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	<title>#articoli_goal15 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#articoli_goal15 Archivi - ASviS</title>
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	<item>
		<title>Noi siamo natura: non può esistere una crescita infinita in un mondo finito</title>
		<link>https://asvis.it/noi-siamo-natura-non-puo-esistere-una-crescita-infinita-in-un-mondo-finito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 20:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_agenda2030]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivan Manzo, segretariato ASviS</p>
<p>Il libro di Gianfranco Bologna, attraverso un viaggio nelle discipline ambientali, economiche e sociali, fissa i fondamentali paletti dello sviluppo sostenibile dal quale non possiamo più permetterci di uscire.</p>
<p>19/09/2022</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/noi-siamo-natura-non-puo-esistere-una-crescita-infinita-in-un-mondo-finito/">Noi siamo natura: non può esistere una crescita infinita in un mondo finito</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">“Ci troviamo in una situazione di cambiamento epocale che va affrontata con coraggio e determinazione, con la chiara consapevolezza di voler cambiare da cima a fondo i modelli di riferimento del nostro modo di vivere. […] Il <strong>cuore della sostenibilità</strong> risiede prima di tutto nel pieno riconoscimento del fatto che <strong>noi siamo natura</strong>”. Scrive così <strong>Gianfranco Bologna</strong> &#8211; naturalista e ambientalista, Presidente Onorario della Comunità Scientifica del Wwf Italia, Full member del Club of Rome, Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei e tra i coordinatori nazionali dell’ASviS -, autore del <a href="https://shop.edizioniambiente.it/catalogo/noi-siamo-natura">libro edito da <strong>Edizioni Ambiente</strong> “<strong><em>Noi siamo natura</em></strong>”</a>, in uno dei passi iniziali del volume.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro pieno di informazioni scientifiche, concetti che si legano tra di loro in una sorta di “ecosistema di parole”, capace di far riflettere su quel patrimonio culturale disperso nel corso dei decenni a tal punto da dimenticare la nostra strettissima connessione con l’ambiente naturale. Dipendenza che nel corso del tempo è stata trasformata in una illusoria indipendenza, spinta da un sistema economico basato sull’accumulo di beni materiali, e incapace di ammettere che <strong>non può esistere una crescita infinita in un mondo finito</strong>, dai limitati confini “biofisici”. Una triste convinzione maturata soprattutto nei Paesi più ricchi.</p>
<p style="text-align: justify">Dal Big Bang, l’enorme esplosione all’inizio del tempo da cui è scaturito il nostro Universo e tutte le forme di vita che conosciamo, fino alle ultime scoperte nel campo della chimica, passando per l’ormai sconfinata letteratura scientifica che tiene insieme crisi climatica, perdita di biodiversità, limiti planetari. <em>Noi siamo natura </em>è un viaggio dalle solide basi scientifiche che affascina e preoccupa allo stesso tempo, che mostra come la specie umana, nonostante rappresenti “solo” lo 0,01% della biomassa presente sul pianeta, abbia plasmato gli ecosistemi naturali secondo le proprie leggi, quelle dell’economia, al punto da diventare un pericolo per la sua stessa sopravvivenza. E questo, nonostante la comunità scientifica ribadisca ormai da tempo che non possiamo continuare con il “<em>business as usual</em>” e che la finestra per l’azione si stia drammaticamente e velocemente chiudendo.</p>
<p style="text-align: justify">“Dobbiamo sapere che la crescita quantitativa infinita e il cosiddetto auto-equilibrio spontaneo del mercato sono in chiara rotta di collisione con i limiti bio-geofisici del meraviglioso pianeta che abbiamo […] &#8211; scrive Bologna -. Purtroppo abbiamo perso molto tempo, lunghi decenni, nonostante la notevole serie di chiarissime allerta lanciate da autorevoli studiosi, università, centri studi, think tank, istituzioni e organizzazioni, nonché da strutture delle Nazioni unite. Sembra che la profonda e articolata conoscenza che stiamo acquisendo sulla relazione tra specie umana e natura faccia fatica a diffondersi e soprattutto, pare, che abbia molte difficoltà a tradursi in azioni concrete”.</p>
<p style="text-align: justify">L’ultimo libro di Bologna rappresenta un prontuario sulla sostenibilità e lo sviluppo sostenibile, per capire fino a che punto possiamo davvero etichettare con il termine sostenibile la produzione e l’uso di un bene o di un servizio. Una efficace arma contro la pratica del <em>greenwashing</em> che permea sempre di più il mondo dei media, della pubblicità, della comunicazione. <em>Noi siamo natura</em> è, in altri termini, un manuale che fissa i fondamentali paletti della sostenibilità dal quale non possiamo più permetterci di uscire. Perché per vincere la sfida di un futuro migliore, più giusto, equo e inclusivo, abbiamo bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale e operativa: <strong>dobbiamo stare al mondo in un nuovo modo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Attraverso un viaggio nelle discipline ambientali, economiche e sociali, <em>Noi siamo natura</em> mostra priorità e debolezze dell’essere umano del nuovo millennio, riuscendo nella sua missione: far comprendere cosa significhi per noi <strong>essere natura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p><a href="https://shop.edizioniambiente.it/catalogo/noi-siamo-natura"><img fetchpriority="high" decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/noi-siamo-natura-copertina.jpg" alt="" width="345" height="521" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/noi-siamo-natura-non-puo-esistere-una-crescita-infinita-in-un-mondo-finito/">Noi siamo natura: non può esistere una crescita infinita in un mondo finito</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno studio Jrc rivela: gli europei pagherebbero di più per proteggere la biodiversità</title>
		<link>https://asvis.it/uno-studio-jrc-rivela-gli-europei-pagherebbero-di-piu-per-proteggere-la-biodiversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2022 19:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivan Manzo, segretariato ASviS</p>
<p>L’Europa ha previsto uno stanziamento di 20 miliardi ma dall’analisi emerge che il flusso monetario che le persone sono disposte a destinare alla biodiversità è maggiore: supera i 30 miliardi di euro l’anno.</p>
<p>03/05/2022</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/uno-studio-jrc-rivela-gli-europei-pagherebbero-di-piu-per-proteggere-la-biodiversita/">Uno studio Jrc rivela: gli europei pagherebbero di più per proteggere la biodiversità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Non è protagonista dei talk in tv, non prende le prime pagine dei giornali, non è motivo di discussione tra partiti politici. Eppure è elemento centrale della nostra vita, da cui dipendiamo e da cui dipende qualsiasi forma di benessere conosciuta. Parliamo della biodiversità e del suo prezioso ruolo di fornire gratuitamente beni e servizi al genere umano, un ruolo costantemente messo a rischio da un’attività antropica sempre più impattante, basti pensare che <a href="https://asvis.it/biodiversita-un-milione-di-specie-a-rischio-estinzione-modificato-il-75-delle-terre-emerse">l’uomo ha già significativamente modificato il 75% delle terre emerse e il 66% degli ecosistemi marini</a>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto viene “naturale” chiedersi: quanto siamo consapevoli della sua importanza? E soprattutto: quanto vale per noi la biodiversità? Se per rispondere alla prima domanda bisogna allargare la discussione al mondo dell’informazione, spesso in cortocircuito, alla seconda ha iniziato a dare risposta l’attività di ricerca del <strong>Joint research centre</strong>, il Centro comune di ricerca della Commissione europea, che con lo studio “<a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC127797">How much do Europeans value biodiversity?</a>” rivela: <strong>gli europei pagherebbero di più per la tutela della biodiversità</strong>. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’indagine si è basata sulle preferenze dei cittadini</strong></p>
<p style="text-align: justify">La ricerca prende in esame le “preferenze espresse dai cittadini” in materia di “protezione della biodiversità” in quattro Paesi europei: Repubblica Ceca, Germania, Irlanda e <strong>Italia</strong>. Obiettivo ultimo è stato quello di attribuire un valore di tipo monetario al “<strong>mantenimento dell’habitat e delle specie</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">“Trattandosi di un bene invisibile abbiamo utilizzato un’intervista con il metodo delle preferenze affermate che consente di far rivelare ai rispondenti la preferenza per uno o più caratteristiche di gestione del nostro territorio”, ha dichiarato <strong>Silvia Ferrini </strong>dell&#8217;università di Siena, autrice dello studio. “E’ una tecnica consolidata negli ultimi 30 anni e usata per moltissime politiche pubbliche e private. La scelta dei Paesi è stata guidata da principi statistici e biologici. La biodiversità è principalmente a rischio nelle aree agricole, tuttavia queste sono anche le prime che la possono promuovere e tutelare. Sono stati pertanto scelti due Paesi che hanno livelli di agricoltura intensiva inferiore alla media europea (<strong>Italia</strong>, Repubblica Ceca) e due Paesi che hanno livelli elevati di agricoltura intensiva (Germania, Irlanda)”.</p>
<p style="text-align: justify">In totale quasi 1600 persone sono state coinvolte, di cui 1496 hanno dato una risposta valida ai fini dell’indagine. Il campione analizzato, che va dai 18 anni fino agli over 75, ha dimostrato di non avere una solida conoscenza di cosa intenda per “catena alimentare”, a differenza del termine “biodiversità” che è risultato un po’ più noto.</p>
<p style="text-align: justify">Alle persone è stato poi chiesto di individuare quali fossero le principali cause di perdita di biodiversità. Come mostra la seguente immagine, l’inquinamento è stato riconosciuto dalla maggior parte del campione come elemento che genera effetti negativi sugli ecosistemi (l’83% dei rispondenti), seguito dal comparto industriale (77%) e dal cambiamento climatico (76%).</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/Biodversita_Cause.png" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: justify">L’indagine si è inoltre soffermata sul tipo di azione da intraprendere per la salvaguardia degli habitat naturali. Tutti gli intervistati hanno concordato che bisogna innanzitutto aumentare le aree protette e attuare una regolamentazione più stringente per il settore dell’agricoltura. Meno successo hanno riscosso le attività legate alla finanza e alla ricerca (immagine che segue).</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/Attivita_Biodiversita.png" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: justify">Infine è stato chiesto al campione il motivo principale per cui si devono attuare politiche di protezione. Una maggiore sensibilità ambientale è stata dimostrata da tedeschi e italiani: rispettivamente il 14% e il 15% si è detto disposto a proteggere la biodiversità per il ruolo chiave che riveste. Nel complesso, tutti gli intervistati si sono mostrati più preoccupati per la sopravvivenza delle specie nei loro Paesi (43%) e, in misura minore, per i benefici offerti al benessere umano (23%), come mostra la seguente immagine.</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/Perche_Proteggere_Biodiversita.png" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: justify">I risultati dimostrano che, in linea con i precedenti sondaggi come quello <a href="https://data.europa.eu/data/datasets/s1103_379?locale=en">effettuato da Eurobarometro</a>, c’è una crescente consapevolezza del “valore intrinseco” della biodiversità. In sostanza le persone iniziano a comprendere anche quello che in economia viene definito “valore di non uso”: anche se non usufruiamo in modo diretto della biodiversità, pensiamo al cibo, ci sono una serie di altri preziosi <strong>servizi ecosistemici</strong> che la natura offre gratuitamente e che sono fondamentali al benessere collettivo, come lo stoccaggio dei gas climalteranti e la protezione da eventi estremi, svolti per esempio dai servizi ecosistemici forestali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per la tutela della biodiversità si deve investire di più</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come si passa dai risultati dell’indagine a definire un prezzo che le persone sono disposte a pagare per il mantenimento del buon stato dell’habitat delle specie?</p>
<p style="text-align: justify">“La stima della disponibilità a pagare è fondata sulla teoria dell’utilità attesa, coniata dal premio nobel per l’economia McFadden. Grazie alle scelte fatte dai rispondenti dei diversi programmi di gestione del territorio agricolo, disegnati con principi statistici rigidi e regolati dai disegni sperimentali, è possibile derivare quanto vale la biodiversità rispetto ad altri fattori che caratterizzano le pratiche agricole (es. utilizzo di prodotti chimici)”, ha poi spiegato <strong>Alessandra La Notte</strong>, altra autrice del lavoro di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">Dallo studio è emerso che la percezione da parte delle persone dei fattori determinanti della perdita di biodiversità è perfettamente in sintonia con la Strategia per la biodiversità europea che, ricordiamo, entro il 2030 intende:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>ripristinare gli ecosistemi marini e terrestri degradati;</li>
<li>aumentare l&#8217;agricoltura biologica ed esaltare i luoghi ricchi di biodiversità;</li>
<li>ripristinare almeno 25 mila km di fiumi dell&#8217;Ue;</li>
<li>dimezzare l’uso dei pesticidi entro il 2030, arrestando e invertendo in questo modo anche il declino degli insetti, in special modo degli impollinatori;</li>
<li>piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030;</li>
<li>investire 20 miliardi di euro l’anno, attraverso risorse pubbliche e private, in tutela della biodiversità.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Riguardo all’ultimo punto, gli europei di tutti e 27 gli Stati membri sono d’accordo nell’investire una cifra cospicua per la salvaguardia della biodiversità che, anzi, andrebbe aumentata. Secondo il lavoro di ricerca, infatti, <strong>il flusso monetario annuo che le persone sono disposte a destinare alla biodiversità supera i 30 miliardi di euro. </strong>In pratica i cittadini dell’Unione vorrebbero che si investisse almeno il 33% in più delle attuali risorse. “Il valore monetario medio attribuito al mantenimento dell&#8217;habitat e delle specie stimato come disponibilità a pagare varia da 28 a 276 euro all&#8217;anno per famiglia. Cifra che riflette le diverse condizioni ambientali in cui si trovano i Paesi europei”, si legge nella ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">“Grazie alla mole di dati scientifici e biologici a disposizione del Jrc e al disegno statistico dell’indagine, nei quattro Paesi europei è stato possibile stimare delle similarità tra le 31 regioni in cui abbiamo intervistato i nostri rispondenti e le rimanenti regioni europee”, ha infine aggiunto <strong>Ferrini</strong>. “I risultati rivelano una grande eterogeneità spaziale delle condizioni della biodiversità europea, e potrebbero aiutare i decisori pubblici e privati a rendere prioritarie azioni di governo del territorio nelle aree più a rischio o di maggior pregio”.</p>
<p style="text-align: justify">A ogni perdita di biodiversità è da associarsi una perdita di benessere umano, ma come dimostrano le tante, troppe, attività invasive condotte dall’uomo negli ultimi decenni, la sua gestione è complicata, e attraversa tutte le dimensioni dello <strong>sviluppo sostenibile</strong>: quella economica, quella sociale, quella ambientale e quella istituzionale. Grazie a questo tipo di lavori possiamo comprendere quanto alle persone stia a cuore il tema e, soprattutto, quanto siano informate sulle crisi ambientali che siamo costretti ad affrontare. È solo grazie a società più consapevoli che saremo in grado di modificare i nostri stili di vita, rendendoli più sostenibili, e di orientare le strategie dei governi, nazionali e sovranazionali, verso la necessaria e urgente attività di protezione della natura.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/Conclusioni.PNG" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"> </p>
<p style="text-align: center"><strong><a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC127797" target="_blank" rel="noopener"><em>SCARICA IL RAPPORTO</em></a></strong></p>
<p style="text-align: center"><em>Il lavoro di ricerca è stato condotto da La Notte Alessandra, Ferrini Silvia, Pisani Domenico, Grilli Gaetano, Grammatikopoulou Ioanna, Vallecillo Rodriguez Sara, Badura Tomas, Turner Kerry, Maes Joachim.</em></p>
<p style="text-align: center"><a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC127797" target="_blank" rel="noopener"><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/studioJrc.png" alt="" width="350" height="500" /></em></a></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/uno-studio-jrc-rivela-gli-europei-pagherebbero-di-piu-per-proteggere-la-biodiversita/">Uno studio Jrc rivela: gli europei pagherebbero di più per proteggere la biodiversità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</title>
		<link>https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 13:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal14]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivan Manzo, Segretariato ASviS</p>
<p>Dalla perdita di biodiversità, sui cui grava il peso delle specie aliene invasive, alla vita sottomarina messa a rischio dall’inquinamento da plastica. E poi l’acqua: gestita in modo non sostenibile e addirittura oggetto di “water grabbing”. Tutti fenomeni esacerbati dal cambiamento climatico. </p>
<p>9 luglio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/">Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Secondo quanto diffuso dalla Fao attraverso il progetto di ricerca “<a href="http://www.fao.org/aquastat/en/">Acquastat</a>”, nel mondo il 70% di acqua è impiegato per agricoltura e allevamento, il 22% per produrre materiali e oggetti, mentre il restante 8% è destinato a usi domestici. Il rischio è che al 2050 il 60% della popolazione potrebbe vivere in zone dove la risorsa idrica risulta piuttosto scarsa e dove quindi non saranno garantiti i servizi basilari, quali per esempio quelli igienico-sanitari. E poi c’è la questione inquinamento: dal 1960 a oggi la plastica nei mari di tutto il mondo è aumentata di 20 volte. Oggi negli oceani è presente una quantità di materiale plastico pari a 150 milioni di tonnellate e rischiamo di avere più plastica che pesci entro il 2050.</p>
<p style="text-align: justify">Numeri emersi durante l’evento nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile dedicato agli SDGs (gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite) 6-14-15, dal titolo “<a href="https://asvis.it/evento-nazionale-sul-capitale-naturale-lacqua-un-diritto-globalmente-poco-riconosciuto-oggetto-del-fenomeno-di-accaparramento"><strong>Acqua. Salvaguardare i diritti umani tutelando gli ecosistemi</strong></a>”, organizzato alla Sala dei Lecci del Bioparco di Roma dall’ASviS e dal Wwf Italia, lo scorso 3 giugno.</p>
<p style="text-align: justify">Una conferenza che, oltre a certificare il binomio “acqua-plastica”, dal quale non si può più sfuggire e su cui bisogna intraprendere con urgenza un percorso virtuoso, ha messo in evidenza un fenomeno in grado di alimentare conflitti, sottraendo al tempo stesso diritti e benessere alle persone. Parliamo del <em>water grabbing</em>, anche noto come fenomeno di accaparramento della risorsa idrica, che in molte zone del mondo sta esacerbando gli effetti negativi della siccità e del cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: justify">Acqua e inquinamento è stato il filo conduttore che ha legato diversi eventi del Festival incentrati sull’<strong>SDG 6</strong> “<strong>acqua pulita e servizi igienico-sanitari</strong>”, per far conoscere al grande pubblico la situazione in cui versa il nostro prezioso “oro blu” e le <em>best practice</em> da mettere in campo per una gestione orientata alla salvaguardia della risorsa.</p>
<p style="text-align: justify">Un esempio in questo senso arriva dall’evento di mercoledì 29 maggio di Roma dove, presso il teatro Ghione, è stato proiettato il documentario “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1490/river-blue-il-documentario-sulla-produzione-dei-jeans-che-inquinano-i-fiumi-del-mondo"><strong>River Blue, il documentario sulla produzione di jeans che inquinano i fiumi del mondo</strong></a><strong>”</strong>. Al seguito dell’ambientalista Mark Angelo, esperto in conservazione dei corsi d’acqua, River blue trasmette un messaggio chiaro al mondo della moda, definita come “la più grande industria inquinante”, e soprattutto al consumatore affinché le scelte di acquisto diventino più consapevoli, responsabili e sostenibili.</p>
<p style="text-align: justify">Per aumentare la sensibilità su un tema così cruciale l’Agesci, l’Associazione guide e scout cattolici italiani, insieme all’Istituto Comprensivo Ovidio di Roma, ha formato gli studenti della scuola sulle questioni ambientali. Il 21 maggio durante l’evento “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1780/sensibilizzazione-alluso-responsabile-e-sostenibile-dellacqua#.XRXjpegzaMo">Sensibilizzazione all&#8217;uso responsabile e sostenibile dell&#8217;acqua</a>” i ragazzi, con l’ausilio di schede informative preparate per l’occasione, hanno esplorato la flora e la fauna presente sulle coste del fiume Almone, il terzo fiume più grande di Roma, affluente del Tevere. Nell&#8217;ambito del progetto nazionale “Basi Aperte”, sottoscritto con il Miur, sono stati effettuati dei prelievi di acqua successivamente analizzati in laboratorio per conoscere lo stato di salute del fiume e dell’ecosistema che dipende da esso.</p>
<p style="text-align: justify">A Campobasso, invece, il 3 e 4 giugno il Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini dell’Università del Molise e la società cooperativa Eticae Stewardship in Action hanno organizzato “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1715/la-stewardship-a-supporto-delle-aree-interne"><strong>La stewardship a supporto delle aree interne</strong></a>”, un evento di divulgazione e formazione sui temi della sostenibilità ambientale per illustrare una nuova strategia di gestione etica e responsabile delle risorse. Al centro del dibattito su come proteggere e ripristinare l&#8217;uso sostenibile dell’ecosistema terreste con la <em>forest stewardship</em> e la <em>water stewardship</em>, grazie anche all’aiuto degli attori del territorio e della certificazione Fsc (Forest stewardship council): standard che impone un uso responsabile delle risorse forestali, per una corretta fruizione da parte della collettività dei servizi ecosistemici.</p>
<p style="text-align: justify">Martedì 11 giugno ha tenuto banco la narrazione che lega cambiamenti climatici e gestione delle acque. Grazie all’evento messo a punto dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), a Venezia si è parlato degli impatti del riscaldamento globale e delle soluzioni da mettere in pratica. Ridefinendo l&#8217;acqua in due input, mantenere vivo il capitale o generare un output, l’iniziativa “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1110/climate-change-and-transition-unawareness-water-and-capital"><strong>Climate change and transition: unawareness, water and capital</strong></a>” si è focalizzata sugli studi legati all’adattamento al clima che cambia.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda “<strong>vita sott’acqua</strong>” e “<strong>vita sulla terra</strong>”, rispettivamente <strong>SDG 14</strong> e <strong>SDG 15</strong> dell’Agenda 2030, sono tanti gli eventi che in tutta Italia hanno fatto conoscere la difficile situazione che sta attraversando la biodiversità sul Pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Un progetto per avvicinare i più giovani a queste tematiche è stato organizzato da Ceas Porto Conte, Parco di Porto Conte e Amp Capo Caccia Isola Piana, che con il progetto Zoomcalich, in collaborazione con la Regione Sardegna, il 23 maggio attraverso l’evento “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1711/la-sardegna-per-lo-sviluppo-sostenibile-zoomcalich"><strong>La </strong><strong>Sardegna per lo sviluppo sostenibile</strong></a>” ha convolto gli studenti della scuola primaria in un “brainstorming su laguna”: per osservare e analizzare, attraverso un kit fornito ai ragazzi, le caratteristiche ambientali e storiche del luogo.</p>
<p style="text-align: justify">Sullo stesso filone, far capire ai giovani l’importanza della biodiversità per la sussistenza del genere umano, l’iniziativa del Comune di Guspini “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1267/in-marcia-verso-lo-sviluppo-sostenibile-un-contributo-alla-tutela-della-biodiversita"><strong>In marcia verso lo sviluppo sostenibile &#8211; un contributo alla tutela della biodiversità</strong></a>”. L’iniziativa ha reso i giardini pubblici un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove i ragazzi, con i loro elaborati, hanno mostrato le principali cause di perdita della biodiversità: dalla distruzione degli habitat all’introduzione delle specie aliene invasive, dai cambiamenti climatici all’inquinamento da plastiche e microplastiche dell’ecosistema marino.</p>
<p style="text-align: justify">All’Università di Milano Bicocca si è poi tenuta il 24 maggio la conferenza “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1391/oceansafe-limportanza-e-la-fragilita-del-mondo-acquatico"><strong>OceanSafe – l’importanza e la fragilità del mondo acquatico</strong></a>”, per una presa di coscienza globale sui problemi ambientali, alla scoperta di un mondo così importante per noi, eppure allo stesso tempo così fragile.</p>
<p style="text-align: justify">E poi la presentazione del libro &#8220;<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1191/presentazione-libro-che-cose-la-bioeconomia-di-mario-bonaccorso-e-irene-banos-ruiz-edizione-ambiente#.XRNNl-gzaMo"><strong>Che cos&#8217;è la bioeconomia</strong></a>&#8220;, il 26 maggio nell’Università di Parma, dove si è discusso di come riconciliare l’economia con l’ambiente e il sociale, grazie anche all’innovazione, un processo determinante per evitare gli impatti negativi su ecosistemi e collettività, il tutto ricordando che la bioeconomia già interessa una grossa fetta del sistema economico europeo.</p>
<p style="text-align: justify">Una giornata di studio sugli “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1696/impatto-dei-cambiamenti-climatici-sui-sistemi-zootecnici"><strong>impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi zootecnici</strong></a>” è stata proposta dall’Università di Pisa, in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili (sezione centro-ovest) e il Centro interuniversitario e commissione di studio Aspa Adattabilità dei sistemi zootecnici ai cambiamenti climatici il 17 maggio, per sensibilizzare e per evidenziare le connessione presenti tra clima e settore degli allevamenti.</p>
<p style="text-align: justify">“<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1545/la-scienza-e-la-tecnica-raccontate"><strong>La scienza e la tecnica raccontate</strong></a>” è l’evento di domenica 19 maggio costruito dalla Società Italiana di Geologia Ambientale, La Feltrinelli Point Messina, e dall’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, che grazie al noto divulgatore scientifico Mario Tozzi ha raccontato il vero volto dell’Italia che cambia negli anni sotto i colpi dell’attività umana.</p>
<p style="text-align: justify">Dal 20 al 24 maggio si è tenuta, inoltre, la “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1698/settimana-della-biodiversita-conoscere-lagrobiodiversita-pugliese"><strong>Settimana della biodiversità. Conoscere l’agrobiodiversità pugliese</strong></a>” dove l’Università degli Studi di Bari, il ministero delle Politiche agricole e l’Assessorato all&#8217;agricoltura Regione Puglia hanno diffuso la conoscenza sulle razze animali allevate nel tempo nella zona, e sulla varietà di vegetali coltivati in Puglia.</p>
<p style="text-align: justify">Pordenone si è distinta per l’evento di Terraè &#8211; officina della sostenibilità sui servizi ecosistemici forestali dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1184/i-nostri-boschi-gestione-sostenibile-in-unottica-multifunzionale"><strong>I nostri boschi: gestione sostenibile in un’ottica multifunzionale</strong></a>”. I boschi in Friuli Venezia Giulia: dove sono e che ruolo hanno? Un’occasione con cui sono state scoperte le molteplici funzioni che l’ecosistema forestale svolge per la collettività.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1869/che-cosa-perdiamo-quando-consumiamo-suolo"><strong>Che cosa perdiamo quando consumiamo suolo?</strong></a>” dell’Università degli studi di Udine, in collaborazione con il Villaggio dei Pecile, e “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1341/quando-il-benessere-umano-e-il-benessere-degli-animali"><strong>Quando il benessere umano è il benessere degli animali</strong></a>” dell’ Università degli studi di Padova (che ha partecipato con numerosi eventi nel Festival nell’ambito del progetto “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/citta-e-asvis-per-l-agenda-2030/">Città e ASviS per l’Agenda 2030</a>”), hanno rispettivamente: fatto crescere il dibattito che ruota intorno a una delle grandi tragedie italiane, il consumo di suolo, che per via della cementificazione selvaggia cresce a un ritmo maggiore rispetto agli altri Paesi europei; sottolineato come il benessere degli animali influisca anche su quello umano.</p>
<p style="text-align: justify">Scopri tutti gli eventi del Festival dedicati al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal6">Goal 6</a>, al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal14">Goal 14</a> e al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal15">Goal 15</a></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/">Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?</title>
		<link>https://asvis.it/siamo-in-ritardo-in-vista-della-scadenza-al-2020-di-alcuni-target-sulla-biodiversita-cosa-e-urgente-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 13:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal14]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Luigi Di Marco, Consigliere Nazionale Aias, coordinatore Gruppo di lavoro 6-14-15 dell'ASviS</p>
<p>Il mainstreaming della biodiversità nelle politiche di governo a tutti i livelli e nella società, non è stato attuato nei primi otto anni utili al raggiungimento degli Aichi target. L’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini.</p>
<p>Gennaio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/siamo-in-ritardo-in-vista-della-scadenza-al-2020-di-alcuni-target-sulla-biodiversita-cosa-e-urgente-fare/">Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Si è chiusa il 29 novembre ultimo scorso a Sharm El-Sheik la Cop 14 della Convenzione sulla diversità biologica (Cbd) particolarmente rilevante per la messa in pratica dell’Agenda 2030, vista la prossimità della scadenza al 2020 degli obiettivi fissati nel 2010 (i cosiddetti Aichi targets adottati con la Cop 10 della Cbd), diversi dei quali assegnati in prevalenza come targets dei Goals 14 e 15 con pari scadenza 2020, altri integrati nel Goal 12 con scadenza posticipata al 2030, ma tutti influenti di fatto sul raggiungimento anche degli altri SDGs. E ciò considerato il ruolo che la biodiversità quale <em>sistema di supporto alla vita<a title="" href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup><strong><sup>[1]</sup></strong></sup></a></em> svolge nel mettere a disposizione della specie umana le risorse necessarie e indispensabili per poter soddisfare diritti, e contribuire a pace e prosperità.</p>
<p style="text-align: justify">La possibilità di raggiungimento concreto dei targets al 2020 come riportato nello stesso documento finale adottato dalla Cop 14<a title="" href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> è assai critica.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante le premesse all’apertura del decennio 2011-2020 erano tutte in favore di un forte impegno politico per la biodiversità: le Nazioni unite dedicano il decennio 2010-2020 espressamente alla biodiversità, l’Unione europea adotta una Strategia Europea sulla Biodiversità (lungimirante già dal titolo: <em>biodiversità, la nostra assicurazione sulla vita<a title="" href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup><strong><sup>[3]</sup></strong></sup></a></em>), l’Italia si dota di una sua strategia coerente con le precedenti già dal 2010<a title="" href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup><sup>[4]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">Le preoccupazioni espresse dalla Cop 14 sulla mancata attuazione del piano strategico per la biodiversità 2011-2020 sono assolutamente valide anche per l’Italia. Così come anche l’ASviS riporta in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia trattando in particolare la disamina sullo stato d’attuazione dei Goals 6, 14 e 15. Pertanto le raccomandazioni della stessa Cop 14 hanno una valenza applicativa immediatamente utile anche per l’Ue e l’Italia. </p>
<p style="text-align: justify">Alla scadenza del 31 dicembre 2020, ancora un tempo utile per portare a compimento dei risultati sussiste e non va sciupato, anche se ormai ridotto a soli due anni. E’ importante dunque cogliere le suggestioni che le risultanze della Cop 14 ci offrono per fare un bilancio, imparare dagli errori, riflettere su cosa non ha funzionato, predisporre azioni correttive nello sforzo di fare del nostro meglio per recuperare il tempo perduto,</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante la coerenza e le finalità comuni, non sempre è facile ricollegare gli Aichi targets da raggiungere al 2020, con gli schemi logici della Strategia Ue e poi della Strategia Nazionale per la biodiversità. Di fatto le nostre strategie Ue e Nazionale non mettono ben a fuoco l’attenzione su quanto la Cop 10 della Cbd puntava in prima istanza, ovvero la necessità di agire sulle cause strutturali <em>antropiche</em> che determinano il fenomeno <em>perdita di biodiversità</em>.<a title="" href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup><sup>[5]</sup></sup></a></p>
<p style="text-align: justify">Il cosiddetto <em>mainstreaming </em>della biodiversità nelle politiche di governo <em>a tutti i livelli</em> e nella società, non si è di fatto attuato nei primi otto anni utili all’attuazione della strategia. Il dato di fatto è che l’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini, restando tema scientifico di nicchia noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target n.1 in particolare prescriveva: <em>al più tardi al 2020, tutte le persone devono avere consapevolezza del valore della biodiversità e dei passi da intraprendere per tutelarla e utilizzarla in maniera sostenibile.<a title="" href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup><strong><sup>[6]</sup></strong></sup></a> </em></p>
<p style="text-align: justify">L’importanza di questo primo target è assolutamente capitale, per la potenzialità che lo stesso riveste per l’informazione ai cittadini, animando un opinione pubblica cosciente del tema, che sensibilizzi la politica richiedendo adeguata capacità interpretativa e concretezza nella messa in pratica, che influenzi il sistema economico-produttivo a integrare le preoccupazioni per la tutela della biodiversità nelle proprie strategie e nell’offerta di beni e servizi. Ripartire dall’Aichi target 1, come passaggio obbligato, per costruire una cultura diffusa a tutti i livelli sul valore della biodiversità,  rappresenta ancora la leva su cui lavorare per portare avanti tutti gli altri obiettivi relativi ai Goals 14, 15 biodiversità, e non solo. Ma se era ambizioso pensare di farlo in 10 anni, ora in 2 anni lo è ancora di più. Comunque poiché il tema resta attuale, non è  ancora troppo tardi per partire.</p>
<p style="text-align: justify">Per accelerare lo sviluppo del piano strategico 2011-2020, la prima delle raccomandazioni della Cop 14 è non a caso: <em>dare più largo spazio alle scienze umane nell’attuazione delle strategie per la biodiversità, </em>puntualizzando quanto di fatto già contenuto nel citato Aichi target 1. Se ci poniamo il problema della perdita di biodiversità, le scienze naturali ci aiutano a comprendere la dimensione del problema, ad approfondirlo, tenerlo sotto osservazione, ma le cause che sono di origine antropica vanno affrontate trasformando in maniera dirompente il rapporto di relazione che la specie umana ha con le risorse naturali. Quindi sono gli aspetti antropologici, di psicologia sociale, comportamentali e motivazionali, che vanno meglio conosciuti e analizzati, per poter pianificare nuove e più efficaci misure d’azione.</p>
<p style="text-align: justify">La Cop 14 invita a considerare nelle strategie nazionali, il lavoro svolto dalla <em>Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici</em> (Ipbes) e i suoi rapporti pubblicati nel corso del 2018 con particolare riferimento ai rapporti regionali e al rapporto sulla <em>Land degradation and restoration</em>. Quest’ultimo strettamente collegato anche alla Convenzione sulla desertificazione (Unccd), all’Aichi target 15 , e al target 15.3 dell’Agenda 2030.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie all’attività dell’Ipbes disponiamo di consolidate e aggiornate basi scientifiche, multidisciplinari, che ci possono facilitare fortemente nella pianificazione di politiche avanzate per la tutela della diversità biologica. </p>
<p style="text-align: justify">Il framework concettuale dell’Ipbes illustrato in fig. 1 ben rappresenta in una semplice mappa concettuale come l’azione umana sia soggetto integrante di un sistema che lega risorse della natura con obiettivi di benessere e qualità della vita<em>. </em>Lo schema oltre a legare insieme le tematiche illustrate dai rapporti Ipbes, sviluppando in dettaglio gli argomenti trattati nei suoi blocchi tematici può rappresentare anche tutti gli SDGs, ed è pertanto un utile strumento alla visione sistemica e multidisciplinare, d’interesse anche per chi è impegnato nello sviluppo dell’Agenda 2030, partendo da una prospettiva sociale e/o economica.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 365px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM1.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 2 prevede che <em>al più tardi al 2020, i valori di biodiversità sono integrati nelle strategie e nei piani per lo sviluppo e per la riduzione della povertà, a livello nazionale e locale, e sono incorporati nei sistemi nazionali di contabilità e reporting. </em>Lo stesso target corrisponde al 15.9 dell’Agenda 2030, così trascritto: <em>entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversit</em><em>à nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povert</em><em>à e account nella contabilit</em><em>à</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche questo è un target fondamentale per poter integrare finalmente biodiversità e servizi ecosistemici nei processi decisionali, e per poterne dare conto con misure di monitoraggio e rendicontazione ambientale. Aspetto non secondario è che il target prevedendo anche <em>misure di riduzione della povertà</em>, unisce di fatto tematiche sociali con tematiche ambientali, orientando la pubblica amministrazione all’adozione di atti di pianificazione coerenti con principi di sviluppo sostenibile, che qualora non considerati in concretezza, potrebbero determinare la non validità amministrativa degli stessi. Il target prefigura di fatto la produzione di una contabilità non finanziaria non solo da parte del governo nazionale, ma anche da parte di tutte le amministrazioni locali (regioni, città-metropolitane, province e comuni), contribuendo a quanto richiesto dalla Convenzione di Aarhus <em>sull&#8217;accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l&#8217;accesso alla giustizia in materia ambientale </em>e quanto previsto ai targets 16.7 e 16.10 dell’Agenda 2030.</p>
<p style="text-align: justify">Se c’è la buona volontà di farlo, i tempi sono ancora sufficienti per rispettare questo traguardo fissato al 2020, adottando un nuovo strumento normativo, eventualmente integrando gli strumenti di pianificazione finanziaria e di pianificazione del territorio, rafforzando i contenuti delle Valutazioni d’impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas) prescritti dal D.Lgs 152/2006. Lo strumento normativo dovrà poi essere integrato da linee guida con individuate metodologie, indicatori, banche dati e modalità di misurazione e monitoraggio, per dare criteri omogenei tra le diverse amministrazioni, e la possibilità di condivisione-interscambio di dati e collaborazione anche verticale tra i diversi livelli di governance. Integrando così anche misure di monitoraggio per le strategie regionali di sviluppo sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 3 <em>prevede al più tardi al 2020 l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente e lo sviluppo e l’applicazione d’incentivi per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, </em>argomento già ampiamente sostenuto dall’ASviS in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia <a title="" href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup><sup>[7]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tra i sussidi dannosi per l’ambiente vanno anche considerati taluni dei sussidi europei per la produzione agricola, e richiede in merito una precisa posizione anche da parte dell’Italia per l’eliminazione degli stessi nella prossima Pac post 2020<a title="" href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup><sup>[8]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 4 chiude il quadro delle misure indicate nel Goal strategico A : <em>al più tardi al 2020, i governi, le imprese, gli stakeholder a tutti livelli hanno assunto impegni per mettere in pratica o hanno implementato piani per la produzione e il consumo sostenibile e hanno mantenuto l’impatto  nell’uso delle risorse naturali ben all’interno dei limiti di sicurezza ecologica. </em>Questa misura è ben lontana da essere messa in pratica, e anzi, la stessa Agenda 2030 non la riporta più, ma la ritroviamo piuttosto integrata all’interno del Goal 12 con scadenze già rinviate al 2030 come nel target 12.2: <em>entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile </em><em>e l’uso efficiente delle risorse naturali.</em></p>
<p style="text-align: justify">Va riconosciuto che in merito, alcuni passi avanti sono stati fatti, ma in termini più di visione teorica piuttosto che non ancora in termini di concretezza. Il nuovo paradigma dell’economia circolare introdotto dall’Unione europea va in questa direzione, ma non ancora i targets che l’Ue si è data al 2030, poiché solo un economia circolare perfetta, in piena mimesi con i processi naturali e senza alcuna esternalità negativa, può contribuire a soddisfare quanto richiesto dal target 12.2. </p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 130px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM2.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 196px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM3.png" alt="" /></p>
<h3 style="text-align: center"><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf">Scarica la tabella di confronto tra i target della </a><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf">Convenzione sulla diversità biologica</a><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf"> e quelli dell&#8217;Agenda 2030</a></h3>
<p style="text-align: justify"> </p>
<div><hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn1">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref1" name="_ftn1"><em><sup><strong><sup>[1]</sup></strong></sup></em></a> ovvero la biodiversità intesa come <em>planet’s life support system. Cfr P</em>reambolo del documento  <em>Updated assessment of progress towards selected Aichi Biodiversity targets and option to accelerate progress </em>della CBD COP 14 &#8211; <a href="https://www.cbd.int/doc/c/3824/7957/5bb56cbf504e73b6f00282e9/cop-14-l-02-en.pdf">https://www.cbd.int/doc/c/3824/7957/5bb56cbf504e73b6f00282e9/cop-14-l-02-en.pdf</a></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> ibid</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref3" name="_ftn3"><em><sup><strong><sup>[3]</sup></strong></sup></em></a> cfr. COM (2011) 244 final “Our life insurance, our natural capital: an EU biodiversity strategy to 2020”</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup><sup>[4]</sup></sup></a> cfr. <a href="http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/Strategia_Nazionale_per_la_Biodiversita.pdf">http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/Strategia_Nazionale_per_la_Biodiversita.pdf</a></p>
</div>
<div id="ftn5">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup><sup>[5]</sup></sup></a> i 20 Aichi targets sono divisi in n.5 Strategic Goals, primo dei quali, il Goal strategico A è intitolato : <em>Address the underlying causes of biodiversity loss by mainstreaming biodiversity across government and society . </em><a href="https://www.cbd.int/sp/targets/">https://www.cbd.int/sp/targets/</a></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref6" name="_ftn6"><em><sup><strong><sup>[6]</sup></strong></sup></em></a> Nell’Agenda 2030 il un target ancora simile lo ritroviamo al Goal 12, target 8: <em>Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura</em></p>
</div>
<div id="ftn7">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref7" name="_ftn7"><sup><sup>[7]</sup></sup></a> richiamando il <em>Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli</em> introdotto dall’art.68 della Legge 221/2015.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref8" name="_ftn8"><sup><sup>[8]</sup></sup></a> per un approfondimento del dibattito sul tema in sede UE cfr. <a href="http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/617501/IPOL_STU(2018)617501_EN.pdf">http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/617501/IPOL_STU(2018)617501_EN.pdf</a></p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/siamo-in-ritardo-in-vista-della-scadenza-al-2020-di-alcuni-target-sulla-biodiversita-cosa-e-urgente-fare/">Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Capitale naturale a sostegno del Pianeta e del benessere umano</title>
		<link>https://asvis.it/il-capitale-naturale-a-sostegno-del-pianeta-e-del-benessere-umano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 13:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/il-capitale-naturale-a-sostegno-del-pianeta-e-del-benessere-umano/</guid>

					<description><![CDATA[<p>a cura di Giulia D'Agata, Segretariato ASviS</p>
<p>La riduzione della biodiversità a causa dell’attività antropica sta compromettendo lo sviluppo umano, acuendo le disuguaglianze sociali. Il tema è stato ampiamente discusso durante molti eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018.</p>
<p>Maggio - Giugno 2018</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-capitale-naturale-a-sostegno-del-pianeta-e-del-benessere-umano/">Il Capitale naturale a sostegno del Pianeta e del benessere umano</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">La qualità dell’ambiente e la perdita di biodiversità derivanti dall’inquinamento e dalle azioni umane sono stati i principali temi affrontati dagli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018 sulle questioni ambientali. L’assottigliamento del Capitale naturale è un problema che sta cominciando ad affliggere non solo chi da tempo si batte per la difesa dell’ambiente, ma anche chi si occupa di questioni economiche e sociali. È ben noto, ormai, quanto la carenza di risorse naturali stia modificando il paradigma economico odierno con conseguente aumento delle disuguaglianze sociali.</p>
<p style="text-align: justify">L’importanza dell’argomento ha spinto non solo molti enti organizzatori, ma anche i gruppi di lavoro dell’ASviS a organizzare due eventi di rilevanza nazionale che, durante la Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno, hanno messo al centro del dibattito il capitale naturale marino e terrestre e la qualità dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify">Nello specifico, l’evento organizzato da Wwf Italia e dall’Ente Parco nazionale del Circeo, presso l’Auditorium del Parco nazionale del Circeo dedicato agli Obiettivi 6 “Acqua pulita e servizi igienico sanitari” e 15 “Vita sulla terra”, ha voluto porre come fulcro principale del dibattito dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/gli-eventi-nazionali/326-2006/5-giugno-evento-goal-6-acqua-pulita-e-servizi-igienico-sanitari-e-goal-15-vita-sulla-terra">Il Capitale naturale, la vera ricchezza del Bel paese</a>” il ruolo e l’importanza del capitale naturale, appunto, e dei servizi ecosistemici all’interno dello sviluppo e della prosperità dell’uomo. Un particolare focus è stato rivolto al ruolo dell’acqua e alle problematiche che sono connesse a questo tema a causa dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. Nel pomeriggio, le pubbliche amministrazioni, tra cui il sindaco di Sabaudia Giada Gervasi, si sono incontrate per discutere le modalità con cui è possibile instaurare un rapporto solido tra l’erogazione dei servizi ai cittadini e la cura e l’attenzione alle risorse ambientali in cui gli enti locali operano.</p>
<p style="text-align: justify">Il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e Costa Crociere hanno organizzato l&#8217;evento nazionale dedicato all’Obiettivo 14 “Vita sott’acqua”. L&#8217;evento dal titolo &#8220;<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/gli-eventi-nazionali/326-2003/5-giugno-evento-goal-14-vita-sottacqua">Mare sostenibile: innovazioni e soluzioni per lo sviluppo dell&#8217;economia del mare</a>” si è tenuto a Palermo a bordo della nave Costa Fascinosa di Costa Crociere. L’iniziativa ha stimolato il dialogo tessuto da scienza, policy-maker, imprenditori, società civile sulla via dello sviluppo sostenibile del mare ed ha aperto il dibattito su argomenti cruciali come: gli scenari di cambiamento climatico, le tecnologie d’avanguardia per previsioni meteo marine, le prospettive della pesca sostenibile, il ruolo delle imprese e della governance, <em>l’ocean literacy</em> e la diffusione della conoscenza del mare. La discussione ha messo in evidenza, inoltre, l’importanza della crescita blu che è la strategia europea di lungo termine per sostenere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo. La cosiddetta &#8220;economia blu&#8221; impiega 5,4 milioni di persone e genera un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l’anno, ma alcuni settori presentano ulteriori margini di crescita. Diversi servizi e applicazioni sono sviluppati a supporto dell’economia blu, a scale diverse e con obiettivi gestionali diversi.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre agli eventi organizzati dall’ASviS, molti sono stati gli eventi che si sono interessate alle tematiche ambientali.</p>
<p style="text-align: justify">L’Università della Tuscia ha organizzato la Giornata di studio “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/474/dalla-conservazione-della-natura-alla-circular-economy#.W1WVEWQzaAw">Dalla conservazione della natura alla Circular Economy</a>”, svoltasi a Viterbo il 22 maggio. Durante l’evento sono state presentate le relazioni degli studenti sugli indicatori per lo sviluppo sostenibile e sul monitoraggio e mitigazione degli impatti sulla biodiversità negli impianti Edison. A seguire un insieme di interventi a largo spettro in cui sono stati presentati i progetti di ricerca svolti alla Tuscia.</p>
<p style="text-align: justify">Il 23 maggio, vigilia del Giorno del sovrasfruttamento ecologico italiano (overshoot day), la fondazione Monte dei Paschi di Siena e il Global Footprint Network hanno lanciano il <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/806/lancio-del-footprint-calculator-italiano#.W1WVG2QzaAw">Footprint calculator italiano</a>. La fondazione ha considerato questa iniziativa come uno strumento utile per aumentare la consapevolezza sull’importanza di adottare stili di vita sostenibili tra studenti, genitori e insegnanti coinvolti in programmi educativi. Divertente e dinamico il Footprint Calculator esorta gli utenti a posticipare il loro personale Giorno del Sovrasfruttamento della Terra nel calendario, suggerendo soluzioni di sostenibilità e incitandoli a condividere questi risultati sui social con l’hashtag #MoveTheDate.</p>
<p style="text-align: justify">Nella stessa giornata, l’ente Diplomatia ha posto come argomenti centrali del proprio dibattito “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/438/agricoltura-e-cibo-fattori-centrali-dello-sviluppo-sostenibile#.W1WU9GQzaAw">Agricoltura e cibo fattori centrali dello sviluppo sostenibile</a>” il tema della sostenibilità relativamente al settore agricolo e alimentare, da cui dipendono la sopravvivenza e il benessere dei popoli. Produzione, nuove tecnologie, uso e riciclo dell’acqua, energie rinnovabili al servizio dell’agricoltura, sono elementi fondamentali della sostenibilità ambientale e umana e dell’economia circolare. L’incontro si è svolto presso l’Ambasciata di Romania il 23 maggio a Roma.</p>
<p style="text-align: justify">Neorurale e Società Italiana di Scienza del Suolo hanno tenuto dal 22 al 24 maggio, nell&#8217;ambito della scuola di Biodiversità e Biondicazione di Giussago, una serie di incontri dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/64/biodiversita-del-suolo-ed-antropizzazione#.W1WVCGQzaAw">Biodiversità del suolo ed antropizzazione</a>”. La scuola ha proposto una riflessione sugli strumenti sia diagnostici che di ripristino della fertilità biologica dei suoli già messi in atto presso l’Innovation center di Cascina Darsena nello scenario italiano della coltivazione di riso.</p>
<p style="text-align: justify">A Bologna fondazione Cmcc &#8211; Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, in collaborazione con Libreria Ambasciatori e Coop, ha invitato Emanuele Bompan e Mariarosa Iannelli a presentare e ad aprire un dibattito sul loro libro “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/264/cibo-e-acqua-giro-del-mondo-tra-diritti-e-sostenibilita#.W1WU_WQzaAw">Water Grabbing. Le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo</a>”. Il dibattito ha indotto i partecipanti a soffermarsi sui legami che intercorrono tra i temi dell&#8217;acqua, la scarsità di una risorsa essenziale dal punto di vista ambientale, economico e sociale, il cibo, e i cambiamenti climatici. Bompan ha spiegato l&#8217;idea alla base del libro, un viaggio intorno al mondo per raccontare storie di acqua che diviene oggetto di accaparramento da parte di poteri forti a discapito di fasce più deboli di popolazione. Il dibattito si è poi concluso con una riflessione degli autori sugli strumenti per raccontare  storie che hanno a che vedere con la sfruttamento e la distribuzione di risorse primarie, la necessità di un approccio multidisciplinare e multimediale, che sappia usare testi scritti, visuali e interattivi per garantire al pubblico una comprensione generale e, allo stesso tempo, la possibilità di una ricerca approfondita e documentata.</p>
<p style="text-align: justify">In occasione della Giornata mondiale dell&#8217;ambiente, l’Università degli studi di Padova ha proposto un approfondimento dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/404/amazoneyes-sguardi-sullamazzonia#.W1WUMGQzaAw">Amazoneyes &#8211; Sguardi sull&#8217;Amazzonia</a>” sulle tematiche legate agli impatti ambientali dell&#8217;attività di estrazione petrolifera in Amazzonia come: la mappatura del &#8220;gas flaring&#8221; in aree petrolifere, turismo sostenibile e politiche di sviluppo locale, immagini satellitari Landsat per l&#8217;analisi diacronica della deforestazione, analisi multicriteriale dell&#8217;espansione delle infrastrutture stradali petrolifere. L’evento rientra nelle iniziative del progetto innovativo degli studenti Amazoneyes &#8211; Sguardi sull&#8217;Amazzonia, finanziato dall&#8217;Università di Padova.</p>
<p style="text-align: justify">Un altro evento organizzato dall’Università di Padova ha voluto approfondire il problema delle attività umane che minacciano gravemente ricchezza e biodiversità degli ecosistemi oceanici. La dispersione nelle acque oceaniche di milioni di microparticelle plastiche è in questi giorni alla ribalta a causa dei devastanti effetti sugli esseri viventi marini e anche sugli umani. A mettere in pericolo gli oceani sono però anche l’aumento della temperatura delle acque e l’eutrofizzazione,  legati alle attività umane, e che causano una notevole riduzione, se non una totale assenza, dell’ossigeno negli oceani, fondamentale per la vita acquatica. L’8 giugno, in occasione del World Oceans Day l’Università di Padova ha organizzato questo evento per sensibilizzare tutta la cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify">L’Università di Siena ha seguito l’organizzazione di differenti eventi incentrati sulle tematiche ambientali.Nel contesto del corso di insegnamento di Sostenibilità, aperto a tutti gli studenti e interessati, il workshop del 25 maggio “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/135/cibo-tra-sostenibilita-ambientale-sociale-salute-ed-etica#.W1Xjn2QzaAw">Cibo: tra sostenibilità ambientale, sociale, salute ed etica</a>” è stato dedicato al tema della valorizzazione delle culture locali, l’educazione al consumo consapevole e di come queste possono impattare sulla biodiversità, sulla salute e sull&#8217;etica. Daniele Messina, responsabile direzione attività istituzionale di fondazione Monte dei Paschi di Siena, ha raccontato l’esperienza di Cool Food, un progetto di cittadinanza globale rivolto agli alunni delle scuole primarie che applica i concetti chiave dell’educazione all’approccio cognitivo ed emozionale a tematiche come agricoltura, stili di vita, educazione alimentare e consumo consapevole.</p>
<p style="text-align: justify">A seguire, il professor Gianpiero Cai ha tenuto una lezione di botanica sull’importanza della salvaguardia della biodiversità naturale e della sostenibilità agricola attraverso la coltivazione delle specie autoctone, ovvero quelle piante tipiche di un luogo, in grado di meglio adattarsi alle caratteristiche del suolo, della disponibilità idrica e delle variazioni climatiche.</p>
<p style="text-align: justify">L’incontro del 28 maggio dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2018/cal/144/a-framework-for-policy-evaluation-towards-well-being-and-sustainability">A framework for policy evaluation towards well-being and sustainability</a>” è stato un momento di riflessione tra docenti dell’Università di Siena alla presenza di studenti e interessati, legati tra loro dai temi dello sviluppo sostenibile. Partendo dalla sua definizione del 1987 nel rapporto Brundtland, si è passati attraverso le principali rappresentazioni grafiche dei sistemi ambiente/società/economia per arrivare a definire una relazione di input/state/output del sistema Terra. Dopo la presentazione dei lavori accademici dei professori Simone Bastianoni, Federico M. Pulselli, Laura Neri e Achille Lemmi, il workshop si è sviluppato in un dibattito aperto su valutazioni di future politiche verso il benessere e la sostenibilità del mondo di oggi che ha coinvolto una quindicina di professori oltre agli studenti.</p>
<p style="text-align: justify">a cura di Giulia D’Agata</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-capitale-naturale-a-sostegno-del-pianeta-e-del-benessere-umano/">Il Capitale naturale a sostegno del Pianeta e del benessere umano</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Il “Living Planet Report 2016” del Wwf, l’11° della serie, è stato lanciato in tutto il mondo il 27 ottobre</title>
		<link>https://asvis.it/il-living-planet-report-2016-del-wwf-l11-della-serie-e-stato-lanciato-in-tutto-il-mondo-il-27-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2016 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico Wwf Italia </p>
<p>La biodiversità oggi è a un livello critico registrato, per quanto ne sappiamo, soltanto durante le grandi estinzioni di massa. Il Rapporto tratteggia in maniera chiara e brillante lo stato della situazione e sistematizza le proposte concrete per mutare rotta.Novembre 2016</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify"><br />Il lancio italiano organizzato dal WWF Italia nel quadro delle celebrazioni del suo 50° anniversario, ha avuto luogo a Roma presso la Sala della Regina alla Camera dei Deputati con gli interventi della Presidente della Camera On.le Laura Boldrini, del Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, della Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, del Direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna, del Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Enrico Giovannini, del Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche, Roberto Danovaro, e della Global Creative &amp; Communication Director di Sofidel, Susanna Bellandi: vi sono stati anche gli interventi degli studenti del Liceo Seneca di Roma che hanno un programma di alternanza scuola-lavoro con il WWF Italia.</p>
<p style="text-align: justify">I sistemi naturali della Terra sono ormai pienamente immersi nell’era degli umani. Viviamo in un mondo in cui stiamo mettendo a rischio il futuro della nostra stessa civiltà, riducendo drasticamente la ricchezza della vita sulla Terra di cui noi siamo un prodotto e senza la quale non possiamo vivere. La biodiversità oggi è a un livello così critico che si è registrato, per quanto ne sappiamo, soltanto durante le grandi estinzioni di massa che abbiamo registrato nel passato geologico della Terra. Il Living Planet Report 2016 del WWF tratteggia in maniera chiara e brillante lo stato della situazione, e sistematizza le proposte concrete per mutare rotta. Dal 1970 al 2012 l’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) con il quale il WWF registra l’andamento di 14.152 popolazioni di 3.706 specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci), fornendo quindi un indicatore dello stato della biodiversità planetaria, è sceso del 58% e si prevede che possa raggiungere il 67% alla fine del decennio.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto fornisce inoltre il quadro della nostra impronta ecologica del consumo: nel 2012 è stata necessaria la capacità biologica equivalente a 1.6 Terre per provvedere le risorse necessarie all’umanità, consumate in quell’anno. Inoltre il rapporto fornisce un quadro molto chiaro dello stato in cui si trovano i nove confini planetari individuati da alcuni dei migliori scienziati al mondo che si occupano del Sistema Terra (alcuni dei quali hanno collaborato direttamente alla produzione del Living Planet Report) : l&#8217;integrità della biosfera (cioè la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità), il cambiamento climatico, e il problema gemello dell’acidificazione degli oceani,  le modifiche nell’utilizzo del suolo, l&#8217;uso non sostenibile di acqua dolce, la perturbazione dei flussi biogeochimici (l’immissione di azoto e fosforo nella biosfera), l’alterazione degli aerosol atmosferici, l’inquinamento dovuto a nuovi agenti, prodotti dall’intervento umano e la riduzione dello strato di ozono stratosferico. Basandosi sui passi avanti che abbiamo fatto nella comprensione del funzionamento e della resilienza dell&#8217;ecosistema globale, cioè della capacità di resistere alle perturbazioni), la struttura dei confini planetari delinea i limiti di sicurezza entro cui questi sottosistemi critici della Terra possono funzionare. All&#8217;interno dello spazio operativo sicuro così definito (Safe and Operating Space), le società umane possono svilupparsi e prosperare. Quando ci spingiamo al di là di questi confini, si rischia di provocare cambiamenti irreversibili alle risorse da cui dipendiamo. Anche se vi è un certo grado di incertezza scientifica sugli effetti biofisici e sociali causati dal superamento dei confini, l&#8217;analisi attuale suggerisce che gli esseri umani abbiano già spinto quattro di questi confini oltre il limite del loro spazio operativo di sicurezza. Gli impatti globali attribuibili e gli associati rischi per l’umanità sono già evidenti nel caso del cambiamento climatico, dell&#8217;integrità della biosfera, dei flussi biogeochimici dell’azoto e del fosforo e dei cambiamenti nell&#8217;uso del suolo. Altre valutazioni suggeriscono che anche l&#8217;uso di acqua dolce abbia sorpassato la soglia di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio nel recentissimo 35° Congresso Geologico Internazionale, tenutosi a Città del Capo dal 27 agosto al 4 settembre scorsi si è verificato un dato molto importante. L’apposito gruppo di autorevoli studiosi creato dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia che, da sette anni, ha il compito di approfondire se l’intervento umano sui sistemi naturali della Terra ha avuto un impatto tale da poter far registrare una nuova epoca geologica della storia del nostro meraviglioso pianeta (che, ricordiamolo, ha 4.6 miliardi di anni di vita), ha annunciato che la documentazione scientifica raccolta conferma l’ipotesi di poter indicare una nuova epoca nel Geological Time Scale della Terra che si definisce Antropocene. La proposta dell’Antropocene proseguirà il suo iter formale che potrebbe durare altri 3-4 anni e dovrà essere definitivamente approvata o meno dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia. Il Living Planet Report illustra con chiarezza cosa significa essere nell’Antropocene.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto ricorda che il 21°secolo propone all’umanità una doppia sfida: preservare la natura in tutte le sue molteplici forme e funzioni e creare in un pianeta con risorse limitate un ambiente abitativo adeguato per le persone. L’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite puntano ad unire le dimensioni economiche, sociali ed ecologiche necessarie a sostenere la società umana attraverso l&#8217;Antropocene. Queste dimensioni sono tutte interconnesse e devono quindi essere affrontate in modo integrato. Inoltre, è ormai urgente rimodellare le strategie di sviluppo, i modelli economici, i modelli di impresa e le scelte di vita tenendo conto di un dato estremamente chiaro: abbiamo un solo pianeta ed il suo capitale naturale è limitato.</p>
<p style="text-align: justify">La “Prospettiva di un Solo Pianeta” (“One Planet Perspective”) proposta dal WWF nel Rapporto delinea le scelte migliori per governare, utilizzare e condividere le risorse naturali all&#8217;interno dei confini ecologici della Terra. L&#8217;adozione di questa prospettiva aiuterà le nazioni ad onorare i loro impegni verso l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile allineando l&#8217;iniziativa individuale, l&#8217;azione sociale e la politica governativa con l’obiettivo di raggiungere una società globale sostenibile.<br />Quando viene applicata all’impresa, l’Idea di un “Solo Pianeta&#8221; incentiva le imprese ad allineare le loro operazioni in modo che contribuiscano attivamente a mantenere un pianeta sano e resiliente per le generazioni future. E’ necessaria una vera e propria inversione di tendenza: piccole modifiche per migliorare l&#8217;efficienza nell&#8217;uso delle risorse o ridurre l&#8217;inquinamento attraverso soluzioni “al punto di scarico” non produrranno un cambiamento dell’ampiezza necessaria.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;idea alla base di scelte operative migliori è quella di creare una situazione in cui cibo, energia, ed acqua siano disponibili per tutti, la biodiversità mantenuta, e l&#8217;integrità e la resistenza degli ecosistemi garantite. Gli ecosistemi resilienti sarebbero così in grado di assorbire e recuperare traumi e disturbi, di mantenere la funzionalità ed i servizi adattandosi alle nuove situazioni senza che però si alterino le loro strutture, i loro processi e le loro funzioni.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto indica la strada dell’immediato futuro nel dotarsi di una prospettiva di un solo Pianeta lavorando concretamente sui semi per avviare un buon Antropocene che consentano di mantenere l’umanità in uno spazio sicuro ed equo indicato dai confini planetari limitando al massimo le azioni che possono produrre un incremento della vulnerabilità dei sistemi naturali e mantenendo il più possibile la vitalità e la resilienza dei sistemi naturali. La natura è il nostro futuro e ciò costituisce la base delle tantissime azioni concrete che il WWF realizza in tutto il mondo. L’Agenda 2030 con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvata in sede Nazioni Unite nel 2015 può costituire un’importante base di partenza per voltare pagina. Dobbiamo agire in fretta e cercando, tutti, dalle istituzioni, alle imprese, alla società civile di essere protagonisti di un cambiamento epocale.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-living-planet-report-2016-del-wwf-l11-della-serie-e-stato-lanciato-in-tutto-il-mondo-il-27-ottobre/">Il “Living Planet Report 2016” del Wwf, l’11° della serie, è stato lanciato in tutto il mondo il 27 ottobre</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Obiettivo: zero consumo di suolo</title>
		<link>https://asvis.it/obiettivo-zero-consumo-di-suolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 09:51:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Bologna, WWF Italia e Fondazione Aurelio Peccei/Club di Roma Italia </p>
<p>La trasformazione dei suoli da parte dell’umanità costituisce un'emergenza mondiale: oggi più del 50% della superficie terrestre libera dalla presenza dei ghiacci è stata modificata e, ogni anno, perdiamo per erosione da 25 a 40 miliardi di tonnellate di suolo superficiale, riducendo così la possibilità di produrre cibo attraverso l’agricoltura e l’abilità del suolo nel mantenere il ciclo del carbonio, dei nutrienti e dell’acqua.Luglio-Agosto 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/obiettivo-zero-consumo-di-suolo/">Obiettivo: zero consumo di suolo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Il suolo costituisce la viva epidermide del nostro meraviglioso pianeta e svolge un’incredibile quantità di funzioni fondamentali per il benessere e lo sviluppo dell’umanità, che variano a seconda delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche della straordinaria varietà dei suoli presenti sulla Terra (gli studiosi pensano che possano esistere 300.000 tipologie di suolo diverse sul nostro pianeta <em>(1)</em> ). Il suolo con la sua ricchezza di biodiversità svolge funzioni molto importanti nei grandi cicli biogeochimici (come quelli del carbonio, dell’azoto e del fosforo), nei cicli dell’acqua, nella formazione e mantenimento degli ecosistemi terrestri e della presenza della vegetazione sulla Terra , in attività umane fondamentali per la nostra sopravvivenza come la produzione alimentare, ecc. Non  a caso la FAO ha dedicato il 2015 come l’anno internazionale dei suoli (www.fao.org/soils-2015/en)</p>
<p style="text-align: justify">L’intervento umano sui suoli è oggi estremamente impattante: sin da quando ha avuto inizio l’attività agricola, circa 10.000 anni fa,  abbiamo trasformato tanti suoli del pianeta, ma con significativi stravolgimenti che si sono verificati in particolare negli ultimi secoli, la nostra pressione ha prodotto un impatto estremamente significativo erodendo quantità significative di suolo fertile, trasformando interi ecosistemi, distruggendo la biodiversità presente, frammentando drammaticamente la presenza degli ambienti naturali e quindi incrementando i tassi di estinzione della biodiversità del pianeta, ecc.<br />La trasformazione dei suoli da parte dell’umanità costituisce una importantissima emergenza mondiale; oggi più del 50% della superficie terrestre libera dalla presenza dei ghiacci è stata modificata e, ogni anno, perdiamo per erosione da 25 a 40 miliardi di tonnellate di suolo superficiale, riducendo così la possibilità di produrre cibo attraverso l’agricoltura e l’abilità del suolo nel mantenere il ciclo del carbonio, dei nutrienti e dell’acqua <em>(2)</em>. I cambiamenti che si sono verificati nell’utilizzo dei suoli e negli ecosistemi e le loro implicazioni per i cambiamenti ambientali globali costituiscono oggi una sfida di immani proporzioni per raggiungere un livello di sostenibilità dei nostri modelli di sviluppo e non è un caso che esistono sforzi di ricerca notevoli per studiare a fondo questo fenomeno e trovare le giuste soluzioni per risolvere la grave situazione in cui ci troviamo. Esiste un intero programma di ricerca nell’ambito del sistema di ricerca planetario sulla sostenibilità globale patrocinato dall’International Council for Science, Future Earth (www.futureearth.org) dedicato ai suoli, il Global Land Project (www.globallandproject.org) e sono numerosi gli studiosi che operano nell’ambito definito Land Change Science <em>(3)</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi gli esseri umani si appropriano per circa il 38% della produttività primaria netta (PPN) derivante dalle piante che trasformano l’energia raggiante del Sole in materia organica rendendola disponibile per la vita presente sul pianeta <em>(4)</em>. Il grande biologo Edward Wilson, professore emerito alla Harvard University, chiede :”Possiamo continuare a crescere e a consumare in modo che ci permetta di prendere il controllo del restante 62 per cento? [&#8230;]La conclusione fondamentale è sempre la stessa: distruggendo la maggior parte della biosfera con metodi arcaici e miopi, stiamo andando incontro a un disastro provocato da noi stessi” <em>(5)</em><br />In Italia la situazione della perdita di suolo <em>(6)</em> si presenta altrettanto grave. L’ultimo rapporto ISPRA sul consumo di suolo 6 sottolinea che il consumo del suolo nel nostro paese, nel 2015, ha già intaccato 21.000 kmq del nostro territorio, con un valore di disponibilità di suolo consumato pro capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 a quasi 350 metri quadrati nel 2013.<br />Da anni le organizzazioni ambientaliste, in particolare il WWF, chiedono il raggiungimento dell’obiettivo del cosiddetto “Bilancio consumo di suolo: zero”. Vi è ormai un ‘importante consapevolezza del fatto che la crescita continua di espansione urbanistica va immediatamente bloccata per i gravi danni che sono stati inferti al nostro territorio e ai nostri suoli, soprattutto dopo i gravi danni inferti dal periodo dei piani urbanistici sovradimensionati e dei successivi condoni verificatisi negli ultimi 40 anni (1985, 1995 e 2003).</p>
<p style="text-align: justify">In Parlamento finalmente esiste una legge sul contenimento dell’uso di suolo e riuso del suolo edificato scaturita proprio dalle numerose spinte prodotte dalla cultura ambientale in questi decenni, legge che è stata approvata in prima lettura alla Camera nel maggio scorso (ad oltre tre anni da quando l’allora Ministro dell&#8217;Agricoltura, Catania, presentò in Consiglio dei Ministri un provvedimento in materia di contenimento del consumo di suolo).<br />Sulla legge sei grandi associazioni nazionali (FAI, Legambiente, LIPU, Slow Food Italia, Touring Club Italiano e WWF Italia) hanno sin dall’inizio indicato i punti qualificanti e irrinunciabili che devono ispirare anche gli eventuali emendamenti nella discussione in Senato:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify">Evitare che le definizioni contenute nel provvedimento favoriscano nuovo consumo di suolo (a cominciare da quelle relative alle definizioni di “consumo del suolo”, di “superficie agricola naturale e seminaturale”, di “impermeabilizzazione” e di “area urbanizzata” che devono essere molto chiare per evitare fraintendimenti);</li>
<li style="text-align: justify">Armonizzare il testo con i principi e criteri della Delega Appalti, che prevede il superamento del Programma delle infrastrutture strategiche (attraverso un’attenta selezione delle opere);</li>
<li style="text-align: justify">Rendere davvero efficace il censimento delle aree e degli edifici dismessi (che deve diventare obbligatorio, in modo da spingere i Comuni al recupero e alla riqualificazione degli edifici e delle aree dismesse piuttosto che consumare nuovi suoli);</li>
<li style="text-align: justify">Migliorare la delega al Governo sulla rigenerazione urbana (prevedendo un coordinamento e un’armonizzazione delle norme e delle procedure nazionali e regionali);</li>
<li style="text-align: justify">Evitare il rischio di sub-urbanizzazione del territorio che potrebbe essere favorito dai cosiddetti Compendi agricoli neorurali periurbani (grazie a cambiamenti di destinazioni d’uso consentiti che favoriscono l’insediamento di attività improprie amministrative o turistico-ricettive);</li>
<li style="text-align: justify">Fare in modo che il periodo transitorio per la piena applicazione della nuova legge non sia una sanatoria di tutte le previsioni anche solo enunciate (evitando che siano fatti salvi i piani urbanistici anche solo adottati e non approvati).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Precedentemente il WWF Italia, nell’ambito della sua campagna “Riutilizziamo l’Italia”, per favorire il riuso di edifici dismessi e la deturpazione del paesaggio ha promosso una raccolta di firme con l’appello “NO al consumo, SI’ al riuso dell’Italia” per promuovere e facilitare il riuso di aree e manufatti dismessi da parte di gruppi di cittadini e di amministrazioni locali, perché il patrimonio e gli spazi siano prima di tutto beni comuni ove la comunità possa reinventare luoghi di natura, di nuove economie e di socialità.<br />Con questa finalità l’appello ha voluto promuovere quattro strumenti indispensabili, utili al raggiungimento dell’obiettivo del bilancio zero del consumo di suolo:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify">Una riforma normativa nazionale sul governo del suolo e del territorio: procedendo così a innovare profondamente una legislazione ferma al 1942, con disposizioni che abbiano come obiettivi prioritari la riqualificazione e il riuso del patrimonio esistente, attraverso l’uso della leva fiscale, l’adeguato riconoscimento alla domanda che proviene dalle comunità locali per la gestione e l’uso a fini sociali e ambientali dei manufatti e degli spazi dismessi e l’individuazione di misure (già adottate in altri Paesi) che consentano di intervenire anche sul patrimonio privato che non sia oggetto della necessaria manutenzione.</li>
<li style="text-align: justify">La Carta di impegni “No al consumo di suolo, Sì al riuso dell’Italia”: definendo una Carta nella quale le Amministrazioni Pubbliche potranno manifestare il loro impegno concreto nel risparmiare il suolo, nel recuperare il dismesso, nel coinvolgere i cittadini e le loro associazioni nelle scelte di pianificazione, progettazione, realizzazione di interventi e gestione di spazi e manufatti riutilizzati.</li>
<li style="text-align: justify">Il “Registro del suolo”: organizzando una banca dati integrata tra gli Uffici delle varie Amministrazioni competenti (Comune, Regione, Ministeri), accessibile a tutti i cittadini e grazie alla quale gli Enti pubblici possano controllare e prevenire il consumo di nuovo suolo, ma anche registrare i casi di rinaturalizzazione di suoli urbanizzati. Da qui vogliamo che parta una vera e propria operazione-trasparenza!</li>
<li style="text-align: justify">Una “Fiscalità antiabbandono”: introducendo un’imposta selettiva con l’obiettivo di rendere più vantaggioso il recupero e il riuso, rispetto al nuovo costruito e, nel contempo, che abbia lo scopo di disincentivare il consumo di nuovo suolo al di fuori del perimetro urbanizzato, nel rispetto del patrimonio naturale, della rete ecologica e dei beni paesaggistici.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">L’applicazione concreta dell’Agenda 2030 con i suoi SDGs, nel nostro paese non può prescindere dall’importantissimo elemento della salvaguardia dei nostri suoli, indispensabili per il futuro di noi tutti.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">***</p>
<p>1 &#8211; Amundson R. et al. , 2015, Soil and human security in the 21st century, Science , 348, 1261071. DOI: 10.1126/science.1261071</p>
<p>2 &#8211; FAO, 2015, Status of the World Soil Resources, www.fao.org/soils-2015)</p>
<p>3 &#8211; Vedasi Turner II B.L., Lambin E. e Reenberg  A., 2007, The emergence of land change science for global environmental change and sustainability, Proceedings of the National Academy of Sciences, 104, 52: 20666 – 20671.</p>
<p>4 &#8211; Running S.W., 2012, A Measurable Planetary Boundary for the Biosphere, Science, 337, 6101; 1458-1459.</p>
<p>5 &#8211; Wilson E.O., 2016, Metà della Terra. Salvare il futuro della vita, Codice edizioni.</p>
<p>6 &#8211; ISPRA, 2016, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco sistemici, ISPRA, www.isprambiente.gov.it</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/obiettivo-zero-consumo-di-suolo/">Obiettivo: zero consumo di suolo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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