposta di regolamento viene dichiarata dal vice-presidente della Commissione Timmermans come fortemente voluta dai cittadini europei. É stata già oggetto di una risoluzione del Parlamento del 22 ottobre 2020.

La proposta evidenzia nella premessa come quest’iniziativa sia essenziale per diversi Obiettivi dell’Agenda 2030: il presente regolamento dovrebbe contribuire in particolare al raggiungimento degli obiettivi in ​​materia di vita sulla terra (Goal 15), azione per il clima (Goal 13), consumo e produzione responsabili (Goal 12), fame zero (Goal 2) e buona salute e benessere (Goal 3). Risponde inoltre agli impegni internazionali assunti a New York nel 2014 e alla ancora più recente "Dichiarazione sulle foreste e l'uso del suolo" dei leader di Glasgow in concomitanza della Cop26.

 

Rafforzare le norme Ue sulla spedizione di rifiuti

Sempre il 17 novembre è stata adottata anche la comunicazione i nostri rifiuti sono una nostra responsabilità: le spedizioni di rifiuti in un'economia pulita e più circolare.

La Commissione riporta il dato che attualmente solo il 12% delle materie prime utilizzate nell'industria dell'Ue proviene dal riciclaggio. E ogni anno l'Ue esporta circa 33 milioni di tonnellate di rifiuti pari a circa il 16% del commercio mondiale di rifiuti. L'Ue importa inoltre 16 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre altri 70 milioni sono oggetto di scambi all'interno del suo territorio. Dal 2004 a oggi le esportazioni di rifiuti dell'Ue sono aumentate del 75%, e quasi la metà è destinata a Paesi non appartenenti all’Ocse. La spedizione illegale di rifiuti si stima possa rappresentare tra il 15% e il 30% del totale. La mancanza di una capacità di riutilizzo e riciclo a livello dell’Ue è una perdita economica che va affrontata con lo sviluppo dell’economia circolare.

La proposta della Commissione relativa a nuove norme sulle spedizioni di rifiuti definisce le azioni prioritarie dell'Ue con l’obiettivo di garantire che:

  • siano agevolate le spedizioni di rifiuti destinati alla preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio nell'Ue;
  • l'Ue non esporti le sue problematiche connesse ai rifiuti in Paesi terzi;
  • siano contrastate in modo più efficace le spedizioni illegali di rifiuti.

Di fatto, già l'attuale legislazione dell'Ue, oltre a vietare l'esportazione di rifiuti pericolosi verso Paesi non appartenenti all'Ocse, stabilisce che i rifiuti possono essere esportati al di fuori dell'Ue solo se sono gestiti in modo sostenibile nei Paesi di destinazione in condizioni grosso modo equivalenti a quelle dell’Ue.

Le norme prefigurate dalla Commissione intendono introdurre regimi rigorosi rafforzando la disciplina affinché:

  • sia limitata l'esportazione di tutti i rifiuti verso Paesi non appartenenti all’Ocse,
  • sia intensificato il monitoraggio dei rifiuti dell'Ue esportati verso i Paesi Ocse,
  • sia fatto obbligo alle imprese esportatrici dell'Ue di dimostrare la sostenibilità delle loro esportazioni,
  • siano stabiliti criteri chiari per evitare che i rifiuti siano esportati falsamente come "beni usati”.

 

Altre novità

Tra gli atti di rilevanza adottati dalla Commissione importante è anche la comunicazione politiche sulla concorrenza adatta per nuove sfide, che evidenzia la necessità d’introdurre nuove regole adatte all’attuazione degli obiettivi del Green Deal, della trasformazione digitale, per la resilienza del mercato interno e per l’attuazione della nuova strategia industriale europea.

Il Consiglio dell’Ue ha assunto decisioni sulle sanzioni alla Bielorussia per contrastare gli attacchi ibridi e la strumentalizzazione dei migranti, conclusioni sulla proibizione e restrizione sull’uso di alcune armi convenzionali aderendo alla relativa Convenzione Onu, e sulla non-profilerazione di armi nucleari.

Richiamando in particolare l’Agenda 2030 e il Goal 6, ha anche adottato conclusioni sul proprio impegno nelle politiche per l’acqua nella diplomazia internazionale, e conclusioni sulla nuova strategia forestale dell’Ue al 2030.

 

di Luigi Di Marco

Lunedì 22 Novembre 2021

Aderenti