<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>#articoli_cultura Archivi - ASviS</title>
	<atom:link href="https://asvis.it/tag/articoli_cultura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://asvis.it/tag/articoli_cultura/</link>
	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Sat, 17 Oct 2026 09:15:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/02/cropped-favicon-asvis-32x32.png</url>
	<title>#articoli_cultura Archivi - ASviS</title>
	<link>https://asvis.it/tag/articoli_cultura/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Recensione &#8211; “Scala: Le leggi universali della crescita, dell&#8217;innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende”, di Geoffrey West</title>
		<link>https://asvis.it/recensione-scala-le-leggi-universali-della-crescita-dellinnovazione-della-sostenibilita-e-il-ritmo-di-vita-degli-organismi-delle-citta-delleconomia-e-delle-aziende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:29:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/recensione-scala-le-leggi-universali-della-crescita-dellinnovazione-della-sostenibilita-e-il-ritmo-di-vita-degli-organismi-delle-citta-delleconomia-e-delle-aziende/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS<br />
Opera letteraria</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-scala-le-leggi-universali-della-crescita-dellinnovazione-della-sostenibilita-e-il-ritmo-di-vita-degli-organismi-delle-citta-delleconomia-e-delle-aziende/">Recensione &#8211; “Scala: Le leggi universali della crescita, dell&#8217;innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende”, di Geoffrey West</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&ldquo;Scala&rdquo;: un titolo tanto semplice quanto articolato il sottotitolo. Immaginiamo l&rsquo;autore voglia spiazzare il lettore proponendogli una sorta di dicotomia tra due approcci opposti al problema di Sifilo &#8211; e un po&rsquo; anche nostro &ndash; di condannato &ldquo;<em>a sospingere incessantemente un peso a tratti insopportabile, quello cio&eacute; del cambiamento continuo e della costante accelerazione&rdquo;</em>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il libro che vuole misurare la sostenibilit&agrave; &eacute; da pochissimi giorni disponibile in italiano (edito da Mondadori) e pare voler replicare il successo ottenuto all&rsquo;estero.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	L&rsquo;autore Geoffrey West, fisico teorico di origine britannica e accademico di fama internazionale, ci rassicura sul fatto che il suo non sia un testo tecnico anche se affronta diverse problematiche decisamente sfidanti ed &eacute; stato costruito in anni di ricerca.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	West utilizza infatti il modo di pensare del fisico e prende in prestito il metodo applicato sugli organismi biologici per valutare sistemi quali le citt&agrave; e le societ&agrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il suo obiettivo dichiarato &eacute; quello di sviluppare una sorta di scienza delle citt&agrave;, delle organizzazioni e della sostenibilit&agrave;, un modello predittivo che possa utilizzare, ad uno scopo diverso, tutto quello che la specie umana ha sin&rsquo;ora imparato nell&rsquo;ambito della biologia e della fisica.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Le premesse da cui parte il libro sono senz&rsquo;altro utili ad inquadrare il problema: viviamo in un universo socio-economico in piena espansione che negli ultimi due secoli &eacute; stato caratterizzato da un tasso di urbanizzazione senza precedenti. Si prevede che intorno al 2050 la popolazione residente nei centri urbani superer&agrave; il 75% con un ulteriore trasferimento nelle citt&agrave; di oltre due miliardi di persone. Questo incredibile fenomeno, che ha interessato ed interesser&agrave; le citt&agrave;, andr&agrave; a stressare le risorse disponibili in termini di energia, materiali, infrastrutture ed organizzazioni sociali. Se, come dice West,&nbsp; <em>&ldquo;il futuro del pianeta &eacute; il futuro delle citt&agrave; e viceversa&rdquo;</em> vale allora la pena sviluppare una profonda conoscenza dei nostri agglomerati urbani, un sapere non qualitativo ma quantitativo tramite un metodo che permetta di comprendere le dinamiche di sviluppo di questi sistemi.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il consumo di energia per lo sviluppo delle citt&agrave; (creazione di ordine) comporta una crescita del disordine e dell&rsquo;entropia: cosi West spiega in una delle sue presentazioni in giro per il mondo l&rsquo;applicazione del secondo principio della termodinamica alla sua scienza delle citt&agrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	<em>&ldquo;La battaglia per opporsi all&rsquo;entropia con il continuo e necessario apporto di energia per la crescita, l&rsquo;innovazione, la manutenzione e la riparazione &eacute; la base di qualsiasi seria discussione sull&rsquo;invecchiamento, la mortalita, la resilienza e la sostenibilit&agrave;, tanto per gli organismi quanto per le aziende o le societ&agrave;&rdquo;</em>, aggiunge l&rsquo;autore. A questo riguardo, la gestione e facilitazione dell&rsquo;interazione tra le persone e l&rsquo;ottimizzazione della mobilit&agrave; sono solo alcune delle tematiche cardine che i prossimi city designers dovranno affrontare.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	West chiarisce che la maggior parte dei problemi a cui l&rsquo;umanit&agrave; deve far fronte, legati all&rsquo;inquinamento e al riscaldamento globale, sono stati generati dall&rsquo;urbanizzazione e vengono continuamente &ldquo;nutriti&rdquo; nel contesto delle citt&agrave;. Il contesto urbano secondo l&rsquo;autore non &eacute; per&ograve; soltanto la causa delle nostre difficolt&agrave; bens&igrave; anche la soluzione alle sfide del nostro tempo in quanto luogo magnetico e ad alta concentrazione di energia, idee e forza creativa.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il sistema socio economico di West &eacute; composto da diversi oggetti che tipicamente vengono trattati in modo autonomo: c&rsquo;&eacute; chi si occupa di global warming, chi di energia, chi di salute; nella realt&agrave; in un sistema complesso ciascuno di questi protagonisti si adatta e si evolve interagendo pesantemente con gli altri. La biologia &eacute; lo strumento nelle mani di West per rispondere alle molteplici domande riguardanti questi modelli complessi.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Se la struttura concettuale del libro &eacute; quella della scienza, la scala &eacute; invece la lente di cui l&rsquo;autore si serve nell&rsquo;interpretare i fenomeni: il modo con cui le cose cambiano in base alle loro dimensioni &eacute; un tema centrale che invade tutto il testo e viene utilizzato come punto di partenza delle molteplici argomentazioni esposte. <em>&ldquo;Osservati attraverso questa lente&rdquo;</em>, dice West, <em>&ldquo; le citt&agrave;, le aziende, le piante,&nbsp; gli animali, il nostro corpo e perfino i tumori manifestano una notevole somiglianza nel modo in cui sono organizzati e funzionano&rdquo;.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Le citt&agrave; possono ad esempio essere rappresentate come delle reti (di strade, cavi elettrici, tubi) ed i principi fisici e matematici che regolano i flussi attraverso queste reti sono universali e sono gli stessi che troviamo nelle nostre reti celebrali o nei vasi che permeano il nostro corpo. Nelle reti si pu&ograve; inoltre rintracciare una modularit&agrave; e una conseguente scalabilit&agrave;. Tutti i modelli di infrastrutture e tutte le variabili economiche, non importa dove e come misurate, &nbsp;sono in ugual modo scalabili. Anche le formule che regolano la crescita degli esseri viventi possono essere applicate alle citt&agrave; e alle organizzazioni poich&eacute; le relazioni matematiche sottostanti possiedono una caratteristica di universalit&agrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	<em>&ldquo;&Egrave; raro nella storia della scienza che qualcuno abbia&nbsp;una nuova, grande, audace, bellissima, incredibilmente semplice idea&nbsp;che&nbsp;si rivela giusta.&nbsp;Geoffrey West&nbsp;ne ha una.&rdquo;</em>: cosi Steven Strogatz, matematico britannico, definisce l&rsquo;intuizione di West sul concetto di scala.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Per quanto riguarda la struttura del libro possiamo sicuramente rilevare che l&rsquo;evoluzione dei capitoli suggerisce un avvicinamento progressivo e non violento alla scienza delle citt&agrave;; come se l&rsquo;autore comprendesse un ragionevole smarrimento iniziale del lettore e lo volesse perci&ograve; accompagnare attraverso il suo percorso di ricerca. Molti esempi e parallelismi &ldquo;multiscala&rdquo; vengono poi utilizzati per avvicinare la matematica e i numeri al mondo materiale e rendere la lettura accessibile e piacevole.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Una lettura sulla sostenibilit&agrave; ma non solo, caldamente consigliata a chi vuole leggere con lenti diverse le sfide del nostro tempo e allietarsi con uno <em>&ldquo;spettacolo pirotecnico&rdquo;</em>: queste sono le due parole scelte dallo storico Niall Ferguson per definire il lavoro di West.</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/Scala_Geoffrey_West.jpg" style="width: 200px; height: 302px;" /></p>&#13;
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-scala-le-leggi-universali-della-crescita-dellinnovazione-della-sostenibilita-e-il-ritmo-di-vita-degli-organismi-delle-citta-delleconomia-e-delle-aziende/">Recensione &#8211; “Scala: Le leggi universali della crescita, dell&#8217;innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende”, di Geoffrey West</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La piccola scuola come bene comune: tre casi dalla rete nazionale Indire</title>
		<link>https://asvis.it/la-piccola-scuola-come-bene-comune-tre-casi-dalla-rete-nazionale-indire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 23:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal4]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/la-piccola-scuola-come-bene-comune-tre-casi-dalla-rete-nazionale-indire/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Francesca De Santis (Indire)<br />
Un racconto in cui la scuola diventa presidio civico a sostegno di iniziative di contrasto alle disuguaglianze e alla povertà educativa. Insieme ai territori, in un’unica comunità, per favorire l’apprendimento e cambiamenti positivi.<br />
10/05/2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-piccola-scuola-come-bene-comune-tre-casi-dalla-rete-nazionale-indire/">La piccola scuola come bene comune: tre casi dalla rete nazionale Indire</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 style="text-align: center"><span style="background-color: #e03e2d;color: #ffffff"><strong><a style="background-color: #e03e2d;color: #ffffff" href="https://asvis.it/scuole-e-territorio-storie-di-connessioni">IL SEGUENTE RACCONTO FA PARTE DELL&#8217;INIZIATIVA &#8220;SCUOLE E TERRITORIO: STORIE DI CONNESSIONI&#8221;</a></strong></span></h3>
<h3 style="text-align: center"><span style="color: #e03e2d"><strong><a style="color: #e03e2d" href="https://asvis.it/scuole-e-territorio-storie-di-connessioni">VAI AL PROGETTO &gt;&gt;&gt;</a></strong></span></h3>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">ll <strong><a href="https://piccolescuole.indire.it/il-movimento/" target="_blank" rel="noopener">Movimento delle Piccole Scuole di Indire</a></strong> si propone, sulla base di un lavoro di ricerca pluriennale, di sostenere e connettere le scuole che operano in territori geograficamente isolati o periferici, in modo da garantire un’istruzione di qualità e mantenere un importante presidio educativo, sociale e culturale nelle zone più fragili e soggette a un crescente spopolamento. L’attenzione al legame fra scuola, comunità e territorio emerge chiaramente dal Manifesto delle Piccole Scuole, nel quale si legge: “<em>Le piccole scuole tradizionalmente rinsaldano e conservano i propri tratti distintivi culturali e storici divenendo comunità di memoria. Il loro rapporto con l’ambiente naturale, sociale e culturale può rappresentare una risorsa dalle forti potenzialità innovative nel momento in cui lega l’apprendimento alla realtà valorizzandola nel rispetto delle vocazioni territoriali</em>”.</p>
<p style="text-align: justify">All’interno della rete nazionale sono presenti, infatti, numerose scuole che si aprono verso l’esterno in modo strutturato da molti anni, sostenendo una visione di <strong>educazione come bene comune</strong>, dove i diversi soggetti del territorio condividono gli obiettivi e i percorsi educativi proposti dalla scuola alla comunità e partecipano alla loro attuazione. In questo modo, la scuola e il territorio ad essa prossimo, diventano luoghi da abitare attivamente, che grazie a un approccio orientato alla promozione delle <em>capabilities</em>, possono educare e formare individui che, nel rispetto delle proprie attitudini e capacità, siano in grado di contribuire a un cambiamento positivo per sé e per gli altri orientato al bene comune (De Blasis, 2021).</p>
<p style="text-align: justify">Queste forme di alleanze danno vita a nuovi <strong>sc</strong><strong>enari educativi</strong> (Oecd, 2020) in cui scuola e territorio costituiscono una comunità autentica, e dove le scuole diventano il fulcro di <strong>ecosistemi educativi</strong> <strong>locali</strong> più ampi e in evoluzione dinamica, in grado di favorire un apprendimento significativo. La scuola diventa, così, un presidio civico che sostiene la comunità con iniziative volte a contrastare le disuguaglianze e la povertà educativa. L’attività di ricerca di Indire sulle forme di scuola di comunità (Mangione e Cannella, 2021) e sui Patti educativi (Cannella et al., 2021 Mangione et al., 2022, Bartolini et al., 2022) ha evidenziato come queste alleanze sostengano i bisogni della comunità educante attraverso la valorizzazione delle risorse che essa mette a disposizione rendendo possibile una riconciliazione tra scuola e territorio (Mangione, Cannella, Chipa, 2022).</p>
<p style="text-align: justify">Le tre esperienze qui raccontate si inseriscono all’interno di questo orizzonte di senso, ma si distinguono per la particolare incidenza che ognuna ha avuto su alcune dimensioni specifiche che caratterizzano una scuola aperta al territorio e alla comunità: la dimensione dell’azione didattica (esperienza della pluriclasse di Trevozzo), quella degli attori coinvolti con particolare riferimento al ruolo dei genitori (esperienza della Val di Susa) e quella degli spazi non convenzionali esterni alla scuola (esperienza di Partanna).</p>
<div style="max-width: 600px;margin: 0 auto">
<div class="video-container"></div>
</div>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Progettare la scuola del futuro: l’esperienza della pluriclasse di Trevozzo</strong></h3>
<p style="text-align: justify">L’esperienza della pluriclasse IV-IV del plesso di Trevozzo, afferente all’IC di Pianello Val Tidone (PC), rappresenta un esempio di scuola aperta, in cui la sinergia col territorio è stata potenziata coinvolgendo la scuola e i bambini nella realizzazione del Piano urbanistico generale (Pug) con l’obiettivo di disegnare nuove strutture per un centro educativo polifunzionale. Ai bambini è stato chiesto di dare il loro contributo come cittadini attivi e conoscitori del territorio, oltre che detentori del futuro, affinché il piano urbanistico potesse avere un disegno condiviso di sviluppo. In questo caso un’esigenza reale legata al territorio ha dato vita a un percorso di <strong>Daily Experience</strong>, che ha permesso di riarticolare il tempo e lo spazio del fare scuola in pluriclasse, anche grazie all’apporto del digitale, e che si è rivelato utile per aprire nuovi canali di dialogo tra la dimensione formale, non formale e informale dell’apprendimento. Attraverso la messa in pratica di attività didattiche improntate all’<em>education making </em>in situazione di eterogeneità (Mangione et al., 2019) con attenzione ai processi di <em>creative construction</em> e <em>creative agency</em>, è stato realizzato un progetto che ha attraversato più discipline (italiano, matematica, storia, geografia) a partire da uno sfondo comune, appunto il ripensamento dei servizi per un territorio isolato (Mangione e Garzia, 2021). In questa esperienza, la progettazione è orientata alla definizione di percorsi laboratoriali ed esperienze espansive in grado di costruire una partnership tra ambiente-scuola e comunità locale. Insegnanti, educatori e gli stessi discenti sono chiamati a rendere la scuola un ambiente capacitativo ed agentivo (Nussbaum, 2012) attraverso un percorso didattico che consente di apprendere sul e per il territorio e che, allo stesso tempo, attiva l’<em>engagement</em>. La stampante 3D, inserita in un progetto pluridisciplinare, ha coinvolto gli studenti in un percorso collaborativo e di<em> peer tutoring </em>che ha favorito lo sviluppo del pensiero logico, delle capacità di astrazione e di problem-solving, delle competenze visuo-spaziali, geometriche e metacognitive.</p>
<p style="text-align: center"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2023/ArtGoal4.1.png" alt="" width="350" height="196" /></p>
<table style="border-collapse: collapse;width: 70%;background-color: #fedada;border-color: #ad1f2f;border-style: solid;margin-left: auto;margin-right: auto" border="4">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%">
<p style="text-align: justify"><strong>Voci della scuola</strong></p>
<p style="text-align: justify">“<em>C’è un travaso della scuola nel mondo reale ma anche del mondo reale nella scuola. Questo coinvolgimento nel Pug dei bambini li fa sicuramente sentire protagonisti del loro territorio che è sicuramente un valore aggiunto della relazione con il territorio stesso</em>”. Dirigente scolastico</p>
<p style="text-align: justify">“<em>Il focus della nostra progettazione è incentrato sulle competenze, noi progettiamo sia il reale che il virtuale, per ciò che riguarda il reale progettiamo su carta dal punto di vista matematico, poi progettiamo anche dal punto di vista virtuale, ed entrano in gioco molte altre discipline. Il focus è questo: usare degli strumenti classici con aggiunta di strumenti tecnologici. Per i ragazzi diventa tutto un’esperienza, mettere le mani in pasta, imparare facendo</em>”. Docente di italiano</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 style="text-align: justify"><strong>La piccola scuola come comunità educante: l’esperienza della Val di Susa </strong></h3>
<p style="text-align: justify">Durante l&#8217;anno scolastico 2017-2018, i ricercatori dell&#8217;Indire hanno condotto un’attività di ricerca-azione nei piccoli plessi di Bruzolo e San Giorio dell’IC Bussoleno nella Val Susa, che ha portato alla creazione del modello “<strong>piccola scuola come comunità educante</strong>” che si basa su una serie di presupposti che accumunano tutte le piccole scuole (Repetto e Pieri, 2019). Gli elementi del modello sono la valorizzazione dei beni, il ripopolamento del territorio e in particolare il forte coinvolgimento degli attori del territorio e delle famiglie degli studenti. In questa esperienza i bambini, guidati dagli insegnanti, hanno scelto un tema legato al territorio di appartenenza che avesse per loro un particolare valore affettivo e di riconoscimento identitario. Sono state, poi, coinvolte le altre scuole del territorio, i propri familiari e tutti i soggetti della comunità locale interessati al tema che hanno contribuito a vario titolo alla realizzazione delle attività progettate. Il coinvolgimento dei soggetti interessati si è tradotto in un <strong>processo</strong> <strong>partecipativo</strong> e <strong>generativo</strong> di un percorso didattico interdisciplinare, integrato nel curricolo e attuabile nel territorio (Pieri e Repetto, 2019). Gli studenti hanno agito come <strong>costruttori attivi</strong> di competenze e conoscenze, sviluppando un’<em>expertise</em> sul tema scelto e restituendola alla comunità locale attraverso la creazione di artefatti e la realizzazione di eventi.</p>
<table style="border-collapse: collapse;width: 70%;background-color: #fedada;border-color: #ad1f2f;border-style: solid;margin-left: auto;margin-right: auto" border="4">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%">
<p style="text-align: justify"><strong>Le fasi del modello “piccola scuola come comunità educante”</strong></p>
<ol>
<li style="text-align: justify">Abbinamento dei plessi</li>
<li style="text-align: justify">Scelta del focus</li>
<li style="text-align: justify">Coinvolgimento del territorio</li>
<li style="text-align: justify">Coinvolgimento dei familiari</li>
<li style="text-align: justify">Sviluppo dell’expertise</li>
<li style="text-align: justify">Condivisione con la comunità</li>
</ol>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify">Questo modello didattico e organizzativo basato su una <strong>progettazione partecipata</strong> ha permesso ai soggetti del territorio di contribuire attivamente alla realizzazione del progetto, che ha avuto ricadute positive sulla comunità locale e ha rafforzato la funzione culturale e sociale del piccolo istituto scolastico. Particolare rilievo ha avuto il coinvolgimento delle famiglie, probabilmente facilitato dal clima di accoglienza e di apertura che caratterizza le piccole scuole. Questo aspetto apre ad altre piste di indagine da perseguire per poter costruire modelli e strategie volte ad attivare alleanze educative fra scuola e famiglia, in modo da coinvolgere i genitori in modo più costruttivo nelle attività della scuola, anche nell’intesse della comunità locale e, in definitiva, per poter contribuire al miglioramento complessivo della qualità delle piccole scuole (Pieri e Repetto, 2020).</p>
<table style="border-collapse: collapse;width: 70%;background-color: #fedada;border-color: #ad1f2f;border-style: solid;margin-left: auto;margin-right: auto" border="4">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%">
<p style="text-align: justify"><strong>Le voci dei docenti e dei genitori</strong></p>
<p style="text-align: justify"> “<em>Ci è sembrato logico far sì che le nostre tradizioni in qualche modo potessero venire a conoscenza del mondo scolastico e viceversa. È stato fatto un lavoro corale a livello di territorio coinvolgendo tutte quelle parti associative e soprattutto è stato fatto un grosso lavoro insieme ai ragazzi</em>”. Genitore</p>
<p style="text-align: justify">“<em>Il modello piccole scuole come comunità educante parte dai bambini e dal territorio, abbiamo coinvolto le persone del territorio che potevano aiutarci a far crescere le nostre idee e dare vita a un progetto più ampio</em>”. Docente IC Bussoleno</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Alla scoperta del territorio: l’esperienza di Partanna</strong></h3>
<p style="text-align: justify">Indire, nell’ambito del progetto Horizon MenSi (Mentoring for School Improvement), sostenuto dai fondi del programma H2020 della Commissione europea e coordinato da European Schoolnet, ha sostenuto azioni di sperimentazione e supporto al <strong>mentoring networking tra scuole</strong>. La Rete di Piccole Scuole ha seguito in particolare le attività del cluster siciliano costituito prevalentemente da piccole scuole, con plessi diffusi e popolati da pochi studenti. Le scuole si sono impegnate in processi di formazione e guida tra <em>mentor</em> e <em>mentee</em> che, valorizzando il confronto fra pari, hanno permesso di sperimentare forme di outdoor e didattica innovativa nelle Steam tramite l’utilizzo delle Tic. Tra queste scuole, l’Istituto Comprensivo “Rita Levi – Montalcini” di Partanna, <em>mentee</em> del cluster siciliano guidato dall’ I.C. Giovanni XXIII di Acireale, ha sfruttato le<strong> potenzialità del digitale per attuare percorsi di scuola aperta e integrata con il territorio. </strong>Il processo di mentoring è iniziato con una fase di analisi dei bisogni in cui i gruppi di lavoro (<em>mentor</em> e <strong>mentee</strong>) hanno valutato i punti di forza e di debolezza delle azioni didattiche indoor e outdoor. Il tema centrale del percorso è stato la <strong>scoperta del territorio</strong> e l’<strong><em>outdoor learning</em></strong>, che ha motivato gli alunni verso un apprendimento significativo e consapevole. L’obiettivo finale del percorso è stato quello di promuovere un <strong>cambiamento culturale</strong> e arricchire le metodologie e le pratiche didattiche.</p>
<p style="text-align: justify">Il percorso didattico, al quale hanno partecipato le studentesse e gli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’istituto, ha puntato alla riscoperta del territorio attraverso varie attività <strong>outdoor</strong> e alla <strong>valorizzazione dei beni architettonici e culturali</strong> di Partanna, anche tramite il supporto tecnologico e gli strumenti digitali. In una prima fase gli alunni hanno realizzato testi espositivo-informativi, sotto la guida delle docenti di italiano e inglese, che sono stati la base di partenza per la realizzazione di alcune audio-guide sugli edifici di interesse partannesi. I file audio bilingue sono stati poi collegati a dei Qrcode e inseriti in una brochure. Lo scopo di tale attività è stato quello di dare vita a un vero e proprio <em>service learning</em>, ossia un servizio reso alla comunità locale e alla fruizione di eventuali turisti.</p>
<p style="text-align: center"><strong> <img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2023/ArtGoal4.2.png" alt="" width="350" height="218" /></strong></p>
<table style="border-collapse: collapse;width: 70%;background-color: #fedada;border-color: #ad1f2f;border-style: solid;margin-left: auto;margin-right: auto" border="4">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%">
<p style="text-align: justify"><strong>Le voci dei docenti</strong></p>
<p style="text-align: justify"> “<em>Relativamente alle attività outdoor del progetto Mensi i nostri alunni si sono impegnati nello svolgimento e nell’approfondimento del testo informativo, descrittivo e poetico, analizzando e osservando il territorio circostante hanno espresso i loro pensieri e i loro sentimenti partecipando attivamente con uno spirito inclusivo a tutta l’attività, è nata quindi l’esigenza di realizzare delle audioguide per metterle al servizio della cittadinanza e di tutti i visitatori</em>”. Docente di italiano</p>
<p style="text-align: justify">“<em>I nostri alunni si sono cimentati nel fare le guide turistiche traducendo i testi descrittivi in inglese con la speranza di attirare tanti turisti”. </em>Docente di inglese</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 style="text-align: justify"> </h3>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">*Francesca De Santis collabora alle attività di ricerca della Struttura di ricerca 8 &#8220;Innovazione metodologica e organizzative nelle scuole piccole&#8221;. Per la stesura di questo articolo si è confrontata con Patrizia Garista, Giuseppina Rita Jose Mangione, Stefania Chipa e Giuseppina Cannella, ricercatrici Indire e membri del sottogruppo di lavoro “Contrasto e prevenzione della povertà educativa”.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p style="text-align: justify">Bartolini, R., Zanoccoli, C. e Mangione, G.R.J. (2022). <em>Piccole scuole, ripensare la forme scolaire per un patto formativo allargato alla comunità e al territorio</em>. Formazione &amp; Insegnamento, XX – 2 – pp. 14-35.</p>
<p style="text-align: justify">De Bartolomeis, F. (2018). <em>Fare scuola fuori della scuola</em>. Roma: Aracne</p>
<p style="text-align: justify">De Blasis, M.C. (2021). <em>La koinè della sostenibilità per l’educazione post-Covid19</em>. Formazione &amp; Insegnamento, vol. 1, n.1, anno XIX, pp. 352-360.</p>
<p style="text-align: justify">De Santis, F., de Maurissens, I., Pettenati, M.C. (2021). <em>Piccole Scuole in azione per gli obiettivi dell’Agenda 2030</em>. I Quaderni delle Piccole Scuole, n. 2/2021 – Storie. Indire: <a href="https://piccolescuole.indire.it/wp-content/uploads/2021/07/quaderno_2_storie.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://piccolescuole.indire.it/wp-content/uploads/2021/07/quaderno_2_storie.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify">Cannella, G., Chipa, S., Mangione, G.R.J. (2021). <em>Il Valore del Patto educativo di Comunità. Una ricerca interpretativa nei territori delle piccole scuole</em>. In G.R.J Mangione, G. Cannella e F. De Santis (a cura di), <em>Piccole scuole, scuole di prossimità. Dimensioni, Strumenti e Percorsi emergenti</em>. I Quaderni della Ricerca n. 59 (pp. 23-47). Torino: Loescher editore.</p>
<p style="text-align: justify">Mangione, G.R.J., Cannella, G., Chipa, S. (2022). <em>Il ruolo dei terzi spazi culturali nei patti educativi territoriali. Verso una pedagogia della riconciliazione nei territori delle piccole scuole</em>. In A. Di Pace, A. Fornasari, M. De Angelis (a cura di), <em>Il Post Digitale. Società, Culture, Didattica</em> (pp.171-205). Milano: Franco Angeli.</p>
<p style="text-align: justify">Mangione, G.R.J., Cannella, G. (2021). <em>La scuola di prossimità. Archivio di studi urbani e regionali</em>. Milano: Franco Angeli, 132 (pp. 87-111).</p>
<p style="text-align: justify">Mangione G.R.J, Garzia M. (2021). <em>L’agire didattico in pluriclasse. Forme curricolari e strategie didattiche nelle piccole scuole italiane</em>. QTimes – Anno XIII – numero 3.</p>
<p style="text-align: justify">Mangione, G.R.J., Garzia, M., &amp; Esposito, A. (2019). <em>Verso un curricolo Maker 5-8 K.</em><em><br />Principi e applicazioni per lo sviluppo della competenza geometrica tramite 3D printing</em>.<br />Qwerty-Open and Interdisciplinary Journal of Technology, Culture and Education, 14(1),<br />93-115.</p>
<p style="text-align: justify">Nussbaum, M.C. (2012). <em>Creare capacità. Come liberarsi dalla dittatura del Pil</em>. Bologna: il Mulino.</p>
<p style="text-align: justify">OECD (2020). <em>Back to the Future of Education: Four OECD Scenarios for Schooling, Educational. Research and Innovation</em>. Paris: OECD</p>
<p style="text-align: justify">OECD (2016). <em>What makes a school a learning organisation? A guide for policy makers, school leaders and teachers</em>. https://www.oecd.org/education/school/school-learning-organisation.pdf</p>
<p style="text-align: justify">Pieri, M., Repetto, M. (2019). <em>Piccola scuola come comunità educante</em>. I Quaderni delle Piccole Scuole, n. 1/2019 – Strumenti, Indire: <a href="https://piccolescuole.indire.it/wp-content/uploads/2019/10/QUADERNO_1_STRUMENTI_1_10_19_WEB.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://piccolescuole.indire.it/wp-content/uploads/2019/10/QUADERNO_1_STRUMENTI_1_10_19_WEB.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify">Pieri, M., Repetto, M. (2020). <em>Piccole scuole e rapporti scuola-genitori tra legami con la tradizione e spinte all’innovazione.</em> Formazione &amp; Insegnamento<em>. </em>Rivista internazionale di Scienze dell’educazione e della formazione, 18(1), 85-95.</p>
<p style="text-align: justify">Pignalberi, C. (2020). <em>Learning and Territory. Design as a leverage for sustainable development in local communities</em>. <em>Form@re &#8211; Open Journal Per La Formazione in Rete</em>, <em>20</em>(2), 71–85.</p>
<p style="text-align: justify">Repetto, M., Pieri, M. (2019). <em>Il modello “piccola scuola come comunità educante”: l’esperienza pilota della Val di Susa</em>. In Scuola e innovazione culturale nelle aree interne, n.50 (pp. 53-64) Torino: Loescher editore.</p>
<p style="text-align: justify">Sergiovanni T.J. (2000). <em>Costruire comunità nelle scuole</em>. Editrice LAS, Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-piccola-scuola-come-bene-comune-tre-casi-dalla-rete-nazionale-indire/">La piccola scuola come bene comune: tre casi dalla rete nazionale Indire</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’importanza della cultura per la sostenibilità</title>
		<link>https://asvis.it/limportanza-della-cultura-per-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 20:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal4]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/limportanza-della-cultura-per-la-sostenibilita/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Giulio Lo Iacono, coordinatore operativo ASviS</p>
<p>L’affermazione dello sviluppo sostenibile passa da un cambiamento culturale, a ogni livello. Il vettore 2 della nuova Snsvs punta a potenziare gli ambiti “educazione e formazione”, “informazione e comunicazione”.</p>
<p>21/06/2022</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/limportanza-della-cultura-per-la-sostenibilita/">L’importanza della cultura per la sostenibilità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1" style="text-align: justify">La visione integrata proposta dall’Agenda 2030 dell’Onu, oltre alle recenti vicende che stanno ridefinendo gli orizzonti globali di questi ultimi anni come la pandemia e la guerra in Ucraina, chiama tutti noi a una nuova responsabilità, a gestire una realtà complessa e profondamente cambiata rispetto al passato, in cui è necessario essere capaci di vedere e comprendere le strette interconnessioni tra la sfera economica, sociale, ambientale, culturale ed umana e di sviluppare una visione sistemica della realtà. In questo quadro, il vettore 2 della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (Snsvs) dedicato alla “Cultura per la sostenibilità ha l’obiettivo fondamentale di promuovere la cultura come fattore abilitante dello sviluppo umano e sostenibile, attraverso due ambiti di azione, strettamente interconnessi: educazione e formazione, informazione e comunicazione. In questa dimensione, la conoscenza deve essere considerata un bene comune, la cui salvaguardia richiede una responsabilità collettiva, per arrivare a nuove rappresentazioni comprensibili e condivise di questioni rilevanti per un nuovo paradigma dello sviluppo.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify">Per l’ambito<strong> educazione e formazione</strong> la sfida è quella di innovare e qualificare il sistema dell’educazione e i modelli educativi e di promuovere il processo di trasformazione delle conoscenze in competenze, nonché lo sviluppo di uno stile di vita sostenibile e la diffusione di una cultura fondata sui valori della pace, dell’equità, dell’inclusione sociale, della non violenza e della cittadinanza globale. Occorre ricomporre la frammentazione educativa e promuovere la formazione per lo sviluppo sostenibile lungo tutto l&#8217;arco della vita (lifelong learning) e in tutti i suoi ambiti (lifewide learning), attraverso l’apprendimento diffuso come pratica sociale e processo attivo e, aggiungo, misurabile. Questo si può realizzare attraverso un ripensamento dei luoghi e delle metodologie deputati all’apprendimento formale (scuola e università), includendo anche le modalità di apprendimento non formali (in ogni organismo che persegua scopi educativi e formativi) e informali (nelle situazioni di vita quotidiana, nel contesto di lavoro, familiare e del tempo libero), con le quali ci si relaziona quotidianamente. E qui troviamo la prima stretta connessione con gli ambiti di informazione e comunicazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1" style="text-align: justify">Formazione e informazione devono, in questo senso, trovare nuove forme di collaborazione e di alleanza, per offrire una visione integrata, che vada oltre i tradizionali silos didattici e giornalistici. In questo senso, il Piano d’azione nazionale per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile (Pan pcsd) contribuisce all’attuazione della visione trasformativa proposta dal vettore 2 attraverso due principali direzioni di azione: verso la pubblica amministrazione e verso la società civile e gli attori non statali. Nel primo caso, prevede la realizzazione di programmi e moduli formativi, realizzati ed erogati attraverso la collaborazione tra diversi soggetti istituzionali, rivolti ai dipendenti pubblici della Pubblica Amministrazione a tutti i livelli. Nel secondo caso, promuove la creazione di ambienti di scambio e condivisione di expertise sulla sostenibilità, favorisce la trasparenza e il coinvolgimento nei processi decisionali e contribuisce alla formazione degli insegnanti sui temi della sostenibilità e sugli approcci metodologici trasversali, in particolare attraverso lo strumento dei Patti Educativi, con comunità educanti e sistemi formativi integrati. Supporta, inoltre, la creazione di ambiti di apprendimento che favoriscano l’incontro tra professionisti che operano nel pubblico, nel privato e nella società civile (es. corsi di aggiornamento continui per ordini professionali) per promuovere lo sviluppo di partenariati innovativi (ambito di azione specifico del vettore 3 della Snsvs).</p>
<p class="p1" style="text-align: justify">La direzione da perseguire è quella di investire sul superamento del modello trasmissivo e sull’adozione di modelli aperti di didattica attiva ed esperienziale, in situazioni di apprendimento continuo, educando al pensiero critico e sistemico, alla creatività, alla transdisciplinarietà e alla capacità di agire per il cambiamento.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify">In altre parole, non si tratta più, quindi, solo di trasmettere nozioni e conoscenze, ma di fare in modo che esse risultino significative sul piano della formazione degli individui, trasformandosi nelle competenze (abilità, atteggiamenti e valori) necessarie per svolgere il ruolo di agenti del cambiamento. È quindi fondamentale che i percorsi formativi e informativi offrano conoscenze approfondite, ma anche strumenti che favoriscano un cambiamento dei comportamenti, utili a stimolare soluzioni innovative per riprogettare processi e prodotti in chiave sostenibile.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify">L’apprendimento continuo rappresenta, infatti, un fattore abilitante fondamentale anche nei contesti imprenditoriali e nel mondo del lavoro in generale, per poter rispondere in modo efficace ad un mercato in continua trasformazione, nonché per poter svolgere una cittadinanza attiva e responsabile, partecipando alla vita della propria comunità con idee, soluzioni e una capacità di visione ampia e sistemica degli obiettivi da raggiungere per uno sviluppo sostenibile, anche per far comprendere i benefici dello sviluppo sostenibile quando pienamente integrato nelle attività economiche.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify">Tutto questo non può avvenire senza un processo di coinvolgimento dei cittadini, dei diversi attori della società civile e di fasce sempre più ampie dell’opinione pubblica. Qui troviamo la centralità dell’ambito <strong>informazione e comunicazione</strong>. È assolutamente indispensabile promuovere la creazione di un linguaggio comune e condiviso, con l’obiettivo di costruire e sperimentare nuovi percorsi di narrazione sulla Snsvs, sviluppando una comunicazione efficace per diffondere una visione di futuro fondata sulla sostenibilità. Si tratta di presupposti necessari per diffondere la consapevolezza sui temi della sostenibilità e sugli strumenti per la sua attuazione, nonché per contribuire a rafforzare le relazioni e a praticare gli spazi di collaborazione sia tra le istituzioni, per il consolidamento e la piena funzionalità della <em>governance</em> per la sostenibilità, sia con la società civile e gli attori non statali, per favorirne il coinvolgimento attivo nei processi decisionali e di attuazione e valutazione delle politiche.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p2" style="text-align: justify">In questo senso, il vettore 2 “cultura per la sostenibilità” ha una caratteristica, come gli altri vettori, di forte trasversalità, per integrare e sostenere il raggiungimento di tutti gli obiettivi della Strategia. In particolare, però, fare cultura per la sostenibilità corrisponde all’opportunità <span class="s1">di </span>offrire quadri interpretativi omogenei e narrazioni che sostengano la costruzione di visioni e politiche integrate; sottolineare la necessità di una base di conoscenza condivisa, aperta e accessibile, strumento per la trasparenza del processo decisionale, per il monitoraggio del processo di attuazione della Snsvs e precondizione per la partecipazione attiva degli attori coinvolti; sviluppare competenze trasversali e apprendimenti diffusi, permanenti, organizzativi e sociali; diffondere processi territorializzati e personalizzati, fortemente inclusivi, per superare le differenze territoriali e le fragilità sociali e personali; sensibilizzare le comunità locali a progetti “di cambiamento” che comportano un approccio trasparente da parte delle Istituzioni anche al fine di prevenire fenomeni spesso sterili di opposizione (es. sindrome Nimby (Not in my back yard); in questo senso, favorire anche processi innovazione dei modelli di governance territoriale che mettano al centro educazione, formazione, sensibilizzazione, comunicazione e conoscenza anche nei confronti delle autorità locali al fine di prevenire l’insorgenza di fenomeni quali il Nimto (Not in my terms of office).</p>
<p class="p2" style="text-align: justify">In sintesi, l’affermazione dello sviluppo sostenibile e la sua integrazione nelle politiche, nella strategie del settore pubblico e privato, nelle priorità e nei comportamenti della società civile, delle cittadine e dei cittadini, passa necessariamente da un cambiamento culturale, che dovrà impegnare tutti noi a garantire il benessere e la crescita delle future e giovani generazioni, che da quest’anno &#8211; e ne siamo molto orgogliosi, come italiani – sono presenti nei principi fondamentali della nostra Costituzione.</p>
<p class="p2" style="text-align: justify"> </p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/limportanza-della-cultura-per-la-sostenibilita/">L’importanza della cultura per la sostenibilità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cultura per lo sviluppo sostenibile nel Festival 2019: dall’analisi innovativa dei modelli alle proposte artistiche</title>
		<link>https://asvis.it/la-cultura-per-lo-sviluppo-sostenibile-nel-festival-2019-dallanalisi-innovativa-dei-modelli-alle-proposte-artistiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 13:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/la-cultura-per-lo-sviluppo-sostenibile-nel-festival-2019-dallanalisi-innovativa-dei-modelli-alle-proposte-artistiche/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Menichella, referente del Gruppo di lavoro dell'ASviS sulla cultura per lo sviluppo sostenibile</p>
<p>Misurazione, inclusione sociale, governance e partecipazione: questi i temi chiave al centro del dibattito per la creazione di nuovi paradigmi culturali. Tantissime le iniziative artistiche giovanili per la promozione dell’Agenda 2030 sui territori.  </p>
<p>9 luglio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-cultura-per-lo-sviluppo-sostenibile-nel-festival-2019-dallanalisi-innovativa-dei-modelli-alle-proposte-artistiche/">La cultura per lo sviluppo sostenibile nel Festival 2019: dall’analisi innovativa dei modelli alle proposte artistiche</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Degli <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/">oltre 1000 eventi </a>che hanno animato la terza edizione del Festival, centinaia hanno riguardato il tema della cultura per lo sviluppo sostenibile.<br />In particolare, il 31 maggio 2019 ha avuto luogo il <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/gli-eventi-nazionali/441-2330/31-maggio-cultura-per-lo-sviluppo-sostenibile">primo evento nazionale del Gruppo di lavoro dell’ASviS sul tema trasversale della cultura per lo sviluppo sostenibile.</a> L’evento si è svolto all’interno dell’Italia smArt community, un summit di tre giorni organizzato da Pentapolis, dedicato alla creazione di un network per la costruzione di una società digitale e sostenibile che favorisca la cultura e il turismo.<br />L’evento si è tenuto alla Cava del Sole della città di Matera, capitale della cultura europea 2019, ed è stato affrontato il tema dell’importanza della creazione di un modello di cultura per lo sviluppo sostenibile che ponga le basi per l’attuazione dell’Agenda 2030. Diversi panel hanno poi trattato l’aspetto della valorizzazione del patrimonio storico &#8211; culturale e l’estensione delle sue implicazioni in diversi settori, invitandoli al confronto e al dialogo. Di particolare rilievo è stata la presentazione di alcune <em>best practice</em> circa i nuovi modelli culturali di impatto sull’economia circolare, l’utilizzo dei <em>big data</em>, la digitalizzazione del patrimonio storico e la gestione dei beni culturali attraverso l’intelligenza artificiale.</p>
<p style="text-align: justify">Il panel organizzato da ASviS ha affrontato la tematica proposta sempre in prospettiva di realizzazione dei target dell’Agenda 2030 in maniera trasversale. Dal dibattito è emerso che la trasmissione di una cultura della sostenibilità, che sia inclusiva, trasversale e integrata nel rispetto delle diversità, sarà possibile solo attraverso la creazione di un <em>framework</em> definito e misurabile. Poiché la misura del capitale sociale e culturale è uno dei temi su cui gli statistici di tutto il mondo stanno ancora faticando tantissimo, il percorso sarà difficile, ma gli istituti di statistica e i centri di ricerca si stanno impegnando sempre di più sia a livello nazionale, sia a livello europeo. L’attenzione è stata successivamente posta sull’importanza dell’analisi di impatto degli attori e delle dimensioni culturali sul territorio (come per esempio il mondo delle biblioteche), che deve essere misurato anche attraverso attività di valorizzazione delle competenze e di arricchimento della comunità. Infine, è stato osservato che una maggiore attenzione dei sistemi di governance al mantenimento nel tempo della conoscenza, del patrimonio, della coesione sociale e della creatività contribuirà alla crescita dei livelli di benessere sociale ed economico all’interno delle comunità territoriali. Secondo questa prospettiva, un ruolo fondamentale sarà non solo quello delle istituzioni, ma anche quello del settore produttivo, che avrà il compito di guidare i processi di contaminazione tra la cultura per lo sviluppo sostenibile e la cultura d’impresa sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify">Il tema della cultura è stato inoltre al centro della discussione proposta all’evento “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1710/partecipazione-culturale-individui-e-comunita-territoriali-unanalisi-sperimentale-promossa-da-roma-capitale-e-pratiche-internazionali-per-valutare-la-relazione-tra-cultura-sviluppo-e-benessere-dei-cittadini#.XRY0E9Mzau4">Partecipazione culturale, individui e comunità territoriali. Un’analisi sperimentale promossa da Roma Capitale e pratiche internazionali per valutare la relazione tra cultura, sviluppo e benessere dei cittadini</a>” organizzato dall’Assessorato alla crescita culturale di Roma Capitale in collaborazione con Uclg &#8211; Agenda 21 for Culture. L’iniziativa ha avuto luogo il 3 giugno presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e ha evidenziato quanto la <em>governance</em> politica sia responsabile in prima linea della creazione di tutte le condizioni possibili per aprire la partecipazione alle attività culturali. Il problema infatti non è stato riscontrato nella misurazione della cultura, ma nell’omogeneità e nell’estensione della partecipazione alla vita culturale della comunità di un territorio. Grazie alla presentazione dell’analisi sperimentale elaborata da Roma Capitale, si è potuto osservare, incrociando dati di tipo quantitativo e qualitativo, che esistono elementi di omogeneità nei comportamenti non conformi alla struttura dimensionale urbana. Il lavoro, incentrato sull’indagine delle differenze sostanziali che esistono fra diverse comunità in relazione ai livelli di benessere concepito, ha consentito una lettura di questi fenomeni attraverso l’osservazione del disagio sociale e della disparità di accesso alla cultura sul territorio. L’analisi, che ha mostrato che esistono zone nelle estreme periferie della città coperte da inclusione culturale e zone appartenenti allo stesso arco periferico che sono totalmente scoperte, ha posto le radici per capire quello che dovrà essere lo sforzo futuro nel campo della ricerca: ridisegnare la mappa della città di Roma tramite lo studio dei gradi di partecipazione culturale delle zone periferiche.</p>
<p style="text-align: justify">L’aumento della partecipazione culturale in tutte le zone della comunità civile e la mobilitazione innovativa di diversi attori a livello territoriale è in grado di favorire la crescita delle pratiche orientate allo sviluppo sostenibile: questo è stato l’obiettivo dell’incontro “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1476/esperienze-culturali-per-lo-sviluppo-sostenibile#.XRdp5dMzau5">Esperienze culturali per lo sviluppo sostenibile</a>”, evento organizzato da Fondazione Unipolis e Ask Bocconi il 23 maggio a Cagliari. Durante l’incontro, è emerso il ruolo centrale delle organizzazioni del settore culturale, declinando le loro strategie per l’implementazione dei target dell’Agenda 2030. Tramite la condivisione in maniera trasversale della centralità dei temi di alcuni SDGs e il coinvolgimento degli attori culturali sul territorio, lo sviluppo generato dalla cultura sarà sostenibile perché orientato al lungo periodo, al patto fra le generazioni, alla conservazione a alla valorizzazione delle risorse disponibili.</p>
<p style="text-align: justify">Tra gli eventi organizzati dalle scuole e dalle università su questo tema, si segnala l’iniziativa “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1240/le-17-allegorie-per-gli-sdgs#.XRdtSNMzau5">Le 17 allegorie per gli SDGs</a>”, un allestimento ideato dalle classi V del liceo artistico delle sezioni arti figurative bidimensionali e tridimensionali di Siena in collaborazione con il Santa Chiara Lab per la giornata del primo giugno. L’iniziativa, svoltasi presso il Rettorato dell’Università di Siena, è stata interamente dedicata ai temi dell’Agenda 2030, scandita da due momenti artistici: uno statistico, costituito dall’esposizione di 17 cubi con i simboli dei 17 Goal su cui sono state collocate le sculture create dai ragazzi, uno dinamico, in cui i 17 cubi sono stati trasformati in palcoscenico di 17 azioni performative ideate da giovanissimi performer del liceo artistico e dedicata ognuna a un singolo Obiettivo si sviluppo sostenibile. Entrambi i momenti sono stati accompagnati da un sottofondo musicale che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di Alessandro Fo e dell’Archivio Italiano Paesaggi Sonori.</p>
<p style="text-align: justify">La Rete delle scuole Otis si è impegnata nell’attività di rassegna teatrale <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/2047/oltreconfini-il-teatro-incontra-la-scuola#.XRcr5dMzau4">Oltreconfine &#8211; il Teatro incontra la scuola</a>. Le rappresentazioni si sono svolte dal 4 al 10 giugno presso il teatro Piccolo Eliseo e hanno visto come protagonisti gli studenti di circa 18 scuole del territorio nazionale e almeno una decina di scuole di altre nazioni e continenti, come Svizzera, Grecia, Francia, Spagna, America e Cile. Gli spettacoli presentati hanno messo in scena le tematiche ispirate agli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030 del Miur, incentrati sui problemi dell’inquinamento globale e sulle competenze di cittadinanza attiva e costituzione. La rete Otis ha dimostrato di essere un modello replicabile e una prova di come sia possibile realizzare un prodotto di alta qualità, attraverso la promozione del dialogo interculturale e l’educazione alla teatralità.</p>
<p style="text-align: justify">A Venezia, cinquecento alunni delle scuole di Marghera con il supporto di tutor creativi, maestri d’arte e videomaker hanno realizzato 21 opere d’arte per la mostra &#8220;<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/896/alfabeto-di-marghera-per-lo-sviluppo-sostenibile#.XR3depMzbOQ">Alfabeto di Marghera</a>”. La mostra ha valorizzato tre importanti caratteristiche del territorio veneziano simbolo del ‘900: “Marghera Multiculturale”, “Marghera Città del Lavoro” e “Marghera Città Giardino”.</p>
<p style="text-align: justify">Si segnala anche la mostra “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/968/sostenibilita-nellarte#.XRcrYtMzau4">Sostenibilità dell’arte</a>”, un’esposizione artistica dedicata alla riproduzione degli SDGs e organizzata dall’Università degli studi di Roma Tor Vergata dal 21 maggio al 6 giugno. L’evento ha visto nel corso delle giornate la partecipazione di diversi soggetti e associazioni con l’idea di diffondere la conoscenza sui temi dello sviluppo sostenibile, favorire l’inclusione sociale e ridurre le disuguaglianze, promuovere attività di riciclo e riutilizzo e creare consapevolezza di uno stile di vita in armonia con la natura e nel rispetto dell’ambiente. L’obiettivo è stato quello di sensibilizzare la comunità universitaria e i cittadini alla comprensione dell’Agenda 2030, rendendo l’Università un vettore nel processo di diffusione della conoscenza e di creazione di cultura rispetto a tali temi, per costruire consapevolezza e ricercare soluzioni per affrontare il cambiamento sostenibile in atto.</p>
<p style="text-align: justify">L’Università degli studi di Roma di Tor Vergata è stata protagonista di un&#8217;altra importantissima iniziativa dedicata al focus sulla cultura: “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1448/la-ricchezza-della-diversita-culturale-e-lesigenza-dello-sviluppo-sostenibile-progetti-in-corso-e-paradigmi-possibili-di-un-binomio-sinergico#.XRcrjdMzau4">La ricchezza della diversità culturale e l&#8217;esigenza dello sviluppo sostenibile &#8211; Progetti in corso e paradigmi possibili di un binomio sinergico</a>”, una tavola rotonda dedicata alla centralità della dimensione culturale nell’ambito dei progetti di cooperazione internazionale sullo sviluppo sostenibile. La giornata scelta è stata quella del 21 maggio, in occasione della Giornata mondiale per la diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-cultura-per-lo-sviluppo-sostenibile-nel-festival-2019-dallanalisi-innovativa-dei-modelli-alle-proposte-artistiche/">La cultura per lo sviluppo sostenibile nel Festival 2019: dall’analisi innovativa dei modelli alle proposte artistiche</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Misure per il clima: quando le buone intenzioni possono rivelarsi fallaci</title>
		<link>https://asvis.it/misure-per-il-clima-quando-le-buone-intenzioni-possono-rivelarsi-fallaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2019 15:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal12]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=86259</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Leonardo Libero, giornalista specializzato</p>
<p>Inducendo i cittadini a sostituire le loro auto con altre nuove, meno inquinanti o meno climalteranti – come si propongono ad esempio l'Ecotassa-Ecobonus governativa, la nuova Ztl del Comune di Milano o, in Francia, il Presidente Macron – in realtà si provocano gravi e inutili danni economici sia ai cittadini stessi che alle attività imprenditoriali non legate all'automotive e si nuoce al clima con enormi emissioni di CO2.</p>
<p>2 maggio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/misure-per-il-clima-quando-le-buone-intenzioni-possono-rivelarsi-fallaci/">Misure per il clima: quando le buone intenzioni possono rivelarsi fallaci</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="d-head">
<div class="d-box d-box-titolo">
<h1>Misure per il clima: quando le buone intenzioni possono rivelarsi fallaci</h1>
</div>
</div>
<div class="d-body">
<div class="d-main clearfix">
<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>di Leonardo Libero, giornalista specializzato<br /><br /><em>Inducendo i cittadini a sostituire le loro auto con altre nuove, meno inquinanti o meno climalteranti – come si propongono ad esempio l&#8217;Ecotassa-Ecobonus governativa, la nuova Ztl del Comune di Milano o, in Francia, il Presidente Macron – in realtà si provocano gravi e inutili danni economici sia ai cittadini stessi che alle attività imprenditoriali non legate all&#8217;automotive e si nuoce al clima con enormi emissioni di CO2.</em><br />2 maggio 2019</p>
</div>
<div class="d-box d-box-testo">
<p>Il forzato rinnovo del parco circolante privato, al dichiarato scopo di migliorare la qualità dell&#8217;aria, è iniziato con la prima direttiva Ue sulle emissioni dei veicoli (1992) in questi otto dei 28 Paesi Ue: Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito, (pag. 193); i quali hanno scelto di dar seguito a tali direttive – strumenti giuridici che segnalano certi obiettivi, ma lasciano ampia libertà sul come raggiungerli &#8211; imponendo l&#8217;eliminazione dei veicoli che non rispettano la direttiva più recente, anziché vietare soltanto che essi siano prodotti o importati nuovi sul proprio territorio, come hanno fatto gli altri 20 Paesi. In Italia ciò è stato ed è attuato soprattutto attraverso i blocchi della circolazione di tali veicoli, nonostante <a href="https://www.lastampa.it/2017/12/27/italia/fermare-il-traffico-poco-efficace-non-tutte-le-polveri-sono-dannose-V2f6XOxsQz9dt8G4WKU8XO/pagina.html">cattedratici</a>, <a href="https://www.automoto.it/eco/polveri-sottili-tutto-quello-che-non-vi-dicono.html">esperti qualificati della materia </a>ed <a href="http://www.rse-web.it/focus/Inquinamento-particolato-fine-area-padana.page">istituti di ricerca anche pubblici </a>abbiano dichiarato quei blocchi inefficaci e che ciò sia stato confermato da <a href="https://drive.google.com/open?id=1DrpPfEzU3H8vAfVV62aJdxlxqgZP-uZ1">innumerevoli esperimenti falliti</a>.</p>
<p>Ma il peggio, <strong>nei riguardi del clima</strong>, è che tale sistema non tiene conto dei “costi energetici” delle auto e della loro pesante entità. Essa infatti,<strong> per una auto,</strong> può andare, secondo diversi sistemi di calcolo, dai <strong>30.000 kWh</strong> (pari a dieci anni di consumi elettrici di una famiglia media europea), <a href="https://de.wikipedia.org/wiki/Graue_Energie">stimati da Wikipedia in Tedesco</a> (vedi Beispiele), ai <strong>76.000 kWh</strong> stimati da <a href="https://www.withouthotair.com/c15/page_90.shtml">David MacKay</a>, dell&#8217;Università di Cambridge.</p>
<p>Considerato quindi:</p>
<p><strong>a)</strong> che le auto di tutte le Case sono progettate per una percorrenza di <a href="http://business.time.com/2012/03/20/what-you-only-have-100k-miles-on-your-car-thats-nothing/">almeno 250mila chilometr</a>i,</p>
<p><strong>b)</strong> che di fatto è possibile raggiungere <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Car_longevity">percorrenze ben superiori</a> e,</p>
<p><strong>c)</strong> che la percorrenza media annua delle <a href="https://www.quattroruote.it/news/curiosita/2016/02/24/italiani_alla_guida_in_media_percorrono_11_200_km_all_anno_.html">auto in Italia è di 11.200 km</a>,  la frequente rottamazione di vetture che hanno o avrebbero impiegato più di dieci anni per coprire appena metà di quegli almeno 250mila km – e i cui &#8220;costi energetici&#8221; erano quindi lungi dall&#8217;essere ammortizzati &#8211; mi sembra uno spreco non sostenibile ed è di certo in contrasto con i principi-base dell&#8217;Economia Circolare (che cosa ne pensa Aisec?).</p>
<p>Tanto più che la differenza fra le emissioni di CO2 per km della più vecchia auto ancora circolante e quelle, mettiamo, di una elettrica pura (zero) può essere <strong>al massimo</strong> di 300 grammi; e poichè di auto se ne producono in tutto il mondo e in media mondiale <a href="https://www.iea.org/tcep/power/">si emettono circa 500 grammi di CO2</a>  per ogni kWh generato, anche i &#8220;soli&#8221; 30mila kWh di costo energetico unitario stimati da Wikipedia.d fanno sì che produrre <strong>una </strong>nuova auto faccia emettere, in media mondiale <strong>quindici tonnellate di CO2</strong>, cioè <strong>50</strong><strong>mila</strong><strong> volte</strong>, <strong>in pochi giorni</strong>, quella che emetteva la vecchia auto in ogni km percorso durante<strong> molti anni di uso.</strong> Come dire che solo dopo aver percorso 50mila km l&#8217;auto elettrica avrà &#8220;compensato&#8221; le emissioni di CO2 conseguenti al suo costo energetico (sul piano quantitativo, ma non su quello temporale, che è importante perchè la persistenza della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_serra#Anidride_carbonica_(CO2)">CO2 in atmosfera  è stimata fra i 50 e i 200 anni</a>) .</p>
<p>Quanto alle <strong>conseguenze economiche</strong> di quel forzato rinnovo, poichè nel quarto trimestre del 2018 è emerso un nuovo <a href="https://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Italia/Italia/notizia/Istat_cala_il_reddito_disponibile_delle_famiglie_per_fare_-504802">calo della capacità di spesa delle famiglie italiane</a>, merita ricordare:</p>
<p><strong>d)</strong> che esso è stato determinante nel far loro spendere <strong>31,100 miliardi di</strong> <strong>euro </strong>nel 2015 per l&#8217;acquisto di nuove auto, come risulta da  <a href="http://www.unrae.it/sala-stampa/altri-comunicati/3346/auto-il-mercato-2016-a-1680000-67">un compiaciuto comunicato</a> dell’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli (notare) esteri;</p>
<p><strong>e)</strong> che dai dati Aci sulle nuove immatricolazioni si possono desumere ulteriori loro spese a quel titolo per circa <strong>36 miliardi di euro nel 2016</strong> e per circa <strong>altrettanti nel 2017</strong>;</p>
<p><strong>f)</strong> che a lucrare sul loro impoverimento non sono state solo le Case Auto, <a href="https://drive.google.com/file/d/1IQsqLwFawMP57aKhtb87y3GEgoeVlRZC/view">ma anche i commercianti di auto usate</a>, che possono acquistare per pochi soldi quelle bloccate negli 8 Paesi Ue “rigoristi” per rivenderle con grossi margini negli altri 20 Paesi o fuori Ue (dove esse continueranno ad “inquinare” ed emettere CO2);  e infatti le autovetture radiate dal Pra per esportazione sono state (<a href="http://www.aci.it/laci/studi-e-ricerche/dati-e-statistiche/autoritratto.html">fonte Aci</a>) <strong>564.234 </strong>nel 2013, <strong>424.957 </strong>nel 2014, <strong>397.161</strong> nel 2015, <strong>402.129 </strong>nel 2016 e <strong>427.545</strong> nel 2017;</p>
<p><strong>g) </strong>che essendo stati assorbiti dal settore “automotive”, e perciò sottratti ai fatturati degli altri settori, <strong>circa 100 miliardi di euro</strong> nei tre anni precedenti il 2018, non stupisce che nel 4° trimestre di quell&#8217;anno le Pmi – <a href="https://www.confartigianato.it/2018/02/studi-nelle-pmi-italiane-il-787-degli-addetti-delle-imprese-superiore-al-694-dellue-maggiore-peso-delle-pmi-a-bolzano-veneto-lombardia-e-marche/">nelle quali lavora il  78,7% degli occupati nelle imprese italiane</a> – abbiano dovuto subire <a href="https://www.giornaledellepmi.it/cerved-rapporto-pmi-2018-la-crescita-si-e-fermata-primi-segni-di-rallentamento/">una battuta di arresto alla loro ripresa.</a></p>
<p>A corollario di tutto quanto sopra, segnalo che 112 medici tedeschi, specialisti nelle malattie dei polmoni,<a href="https://www.dw.com/en/nitrogen-oxide-is-it-really-that-dangerous-lung-doctors-ask/a-47202076"> hanno firmato un documento</a> col quale mettono quanto meno in discussione i limiti ammessi in Ue per gli ossidi di Azoto (NOx), secondo loro troppo severi rispetto alla reale nocività di quelle sostanze. Una posizione coerente con quella del nostro compianto Umberto Veronesi, che fra le cause di tumori metteva <a href="https://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2011/03/02/news/tumori_alimentazione_peggio_del_fumo-13094322/">l&#8217;inquinamento agli ultimi posti, con meno del 4% dei casi</a>.</p>
<p>La notizia è significativa perché la criminalizzazione del diesel – motore europeo, inviso ai petrolieri – che era iniziata negli Usa col “dieselgate”, proprio a motivo o col pretesto delle sue emissioni di ossidi di Azoto &#8211;  è stata importata ed enfatizzata in Europa con paradossale e perciò sospetto autolesionismo (secondo il Guardian,<a href="https://www.theguardian.com/world/2014/may/08/lobbyists-european-parliament-brussels-corporate"> i lobbysti in azione nei palazzi Ue di Bruxelles sono circa  30mila</a>).</p>
<hr />
<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.net. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
</div>
<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">giovedì</span> 2 maggio 2019</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/misure-per-il-clima-quando-le-buone-intenzioni-possono-rivelarsi-fallaci/">Misure per il clima: quando le buone intenzioni possono rivelarsi fallaci</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un mercato dei valori morali, organizzativi e culturali come possibile strumento per la sostenibilità</title>
		<link>https://asvis.it/un-mercato-dei-valori-morali-organizzativi-e-culturali-come-possibile-strumento-per-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2019 13:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal12]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/un-mercato-dei-valori-morali-organizzativi-e-culturali-come-possibile-strumento-per-la-sostenibilita/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Marco Senatore, Dipartimento del Tesoro - Mef </p>
<p> Un commercio non più basato sullo scambio di denaro, ma di esperienze che evidenzino i benefici derivanti dall’applicare un certo valore morale, organizzativo o culturale  per promuovere una maggiore coesione sociale e un migliore rapporto tra economia ed etica.</p>
<p>2 maggio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/un-mercato-dei-valori-morali-organizzativi-e-culturali-come-possibile-strumento-per-la-sostenibilita/">Un mercato dei valori morali, organizzativi e culturali come possibile strumento per la sostenibilità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">I gravi rischi ai quali è esposta l’umanità, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici, sono tali da rendere necessario un profondo ripensamento dei paradigmi di fondo su cui si basano i nostri sistemi culturali, economici e politici.</p>
<p style="text-align: justify">La definizione, fornita nel 1987 dal rapporto Brundtland, di sviluppo sostenibile come capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri, è rilevante sotto molti punti di vista. In virtù della sostanziale neutralità dell’economia rispetto ai valori (a dispetto della sua originaria natura di scienza morale), oggi si ritiene spesso che “bisogno” sia semplicemente ciò che può essere soddisfatto attraverso transazioni di mercato. Si perde tuttavia di vista il fine, l’orizzonte alla luce del quale si può ritenere che un determinato bene o servizio generi una utilità. </p>
<p style="text-align: justify">Il denaro è l’unico mezzo di scambio universale, e, per essere tale, esso necessita di prescindere dalle specifiche finalità perseguite da chi pone in essere le attività necessarie per appropriarsene. Inoltre, tenuto conto da una parte che il lavoro è per moltissime persone la sola attività capace di garantire l’accesso al denaro, dall’altra che tale lavoro è iperspecializzato e parcellizzato, le visioni del mondo sono oltremodo ristrette a pochi principi di fondo. Le valutazioni che imprese e individui svolgono in merito alle scelte politiche sono in generale puramente strumentali al proprio ruolo sociale e, dunque, dettate da convenienze di breve termine. </p>
<p style="text-align: justify">Sembra difficile individuare e soprattutto rendere concretamente applicabili dei valori, ovvero delle prospettive ampie, non egoiche che influenzino il proprio rapporto con il mondo, e in particolare la scelta delle proprie attività personali e professionali, piuttosto che esserne un mero meccanico riflesso. Ne deriva, sul piano individuale, un’assenza di autonomia e, a livello sociale, la mancanza di una dimensione autenticamente comunitaria e inclusiva delle nostre società. Lo stesso dibattito pubblico in merito a temi quali il cambiamento climatico sembra spesso essere monopolizzato da considerazioni di natura strettamente economica.</p>
<p style="text-align: justify">In tale contesto, un mercato dei valori morali, organizzativi e culturali potrebbe contribuire all’adozione di politiche sostenibili, promuovendo allo stesso tempo una maggiore coesione sociale e un migliore rapporto tra economia ed etica. Si tratta di una proposta che ho formulato nel mio testo “<em>Exchanging Autonomy. Inner Motivations As Resources for Tackling the Crises of Our Times</em>” (Xlibris, 2014) &#8211; pubblicato anche in versione italiana (Aracne, 2013) -, oltre che in alcuni articoli.</p>
<p style="text-align: justify">Un mercato dei valori  consentirebbe a individui, imprese e comunità locali di scambiare documenti, in ciascuno dei quali sarebbero elencate esperienze che evidenzino i benefici derivanti dall’applicare un certo valore morale, organizzativo o culturale. Tali valori potrebbero comprendere l’ambientalismo, la propensione all’innovazione, la giustizia sociale e l’inclusione delle minoranze. </p>
<p style="text-align: justify">Le esperienze sarebbero certificate in base a parametri quantitativi fissati per legge, come ad esempio, nel caso della giustizia sociale, una certa riduzione dell’indice di Gini (per le comunità locali) e della dispersione salariale (per le imprese). O, per quanto riguarda l’ambientalismo, un certo aumento percentuale delle aree boschive, un ammontare minimo di investimenti in tecnologie ad emissioni negative (per le comunità locali), una riduzione minima delle emissioni di CO<sub>2</sub> ( per le imprese) e un determinato ammontare di donazioni a <em>green charities</em> (per gli individui). </p>
<p style="text-align: justify">Il prezzo delle esperienze riferite a ciascun valore sarebbe determinato dalla domanda e dall’offerta, e il prezzo di ciascun documento sarebbe proporzionale al numero delle esperienze contenute. In tal modo, imprese, individui e comunità locali avrebbero un incentivo economico all’adozione di valori indipendenti dal proprio attuale ruolo nella società. Tale incentivo sarebbe rappresentato dalla possibilità di rivendere un determinato documento a un prezzo maggiore di quello di acquisto, in virtù sia dell’aggiunta di nuove esperienze riferite al valore in questione, sia di una eventuale maggiore domanda delle relative esperienze.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, ciascun documento sarebbe scambiabile con altri, riferiti a valori differenti, o con beni e servizi. Il prezzo sarebbe dunque definito sia in termini di unità di scambio elementari utilizzabili per l’acquisto di documenti, che di controvalore monetario da impiegare per beni e servizi.</p>
<p style="text-align: justify">Prima di acquistare un documento, un soggetto potrebbe conoscere tutti i benefici offerti dal valore cui esso si riferisce, ma solo dopo l’acquisto sarebbe possibile apprendere quali esperienze abbiano concretamente offerto degli specifici vantaggi. In tal modo, la scelta di una valore precederebbe e ispirerebbe quella di un ruolo sociale, e in particolare di un indicatore quantitativo da porsi come obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify">Si può ad esempio ipotizzare che un’impresa A ceda all’impresa B un documento relativo all’ambientalismo, nel quale dichiara di aver investito in agricoltura di precisione, ottenendone dei benefici in termini di impiego dei nutrienti.  L’impresa B potrebbe in cambio cedere beni o servizi, o, ad esempio, un documento relativo alla propensione all’innovazione, nel quale dichiara di aver beneficiato della digitalizzazione grazie a minori investimenti in capitale fisico. L’impresa B potrebbe quindi sperimentare i benefici legati all’impiego di materiali ecosostenibili, descrivendoli nel documento relativo all’ambientalismo, prima di cedere quest’ultimo a un individuo C, e così via.  Il documento originariamente ceduto dall’impresa A potrebbe assumere al tempo <em>t</em> la seguente struttura. </p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 635px;height: 537px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/GraficoSenatore.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify">Il valore “ambientalismo” sarebbe in tal modo la risultante delle esperienze aggiunte, di volta in volta, dai soggetti che lo hanno scambiato. In generale, in tale mercato i valori assumerebbero formalmente il ruolo di capitale, inteso come risorsa capace di ispirare attività professionali e personali, la cui natura sarebbe definita attraverso una cooperazione spontanea e inclusiva, e il cui prezzo sarebbe legato a due fondamentali dimensioni: quella individuale, consistente nella libera scelta di esperienze da realizzare, e quella sociale dell’importanza attribuita dalla collettività a determinate esperienze.</p>
<p style="text-align: justify"> Si può osservare che, per quanto riguarda in particolare le scelte sostenibili a livello ambientale, mentre gli attuali sistemi di incentivi (ad esempio il <em>carbon pricing</em>) rendono scelte come la riduzione delle emissioni la necessaria modalità per evitare penalizzazioni monetarie, un mercato dell’ambientalismo offrirebbe tre ulteriori benefici. In primo luogo, esso consentirebbe a imprese, individui e comunità locali di scegliere fra una gamma relativamente ampia di attività sostenibili a livello ambientale, al di là della riduzione delle emissioni. In secondo luogo, tale mercato promuoverebbe la circolazione di esperienze utilizzabili in futuro anche da altri soggetti, laddove il denaro non speso per la <em>carbon tax</em>, in quanto neutrale rispetto ai valori, non è di per sé in grado di ispirare nella propria controparte un particolare tipo di scelte ambientali. Infine, lo schema descritto consentirebbe di scambiare l’ambientalismo con altri valori (ad esempio, la propensione all’innovazione e la giustizia sociale) correlati a esso o comunque capaci di produrre un positivo impatto sociale.</p>
<p style="text-align: justify">Le Nazioni unite hanno identificato nella crescita economica, nell’inclusione sociale, nella protezione dell’ambiente, nel partenariato e nella pace gli elementi fondamentali da armonizzare per lo sviluppo sostenibile. Dunque un mercato dei valori, in quanto strumento volto a favorire l’autonomia individuale, il senso di comunità e un migliore rapporto tra economia ed etica, potrebbe fornire un utile contributo all’obiettivo della sostenibilità.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, il dibattito teorico sui rispettivi meriti e limiti dello Stato e del mercato assumerebbe una prospettiva del tutto nuova. A livello pubblico si stabilirebbe  &#8211; in un’ottica intersettoriale ed olistica &#8211; quali indicatori sono degni di caratterizzare determinati valori, ma i privati potrebbero scegliere liberamente quali di tali indicatori porsi come obiettivo – superando una visione parcellizzata e atomistica del proprio ruolo nella società.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.net. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/un-mercato-dei-valori-morali-organizzativi-e-culturali-come-possibile-strumento-per-la-sostenibilita/">Un mercato dei valori morali, organizzativi e culturali come possibile strumento per la sostenibilità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo sviluppo sostenibile in Emilia-Romagna e nella città metropolitana di Bologna</title>
		<link>https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-in-emilia-romagna-e-nella-citta-metropolitana-di-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 15:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal12]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=86263</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Gianluigi Bovini, Segretariato ASviS</p>
<p>Localizzare il tema dello sviluppo sostenibile nel territorio regionale e metropolitano rientra in una strategia internazionale che individua nell’impegno delle comunità un fattore decisivo di successo per l’attuazione dell’Agenda, poiché le istituzioni locali rappresentano il livello di governo più vicino ai cittadini e possono mobilitare le risorse dei diversi territori.</p>
<p>18 aprile 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-in-emilia-romagna-e-nella-citta-metropolitana-di-bologna/">Lo sviluppo sostenibile in Emilia-Romagna e nella città metropolitana di Bologna</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="d-head">
<div class="d-box d-box-titolo">
<div class="d-head">
<div class="d-box d-box-titolo">
<h1>Lo sviluppo sostenibile in Emilia-Romagna e nella città metropolitana di Bologna</h1>
</div>
</div>
<div class="d-body">
<div class="d-main clearfix">
<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>di Gianluigi Bovini, Segretariato ASviS<br /><br /><em>Localizzare il tema dello sviluppo sostenibile nel territorio regionale e metropolitano rientra in una strategia internazionale che individua nell’impegno delle comunità un fattore decisivo di successo per l’attuazione dell’Agenda, poiché le istituzioni locali rappresentano il livello di governo più vicino ai cittadini e possono mobilitare le risorse dei diversi territori.</em><br />18 aprile 2019</p>
</div>
<div class="d-box d-box-testo">
<p>Una delle condizioni decisive per realizzare l’Agenda 2030 è l’impegno delle amministrazioni regionali e locali, che rappresentano il livello di governo più vicino ai cittadini e alle imprese e possono promuovere i processi di consultazione e partecipazione sui temi dello sviluppo sostenibile. L’impatto delle politiche volte a perseguire un benessere equo e duraturo si osserva concretamente nei territori e a questo livello è possibile anche affrontare i problemi delle disuguaglianze fra le diverse zone del Paese.</p>
<p>L’obiettivo che si propone lo studio “Bologna oltre il Pil. Lo sviluppo sostenibile in Emilia-Romagna e nella città metropolitana” (pubblicato nelle edizioni del Mulino, con il sostegno di Fondazione Unipolis) è localizzare il tema dello sviluppo sostenibile in una regione e in un territorio metropolitano, che rappresentano uno dei luoghi avanzati dello sviluppo sociale ed economico.</p>
<p>Nella prima parte dello studio, articolata in dodici capitoli, vengono analizzati i 17 Goal dell’Agenda 2030 attraverso tre successivi livelli di approfondimento: la situazione dell’Italia a confronto con gli altri Paesi dell’UE, la collocazione dell’Emilia-Romagna nel contesto italiano e infine la posizione della città metropolitana di Bologna.</p>
<p>Per esaminare la situazione dell’Italia nell’UE vengono utilizzati 100 indicatori selezionati da Eurostat per monitorare l’attuazione dell’Agenda. Per analizzare il posizionamento dell’Emilia-Romagna si sono richiamati gli indicatori Eurostat, quando è disponibile il dettaglio regionale. Negli altri casi si è fatto ricorso a variabili presenti nella banca dati Istat dedicata agli SDGs, oppure a indicatori contenuti nel Rapporto 2018 sul Bes. Sono inoltre state esaminate alcune note Istat, relative a fenomeni ritenuti importanti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda (quali ad esempio le condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari, l’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni di immigrati, l’integrazione degli alunni con disabilità, la percezione della sicurezza e la partecipazione politica). Con riferimento alla città metropolitana di Bologna vengono descritti tutti gli indicatori al momento disponibili per monitorare i principali obiettivi dell’Agenda 2030.  Ogni capitolo si chiude con una proposta di selezione dei target relativi ai diversi Goal, indicando quelli che assumono particolare rilievo nel contesto regionale e metropolitano. Lo scopo di questa selezione è ridurre l’inevitabile complessità dell’Agenda, che a livello mondiale ha definito molti traguardi centrati sulla realtà dei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>L’analisi svolta con riferimento ai diversi Goal dell’Agenda evidenzia le carenze informative e i divari di conoscenza, che è necessario colmare per assicurare un monitoraggio efficace dello stato di avanzamento verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.  Appare però chiaro che, sulla base delle informazioni attualmente esistenti ai diversi livelli territoriali, molte azioni finalizzate all’attuazione dell’Agenda 2030 possono essere definite con consapevolezza e misurate con continuità. La metodologia applicata per selezionare gli obiettivi, misurare gli esiti delle azioni e indicare le distanze che permangono rispetto ai target può essere replicata in altri contesti regionali e metropolitani, poiché il quadro statistico preso in esame è in larga prevalenza disponibile nelle diverse realtà.</p>
<p>Nella seconda parte del volume vengono analizzati con riferimento alla città metropolitana di Bologna i principali mutamenti di importanti condizioni demografiche, sociali ed economiche, per individuare in modo trasversale rispetto ai Goal dell’Agenda 2030 questioni rilevanti per perseguire uno sviluppo sostenibile.</p>
<p>Fra i fenomeni indagati si ricordano le disuguaglianze di reddito, analizzate con riferimento al genere, all’età e alla nazionalità dei contribuenti; vengono poi esaminati alcuni importanti aspetti della trasformazione demografica (le migrazioni interne e internazionali, le sfide della longevità e le trasformazioni delle strutture familiari), indagando anche i cambiamenti del fabbisogno abitativo determinati in parte dalla mutata composizione demografica e sociale della popolazione.</p>
<p>Si prendono inoltre in considerazione alcuni fattori di eccellenza, che caratterizzano la realtà bolognese rispetto ad importanti variabili sociali ed economiche (in primo luogo il livello di istruzione, i tassi di partecipazione al mercato del lavoro e l’intensità degli scambi commerciali con l’estero). Un’attenzione particolare viene riservata al protagonismo femminile nello studio e nel lavoro, che si è accentuato negli ultimi anni e rappresenta un fattore distintivo della situazione metropolitana.</p>
<p>Si esaminano poi alcuni aspetti delle fragilità demografiche, sociali ed economiche nelle diverse zone di Bologna, per rispondere alla domanda su che cosa sono oggi le periferie. L’analisi si chiude affrontando il tema della sicurezza (delitti denunciati e incidenti stradali) ed evidenziando i recenti mutamenti dei comportamenti elettorali.</p>
<p>Anche la metodologia di analisi applicata per indagare queste trasformazioni a livello metropolitano e della città di Bologna può venire estesa ad altri territori, poiché il quadro statistico preso in considerazione è presente in molti contesti metropolitani e urbani.</p>
<hr />
<p>Gianluigi Bovini, demografo e statistico, collabora dal 2017 con ASviS e Fondazione Unipolis sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’attuazione in sede locale dell’Agenda 2030.</p>
<hr />
<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.net. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
</div>
<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">giovedì</span> 18 aprile 2019</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-in-emilia-romagna-e-nella-citta-metropolitana-di-bologna/">Lo sviluppo sostenibile in Emilia-Romagna e nella città metropolitana di Bologna</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione &#8211; &#8220;La sostenibilità viaggia nel web. Valutare e migliorare la comunicazione delle organizzazioni sostenibili nell&#8217;era della digital analytics&#8221; di Alfonso Siano e Francesca Conte</title>
		<link>https://asvis.it/recensione-la-sostenibilita-viaggia-nel-web-valutare-e-migliorare-la-comunicazione-delle-organizzazioni-sostenibili-nellera-della-digital-analytics-di-alfonso-siano-e-francesca-conte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 13:35:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/recensione-la-sostenibilita-viaggia-nel-web-valutare-e-migliorare-la-comunicazione-delle-organizzazioni-sostenibili-nellera-della-digital-analytics-di-alfonso-siano-e-francesca-conte/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS</p>
<p>Manuale</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-la-sostenibilita-viaggia-nel-web-valutare-e-migliorare-la-comunicazione-delle-organizzazioni-sostenibili-nellera-della-digital-analytics-di-alfonso-siano-e-francesca-conte/">Recensione &#8211; &#8220;La sostenibilità viaggia nel web. Valutare e migliorare la comunicazione delle organizzazioni sostenibili nell&#8217;era della digital analytics&#8221; di Alfonso Siano e Francesca Conte</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" style="width: 200px; height: 292px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; border-width: 0px; border-style: solid; float: left;" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/sostenibilita%CC%80web.png" alt="" />Il volume, pubblicato in primavera dall’editore Franco Angeli, fa parte della collana “Comunicazione d’impresa” ed  é stato realizzato con il contributo del Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno.<br />Gli autori, Alfonso Siano e Francesca Conte, sono entrambi impegnati in ambito accademico, il primo come Professore Ordinario di Marketing e di Corporate Communication and Brand Management e Direttore Scientifico di “Lab_Os CS” (Laboratorio e Osservatorio di Comunicazione per la Sostenibilità) presso l’Università di Salerno, la seconda come Assegnista di ricerca presso il medesimo Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La sostenibilità comporta una duplice sfida: da un lato, non si puo’ prescindere dal comunicare, anche online, l’essere sostenibili; dall’altro, comunicare la sostenibilità online può rivelarsi rischioso</em>”, così Marialuisa Saviano, autrice della Prefazione, introduce l’esigenza di creare maggiore consapevolezza da parte di aziende e organizzazioni sul come condividere efficacemente l’impegno per la sostenibilità con i propri stakeholders e con i più ampi pubblici di riferimento. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Emerge quindi l’esigenza di validi riferimenti che integrino efficacemente solide competenze di corporate e web communication con la conoscenza del complesso e delicato problema della sostenibilità, al fine di realizzare una sustainability communication che dia sostanza e non solo forma all’orientamento alla sostenibilità”. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori rispondono propondendo al lettore un modello di misurazione e valutazione per la sostenibilità nei siti web. Il modello, chiamato Osec (Orientamento, struttura, ergonomia, contenuti) consiste in un algoritmo che consente di valutare la bontà della comunicazione  assegnando un punteggio da zero a cento (da ineguatezza a massima efficacia) ai siti web che comunicano la sostenibilità verificando la rispondenza a predefiniti requisiti di sustainable communication online.<br />Il modello dedica inoltre particolare attenzione a eventi di greenwashing, individuando tale casistica e assegnando, nell’ambito dell’analisi di una definita azienda, una penalizzazione del punteggio.<br />Ovviamente lo scopo, ben illustrato dagli autori, non é solo quello di creare una “pagella” delle aziende buone e cattive ma soprattutto di identificare best practice che possano essere indicazioni di miglioramento e ispirazione per correttivi.<br />Parallelamente al modello é stato poi creato, nell’ambito di queste ricerche avviate nel 2011 e consolidate negli ultimi anni, un vasto database organizzato per settori che consente di condurre diversi tipi di analisi e comparazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume é organizzato in quattro capitoli ben strutturati a partire da un’ introduzione che, in ciascun capitolo, illustra obbiettivi e specifici contenuti della sezione in oggetto.<br />I primi due offrono rispettivamente un quadro di sintesi della digital analytics con metodi per le fasi di raccolta, misurazione e analisi dei dati ai fini delle strategie di marketing e comunicazione digitale ed una panoramica globale sulle questioni della comunicazione per la sostenibilità in ambiente digitale.<br />Il terzo e quarto capitolo si concentrano invece sulla descrizione del modello Osec e sulla sua applicazione.<br />Uno degli aspetti più interessanti di questi due ultimi capitoli é la presenza di tanti esempi relativi ai website di importanti aziende e la descrizione delle analisi e delle comparazioni dei diversi siti per settore.<br />La presentazione del modello non rimane quindi a livello puramente teorico ma viene invece subito sostanziata con la sua applicazione pratica che fa emergere, tra gli innumerevoli elementi, indizi di greenwashing e numerosi esempi di best practice per categoria.<br />Box specifici per descrivere siti di aziende, tabelle e grafici arrichiscono il volume e aiutano a tenere alta l’attenzione del lettore rispetto alle tematiche trattate.<br />Un libro che sicuramente parla a professionisti di corporate communication e a studenti o appassionati che desiderino approfondire le tematiche di comunicazione online della sostenibilità ma anche a curiosi in cerca di lenti per meglio interpretare le azioni in ambito di comunicazione dei player italiani e internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-la-sostenibilita-viaggia-nel-web-valutare-e-migliorare-la-comunicazione-delle-organizzazioni-sostenibili-nellera-della-digital-analytics-di-alfonso-siano-e-francesca-conte/">Recensione &#8211; &#8220;La sostenibilità viaggia nel web. Valutare e migliorare la comunicazione delle organizzazioni sostenibili nell&#8217;era della digital analytics&#8221; di Alfonso Siano e Francesca Conte</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione &#8211; “The Urban Planet: Knowledge towards Sustainable Cities”, Various Artists</title>
		<link>https://asvis.it/recensione-the-urban-planet-knowledge-towards-sustainable-cities-various-artists/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 13:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/recensione-the-urban-planet-knowledge-towards-sustainable-cities-various-artists/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS e Silvia Arnold, Urban Sustainability Expert</p>
<p>Saggistica</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-the-urban-planet-knowledge-towards-sustainable-cities-various-artists/">Recensione &#8211; “The Urban Planet: Knowledge towards Sustainable Cities”, Various Artists</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Nel libro “<em>Connectography. Mapping the Global Network Revolution</em>” Parag Khanna scrive: “<em>we are moving into an era where cities will matter more than states</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le città: centri di gravità, nodi di una rete di infinite connessioni che supera i confini tra Stati e diventa un nuovo modo di interpretare e vivere l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’urbanizzazione globale porta con sé certamente grandi opportunità ma anche notevoli rischi che necessitano di essere compresi a fondo e sviscerati nel contesto della costruzione di un modello di sviluppo sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume “<em>The Urban Planet: Knowledge towards Sustainable Cities</em>”, pubblicato in aprile e scaricabile gratuitamente dal sito della Cambridge University (1), condivide una conoscenza interdisciplinare intorno al tema dell’urbanizzazione e lo fa attraverso un approccio sistemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’opera è il risultato del lavoro corale di esperti provenienti da diversi campi della ricerca, dalla sociologia alle scienze politiche per passare attraverso la biologia, la geografia, l’economia e l’ingegneria. Nel libro trovano spazio anche i punti di vista di architetti, giornalisti, artisti e attivisti, prospettive non sempre adeguatamente valorizzate. La struttura del libro e la modalità di distribuzione (<em>open access</em>) riflettono le idee di co-creazione e di progettazione partecipata di questo volume, alle quali hanno partecipato più di 100 autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quesito fondamentale che viene posto è come spostare radicalmente la traiettoria urbana verso un percorso più inclusivo e sostenibile, nel nord come nel sud del mondo, anche in riferimento al mandato che i responsabili politici internazionali hanno fornito alle città approvando l&#8217;<em>Agenda 2030</em> (Onu 2015) e la <em>New urban agenda</em> (Un-Habitat 2016).</p>
<p style="text-align: justify;">La prima sezione intitolata <strong><em>Dynamic Urban Planet</em></strong> analizza la complessità dei sistemi urbani e descrive come questi tendano ad intersecarsi e interagire con la politica, l’economia, la giustizia, nonché con le grandi sfide del ventunesimo secolo come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle disuguaglianze e i cambiamenti climatici. Una dimensione importante che viene introdotta è il passaggio dal concetto di città come sistema social-tecnologico ad un sistema socio-ecologico-tecnologico, esaminandone nel dettaglio rischi (attuali e futuri), vulnerabilità e resilienza in diversi contesti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda sezione del volume, intitolata <strong><em>Global Urban Sustainability</em></strong><em>, </em>vengono approfonditi i temi della sostenibilità e della resilienza. La dimensione urbana rappresenta un&#8217;arena cruciale in cui si manifesta il dibattito su queste tematiche, evidenziando il ruolo spesso contraddittorio delle città, come aree particolarmente vulnerabili alle problematiche legate al cambio climatico, come fulcri del consumo di risorse, ma allo stesso tempo anche come centri di innovazione e generazione di nuove opportunità. Il libro esamina le (ri)formulazioni del concetto di sostenibilità, guardando a diverse prospettive e cercando di conciliare la specificità dei contesti urbani con la necessità di mantenere il dibattito su scala globale. Viene, inoltre, fatto riferimento a iniziative volte allo sfruttamento di nuovi strumenti tecnologici (“<em>smart city</em>”, “<em>big data</em>”, ecc.) e a quelle che promuovono un maggiore coinvolgimento di tutti i cittadini, inclusi i gruppi normalmente esclusi dalle tradizionali procedure di pianificazione e gestione urbana, in un’ottica di inclusione ed efficacia.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza sezione, <strong><em>Urban Transformations to Sustainability</em></strong>, analizza le tematiche di governance relative ai processi di trasformazione urbana, prestando particolare attenzione al ruolo della società civile nel promuovere percorsi di sostenibilità. Presentando alcuni esempi di iniziative o prototipi (detti “<em>seeds</em>”), che sperimentano modelli di innovazione e trasformazione radicali, gli autori ne evidenziano sinergie e tensioni e si interrogano sul ruolo della collaborazione tra diversi attori (o reti di attori) nella transizione verso un futuro urbano sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Provocations from Practice</em></strong>, la quarta ed ultima sezione del volume si interroga su quali tipi di conoscenza siano necessari per costruire città più sostenibili, vivibili, resilienti e giuste. Partendo dal punto di vista di individui provenienti da discipline e ambiti professionali più diversi, la discussione si espande oltre il dibattito accademico e guarda al contesto urbano come realtà vissuta. Il messaggio che emerge da questa raccolta di “provocazioni” è la crescente vitalità della società civile e il dinamismo delle comunità di pratica nel rendere migliori le nostre città, ponendo al centro la natura e la vita delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro importante e accessibile che nasce in ambiente accademico ma che non manca di aprirsi come pochi altri verso l’esterno e accendere la curiosità di chi volesse contribuire, anche solo attraverso la lettura di un singolo capitolo, a questo esaltante esercizio di costruzione delle città che ci ospiteranno.  Imperdibile per professionisti di diversi settori, dall’energia alle scienze umane, in cerca di ispirazioni e intuizioni a beneficio di nuovi progetti</p>
<p style="text-align: justify;">___________________________</p>
<p style="text-align: justify;">(1) <a href="https://www.cambridge.org/core/books/urban-planet/05E1CEDF6B9DF4E4B95AB8B4474C3C71">https://www.cambridge.org/core/books/urban-planet/05E1CEDF6B9DF4E4B95AB8B4474C3C71</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-the-urban-planet-knowledge-towards-sustainable-cities-various-artists/">Recensione &#8211; “The Urban Planet: Knowledge towards Sustainable Cities”, Various Artists</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione &#8211; “Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo”, di Benedicte Manier</title>
		<link>https://asvis.it/recensione-un-milione-di-rivoluzioni-tranquille-come-i-cittadini-cambiano-il-mondo-di-benedicte-manier/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 13:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/recensione-un-milione-di-rivoluzioni-tranquille-come-i-cittadini-cambiano-il-mondo-di-benedicte-manier/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS</p>
<p>Opera letteraria</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-un-milione-di-rivoluzioni-tranquille-come-i-cittadini-cambiano-il-mondo-di-benedicte-manier/">Recensione &#8211; “Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo”, di Benedicte Manier</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">“Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo” é stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 2012 dove ha vinto l’edizione 2013 del <em>Prix du Livre de l&#8217;Environnement</em>, premio dedicato alla letteratura di sensibilizzazione sulle grandi sfide del nostro pianeta. In seguito al successo riscosso in questa prima uscita, l’autrice Benedicte Manier ha deciso di arricchire il testo con nuove storie che hanno portato alla pubblicazione di un volume aggiornato e disponibile da pochi mesi anche in italiano nell’edizione di Nutrimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Il carattere ossimorico del titolo basterebbe da solo per “indovinare” l’intenzione dell’autrice, giornalista francese specializzata in reportage su questioni sociali e di sviluppo nonché accanita viaggiatrice. Ci pensa poi il pugno chiuso nell’atto di stringere una carota &#8211; in copertina nella pubblicazione italiana &#8211; a disegnare ancora di più i contorni di questo libro.</p>
<p style="text-align: justify">Il lavoro nasce dall’esigenza di raccontare un “come”, il “come” i cittadini di ogni angolo del mondo stiano rispondendo alle sfide sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. L’urgenza del racconto é la stessa che troviamo nel bellissimo film- documentario “Demain” di Cyril Dion e Melanie Laurent, ispirato proprio dalla prima edizione di questo testo, un viaggio alla scoperta di numerose soluzioni sostenibili, “tranquille” e potenti che stanno dando vita ad una vera rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify">Una rivoluzione poco rumorosa e perciò difficilmente intercettata e intercettabile ma che esiste, da risposte, va spesso piu veloce delle decisioni dei poteri centrali dei Paesi e manda non solo un messaggio di speranza ma indirizza un chiaro invito all’azione.</p>
<p style="text-align: justify">La geografia del libro é varia quanto le storie ad essa collegate: non solo continenti diversi ma anche taglie e dimensioni differenti che vestono piccoli villaggi rurali dell’India e grandi città come la “nuova” vecchia Detroit. I luoghi cambiano ma i protagonisti no,  tutti comuni cittadini dal non comune approccio al cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro é strutturato in dieci capitoli principali che rappresentano il cuore del volume e da una pre e postfazione che corniciano l’elaborato. Il capitolo conclusivo, che precede la postfazione, ha un titolo tanto semplice quanto schietto: “Conclusioni. Una riappropriazione del mondo”. Questa riappropriazione viene dettagliata nei capitoli principali che sviluppano ciascuno un macro argomento differente: l’accesso all’acqua, l’agricoltura urbana, il nuovo approccio al consumo, l’agricoltura contro la fame nel mondo, l’accesso al denaro, l’energia, il modello cooperativo e le cooperative abitative, la democrazia partecipativa e la sanità.</p>
<p style="text-align: justify">A titolo di esempio citiamo la prima tappa di questo viaggio contro la rinuncia all’ottimismo, l’India: l’autrice racconta dell’accesso all’acqua nello stato del Rajasthan, epicentro di un fenomeno di desertificazione  avanzata. Rajendra Singh, protagonista di questa storia, arriva nella zona come funzionario sanitario ma da subito intercetta il grave problema della malnutrizione legato alla scarsità d’acqua. In cerca di una soluzione al problema Rajendra raccoglie la testimonianza di un anziano della zona che gli parla dei <em>johads</em>, bacini di terra concepiti  nel tredicesimo secolo per raccogliere l’acqua piovana e successivamente abbandonati nel periodo della colonizzazione perchè considerati insalubri. L’idea di riportare in uso i <em>johads</em> risulterà chiave per ridare vita a questa comunità e, non senza difficoltà, ottenere una nuova speranza per giovani e donne della zona.</p>
<p style="text-align: justify">Questa é solo una delle storie di innovazione riguardanti l’accesso all’acqua presentate nel testo: il lettore potrà infatti conoscere anche l’esperienza degli agronomi scalzi del Burkina Faso, le lotte in Bolivia per la restituzione ai cittadini della rete idrica e il racconto  sulla gestione collettiva dei corsi d’acqua per l’irrigazione in America Latina.</p>
<p style="text-align: justify">Altre “milioni” di innovazioni vengono visitate e percorse come paesi in un viaggio, lasciamo che sia il lettore a scoprirle una ad una.</p>
<p style="text-align: justify">L’Italia é una delle protagoniste del libro e, come precisato dalla stessa autrice in una recente intervista: “L&#8217;Italia ha uno dei più grandi movimenti cooperativi in Europa e un settore economico solidale strutturato. È anche il luogo in cui Carlo Petrini ha creato il movimento Slow Food, che è diventato globale e diffuso&#8230; E come in altre parti del mondo, i giovani sono coinvolti in nuovi stili di vita, più solidali e più ecologici. Si sentono preoccupati dagli alimenti biologici locali (I Gas, Gruppi di acquisto solidale, per esempio), dalle energie rinnovabili, dalle finanze etiche (Banca Etica), dagli alloggi di coworking. Gli italiani sono certamente impegnati in questo cambiamento globale di stato d&#8217;animo.”   Il nostro paese é un laboratorio di idee  dove i banchi di lavoro di questa vivacità creativa si trovano nelle province, nei comuni, sparsi sul territorio e strettamente legati ad esso e la Manier non manca di sottolinearlo.</p>
<p style="text-align: justify">La lettura del testo procede scorrevole e la struttura dei capitoli per temi consente al lettore di poter approcciare gli argomenti in modo separato e approfondirli a piu riprese magari alternando la lettura a ricerche parallele sugli stessi temi.</p>
<p style="text-align: justify">L’11 Aprile in Francia uscirà l’edizione pocket del libro: quale miglior formato per il racconto di un viaggio di ottimismo, per un libro che invita all’azione, una piccola o grande azione misurata e dimensionata alle competenze, disponibilità, reazioni di ciascuno perché, come conclude l’autrice, “quelle che oggi stanno emergendo e si stanno organizzando sono forse le premesse del futuro”. Noi toglieremmo il “forse”.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 200px;height: 297px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/Un_milione_di_rivoluzioni_interna.jpg" alt="" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/recensione-un-milione-di-rivoluzioni-tranquille-come-i-cittadini-cambiano-il-mondo-di-benedicte-manier/">Recensione &#8211; “Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo”, di Benedicte Manier</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
