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	<title>#articoli_goal5 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#articoli_goal5 Archivi - ASviS</title>
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	<item>
		<title>La questione di genere in Italia, a trent’anni dalla conferenza Onu di Pechino</title>
		<link>https://asvis.it/la-questione-di-genere-in-italia-a-trentanni-dalla-conferenza-onu-di-pechino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 18:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Linda Laura Sabbadini, statistica, già direttrice dell'Istat</p>
<p>A trent’anni dalla Conferenza di Pechino, l’uguaglianza di genere resta incompiuta: mancano servizi, investimenti e strategie integrate. Serve assumere la parità come priorità per giustizia sociale e sviluppo del Paese.</p>
<p>24/09/2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-questione-di-genere-in-italia-a-trentanni-dalla-conferenza-onu-di-pechino/">La questione di genere in Italia, a trent’anni dalla conferenza Onu di Pechino</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr />
<p><em>Il seguente contenuto è tratto dal Rapporto “<strong><a href="https://2025.festivalsvilupposostenibile.it/public/asvisfestival25/files/Cartella_Stampa/Rapporto_Primavera_2025.pdf">Scenari per l’Italia al 2035 e al 2050</a></strong>” dell’ASviS. Lo studio costruisce quattro scenari relativi all’impatto della transizione ecologica sull’economia italiana, realizzati grazie alla collaborazione con Oxford Economics.</em></p>
<hr />
<p>A distanza di trent’anni dalla storica <strong data-start="137" data-end="183">Conferenza Mondiale delle donne di Pechino</strong>, possiamo affermare che, seppur si siano fatti passi avanti, in Italia la strada da percorrere per una piena <strong data-start="293" data-end="318">uguaglianza di genere</strong> rimane ancora lunga e tortuosa. Nel 1995, <strong data-start="361" data-end="372">Pechino</strong> fu l’apice della mobilitazione internazionale delle donne: migliaia di donne invasero la città da tutto il mondo, in rappresentanza della società civile, non solo dei governi. E la <strong data-start="554" data-end="569">piattaforma</strong> varata dai governi fu la più avanzata di sempre. Nuovi temi e obiettivi entrarono negli impegni dei governi: <strong data-start="679" data-end="821">donne, pace e sicurezza, uguaglianza di genere, violenza contro le donne, diritti sessuali e riproduttivi, statistiche sensibili al genere</strong>. Non a caso quella Conferenza mondiale fu l’ultima, perché si considerò troppo alto il rischio di tornare indietro in caso di nuove conferenze. La <strong data-start="969" data-end="998">mobilitazione delle donne</strong> nei Paesi avanzati degli anni ‘70 e la sua estensione a tutto il mondo aveva innestato una <strong data-start="1090" data-end="1115">mobilitazione globale</strong> per i <strong data-start="1122" data-end="1145">diritti delle donne</strong>, una presa di coscienza trasversale ai Paesi, che raggiunse il suo apice nel 1995 e garantì il raggiungimento di una piattaforma così avanzata. <strong data-start="1290" data-end="1305">Empowerment</strong> e <strong data-start="1308" data-end="1325">mainstreaming</strong> erano state le due parole chiave potenti, che racchiudevano in sé la portata rivoluzionaria della Conferenza. Il termine <strong data-start="1447" data-end="1462">empowerment</strong> si riferisce al processo attraverso il quale le donne acquisiscono il potere, diventano soggetti di diritti e protagoniste della propria vita, incidono profondamente sulle decisioni in campo <strong data-start="1654" data-end="1687">sociale, economico e politico</strong>. Il <strong data-start="1692" data-end="1709">mainstreaming</strong> è invece il processo di integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche, programmi e pratiche istituzionali. Significa che la <strong data-start="1851" data-end="1871">parità di genere</strong> non deve essere trattata come una questione separata, ma contaminare permanentemente e diffondersi in tutte le politiche pubbliche, e caratterizzare le decisioni. La sfida degli <strong data-start="2050" data-end="2058">SDGs</strong> ha recuperato quest’approccio e prospettiva, assumendo l’<strong data-start="2116" data-end="2141">uguaglianza di genere</strong> come <strong data-start="2147" data-end="2162">Obiettivo 5</strong> e applicando il principio di <strong data-start="2192" data-end="2209">mainstreaming</strong> trasversalmente a tutti gli altri <strong data-start="2244" data-end="2257">Obiettivi</strong>. Ma il grande entusiasmo dei primi anni dopo <strong data-start="2303" data-end="2314">Pechino</strong> non è più, oggi, così forte. Quella luce, quella speranza che si era accesa deve fare i conti, anche nel nostro Paese, con una lunga fase in cui quei principi sono rimasti in gran parte sulla carta, non si sono tradotti in investimenti seri, necessari per un balzo nella <strong data-start="2586" data-end="2623">presenza e protagonismo femminile</strong> nella società. In primis, per l’<strong data-start="2656" data-end="2691">accesso e permanenza nel lavoro</strong>, nonché per la <strong data-start="2707" data-end="2729">qualità del lavoro</strong> e la presenza delle donne nei <strong data-start="2760" data-end="2782">luoghi decisionali</strong>. Basti pensare alle vicende relative ai <strong data-start="2823" data-end="2859">servizi educativi per l’infanzia</strong> e l’<strong data-start="2864" data-end="2900">assistenza ad anziani e disabili</strong>, due questioni fondamentali per alleggerire il carico di <strong data-start="2958" data-end="2976">lavoro di cura</strong> sulle spalle delle donne, che ne condiziona fortemente l’inserimento nel <strong data-start="3050" data-end="3070">mondo del lavoro</strong>. Per i <strong data-start="3078" data-end="3086">nidi</strong> siamo fermi ad una copertura del 30%, con una legge del 1971 che istituiva i <strong data-start="3164" data-end="3181">nidi pubblici</strong>, che a oggi ospitano solo il 14% di <strong data-start="3218" data-end="3239">bambine e bambini</strong>. Per di più gli <strong data-start="3256" data-end="3288">obiettivi del Governo Draghi</strong>, che prevedevano per il prossimo anno il 33% di <strong data-start="3337" data-end="3358">bambine e bambini</strong> al nido per ogni regione, non saranno raggiunti, perché sarà sufficiente come <strong data-start="3437" data-end="3477">livello essenziale delle prestazioni</strong> il 15% in ogni regione, avendo l’attuale Governo corretto al ribasso la misura prevista inizialmente. Per <strong data-start="3584" data-end="3606">anziani e disabili</strong> la legge sull’<strong data-start="3621" data-end="3635">assistenza</strong> del 2000 non è mai stata applicata, perché non sono stati definiti i <strong data-start="3705" data-end="3745">Livelli essenziali delle prestazioni</strong>, pur essendo stata varata una legge sulla <strong data-start="3788" data-end="3811">non autosufficienza</strong>. Le donne nei <strong data-start="3826" data-end="3848">luoghi decisionali</strong> crescono lentamente e il <strong data-start="3874" data-end="3908">tasso di occupazione femminile</strong> è il più basso d’Europa. Le donne pagano un prezzo alto per la <strong data-start="3972" data-end="3994">nascita del figlio</strong>: il 20% lascia il lavoro e per tante donne la nascita segna l’inizio di una penalizzazione del <strong data-start="4090" data-end="4113">percorso lavorativo</strong> in termini di <strong data-start="4128" data-end="4182">part-time, retribuzione e qualità dell’occupazione</strong>, che solo con grande fatica viene recuperato, ma spesso si aggrava con l’aumento dell’età fino alla pensione. Poco si sta facendo per favorire l’ingresso ai <strong data-start="4340" data-end="4367">corsi universitari STEM</strong>: negli ultimi 10 anni, solo il 20% delle ragazze sceglie questo indirizzo. Senza cambiamenti culturali poco cambierà, perché non basta l’orientamento svolto nell’ultimo anno di scuola, bisogna intervenire fin dalle <strong data-start="4583" data-end="4595">primarie</strong>, per ridurre gli effetti degli <strong data-start="4627" data-end="4651">stereotipi di genere</strong>. Investiamo poco e male sulla risposta ai <strong data-start="4694" data-end="4717">bisogni delle donne</strong>. Non è più pensabile che le cose possano migliorare con piccole azioni. Serve una <strong data-start="4800" data-end="4823">strategia integrata</strong> con <strong data-start="4828" data-end="4854">finanziamenti adeguati</strong>, serve assumere la <strong data-start="4874" data-end="4894">parità di genere</strong> come <strong data-start="4900" data-end="4912">priorità</strong>. La situazione globale con gli attacchi alle <strong data-start="4958" data-end="4972">democrazie</strong> non aiuta. È ora che la <strong data-start="4997" data-end="5017">voce delle donne</strong> sia ascoltata. Perché è questione di <strong data-start="5055" data-end="5076">giustizia sociale</strong> e di <strong data-start="5082" data-end="5104">sviluppo del Paese</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-questione-di-genere-in-italia-a-trentanni-dalla-conferenza-onu-di-pechino/">La questione di genere in Italia, a trent’anni dalla conferenza Onu di Pechino</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Facciamo chiarezza: Direttiva Ue contro la violenza di genere, a che punto siamo?</title>
		<link>https://asvis.it/facciamo-chiarezza-direttiva-ue-contro-la-violenza-di-genere-a-che-punto-siamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 13:32:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Virginia Lemme, co-responsabile di “Rete per la parità” dei rapporti con le Università</p>
<p>Attesa ad aprile l’approvazione, ma l’attuale formulazione non soddisfa su stupri e molestie sul lavoro. Un articolo per ripercorrere gli sviluppi del testo e ricordare la necessità di un’Europa compatta per la tutela dei diritti.</p>
<p>02/04/2024</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/facciamo-chiarezza-direttiva-ue-contro-la-violenza-di-genere-a-che-punto-siamo/">Facciamo chiarezza: Direttiva Ue contro la violenza di genere, a che punto siamo?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La proposta di <strong>Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica</strong>, il cui <em>iter</em> legislativo è stato avviato l’8 marzo 2022, <strong>giungerà ad aprile in Parlamento</strong> in seduta plenaria per l’approvazione definitiva.</p>
<p>Potrebbe essere un passo importante per l’Unione europea, in quanto fino a ora non esiste un testo organico volto alla repressione della violenza sulle donne e della violenza domestica. Tuttavia, <strong>non soddisfa la formulazione attuale della direttiva</strong>, così come modificata in seguito ai negoziati intercorsi tra il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento.</p>
<p>Diverse organizzazioni della società civile hanno mostrato il loro sdegno di fronte alle modifiche decise dal Consiglio. L’associazione italiana Differenza Donna, oltre a lanciare una petizione su Change.org che ha superato le 110mila firme, si è unita alle associazioni femministe di altri Paesi dell’Unione per manifestare l’8 marzo a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo, contro l’approvazione di una Direttiva che non comprenda la definizione dello <strong>stupro</strong> come atto sessuale senza consenso e non consideri le <strong>molestie sul luogo di lavoro</strong>.</p>
<p><strong>Occorre fare un passo indietro, andando alla genesi della proposta.</strong></p>
<p>L’Ue, nel 2016, ha avviato il procedimento per <strong>l’adesione alla Convenzione di Istanbul</strong>, terminato solo nel 2023 principalmente a causa dell’opposizione dei sei Paesi membri che non l’avevano ratificata. La Convenzione <em>de qua</em> riconosce che la violenza sulle donne costituisce un crimine contro l’umanità e all’art. 36 introduce l’obbligo per le Parti contraenti di reprimere penalmente gli atti sessuali senza consenso.</p>
<p>L’<strong>8 marzo 2022</strong>, per evitare che lo stallo nel processo di adesione dell’Ue alla Convenzione di Istanbul pregiudicasse i diritti delle donne, la <strong>Commissione Ue ha proposto al Parlamento europeo un testo di Direttiva</strong> volto alla repressione della violenza contro le donne e alla violenza domestica. Nella bozza proposta, suddivisa in sette capitoli, si richiedeva agli Stati membri di criminalizzare determinati comportamenti, di adottare misure per proteggere e sostenere le vittime di violenza contro le donne, di prevenire tali violenze, di migliorare l&#8217;accesso alla giustizia e di garantire il coordinamento tra le autorità e i servizi competenti. <strong>Tra i comportamenti da criminalizzare era previsto lo stupro</strong>, individuabile per l’assenza di consenso.</p>
<p>La Commissione aveva inviato il testo al Parlamento che nella prima lettura aveva votato una bozza che includeva 297 emendamenti, al fine di rafforzare le tutele previste. All’interno della bozza come modificata dal Parlamento, lo stupro veniva definito all’art. 5, e considerato presente ogniqualvolta mancasse il consenso, a prescindere dalla costrizione fisica. <strong>Il testo proposto dal Parlamento non ha trovato l’accordo nel Consiglio</strong>, l’organismo composto dai rappresentanti dei Governi membri dell’Unione europea.</p>
<p><strong>Diverse le motivazioni alla base di tale opposizione.</strong> Per alcuni Paesi, tra cui Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Lettonia e Lituania, il dissenso non fa altro che confermare la mancata condivisione dei valori e principi enunciati dalla Convenzione di Istanbul, essendo questi i Paesi a non aver ratificato la Convenzione <em>de qua.</em></p>
<p>Per altri, tra cui Portogallo, Malta, Estonia, Francia e Germania, l’opposizione è stata di carattere “tecnico”, avendo questi sostenuto che la violenza sessuale non rientra tra le competenze dell’Unione europea, sulla base di un’interpretazione restrittiva dell’art. 83 del Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea che comprende, tra i crimini competenza dell’Ue, lo sfruttamento sessuale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Italia, invece, <strong>il nostro Paese si è mostrato favorevole all’approvazione della bozza del Parlamento</strong>, battendosi fino all’ultimo per far approvare l’art. 5.</p>
<p>Per comporre il contrasto tra Parlamento e Consiglio è stato necessario coinvolgere il Comitato di conciliazione. <strong>Il 6 febbraio si è trovato un accordo</strong> su un testo che non include la previsione normativa che imponeva la criminalizzazione dello stupro in assenza di consenso, sostituita da un blando obbligo per gli Stati di sensibilizzare i cittadini a riguardo. È stato altresì <strong>eliminato l’obbligo di criminalizzare le “molestie sessuali nel mondo del lavoro”</strong> e i riferimenti al “genere” e alla “intersezionalità”. L’onorevole Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e relatrice italiana sulla direttiva, ha esternato il proprio <strong>sdegno verso la cancellazione dell’art. 5</strong>.</p>
<p>A livello politico, è davvero allarmante l’atteggiamento finora emerso: di fronte alla proliferazione di fenomeni di arretramento democratico, <strong>la Comunità europea dovrebbe rappresentare una rete di salvataggio per la tutela dei diritti</strong> in generale e quelli delle donne in particolare. Proprio negli ordinamenti in cui i diritti delle donne sono attualmente sotto attacco, una presa di posizione forte da parte dell’Unione europea potrebbe fornire una corazza nei confronti degli attacchi perpetrati dal legislatore nazionale. La Direttiva contro la violenza, qualora approvata, entrerebbe nei singoli ordinamenti nazionali con un rango superiore rispetto alla legge ordinaria. Anche se bisogna ricordare che le Direttive non sono, salvo eccezioni, direttamente applicabili e richiedono il recepimento da parte di ogni singolo Stato.</p>
<p><strong>Il testo nella sua versione attuale non recepisce la vera innovazione portata dalla Convenzione di Istanbul</strong>, la cui forza è attribuibile al suo <strong>approccio olistico</strong>, atto ad individuare e scardinare gli stereotipi di genere che segnano le nostre società. Se la direttiva serviva, in un primo momento, a porre strumenti di tutela che potessero sopperire alla mancata ratifica dell’Ue alla Convenzione di Istanbul, portato a termine il processo di adesione nel 2023, il testo della direttiva dovrà necessariamente essere conforme alla Convenzione <em>de qua.</em> La stessa Cgue ha riconosciuto, nella recente sentenza 621/21, la necessità di interpretare il diritto euro unitario alla luce della Convenzione di Istanbul.</p>
<p><strong>È centrale che la definizione di stupro sia basata sull’elemento del consenso</strong>, e non, come avveniva in passato, su quello della violenza. Solo grazie a tale mutamento di paradigma si potrebbe riuscire ad agire sull’applicazione giudiziaria della legge e sugli stereotipi di genere che troppo spesso hanno portato ad un rovesciamento dei ruoli nelle aule dei tribunali, dove le donne che denunciano violenze sono sottoposte alla cosiddetta <em>vittimizzazione secondaria</em>.</p>
<p>La stessa Corte europea dei diritti umani non ha mancato di sottolineare che nel caso della violenza di genere la vera sfida concerne l’effettività della tutela (si richiama, a fini esemplificativi, il caso <em>Rumor c. Italia</em>&#8211; Corte Edu, ric. 72964/10). <strong>Per garantire la tutela effettiva serve un approccio onnicomprensivo</strong>, un fronte comune mostrato da tutte le istituzioni Ue: solo attraverso un’azione congiunta si può tentare di rimuovere e sradicare un fenomeno strutturale che comporta la vasta diffusione della violenza di genere e di quella domestica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Virginia Lemme è co-responsabile dell’associazione “Rete per la parità” dei rapporti con le Università e dottoranda di ricerca in scienze giuridiche presso l’Università di Siena.</p>
<div class="d-box d-box-testo">
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/facciamo-chiarezza-direttiva-ue-contro-la-violenza-di-genere-a-che-punto-siamo/">Facciamo chiarezza: Direttiva Ue contro la violenza di genere, a che punto siamo?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata internazionale della donna, ASviS: un’occasione per riflettere e impegnarsi</title>
		<link>https://asvis.it/giornata-internazionale-della-donna-asvis-unoccasione-per-riflettere-e-impegnarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 13:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Rosanna Oliva de Conciliis, coordinatrice onoraria Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5, Dora Iacobelli e Liliana Ocmin, coordinatrici del Gdl 5</p>
<p>L’8 marzo è un’opportunità per valutare a che punto siamo e il rischio di passi indietro, ma anche per ribadire l’impegno a contrastare la violenza, a educare al rispetto delle differenze e a garantire l’occupazione femminile. </p>
<p>08/03/2024</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ASviS vuole richiamare l’attenzione, in occasione della <strong>Giornata Internazionale dei diritti delle donne 2024</strong>, sul ruolo centrale dell’educazione al rispetto delle differenze di genere e alla costruzione di equilibrate relazioni tra donne e uomini per attivare quel cambiamento culturale che consideriamo condizione abilitante per superare il gap di genere in Italia.</p>
<p>Gli efferati episodi di violenza sulle donne che continuano a verificarsi esigono che si individuino le iniziative più utili a migliorare le azioni di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne e domestica.</p>
<p><strong>L’Alleanza rinnova il proprio impegno </strong>a favorire nelle scuole, anche attraverso la messa a disposizione di appositi strumenti, iniziative per la sensibilizzazione sui Target dell’<strong><a href="https://asvis.it/goal5/i-target/">Obiettivo 5 “Parità di genere”</a></strong>, ribadendo la trasversalità di questo Obiettivo rispetto a tutti quelli dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>La presidente<strong> Marcella Mallen</strong>, anche a nome del presidente <strong>Pierluigi Stefanini</strong> e del direttore scientifico <strong>Enrico Giovannini</strong>, invita tutti gli aderenti e gli alleati a individuare nel proprio ambito di azione quale contributo dare a una causa di cui, accomunando uomini e donne, deve farsi carico tutta la società civile.</p>
<p>E le <strong>coordinatrici del <a href="https://asvis.it/composizione-del-gruppo-di-lavoro-5/">Gruppo di lavoro (Gdl) sul Goal 5</a></strong>, dando voce alle riflessioni portate avanti dallo specifico Gdl, sottolineano che l’8 marzo anche quest’anno può essere un’occasione preziosa per riflettere su a che punto siamo, sul rischio di passi indietro e per individuare la strategia necessaria par prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne, perpetrata per lo più tra le mura domestiche. Così come ribadiscono che un’occupazione di qualità per le donne, garantendo loro autonomia economica, è lo strumento cardine per prevenire la violenza e per uscirne.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><strong>&#8211; <a href="https://asvis.it/goal-5-parita-di-genere/">Rapporto ASviS 2023: dati, grafici interattivi e proposte sulla parità di genere </a><br />&#8211; <a href="https://asvis.it/dallasvis-analisi-e-proposte-per-combattere-la-disparita-di-genere-in-italia">Position paper ASviS “L’eguaglianza di genere: un obiettivo trasversale”</a></strong><br /><br /></p>
<div style="max-width: 600px;margin: 0 auto">
<div class="video-container"></div>
</div>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASViS_2023/Card_Donne_occupazione.png" alt="" width="100%" /></p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASViS_2023/Card_ASviS_donne.png" alt="" width="70%" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Rete delle professioni tecniche si riunisce: le riflessioni sulla parità di genere</title>
		<link>https://asvis.it/la-rete-delle-professioni-tecniche-si-riunisce-le-riflessioni-sulla-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 12:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dora Iacobelli, coordinatrice Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5</p>
<p>Cresce la presenza di donne nei settori, ma non corrisponde un’altrettanta valorizzazione del contributo femminile. Il confronto al convegno della Rete e l’impegno a lavorare su regolamenti elettorali e Commissioni Pari opportunità.</p>
<p>08/02/2024</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-rete-delle-professioni-tecniche-si-riunisce-le-riflessioni-sulla-parita-di-genere/">La Rete delle professioni tecniche si riunisce: le riflessioni sulla parità di genere</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nei giorni 25 e 26 gennaio si è tenuta a Roma, all’Auditorium della Tecnica, la <strong>Convention della Rete nazionale delle professioni tecniche</strong> (Rpt) che ha avuto come focus l’<strong><a href="https://asvis.it/l-agenda-2030-dell-onu-per-lo-sviluppo-sostenibile/">Agenda 2030</a></strong> dell’Onu e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.</p>
<p>Le sessioni dedicate ad alcuni dei 17 Obiettivi sono state aperte dalle coordinatrici e dai coordinatori dei relativi Gruppi di lavoro dell’ASviS. Tra gli Obiettivi affrontati anche quello sull’<strong><a href="https://asvis.it/goal5/i-target/">eguaglianza di genere</a></strong>, per il quale ha partecipato alla Convention <strong>Dora Iacobelli</strong>, co-coordinatrice del <strong><a href="https://asvis.it/goal5/gruppodilavoro/">Gruppo di lavoro sul Goal 5</a></strong>.</p>
<p>È stato sottolineato il contributo del Gruppo di lavoro all’attività complessiva di advocacy dell’ASviS sui temi della sostenibilità, richiamando in particolare la <strong>trasversalità dell’Obiettivo 5</strong> rispetto a tutti gli altri, ed è stato ripercorso il lavoro portato avanti dal 2016, che ha trovato la sua sintesi nel <strong><a href="https://asvis.it/dallasvis-analisi-e-proposte-per-combattere-la-disparita-di-genere-in-italia">Position Paper</a></strong> di recente pubblicazione.</p>
<p>Negli interventi delle componenti la neo costituita <strong>Commissione Pari opportunità della Rpt</strong>, rappresentanti di diverse professioni, a partire da quello della sua coordinatrice <strong>Sabrina Diamanti</strong>, hanno trovato conferma le <strong>priorità per affrontare il gap di genere</strong> in Italia evidenziate nel Position Paper del Gruppo di lavoro su Goal 5: la necessità di promuovere <strong>lavoro</strong> stabile e di qualità per le donne, quella di garantire una rete efficiente di <strong>servizi</strong> e di agevolare la condivisione dei <strong>carichi di cura</strong> all’interno della famiglia tra donne e uomini, l’urgenza di mettere a punto strumenti utili a facilitare i percorsi di carriera femminili, l’opportunità di sviluppare la <strong>medicina di genere</strong> e di attuare un incisivo contrasto a tutte le forme di <strong>violenza</strong> di genere, compresa quella nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Dal confronto è emersa una condizione variegata nei diversi ambiti settoriali, ma caratterizzata da un elemento comune: una buona o comunque crescente presenza di donne a cui, però, non corrisponde una altrettanta importante <strong>valorizzazione del contributo femminile</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti strettamente istituzionali, due sono i temi su cui le professioni intendono lavorare: <strong>i regolamenti elettorali e l’istituzione delle Commissioni Pari Opportunità</strong>, non ancora presenti in tutti gli ordini e livelli territoriali. Importante sarà l’approfondimento dei dati che riguardano le professioniste; ad un primo sguardo le informazioni raccolte confermano quanto si riporta a proposito delle <strong>professioni Stem</strong>, che afferiscono appunto alla Rpt: aumentano le iscritte alle università, livello elevato di formazione, non corrispondenza di sbocco nella libera professione. Ma si vuole andare oltre, analizzando il trend, le fasce di età, fino ad approfondire gli aspetti reddituali. Quindi molte le attività da sviluppare, con l’appoggio naturalmente di <strong>Armando Zambrano</strong>, coordinatore della Rpt, e di tutti i consigli e collegi afferenti.</p>
<p>Dora Iacobelli, a sua volta, ha dato la disponibilità ad un confronto e ad eventuali attività comuni con il Gruppo di lavoro ASviS.</p>
<p>L’iniziativa è stata anche arricchita dal contributo di <strong>Elena Mocchio</strong>, responsabile Innovazione e sviluppo di Uni, che ha portato un aggiornamento sul numero di società che hanno ottenuto la certificazione di genere, importante misura diretta sul Goal 5 introdotta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e dalla testimonianza di <strong>Ania Lopez</strong>, prima vicepresidente dell’organizzazione mondiale degli Ingegneri (Wfeo).</p>
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<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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		<title>Raccolte in un volume le tappe più significative per l’affermazione del paradigma dello sviluppo sostenibile</title>
		<link>https://asvis.it/raccolte-in-un-volume-le-tappe-piu-significative-per-laffermazione-del-paradigma-dello-sviluppo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 12:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Matteo Mascia, Progetto etica e politiche ambientali Fondazione Lanza, AsVeSS<br />
L’ultimo numero della rivista “Etica per le professioni”, dedicato alla cura del Creato, vuole contribuire alla conoscenza delle ragioni politiche, scientifiche, culturali ed etiche che sono alla base delle scelte e delle sfide a cui oggi siamo chiamati dalla transizione ecologica.<br />
22/08/2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/raccolte-in-un-volume-le-tappe-piu-significative-per-laffermazione-del-paradigma-dello-sviluppo-sostenibile/">Raccolte in un volume le tappe più significative per l’affermazione del paradigma dello sviluppo sostenibile</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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<div class="d-box d-box-titolo">
<h1>Raccolte in un volume le tappe più significative per l’affermazione del paradigma dello sviluppo sostenibile</h1>
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</div>
<div class="d-body">
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<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>di Matteo Mascia, Progetto etica e politiche ambientali Fondazione Lanza, AsVeSS</p>
<p><em>L’ultimo numero della rivista “Etica per le professioni”, dedicato alla cura del Creato, vuole contribuire alla conoscenza delle ragioni politiche, scientifiche, culturali ed etiche che sono alla base delle scelte e delle sfide a cui oggi siamo chiamati dalla transizione ecologica.</em></p>
<p>22 agosto 2023</p>
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<div class="d-box d-box-testo">
<p><em>“<a href="https://lavoro.chiesacattolica.it/cura-della-terra-la-memoria-e-le-sfide-1972-2022/" target="_blank" rel="noopener">Cura della terra. La memoria e le sfide 1972 – 2022</a>”,</em> è questo il titolo dell’ultimo numero della rivista “<em>Etica per le professioni”</em> che a 50 anni dalla prima Conferenza sull’ambiente umano (Stoccolma 1972) e a 30 anni dalla Conferenza su ambiente e sviluppo (Rio de Janeiro 1992), ripercorre alcune delle tappe più significative della progressiva presa di coscienza dell’importanza della questione ambientale e dell’affermarsi del paradigma della sostenibilità che rappresentano le radici attorno a cui è “cresciuta” l’Agenda 2030 e su cui poggia la strategia della transizione ecologica e sociale che oggi orienta le politiche pubbliche a livello europeo, nazionale e locale.</p>
<p>Un percorso tra memoria, presente e futuro, in cui la riflessione etica si intreccia con le risposte politiche, con l’elaborazione scientifica e con l’azione della società civile nelle sue diverse articolazioni con un’attenzione particolare, poco nota ai più e questa è una specificità del volume, dell’importante contributo portato dalle chiese in orizzonte ecumenico nel promuovere la forte valenza culturale e un approccio integrato alla questione ambientale.</p>
<p>Nelle prime due sezioni il volume ripercorre il contesto politico-culturale, i documenti elaborati e cosa hanno rappresentato gli appuntamenti di Stoccolma e Rio de Janeiro, anche attraverso la testimonianza diretta di chi quegli eventi li ha vissuti personalmente. È singolare ricordare come già nel 1972 lo slogan della conferenza di Stoccolma “Una sola Terra” richiamava ad un impegno comune per l’ambiente globale, la casa comune dell’umanità (Grazia Francescato), e la messa in discussione del mito della crescita con la pubblicazione del rapporto al Club di Roma su “I limiti della crescita” evidenziava l’incredibile complessità della questione ambientale (Gianfranco Bologna). Temi che si accompagnano con la riflessione del movimento ecumenico che a Nairobi nel 1975 alla quinta Assemblea generale della Cec introdurrà l’espressione “società giusta, partecipativa e sostenibile”, una terminologia che costituirà in riferimento per il pensiero etico sociale per gli anni a venire (Simone Morandini).</p>
<p>Rileggendo i contributi della prima sezione intitolata “la scoperta dell’ambiente” si coglie come già allora emergevano in modo evidente i segnali dell’insostenibilità del modello di sviluppo industrialista e consumista fondato su una cultura antropocentrica ed estrattivista nei confronti della natura, avviando le prime timide risposte a livello organizzativo e legislativo. Risposte che non saranno però in grado di contenere l’onda di piena della “grande accelerazione”, dello sviluppo industriale indiscriminato, dell’esplosione del consumismo e della mobilità privata che nel giro di pochi decenni cambieranno radicalmente i delicati “equilibri” ecosistemici a livello planetario.</p>
<p>Vent’anni dopo a Rio de Janeiro viene istituzionalizzata la riflessione sullo sviluppo sostenibile. Una riflessione che, in continuità con i risultati di Stoccolma, prende forma negli anni ’80 anche in questo caso attraverso un cammino parallelo della riflessione socio-politica, rappresentata (non in modo esclusivo) dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo e di quella etico-sociale che vede il movimento ecumenico promuovere il processo conciliare su “giustizia pace e salvaguardia del creato” che sfocerà nella assemblea ecumenica europea di Basilea (1989) e mondiale di Seul (1990) (Letizia Tomassone). L’appuntamento del 1992 segna un punto di svolta con la sottoscrizione delle due convenzioni internazionali che rappresentano i due pilastri della questione ecologica: la Convenzione sulla diversità biologica e quella contro il cambiamento climatico (Edo Ronchi). Negli anni a seguire il progressivo avanzamento del paradigma della sostenibilità porterà all’elaborazione di una serie importanti di strumenti a livello giuridico e politico (Stefano Piazza), scientifico e culturale che gettano le basi per progettare e praticare modalità di sviluppo differenti orientate a promuovere un approccio integrato alle diverse dimensioni – economica, sociale e ambientale &#8211; che determinano l’evoluzione e il progresso delle società tanto del Nord che del Sud del mondo.</p>
<p>Nella terza sezione vengono richiamate tre questioni cruciali la cui risposta è necessaria per consentire uno spazio sicuro per la vita umana sulla Terra: il rapporto tra ambiente e salute (Liliana Cori), la perdita di biodiversità (Giorgio Vacchiano e Chiara Bottaro) e la crisi climatica (Paola Mercogliano). Nella quarta, infine, i contributi segnalano l’avanzamento della riflessione etica e politica in particolare con l’approvazione dell’Agenda 2030, che rappresenta nello stesso tempo una <em>vision</em> e un piano d’azione per attuare processi multilivello e multiattore (Matteo Mascia), e la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, che rimette al centro della riflessione la relazione intrinseca tra giustizia sociale e giustizia ambientale (Bruno Bignami). Si tratta di due documenti in profonda sintonia che esprimono una visione positiva nella possibilità del cambiamento a partire dalla fiducia nelle persone e nelle istituzioni e che promuovono l’affermarsi nel dibattito pubblico della transizione ecologica e sociale e dell’urgenza di agire per cambiare rotta evidenziando come in Italia tale processo è non solo realizzabile e in parte già in atto, ma anche socialmente desiderabile (Ermete Realacci).</p>
<p>In questa prospettiva la rivista vuole contribuire alla conoscenza delle radici politiche, scientifiche e culturali che sono alla base delle scelte e delle sfide a cui oggi siamo chiamati dalla transizione ecologica. Inoltre, intende mettere in luce l’importanza strategica, oggi come allora, dell’alleanza tra mondi culturali e sociali, così come degli intrecci di saperi scientifici e sapienziali necessari per comprendere ed interpretare la realtà di questa nostra Terra fragile e minacciata, frutto dell’inestricabile e complessa interazione tra sistemi naturali e sistemi sociali.</p>
<p>Certo se dopo la Conferenza del 1992 si fosse data attuazione agli impegni assunti dall’Agenda 21 e dalle Convenzioni internazionali adottate per contrastare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, avremmo avuto più tempo per governare le necessarie e indifferibili trasformazioni riducendo sensibilmente le sofferenze di chi vive oggi sul pianeta e delle future generazioni.</p>
<p>Nello stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che la posta in gioco è molto alta, perché richiede una profonda trasformazione del sistema capitalistico fondato sulla “cultura dello scarto” verso le persone e la natura e sull’uso dei combustibili fossili per la produzione e il consumo illimitato di beni e servizi. È del tutto evidente che cambiare un modello di sviluppo economico, sociale e culturale che ha radici profonde nella storia umana, che è stato esportato in tutto il mondo e che pervade ogni aspetto della nostra vita, non è semplice ed immediato, ma richiede tempo e lunghi processi di rigenerazione e di trasformazione culturale prima ancora che economica e sociale.</p>
<p>Il volume vuole essere un piccolo contributo in questa direzione, per favorire più conoscenza e consapevolezza delle opportunità derivanti dalla transizione ecologica e più motivazioni per un cambiamento di mentalità, con la convinzione che volgere lo sguardo al passato aiuta anche a comprendere come i tempi lunghi e la ricchezza delle traiettorie che in essi si dispiegano, rappresentano la speranza che le cose possono cambiare, che siamo ancora in tempo per invertire la rotta, per rimanere all’interno dei confini planetari, in quello spazio sicuro che può garantire il mantenimento di una vita buona per le presenti e future generazioni.</p>
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<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">martedì</span> 22 agosto 2023</div>
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<div class="d-box d-box-foto"><a class="linkimg fancyimg" href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/goals/18-the-global-goals-for-sustainable-development.png" rel="gallery22"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/goals/18-the-global-goals-for-sustainable-development.png" alt="Raccolte in un volume le tappe più significative per l’affermazione del paradigma dello sviluppo sostenibile" /></a></div>
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		<title>Educazione alla sessualità sconosciuta, eppure renderebbe la società più sana</title>
		<link>https://asvis.it/educazione-alla-sessualita-sconosciuta-eppure-renderebbe-la-societa-piu-sana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 10:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Valeria Bruno (La Sapienza) e Silvia Moriconi (ASviS)*</p>
<p>Il Ministero dell'Istruzione e del merito promuove la lotta alla violenza e agli stereotipi di genere, ma educare alla sessualità è ancora oggi un’aspirazione, inserita nell’Agenda 2030, per promuovere rispetto e benessere. </p>
<p>20/09/2023</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">La cultura, sia come prodotto sia come forma della società che ne riflette valori, usi e costumi, e la società sono in continua e mutua trasformazione. Ad oggi, la nostra società vive di continui stimoli e numerose informazioni, veicolate e ricercate, grazie allo sviluppo di Internet (principale fonte di informazione per i giovani), media e divulgazione scientifica. L’attuale elevata disponibilità di risorse è per molti funzionale all’<strong>autonoma educazione su questioni relative alla sessualità</strong>, anche se, quando non consapevolmente gestite e comprese, possono condurre a confusione, miti e credenze che influenzano lo sviluppo psicosessuale, rafforzando tabù e oggettivazioni. Nonostante i diversi tentativi di introdurre <strong>l’educazione alla sessualità nelle scuole italiane</strong>, sembra non sia ancora possibile una sua sistematizzazione.</p>
<p style="text-align: justify">In un contesto in cui <strong>la sessualità è soggetta a silenzio e imbarazzo,</strong> non vi sono altro che sensi di colpa, paure, ansie, e comportamenti a rischio (Petruccelli, 2002). La sessualità è parte integrante di ogni individuo, e risulta in grado di influenzare diversi aspetti della vita di una persona. La <strong>salute sessuale</strong>, definita “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità; non riducibile all&#8217;assenza di malattia, disfunzione o infermità” (Who, 2006), di fatto non vien da sé. <strong>Andrebbe accompagnata, supportata, educata.</strong> Ma educare alla sessualità risulta un compito arduo, soprattutto quando attorno la tematica si evidenzia maggiormente la dimensione fisica e attiva di un rapporto sessuale, le sue conseguenze e la prevenzione, a discapito di tutte le sfere emotive, psicologiche, personali, sociali e culturali che ne fanno parte.</p>
<p style="text-align: justify">Quando si parla di <strong>educazione alla sessualità</strong> (ES), spesso si utilizzano termini quali educazione sessuale o educazione sessuo-affettiva. “Educazione sessuale”, seppur fedele alla terminologia internazionale &#8211; <em>sex o sexuality education</em> &#8211; potrebbe indurre a considerare l’ES un insegnamento di attività sessuali. In realtà, quando si parla di educazione su tematiche sessuali si fa riferimento al rispetto, al consenso, alla conoscenza e consapevolezza, allo sviluppo di atteggiamenti positivi, a educare alla vita (Veglia, 2004). Il termine sessuo-affettiva, invece, sottintende una separazione tra sessualità e affettività, che sembrerebbe esistere solo nelle traduzioni in italiano.</p>
<p style="text-align: justify">In breve, l’ES è un <strong>processo di apprendimento continuo</strong> dalla prima infanzia che prosegue per l’intero sviluppo. Mira ad aumentare le <strong>conoscenze</strong>, trasmettendo informazioni; le <strong>competenze</strong>, rendendo in grado di attuare le proprie conoscenze; a sviluppare <strong>atteggiamenti</strong> positivi e rispettosi di sé e dell’intera comunità (Plan International, 2020; Unesco, 2018; Who, 2010). Ciò vuol dire introdurre un’educazione <strong>comprensiva e inclusiva</strong>, che non si limiti alla prevenzione di rischi e conseguenze o a sole informazioni su reti sociosanitarie. L’ES rientra nei diritti dell’individuo (diritto sessuale n. 10, Was, 2014), e si pone altresì come strumento di <strong>promozione di una società rispettosa, sana e inclusiva</strong>. Promuove benessere.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, nei recenti documenti internazionali l’Italia non figura tra i Paesi a confronto, e non viene presa in considerazione la presenza di sperimentazioni (Ippf, 2018; Unesco, 2021). In Italia esistono infatti vari progetti che tentano, seppur vincolati a fondi e tempistiche, di introdurre le tematiche sessuali nelle classi scolastiche (Chinelli, 2022). Se nel 2004 l&#8217;<strong>Italia </strong>era una Cenerentola (Stettini, 2004), oggi è <a href="https://www.tecnicadellascuola.it/educazione-sessuale-a-scuola-litalia-si-conferma-fanalino-di-coda-in-europa" target="_blank" rel="noopener">considerata il<strong> fanalino di coda in Europa</strong></a>. <strong>L’ES è </strong>dunque ancora oggi<strong> un’aspirazione, inserita negli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. </strong>Mario Puiatti, presidente dell&#8217;Associazione italiana per l&#8217;educazione demografica – Aied, cita l&#8217;Obiettivo 3 “<a href="https://asvis.it/goal3/i-target/" target="_blank" rel="noopener">Salute e benessere</a><em>”</em>, trattandosi di informazione e educazione sulla salute riproduttiva (Onu, 2015). A tale obiettivo seguono il 4 e il 5, rispettivamente “<a href="https://asvis.it/goal4/i-target/" target="_blank" rel="noopener">Istruzione di qualità</a><em>”</em> e “<a href="https://asvis.it/goal5/i-target/" target="_blank" rel="noopener">Parità di genere</a><em>”</em>, nei quali si affrontano tematiche legate all’educazione alla sessualità, come l’apertura e la sensibilità del contesto scolastico, della società e delle politiche alla parità di genere, alla non violenza e all’inclusione.</p>
<p style="text-align: justify">Ad agosto 2023, a fronte di continue richieste e alla luce di ennesimi aberranti casi di violenza sessuale, <strong>il </strong><a href="https://www.tecnicadellascuola.it/valditara-violenza-di-genere-da-settembre-anche-i-ragazzi-in-cattedra-con-la-peer-education" target="_blank" rel="noopener"><strong>Governo ha proposto</strong></a><strong> di inserire nelle scuole superiori di secondo grado lezioni di educazione alla sessualità</strong>. Queste sarebbero svolte da studenti e studentesse, con il supporto di esperti ed esperte esterne (psicologi, rappresentanti di associazioni in difesa delle vittime di violenza, avvocati, ecc.), proprio per promuovere parità di genere e rispetto e combattere stereotipi e violenze di genere. Il progetto ministeriale rappresenta un passo avanti nel percorso di introduzione di un’educazione alla sessualità adeguata. Rispetto alla proposta, tuttavia, si notano ancora <strong>differenze rispetto ai corrispettivi programmi europei</strong>. Infatti, non si cita l’ampio ventaglio di tematiche che afferiscono all’educazione alla sessualità, non si prendono in considerazione percorsi nei gradi scolastici precedenti, tanto meno la formazione e la partecipazione di insegnanti, educatori e educatrici.  L&#8217;inserimento dell&#8217;educazione contro gli stereotipi e la violenza di genere, per quanto importante e significativo primo passo, non evidenzia il vero scoglio da affrontare nella nostra società: non la violenza estrema, l&#8217;abuso, ma le sue forme di origine. Se la violenza nelle sue forme più estreme, finanche il femminicidio, è trasversale a classi di età e ceto sociale, quello che sembra accomunare i vari episodi protagonisti delle cronache delle ultime settimane è una <strong>profonda incomprensione degli altri e di se stessi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’ES,</strong><strong> se </strong><strong>posta esclusivamente come strumento di prevenzione</strong> &#8211; gravidanze indesiderate, infezioni e malattie sessualmente trasmissibili, violenza e discriminazione di genere e/o orientamento sessuale &#8211; <strong>anziché </strong><strong>come strumento</strong><strong> di promozione di salute e benessere</strong>, non argina le difficoltà visibili nella nostra società. Si pensi a un recente dato riguardo i comportamenti a rischio tra giovani: il fenomeno divenuto noto come <a href="https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_aprile_23/sex-roulette-la-nuova-e-pericolosa-sfida-virale-che-mette-a-rischio-la-salute-degli-adolescenti-7a2479d4-97f2-49a4-9194-0072fa416xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener"><em>Sex Roulette</em></a> nei primi mesi del 2023. O ancora, la possibilità di utilizzare la sessualità per danneggiare una reputazione, anche solo parlando della vita sessuale di un singolo individuo (Vallauri, 2020); e, a risentirne maggiormente, è ancora il genere femminile. Negli ultimi mesi sono divenuti casi mediatici diverse denunce di violenza sessuale. In questo caso, però, la cultura che ha negli anni permesso e rafforzato il concetto di violenza sessuale, non ha allo stesso modo promosso un benessere sessuale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sorge dunque la necessaria riflessione e domanda su quale strumento possa sostenere e accompagnare un cambiamento radicale.</strong> <strong>La risposta </strong>a cultura e società in continua trasformazione per loro natura, non può essere punitiva. <strong>Non può concretizzarsi in reclusione, repressione, silenzio.</strong> In molti casi, ciò che con più forza contribuisce allo sviluppo del singolo e della comunità è l’<strong>educazione</strong>. Educazione che non passa per una mera trasmissione di nozioni a colmare lacune di un destinatario che si ipotizza deficitario, ma che si inserisce in un percorso formativo che supporti e accompagni bambine e bambini, ragazze e ragazzi, in un processo di scoperta e gestione di sé e delle relazioni con gli altri, nel rispetto delle proprie e altrui emozioni, corpi e sessualità.</p>
<p style="text-align: justify">La scuola – luogo di promozione della salute, di riflessione e di crescita e punto di incontro tra famiglia, territorio e comunità educante (Drago, 2016; Pizzi, 2020; Psaroudakis, 2020) – si pone come miglior contesto per affrontare l&#8217;educazione alla sessualità in modo acritico, rispettoso e riflessivo (Ippf, 2010, 2016, 2017; Unesco, 2018; Who, 2010). Svolta sin dalla prima infanzia, offre la possibilità al singolo di scegliere e sviluppare consapevolmente uno stile di vita salutare anche nell’ambito della sessualità, e si pone altresì a supporto dello sviluppo sano della società tutta (Ziglio, 1995).</p>
<p style="text-align: justify"><em>* di Valeria Bruno, dottoranda presso il dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione de La Sapienza &#8211; curriculum in Psicologia dello sviluppo e ricerca educativa ed esperta in educazione sessuale, </em><em>e Silvia Moriconi, Area Educazione ASviS e referente GdL Goal 4 “Istruzione di qualità” e trasversale “Educazione allo sviluppo sostenibile”</em></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify">Chinelli, A., Salfa, M. C., Cellini, A., Ceccarelli, L., Farinella, M., Rancilio, L., Galipò, R., Meli, P., Camposeragna, A., Colaprico, L., Oldrini, M., Ubbiali, M., Caraglia, A., Martinelli, D., Mortari, L., Palamara, A. T., Suligoi, B., Tavoschi, L. (2022), Sexuality education in Italy 2016-2020: a national survey investigating coverage, content and evaluation of school-based educational activities, Sex Education, DOI:  10.1080/14681811.2022.2134104.</p>
<p style="text-align: justify">Del Re, G. &amp; Bazzo, G. (1997), Educazione sessuale e relazionale-affettiva. Unità didattiche per la scuola superiore, Erickson: Trento, Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Ippf (2008), <em>Sexual rights: an IPPF declaration</em>, <a href="http://www.ippf.org/resource/sexual-rights-ippf-declaration" target="_blank" rel="noopener">www.ippf.org/resource/sexual-rights-ippf-declaration</a>, UK, Londra.</p>
<p style="text-align: justify">Ippf (2010), IPPF Framework for Comprehensive Sexuality Education (Cse), Londra, UK. </p>
<p style="text-align: justify">Petruccelli, F. (2002), L’educazione sessuale, Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo, Simonelli, C., Carocci Editore: Roma, Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Plan International (2020a), Putting the C in CSE: Standards for Content, Delivery and Environment of Comprehensive Sexuality Education, www.plan-international.org.</p>
<p style="text-align: justify">Plan International (2020b), Plan International’s Comprehensive Sexuality Education (Cse) Standards, www.plan-international.org.</p>
<p style="text-align: justify">Plan International (2020c), Comprehensive Sexuality Education Topics: what to cover from early childhood – 18+, <a href="http://www.plan-international.org" target="_blank" rel="noopener">www.plan-international.org</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Unesco (2018), International technical guidance on sexuality education. An evidence-informed approach, Parigi, Francia.</p>
<p style="text-align: justify">Unesco (2021), The journey towards comprehensive sexuality education. Global status report, Parigi, Francia.</p>
<p style="text-align: justify">Unfpa (2020), Comprehensive Sexuality Education &#8211; Factsheet Series, BZgA, www.eeca.unfpa.org.</p>
<p style="text-align: justify">Vallauri, E.L. (2020), Ancora bigotti. Gli italiani e la morale sessuale, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Veglia, F. (2004), Manuale di educazione sessuale Volume 1. Teoria e metodologia, Erickson: Trento, Italia.</p>
<p style="text-align: justify">WAS (2014), Revised Declaration of Sexual RightsSexual Health for the Millennium. A Declaration and Technical Document, Minneapolis, USA.</p>
<p style="text-align: justify">Who (2006) Defining Sexual Health—Report of a Technical Consultation on Sexual Health 28-31 January 2002, Geneva. Sexual Health Document Series, World Health Organization, Geneva.</p>
<p style="text-align: justify">Who (2010), Regional Office for Europe and BZgA. Standards for Sexuality Education in Europe. A framework for policy makers, educational and health authorities and specialists, Cologne, Germania.</p>
<p style="text-align: justify">Ziglio, E. (1995), La prevenzione dell’HIV/AIDS nell’ambito delle attività della rete europea della scuola che promuove salute, Seminario Europeo sull’educazione alla salute e prevenzione dell’Aids nella scuola, Bertinato, L., Caffarelli, E., Greco, D., Poli, S., Rapporti Istisan, Roma, Italia.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le lezioni apprese dalla pandemia: spunti per una sanità nuova</title>
		<link>https://asvis.it/le-lezioni-apprese-dalla-pandemia-spunti-per-una-sanita-nuova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 12:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Carla Collicelli, senior expert ASviS per le Relazioni istituzionali, Cnr-Ethics, Consulta scientifica Cortile dei Gentili<br />
Governance e finanziamenti per il rilancio del Ssn, ma anche proposte su settori specifici. E poi etica, comunicazione e partecipazione. Un volume di 38 esperti per riflettere su come rinnovare il sistema della salute in Italia.<br />
05/07/2023</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="d-box d-box-titolo">
<h1>Le lezioni apprese dalla pandemia: spunti per una sanità nuova</h1>
</div>
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<div class="d-body">
<div class="d-main clearfix">
<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>di Carla Collicelli, senior expert ASviS per le Relazioni istituzionali, Cnr-Ethics, Consulta scientifica Cortile dei Gentili</p>
<p><em>Governance e finanziamenti per il rilancio del Ssn, ma anche proposte su settori specifici. E poi etica, comunicazione e partecipazione. Un volume di 38 esperti per riflettere su come rinnovare il sistema della salute in Italia.<br /></em></p>
<p>5 luglio 2023</p>
</div>
<div class="d-box d-box-testo">
<p>È stato appena reso disponibile dalle edizioni Cnr il volume collettaneo dal titolo “<a href="http://eprints.bice.rm.cnr.it/22329/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Dopo la pandemia. Appunti per una nuova sanità</strong></a>”, a cura di <strong>Cinzia Caporale, Carla Collicelli </strong>e<strong> Ludovica Durst</strong>, Etica della ricerca, bioetica, biodiritto e biopolitica, II, 2022, Edizioni Consiglio nazionale delle ricerche.<u></u></p>
<p>Il volume, nato con l’intento di raccogliere <strong>riflessioni e proposte su come ci si debba muovere per dare vita ad assetti rinnovati del sistema della salute del Paese Italia</strong> a seguito dell’evento pandemico, affronta, grazie al contributo di 38 esperti di massimo livello, e a 21 capitoli tematici, gli effetti dello shock trasversale e pervasivo provocato dalla pandemia da Covid-19, offrendo una prospettiva inter- e transdisciplinare.</p>
<p><strong>Il testo è suddiviso in tre parti</strong>: la prima dedicata a <strong>governance, finanziamento e sostenibilità per il rilancio del Servizio sanitario nazionale</strong>, con contributi di Carla Collicelli, Stefano Zamagni, Elio Borgonovi, Federico Spandonaro, Massimo Campedelli, Livio Garattini e Giuseppe Remuzzi, Lorenzo Terranova e Maria Pia Garavaglia; la seconda dedicata ad alcuni <strong>ambiti di particolare rilievo rispetto alle diverse condizioni patologiche</strong>, con contributi di Enrico Desideri, Francesco De Lorenzo, Fabrizio Starace, Luisa Bartorelli, Elena Mancini e Silvia Dechlich; e la terza dedicata a <strong>etica, comunicazione e partecipazione dei cittadini</strong>, con contributi di Sandro Spinsanti, Ludovica Durst, Andrea Grignolio, Mario Morcellini, Antonio Gaudioso, Tonino Aceti e Michele Contel.</p>
<p>Molti sono gli spunti innovativi che emergono da una lettura attenta del volume rispetto a un evento che ha stravolto i tradizionali parametri di riferimento della sanità italiana, ponendo sfide inattese al sistema e producendo una cesura nelle linee di tendenza precedenti, ma tutti i contributi concordano sul fatto che <strong>la pandemia abbia acutizzato le criticità precedenti</strong>, e sollevato perplessità, dubbi ed una vivace discussione sulla necessità di rivedere gli assetti del settore.</p>
<p>Più in particolare, la pandemia ha messo il sistema della salute di fronte al tema delle <strong>interconnessioni tra salute e benessere globale</strong> <strong>e ambientale</strong>, e ha richiamato l’attenzione sui rischi di un modello di sviluppo incurante degli equilibri globali del pianeta dal punto di vista degli ecosistemi, sia naturali sia sociali ed economici. Evidente è da questo punto di vista la necessità di rivedere i parametri dello sviluppo relativi al tema energetico e a quello climatico, ma anche alle questioni delle disuguaglianze sociali ed economiche a livello mondiale e nei singoli territori, in un’ottica di <strong>giustizia redistributiva</strong> da applicare sia sul presente sia anche, e soprattutto, rispetto al benessere delle future generazioni. Tema questo sul quale il riconoscimento e la presa di consapevolezza da parte di molti soggetti istituzionali, globali e locali, è stata particolarmente forte nell’ultimo periodo. Per cui i segnali di allarme ripetutamente avanzati nel corso del tempo da molti esperti delle scienze ambientali, di quelle mediche, nonché di quelle sociali ed economiche, rispetto alla crisi in corso sono stati finalmente presi sul serio, come emerge dai contenuti posti alla base del Programma Next Generation Ee prodotto dalla Commissione europea e su cui tutti i Paesi Ue stanno organizzando interventi straordinari di rilancio e resilienza.</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti di governance, finanziamento e sostenibilità, <strong>l’auspicio è che non si abbandonino i pilastri costituzionali incarnati dal Servizio sanitario nazionale</strong>, che garantiscono il diritto alla tutela della salute per tutti i cittadini e per le persone presenti in Italia, <strong>ovvero universalismo, uguaglianza di accesso ai servizi ed equità</strong>, evitando facili illusioni semplificatorie rispetto alla prevalenza degli interventi edilizi e tecnologici su quelli organizzativi e di sistema e non dimenticando i limiti delle risorse disponibili. Il che significa: valorizzazione della prevenzione comunitaria e di quella basata su un’efficiente rimozione dei rischi, revisione del processo di frammentazione tra regioni e superamento degli eccessi di burocrazia. Gli ingenti investimenti messi in campo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rischiano di far passare in secondo piano il <strong>tema dei costi a carico delle famiglie</strong>, già pesanti e iniqui prima della pandemia, e ora crescenti per le conseguenze sociosanitarie di lungo periodo della pandemia stessa. Una sorta di “emianopsia” (restringimento della capacità visiva) che inibisce le possibilità di una visione allargata e integrata che tenga conto del peso del cosiddetto <strong>quarto pilastro del sistema</strong>, quello del <strong>welfare familiare</strong>. Da qui la necessità di una governance del welfare intermediato, che coinvolga tutti gli attori del privato sociale e le famiglie.</p>
<p>Per quanto riguarda gli importanti sottosistemi del comparto della salute affrontati nella seconda parte del volume, vengono fornite riflessioni e spunti propositivi interessanti rispetto ai settori delle malattie croniche, dell’oncologia, della salute mentale e delle patologie rare. Riguardo alle <strong>cronicità</strong>, va studiata la realizzazione di modelli di partnership multidisciplinare e di reti strutturate tra specialisti, anche grazie alle tecniche di telemedicina, alla formazione online degli operatori e del <em>middle-management</em> ed al monitoraggio periodico dei risultati clinici e organizzativi.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>oncologia</strong>, vengono avanzate proposte rispetto al ruolo ministeriale di guida e di garanzia rispetto alle politiche sanitarie e di presidio dell’equità complessiva del sistema, soprattutto nei confronti dei soggetti vulnerabili, attraverso in particolare il rafforzamento delle reti per patologia, che assicurano la presa in carico del paziente mettendo in relazione professionisti, strutture e servizi di tipologia e livelli diversi, e grazie al rispetto di precisi standard qualitativi strutturali e tecnologici dell’assistenza ospedaliera.</p>
<p>Nel campo della <strong>salute mentale</strong>, le proposte riguardano la necessaria restituzione di dignità e centralità all’area della salute mentale, a partire dalle risorse da immettere in un comparto tradizionalmente asfittico, dagli standard organizzativi da implementare e dalla necessità della programmazione degli interventi psico-sociali di emergenza, evitando interventi <em>one shot</em> ed il diffuso ‘cortotermismo’, e attuando una formazione che rinnovi anche la cultura dei servizi.</p>
<p>Nell’ambito delle <strong>demenze</strong>, fondamentale deve essere il rapporto tra servizi sanitari dedicati e soggetti istituzionali e sociali del territorio, come peraltro previsto dal Piano nazionale demenze (Pnd) del 2015, attuato solo parzialmente, assieme allo sviluppo di un’adeguata assistenza domiciliare, fondamentale per questo tipo di patologie.</p>
<p>Per le <strong>malattie rare</strong> l’accento propositivo viene assegnato alla ricerca scientifica, al ruolo delle biobanche, elemento cardine della capacità di fare sistema tra stakeholder, ed a quello delle associazioni dei pazienti.</p>
<p>Infine il tema dei <strong>migranti</strong> viene affrontato in particolare per quello che attiene al miglioramento della copertura vaccinale, cui sono state destinate peraltro iniziative e risorse da parte del Ministero dell’Interno in collaborazione con il Comitato tecnico-scientifico (Cts) per la gestione pandemica.</p>
<p>Molti sono i temi di rilevanza per l’<strong>etica pubblica </strong>toccati nella terza parte del volume, dalla frammentazione del diritto alla salute, all’alfabetizzazione scientifica, alla comunicazione, al ruolo degli operatori, alle politiche nei confronti dei giovani. Per quanto riguarda il rapporto medico-paziente, occorre cogliere i segnali emersi nel corso della pandemia in termini di mancati <em>empowerment</em> ed <em>engagement</em> della persona in cura, e di adeguata comunicazione e raccolta del consenso, per abbracciare un orientamento di <strong>“nuova etica medica” basato sui principi di beneficità, autodeterminazione e non discriminazione</strong>. Un’etica a tre dimensioni, dunque, che deve incidere sulla pratica quotidiana, ricostruire il tessuto di fiducia mancante e dare vita a modifiche sostanziose nella formazione degli operatori sanitari e nella diffusione della cosiddetta medicina narrativa.</p>
<p>Per quanto riguarda le emergenze, la mancata preparazione all’epidemia registrata con il Covid-19 è davvero poco giustificabile visti i tanti messaggi premonitori. È quindi oggi più che mai evidente <strong>l’urgenza dell’affidabilità dei dati epidemiologici e dell’alfabetizzazione sanitaria e scientifica</strong>. Di particolare importanza la creazione di una rete mondiale di controllo dei dati sulle malattie infettive, che faccia uso adeguato dei <em>Big Data</em> e della telemedicina e che si basi sul lavoro di esperti reclutati in modo multidisciplinare. Per quanto riguarda la <strong>comunicazione</strong>, questa pesa sempre più sul sistema sociale in termini di ampiezza e varietà dei canali a disposizione, ma soprattutto in termini di disintermediazione e autosostituizone rispetto alle fonti accreditate scientificamente in molti campi del sapere. Il tutto in un contesto crescente di “società della paura” e di distanziamento tra pubblico ed élite istituzionali, su cui la pandemia ha agito come moltiplicatore dei problemi ma anche come segnalatore di percorsi da intraprendere. In questo senso la comunicazione deve tornare a svolgere il ruolo insostituibile di mediazione tra istituzioni e le vie indicate sono quella della comunicazione di processo (vs comunicazione di emergenza) e della valorizzazione del ritorno alle fonti autorevoli e alla mediazione giornalistica.<strong> </strong></p>
<p><strong>La partecipazione dei cittadini è fondamentale dal punto di vista etico</strong>, e a questo proposito vengono avanzate proposte relative al potenziamento della sanità territoriale e delle infrastrutture tecnologiche, specie Ict e telemedicina, alla semplificazione delle procedure e della comunicazione dei dati, al perseguimento della qualità della vita sia in termini di prevenzione, equità ed appropriatezza, sia di efficacia e di benessere nei luoghi di vita. Evitando quel “federalismo dell’abbandono” e a favore di un federalismo solidale tra le regioni. I <strong>giovani</strong> hanno sofferto più di altre categorie dell’emergenza pandemica, ed il volume affronta il tema specie dal punto di vista del rapporto con la società degli adulti nel campo dei comportamenti di svago e tempo libero. Alcuni importanti tentativi di riequilibrio sono in corso con il Next Generation Eu e i meccanismi premiali previsti nel Pnrr per i giovani. Ma si rileva una debolezza rispetto al necessario coinvolgimento degli stessi giovani nelle decisioni e nelle azioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">mercoledì</span> 5 luglio 2023</div>
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<div class="d-box d-box-foto"><a class="linkimg fancyimg" href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/goals/Icons_03.jpg" rel="gallery22"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/goals/Icons_03.jpg" alt="Le lezioni apprese dalla pandemia: spunti per una sanità nuova" /></a></div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Dall’ASviS un messaggio per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna</title>
		<link>https://asvis.it/dallasvis-un-messaggio-per-l8-marzo-giornata-internazionale-della-donna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/dallasvis-un-messaggio-per-l8-marzo-giornata-internazionale-della-donna/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dora Iacobelli e Liliana Ocmin, coordinatrici operative del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5 “Parità di genere”<br />
Il riconoscimento del valore economico della cura e l’educazione digitale sono elementi chiave per garantire un’occupazione femminile dignitosa. Sulla tragedia di Crotone: servono soluzioni corali per un’accoglienza organizzata.<br />
8 marzo 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallasvis-un-messaggio-per-l8-marzo-giornata-internazionale-della-donna/">Dall’ASviS un messaggio per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">In occasione della Giornata internazionale della donna, l&rsquo;Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) ribadisce la necessit&agrave; di <strong>garantire un&rsquo;occupazione adeguata quantitativamente e dignitosa per le donne</strong> come presupposto per la loro effettiva partecipazione alla vita del Paese e come importante strumento per sottrarsi ad episodi di violenza, soprattutto domestica.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">A tale proposito <strong>denuncia il <a href="https://asvis.it/battuta-di-arresto-del-pnrr-sulla-parita-di-genere" target="_blank" rel="noopener">pericolo della battuta di arresto</a></strong> a cui si &egrave; assistito rispetto alle innovazioni introdotte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) quanto a premialit&agrave; riconosciute alle imprese che partecipano ai Bandi pubblici e che abbiano attivato politiche per la parit&agrave; (<strong>certificazione di genere</strong>).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nello stesso tempo, sottoscrive il <strong><a href="https://www.onuitalia.com/2023/03/02/csw/" target="_blank" rel="noopener">manifesto</a></strong> della 67esima edizione della Commissione Onu sullo status delle donne (CSW67), &ldquo;Innovazione e cambiamento tecnologico e istruzione nell&rsquo;era digitale per raggiungere l&rsquo;uguaglianza di genere e l&rsquo;emancipazione di tutte le donne e le ragazze&rdquo;. Sottolinea come <strong>innovazione tecnologica ed educazione digitale siano leve importanti</strong> per consentire alle donne di accedere a settori di attivit&agrave; in cui tradizionalmente sono escluse e sui quali si stanno indirizzando importanti investimenti.</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: center;"><a href="https://asvis.it/litalia-e-il-goal-5-sostenere-loccupazione-femminile-conciliando-lavoro-e-cura" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>LEGGI ANCHE &#8211; L&rsquo;ITALIA E IL GOAL 5: SOSTENERE L&rsquo;OCCUPAZIONE FEMMINILE CONCILIANDO LAVORO E CURA</em></strong></a></p>&#13;
<div style="max-width: 600px; margin: 0 auto;">&#13;
<div class="video-container"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/n4NQnRpnJpY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="">&lt;/iframe</iframe></div>&#13;
</div>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;">Il <strong>mancato riconoscimento del valore economico della cura</strong> resta, inoltre, ancora uno dei principali ostacoli all&rsquo;ingresso e alla permanenza nel mondo del lavoro delle donne. Un peso dovuto in larga parte all&rsquo;insufficiente presenza di infrastrutture socio-assistenziali, sia pubbliche sia del privato-sociale, in grado di assicurare adeguati servizi alle famiglie, agli anziani disabili e quelli per la prima infanzia, dagli asili nido alle scuole dell&rsquo;infanzia. Una carenza che si avverte in particolar modo nel Sud Italia ma non solo.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ma in questa giornata non si pu&ograve; dimenticare di essere a fianco alle tante donne che stanno vivendo la <strong>violenza dei conflitti</strong> che interessano tante aree del mondo e delle profughe vittime dei viaggi di fortuna che insieme ai loro bambini pagano con la propria vita la ricerca di migliori condizioni di vita, come &egrave; accaduto in questi giorni sulle <a href="https://asvis.it/la-strage-di-cutro-tra-politiche-migratorie-nazionali-europa-e-cooperazione" target="_blank" rel="noopener">coste Crotonesi</a>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Alle vittime della tragedia di Crotone vogliamo destinare il nostro pensiero per l&rsquo;8 marzo di quest&rsquo;anno auspicando che si trovino in Italia e in Europa ma anche in tutta la comunit&agrave; internazionale <strong>soluzioni corali per evitare perdite di vite umane e per favorire l&rsquo;accoglienza organizzata</strong> nei Paesi di approdo e una inclusione nelle nostre societ&agrave; che sappia mettere al centro la persona, per una vera giustizia sociale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallasvis-un-messaggio-per-l8-marzo-giornata-internazionale-della-donna/">Dall’ASviS un messaggio per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Transizione digitale di genere e Pnrr: dall’Osservatorio di Donne 4.0 un’analisi sui dati di partenza</title>
		<link>https://asvis.it/transizione-digitale-di-genere-e-pnrr-dallosservatorio-di-donne-4-0-unanalisi-sui-dati-di-partenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 23:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/transizione-digitale-di-genere-e-pnrr-dallosservatorio-di-donne-4-0-unanalisi-sui-dati-di-partenza/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Monica Cerutti e Loredana Grimaldi,  referenti Osservatorio Pnrr Donne 4.0</p>
<p>Le donne sono state finora escluse dalla trasformazione digitale e quelle al vertice nelle università, regioni, province e città metropolitane non superano il 10%. Qualche piccolo segnale di miglioramento invece nelle percentuali femminili dei C-level delle imprese Ict.</p>
<p>29/03/2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/transizione-digitale-di-genere-e-pnrr-dallosservatorio-di-donne-4-0-unanalisi-sui-dati-di-partenza/">Transizione digitale di genere e Pnrr: dall’Osservatorio di Donne 4.0 un’analisi sui dati di partenza</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">L’associazione Donne 4.0 ha lanciato nel mese di novembre 2021 un <strong>Osservatorio sull’impatto di genere digitale del Pnrr</strong>, basato su 12 Kpi (Key performance indicator), divisi in 4 aree, accessibilità e coinvolgimento, istruzione e formazione, lavoro e leadership, e imprenditoria e investimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Il focus principale è naturalmente sulla missione del Pnrr “M1”, digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, anche se il nostro monitoraggio è esteso a tutte le missioni, poiché ognuna di esse è interessata da progetti digitali.</p>
<p style="text-align: justify">Da subito abbiamo individuato come una delle principali criticità la possibilità delle <strong>deroghe alle clausole occupazionali</strong>, senza che fosse identificato un soggetto responsabile della verifica della loro fondatezza. Abbiamo iniziato ad esaminare i dati raccolti da Anac su questo aspetto e sta emergendo un ampio utilizzo delle deroghe che rischia di inficiare l’obiettivo di un aumento significativo dell’occupazione femminile, soprattutto in quei settori dove la presenza della donne attualmente è minoritaria, e continuerà in questo modo ad esserlo in modo ancor più marcato.</p>
<p style="text-align: justify">L’altra criticità, che cerchiamo di affrontare con l’Osservatorio, è rappresentata dal fatto che la maggior parte delle misure adottate venga considerata <strong>non classificabile secondo una prospettiva di genere</strong>, quando invece teoricamente tutte le azioni messe in campo o la quasi totalità non sono neutre, ma hanno un impatto diverso sui generi, che però dovremmo poter misurare.</p>
<p style="text-align: justify">Da queste valutazioni deriva un ampio raggio d’azione per il nostro Osservatorio, che si scontra con la carenza dei dati accessibili in generale, e in particolare sulla dimensione di genere.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo abbiamo avviato contatti con diversi enti, non solo Anac, ma anche Invitalia, Unioncamere, Infratel, Mef, Mur, in modo da poter raccogliere dati specifici relativi ai nostri Kpi.</p>
<p style="text-align: justify">Attualmente infatti gli unici dati immediatamente fruibili sul sito del Pnrr, <u>italiadomani.gov.it</u>, sono quelli relativi ai <strong>bandi</strong> e, nei casi in cui risultano accessibili, possiamo andare a verificare quali tengano conto delle <strong>clausole di genere,</strong> per avere una <strong>misura </strong>per ora <strong>di tipo qualitativo</strong>, <strong>sull’impatto di genere previsto ex-ante dagli attuatori dei progetti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In particolare, nell’intervallo temporale che va da giugno 2022 a febbraio 2023, abbiamo riscontrato una situazione piuttosto eterogenea per le singole missioni:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>M1 – troviamo riferimenti generici al criterio della parità di genere, ad eccezione ad esempio del Fondo rotativo imprese (Fri) per il sostegno alle imprese e gli investimenti di sviluppo dove non vi è alcun riferimento.</li>
<li>M2 – metà dei bandi non hanno riferimento alla parità di genere.</li>
<li>M3 – nessun riferimento alla parità di genere.</li>
<li>M4 – sono presenti riferimenti articolati alla parità di genere, come valorizzare il numero di imprese finanziate, indicandone la dimensione e il numero di ricercatori coinvolti per genere e età, o viene citato il “gender balance”.</li>
<li>M5 – sono presenti riferimenti generici al criterio della parità di genere e abbiamo comunque il sostegno all’imprenditoria femminile.</li>
<li>M6 – sono riportati gli obblighi delle relazioni di parità delle imprese.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Nell’impostazione specifica dell’attività del nostro Osservatorio, stiamo completando la valorizzazione dei Kpi identificati per quanto riguarda <strong>il loro valore di partenza, il cosiddetto T con zero o baseline</strong>, avendo definito il Kpo, vale a dire il valore-obiettivo che vorremmo fosse raggiunto con la realizzazione del Pnrr.</p>
<p style="text-align: justify">Questa fase ci ha permesso di avere una fotografia di partenza in diversi settori con la rilevazione di dati specifici e significativi sulla condizione femminile Ict, finora raramente messi a confronto, anche facendo risaltare ciò che già va nella direzione auspicata.</p>
<p style="text-align: justify">Un esempio è quello relativo al <strong>Kpi 2</strong>, appartenente all’area accessibilità e coinvolgimento, “Servizi tech dalle donne per le donne”, per cui il nostro obiettivo è che le donne siano coinvolte nella creazione di piattaforme di smart cities, smart economy, e-health e smart environment per creare servizi utili alle donne, e quindi a tutti, valorizzando tutte le competenze, anche quelle umanistiche. In questo caso il nostro Kpo, valore obiettivo, è il <strong>45% di donne nei tavoli decisionali pubblici nei progetti di transizione digitale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo perciò analizzato i dati attuali rispetto alle figure apicali nelle organizzazioni di soggetti pubblici che contribuiscono alla transizione digitale (f-donne, m-uomini):</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Dipartimento della trasformazione digitale &#8211; Capodipartimento: 1m &#8211; Coordinatori: 4 f + 2;</li>
<li>Agid – Agenzia per l’Italia digitale &#8211; Presidente:1 m &#8211; Responsabili: 17 f + 9 m;</li>
<li>Repubblica digitale &#8211; Capodipartimento: 1 m &#8211; Coordinatori: 4 f + 2 m;</li>
<li>Agenzia per la cybersicurezza nazionale – Presidente: 1 m &#8211; Vicepresidente: 1 f;</li>
<li>Infratel – Presidente: 1 f – Amministratore delegato: 1 m;</li>
<li>Enea &#8211; Presidente: 1 m &#8211; CDA: 1f + 3 m;</li>
<li>Enea tech &#8211; Presidente: 1 m &#8211; CEO: 1 m &#8211; Consiglieri: 1f + 2 m;</li>
<li>Cnr dipartimento di ingegneria, Ict e tecnologie per l&#8217;energia e i trasporti (Diitet) &#8211; Direttore: 1 m &#8211; Direttori Istituti: 1 f + 14 m;</li>
<li>Gruppo di lavoro sulla strategia nazionale per l’intelligenza artificiale – Componenti: 5 f + 4 m;</li>
<li>Agcom &#8211; Commissari: 2 f + 4 m &#8211; Segretariato: 1 f + 2 m &#8211; Direzioni: 2 f + 4 m &#8211; Servizi: 2 f + 5 m.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">In questi enti passiamo dunque da situazioni molto critiche, in cui la percentuale di genere è del 6% fino al <strong>63% dell’Agid</strong>, che si è dotata tra l’altro recentemente di un Gender equality plan.</p>
<p style="text-align: justify">I dati della baseline per quanto riguarda la <strong>presenza delle donne, che lavorano e occupano posizione apicali nell’economia digitale o fanno impresa nel comparto Ict</strong>, mostrano come il <strong><a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=divario&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7039200366202077184">divario</a> <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=digitale&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7039200366202077184">digitale</a> di <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=genere&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7039200366202077184">genere</a></strong> sia ancora <strong>profondo</strong>, anche se qualche segnale ci conferma &#8211; una volta di più &#8211; che per le donne quella del digitale è la principale strada da percorrere per un <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=lavoro&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7039200366202077184">lavoro</a> di <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=qualit%C3%A0&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7039200366202077184">qualità</a> e un ruolo da protagoniste nell’economia e nella società. Per l’elaborazione di questi dati ringraziamo per la collaborazione il Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne.</p>
<p style="text-align: justify">Nel <strong>Kpi 7</strong> sulla presenza di donne nei lavori tech, che vorremmo raggiungesse il valore di almeno il 30%, la situazione è la seguente: le <strong>specialiste Ict in Italia sono il 16% contro il 19% della media europea</strong>, ma notizia peggiore è che <strong>la crescita tra 2017 e 2021, in Italia</strong> di circa il 10%, <strong>è la più bassa d’Europa</strong> dove il ritmo è del 37,9%. La presenza di donne che lavorano nel comparto Ict allargato è invece del 29,9%, ma nel comparto del software si arriva solo al 24,1%, con un incremento nell’ultimo anno del 13,4%.</p>
<p style="text-align: justify">Abbastanza critica anche la situazione della <strong>presenza apicale femminile nell’Ict, monitorata nel Kpi 8 </strong>per il quale il valore-obiettivo è del 40% nei Cda e 35% nelle prime linee.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>livello raggiunto dalle donne nei Cda nel 2022 è inferiore a quello ottenuto nel complesso dell’economia</strong>: nei <strong>CdA</strong> delle <strong>imprese Ict</strong> sono presenti il <strong>21,5% di donne</strong> (e solo il 14,1% nelle aziende di software) contro il 25,3% del totale dell’economia. E tra il 2017 e il 2022 sono cresciute meno degli uomini: 4,7% contro 5,5%.</p>
<p style="text-align: justify">Interessante però il <strong>movimento in senso opposto e positivo</strong> per le donne nelle <strong>prime linee (C-level): </strong>nel 2022 la presenza è salita <strong>al 25% contro il 23,6% del totale economia</strong> e negli ultimi cinque anni è <strong>cresciuta del 3,5% nelle aziende Ict,</strong> <strong>contro un calo delle donne nel resto dell’economia (-5,6%) e degli uomini nello stesso comparto Ict (-9,2%).</strong> A testimonianza che la crescita complessiva del settore è in grado di aprire spazi per le donne con le giuste competenze, ma il settore ha ancora forti barriere per quanto riguarda la scalata al vertice delle imprese da parte delle donne.</p>
<p style="text-align: justify">E <strong>la situazione è ancora peggiore se guardiamo alle posizioni di vertice negli organi decisionali pubblici</strong>, dove per il <strong>Kpi 9</strong> abbiamo fissato il valore del Kpo al 40%.  Nel 2020 l’Istat rileva <strong>solo 15,9</strong>% <strong>di donne che hanno posizioni di rilievo negli organi di vertice delle Istituzioni pubbliche.</strong> Rispetto alla media generale, già molto bassa, va sottolineato che nelle università, regioni, provincie e città metropolitane, le donne al vertice non superano il 10%.</p>
<p style="text-align: justify">Con il <strong>Kpi 10</strong> stiamo monitorando l’intensità e la rapidità di erogazione dei finanziamenti del Pnrr (400 milioni di euro) ad imprese e start up tech guidate da donne, fissando al 35% del totale il valore obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi, secondo le nostre rilevazioni, <strong>il 50% dei finanziamenti è su progetti femminili in ambito On (Oltre nuove imprese a tasso zero) e Smart&amp;start (circolare Mise 4/5/22),</strong> con obiettivi di incentivazione alle imprese innovative e tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify">Segnaliamo però che i tempi di gestione dei finanziamenti risultano incompatibili con gli obiettivi del Pnrr di finanziare 700 imprese per il 2023 e 2.400 per il 2026. Infatti per<strong> Fondo impresa femminile </strong>(200 milioni di euro) a fronte di 8000 domande di imprese con +1 anno e 4985 domande di imprese con -1 anno, <strong>risultano solo otto finanziamenti assegnati ad oggi. </strong></p>
<p style="text-align: justify">Questa lentezza è tanto più grave dal momento che si innesta su un tessuto ancora troppo debole. Su 14211 Start up innovative (1/2023), solo il 13,5% è a guida femminile e nel perimetro Ict, pari a 7460 imprese, lo è solo il 6,18%.</p>
<p style="text-align: justify">Le imprese femminili però oltre ad essere sostenute in fase di avvio e di sviluppo devono essere anche le prime ad incarnare una cultura della parità di genere, per questo che nel <strong>Kpi 11 </strong>del nostro Osservatorio abbiamo puntato alla <strong>certificazione della parità di genere</strong> come elemento qualificante e imprescindibile delle aziende tech. Purtroppo sembra che, nonostante le molte critiche delle associazioni e della società civile, il nuovo codice degli appalti sarà approvato con la modifica che non lega più all’ottenimento della certificazione di parità di genere (Prassi di riferimento Uni/Pdr 125:2022) le misure premiali fino ad ora garantite, che avevano avviato in pochi mesi un volano virtuoso di aziende (oltre 230 ad oggi) certificate.</p>
<p style="text-align: justify">In una logica di complementarietà tra pubblico e privato pensiamo che la finanza e il venture capital dovrebbero essere strumenti di accelerazione per il lancio di nuove imprese tech femminili, incentivati anche da stimoli pubblici, come previsto dal nostro <strong>Kpi 12</strong>. Purtroppo così non è. Si registra al momento che il <strong>Fondo di sostegno al venture capital per investimenti nel capitale di rischio di imprese femminili </strong>al fine della realizzazione di progetti a elevata innovazione ovvero a contenuto di innovazione tecnologica è di soli tre milioni di euro per il 2021 tramite Sgr (Mise dm 27/12/21). Non risulta che la misura sia stata rifinanziata.</p>
<p style="text-align: justify">Il panorama che emerge dalla ricognizione dei dati di partenza dell’Osservatorio sul Pnrr di Donne 4.0 è una fotografia netta della grande distanza che dobbiamo colmare rispetto ad obiettivi di parità di genere, che nel settore dell’economia digitale sono drammaticamente urgenti.</p>
<p style="text-align: justify">L’innovazione digitale è già penetrata nella nostra vita e cresce esponenzialmente, ma le donne non sono state alla guida di questa trasformazione, prevalentemente ne sono state escluse. Se non interverremo con decisione e misure specifiche, esse ne pagheranno due volte le conseguenze: sia perché il mondo futuro si sta costruendo a “misura maschile” &#8211; o peggio su stereotipi di genere -, sia perché il lavoro in cui saranno confinate sarà nei settori tradizionali, a bassa crescita e bassa remunerazione, consolidando ulteriormente la segregazione orizzontale, già grave, di oggi.</p>
<p style="text-align: justify">Come Donne 4.0 il nostro impegno è continuare nella rilevazione dell’impatto di genere digitale del Pnrr analizzando le misure in itinere e i primi effetti di quelle già attuate (i dati saranno pubblicati sul sito <a href="https://pnrr.donne4.it/">Pnrr.donne4.it</a>). Proseguiremo inoltre a fare rete con altri soggetti della società civile per stimolare i decisori pubblici e le imprese private ad agire in direzione di un visibile cambio di passo.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/transizione-digitale-di-genere-e-pnrr-dallosservatorio-di-donne-4-0-unanalisi-sui-dati-di-partenza/">Transizione digitale di genere e Pnrr: dall’Osservatorio di Donne 4.0 un’analisi sui dati di partenza</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Battuta di arresto del Pnrr sulla parità di genere</title>
		<link>https://asvis.it/battuta-di-arresto-del-pnrr-sulla-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 21:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal5]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/battuta-di-arresto-del-pnrr-sulla-parita-di-genere/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Dora Iacobelli, coordinatrice Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5</p>
<p>Il tema dell’inserimento della certificazione della parità di genere tra i criteri premiali dei bandi pubblici non può essere archiviato. La risposta alle difficoltà delle imprese deve essere soprattutto nell’accompagnamento.</p>
<p>10/02/2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/battuta-di-arresto-del-pnrr-sulla-parita-di-genere/">Battuta di arresto del Pnrr sulla parità di genere</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Al momento della sua approvazione, tra gli aspetti qualificanti dell’impostazione del <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è stato senza dubbio considerato il fatto di aver indicato l’obiettivo della parità di genere come trasversale a tutte le misure previste, insieme all’attenzione alle giovani generazioni e a quella ai territori, in sintonia con il Next Generation Eu.</p>
<p style="text-align: justify">Il <a href="https://asvis.it/goal5/gruppodilavoro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5 “Parità di genere”</strong></a> aveva, quindi, indicato come tema prioritario a cui porre attenzione nel 2023 proprio il <strong>monitoraggio del Pnrr</strong> e delle misure in esso previste per favorire la parità di genere, in primo luogo la certificazione di genere.</p>
<p style="text-align: justify">Incredibilmente ci troviamo ad assistere in questi giorni alla <strong>messa in discussione proprio di una delle misure più innovative</strong> in tema di strumenti per favorire lo sviluppo di una cultura di genere nelle imprese: l’attribuzione di una premialità per la partecipazione ai Bandi pubblici collegata al requisito della certificazione di genere.</p>
<p style="text-align: justify">La <strong>certificazione di genere</strong> è stata introdotta con la legge 162/2021 che ha modificato il Codice delle Pari Opportunità con l’introduzione dell’art.46 bis che prevede appunto tale attestazione. Con decreto del Dipartimento Pari Opportunità del 29 aprile 2022, poi, sono stati definiti i parametri minimi per ottenere la certificazione come da prassi UNI /PdR 125/2022, pubblicata il 16 marzo 2022. </p>
<p style="text-align: justify">Ci si domanda il senso di questa marcia indietro, pur riconoscendo la difficoltà di molte imprese a raggiungere i parametri minimi per la certificazione. A queste difficoltà non si può rispondere ignorando l’arretratezza in cui versa larga parte del sistema produttivo italiano quanto a politiche per l’uguaglianza di genere. A queste difficoltà <strong>si può rispondere attraverso deroghe giustificate</strong>, in parte già previste nelle linee guida per la certificazione, <strong>ma soprattutto promuovendo forme di accompagnamento alle imprese.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Non ci sembra lungimirante rinunciare a qualificare la nuova normativa pubblica nella direzione di una valorizzazione del contributo delle donne, spingendo con la premialità un processo di crescita delle imprese che sarebbe troppo lento, se lasciato alla spontaneità, nella logica di colmare l’ancora troppo rilevante gap di genere del nostro Paese. </p>
<p style="text-align: justify">Perché <strong>prevedere la certificazione di genere nelle imprese che partecipano ai bandi pubblici vuol dire </strong>promuovere governance equilibrata per genere, crescita delle competenze e formazione per le donne, costruzione di percorsi di carriera, equità nelle retribuzioni, welfare aziendale per la tutela della genitorialità e per la condivisione dei carichi di cura tra uomini e donne.</p>
<p style="text-align: justify">Escluderla, quindi, non è un dettaglio, come la presidente dell’ASviS <strong>Marcella Mallen</strong> ha detto alla conferenza stampa tenutasi lo scorso 7 febbraio alla Camera e promossa dalle Contemporanee, non può essere archiviata come un tema burocratico, perché<strong> in discussione è la priorità che l’eguaglianza di genere riveste per la ripresa e lo sviluppo del Paese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/battuta-di-arresto-del-pnrr-sulla-parita-di-genere/">Battuta di arresto del Pnrr sulla parità di genere</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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