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	<title>#articoli_goal6 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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		<title>Accesso all’acqua per tutti: l’attualità della Laudato si&#8217;</title>
		<link>https://asvis.it/accesso-allacqua-per-tutti-lattualita-della-laudato-si/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 14:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia Thomareizis del Segretario comitato italiano contratto mondiale acqua (Cicma)Con Aqua fons vitae, che sancisce una continuità con l’enciclica Laudato si' di Papa Francesco, viene ribadito che servono strade di attuazione concrete per la tutela ecologica, anche a partire da una nuova visione dell’acqua in quanto “elemento fondamentale col quale costruire ponti e relazioni tra popoli, comunità, paesi&amp;rdquo.<br />
22/05/2020</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/accesso-allacqua-per-tutti-lattualita-della-laudato-si/">Accesso all’acqua per tutti: l’attualità della Laudato si&#8217;</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Con l’<strong>enciclica Laudato si&#8217;,</strong> Papa Francesco proponeva di “entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” nella ricerca di uno <em>sviluppo sostenibile integrale</em>. A <strong><em>cinque anni</em></strong> dalla sua pubblicazione che si celebra proprio in questo mese di maggio, il tema è particolarmente attuale di fronte a una pandemia che ci ha colto impreparati, nonostante il moltiplicarsi di studi che da anni evidenziano le connessioni tra l’azione antropica distruttiva sull’ambiente e il rischio di diffusione di nuovi virus, che non possiamo più trascurare.</p>
<p style="text-align: justify">È tempo quindi di rileggere la <em>Laudato sì</em> per coglierne di nuovo il messaggio profondo &#8211; <em>tutto è in relazione</em> &#8211; che la rende più che mai attuale: <strong><em>“non ci sarà una relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia</em></strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">A molti è parso in questi anni che la <em>Laudato si&#8217;</em> abbia costituito e continui ad essere il documento più avanzato su cui costruire un programma politico e sociale per la salvaguardia della vita umana e del nostro pianeta. Ma questa proposta è rimasta purtroppo priva di concretizzazione da parte della comunità internazionale. La sua portata innovatrice nella complessità della questione ecologica è ancora oggi in grado di indicarci con precisione la strada: di fronte alla sfida della cura del pianeta e della salute delle persone, il paradigma economico e tecnologico su cui abbiamo impostato il modello di sviluppo deve lasciarsi contaminare da una visione antropologica rinnovata in cui le diverse competenze sociali, economiche, politiche, tecniche siano nutrite da un principio etico e spirituale che metta al centro il valore dell’intera comunità di vita.</p>
<p style="text-align: justify">“Come potevamo pensare di vivere sani in un ambiente malato?” chiede oggi Papa Francesco.<br />Il rischio della diffusione di nuovi virus rende oggi più urgente che mai lo sviluppo di un approccio integrato sulla salute che tuteli insieme persone, animali e ambiente, secondo il paradigma sempre più condiviso <em>One world, one health</em>: uno solo il pianeta, una sola la salute. Ma è bene ricordare che i fondamenti di questa visione erano già delineati dalla <em>Laudato si&#8217;</em> attraverso la proposta di «una nuova solidarietà universale» tra persone e beni naturali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>Oggi in termini di salute, il diritto della persona e il diritto della natura sono inscindibili. </em></strong>Parlare di diritto all’acqua, di cui quest’anno ricorrono i 10 anni del suo riconoscimento da parte delle Nazioni unite (Ris. 64/92, luglio 2010), oggi significa impegnarsi anche nella difesa dei <strong><em>diritti dell’acqua.</em></strong> Se l’emergenza sanitaria evidenzia, da una parte, che l’acqua potabile non è un bene di consumo ma un bene fondamentale per tutelare la nostra salute, ci richiama anche a declinare nella pratica <em>i diritti dell’acqua</em> che sono strettamente connessi al nostro diritto di avere accesso a questa risorsa naturale. Questo significa: la salvaguardia del suo ciclo naturale e degli ecosistemi; la riduzione dell’inquinamento individuando e agendo sulle cause che lo determinano e non solo sulla base del principio «chi inquina, paga», che di fatto riconosce il diritto di inquinare e circoscrive in termini economici la questione della riconversione dei sistemi di produzione; la riduzione dello sfruttamento idrico (dighe, miniere, <em>fracking&lt;/em&gt;); il contrasto all’accaparramento di bacini sotterranei e sorgenti da parte delle imprese produttrici di acque minerali e bibite; la riduzione della plastica legata al consumo di acqua; la promozione della gestione pubblica del servizio idrico; il consumo di cibo e beni a minore indice di acqua virtuale utilizzata per la produzione, cioè con minore impatto ambientale.</em></p>
<p style="text-align: justify">Dobbiamo fare attenzione a non ridurre a un «sogno» irrealizzabile la <em>conversione ecologica globale</em> a cui l’umanità è chiamata dall’Enciclica, lasciando in secondo piano l’invito a un cambiamento di rotta verso un <strong>nuovo modello di giustizia rivolto anche alle future generazioni</strong> che ascolti “tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong><u>Aqua fons vitae: analisi e proposte sull’acqua<br /></u></strong>L’esperienza del Covid-19 ha evidenziato con forza l’urgenza di questa conversione che necessita di concrete proposte di attuazione. Su questo percorso si colloca il documento <strong><em>Aqua fons vitae – Orientamenti sull’acqua: simbolo del grido dei poveri e del grido della terra</em></strong>, pubblicato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale nello scorso mese di marzo.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo cinque anni dalla <em>Laudato si&#8217;</em> e alla luce delle piste di lavoro che l’Enciclica indicava, il Vaticano torna dunque ad approfondire il tema della cura delle risorse naturali, focalizzando l’attenzione <strong>sull’acqua come l’elemento trasversale che influisce sul raggiungimento del bene comune della famiglia umana. </strong>Il documento, che non ha avuto molta risonanza nei media nazionali, assume una particolare rilevanza in questa fase storica in cui <strong>il valore igienico-sanitario dell’acqua</strong> sta emergendo anche nei paesi che non soffrono di scarsità idrica o di mancato accesso ad acqua di buona qualità, per il ruolo fondamentale che essa svolge nella prevenzione dalle pandemie. Ma è soprattutto rilevante per lo sforzo di analisi delle sfide, per l’approfondimento delle criticità e per la concretezza delle proposte che avanza sia a livello di advocacy che a livello di attuazione locale, su cui la Chiesa è chiamata a impegnarsi.</p>
<p style="text-align: justify">È anche importante sottolineare che <em>Aqua fons vitae</em> è il risultato finale di un ampia consultazione tra il Dicastero e diversi stakeholders istituzionali, accademici e della società civile, tra cui il Contratto Mondiale sull’Acqua, coi quali ha avviato un percorso di confronto sul tema dell’acqua a partire dal Convegno “Governing common good: access to drinking water for all” del novembre 2018 e proseguito nel corso del 2019.  </p>
<p style="text-align: justify">Sono molti i pronunciamenti importanti che il documento fa propri, in riferimento a discorsi di Papa Francesco, della Laudato sì e delle consultazioni con la società civile.</p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo viene accolto il <strong>riconoscimento dell’acqua come un bene comune e un diritto umano universale</strong>, condizione per l’esercizio di altri diritti, di cui si sottolinea <em>un progresso ancora troppo lento per la sua realizzazione</em>. Con riferimento all’<strong>Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare dell’Obiettivo 6</strong> (Accesso all’acqua), si esprime la preoccupazione per il possibile mancato raggiungimento di questo impegno da parte degli Stati e della Comunità internazionale.</p>
<p style="text-align: justify">Una seconda importante riflessione riguarda il <strong>multiforme valore dell’acqua</strong> (religioso, socio-culturale ed estetico, istituzionale e per la pace) e in particolare il suo controverso valore economico, di cui si accetta l’utilità solo per contrastare l’impatto negativo sull’ambiente, riaffermando il principio che “gli interessi economici non devono essere elevati sopra il bene comune”. Viene affrontato anche il tema della gestione delle risorse idriche e della <strong>privatizzazione, </strong>con la condanna di una <em>visione dell’acqua come merce</em> e l’affermazione del principio che non è opportuno attribuire “valore economico all’acqua attraverso il sistema tariffario se questo impedisce l’accesso all’acqua come diritto all’acqua da bere e non stimola un risparmio idrico”.</p>
<p style="text-align: justify">Interessante anche il richiamo ad alcuni principi del <em>Protocollo internazionale per il diritto umano all’acqua</em>, proposto dal Cicma in merito al ruolo primario dello Stato come garante del diritto umano all’acqua e alle risorse per il bene comune, anche quando la gestione è delegata ai privati, esplicitando che “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto e intoccabile, ma subordinato al diritto ad un uso comune”.</p>
<p style="text-align: justify">Il Dicastero, con <em>Aqua fons vitae</em>, riconosce anche il quantitativo minimo vitale quantificato dall’Oms in 50/100 litri per giorno come riferimento per i Governi per garantire la dignità della vita e della salute umana.  Questo riconoscimento è in accordo con quanto proposto dal Contratto mondiale dell’acqua nella campagna per un <em>Protocollo internazionale per il diritto umano all’acqua </em>e sostenuto dal <strong>Rapporto ASviS 2018</strong> nelle proposte di implementazione della Strategia Nazionale in riferimento all’impegno dell’Italia a livello di cooperazione internazionale<em>, </em>dove si specifica che il diritto umano consiste nell’accesso per tutti a un quantitativo minimo vitale gratuito al giorno di acqua di buona qualità, i cui costi di erogazione siano a carico della fiscalità generale e di un sistema tariffario progressivo per fasce di consumo che tuteli le fasce più deboli e promuova il risparmio idrico<em>. </em>La visione sostenuta da ASviS e Cicma integra quella del Goal 6 dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile Onu, che riduce il diritto umano al diritto di accesso a un prezzo sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify">Il documento del Dicastero inoltre denuncia con chiarezza la frammentazione delle politiche sull’acqua, i pericoli per la salute a causa dell’accesso inadeguato ai servizi igienici, l’eccessivo uso della plastica, l’inquinamento delle risorse idriche e degli oceani, i rischi per le comunità vulnerabili, in particolare per donne e bambini. Rispetto a queste criticità avanza molte proposte concrete che la Chiesa può sviluppare a livello locale, dimostrando attenzione rispetto ad alcune istanze proposte nel percorso di confronto con la società civile.</p>
<p style="text-align: justify">Monasteri, scuole, mense, oratori e centri sanitari gestiti da strutture ecclesiali possono mettere in pratica un <em>cambiamento</em> attraverso diverse azioni: “g<em>arantire l’accesso all’acqua</em> <em>in tutte le Chiese e le istituzioni religiose locali&lt;/em&gt;; a<em>bbandonare il più possibile l&#8217;uso di bottiglie di plastica</em> <em>monouso e contribuire alla raccolta differenziata dei rifiuti; creazione di punti di accesso pubblico all&#8217;acqua&lt;/em&gt;; <em>informare i cittadini sui diritti di cui godono in un determinato paese, in particolare il diritto umano all’acqua potabile sicura, aiutandoli, a trovare giustizia nel caso in cui l&#8217;accesso è violato; sollecitare l&#8217;adozione di strumenti di solidarietà per</em> <em>garantire la copertura dei costi di accesso all&#8217;acqua per famiglie povere; promuovere la partecipazione dei cittadini”. </em>E molto altro.</em></em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>“Esiste un forte legame tra ecologie sociali, umane, economiche, culturali e ambientali”, </strong>afferma <em>Aqua fons vitae</em> in continuità con la <em>Laudato si&#8217;</em>: l’appello per un’<strong>ecologia integrale </strong>deve trovare strade di attuazione concrete anche a partire da una nuova visione dell’acqua in quanto “elemento fondamentale col quale costruire ponti e relazioni tra popoli, comunità, paesi” e per un nuovo modello di vita che tuteli la salute delle persone e del Pianeta.  L’augurio è che la difesa dell’acqua fonte di vita e diritto umano diventi un impegno comune a tutti coloro che sono impegnati a sostenere gli SDGs dell’Agenda 2030.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Segretario Comitato Italiano Contratto Mondiale Acqua (CICMA) Onlus &#8211; Milano</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.contrattoacqua.it">www.contrattoacqua.it</a>  &#8211; <a href="http://www.waterhumanrighttreaty.org">www.waterhumanrighttreaty.org</a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Laudato si&#8217; &#8211;  (24  Maggio 2015) &#8211; <a href="http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html">http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html</a>                                                                                           </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Aqua fons vitae- (30 Marzo 2020) &#8211;  <a href="http://www.humandevelopment.va/it/news/aqua-fons-vitae-online-il-documento-del-dicastero.html">http://www.humandevelopment.va/it/news/aqua-fons-vitae-online-il-documento-del-dicastero.html</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<div>
<p style="text-align: justify"><em>Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a <a href="mailto:redazioneweb@asvis.net" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.net</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. </em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</title>
		<link>https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 13:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal14]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivan Manzo, Segretariato ASviS</p>
<p>Dalla perdita di biodiversità, sui cui grava il peso delle specie aliene invasive, alla vita sottomarina messa a rischio dall’inquinamento da plastica. E poi l’acqua: gestita in modo non sostenibile e addirittura oggetto di “water grabbing”. Tutti fenomeni esacerbati dal cambiamento climatico. </p>
<p>9 luglio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/">Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Secondo quanto diffuso dalla Fao attraverso il progetto di ricerca “<a href="http://www.fao.org/aquastat/en/">Acquastat</a>”, nel mondo il 70% di acqua è impiegato per agricoltura e allevamento, il 22% per produrre materiali e oggetti, mentre il restante 8% è destinato a usi domestici. Il rischio è che al 2050 il 60% della popolazione potrebbe vivere in zone dove la risorsa idrica risulta piuttosto scarsa e dove quindi non saranno garantiti i servizi basilari, quali per esempio quelli igienico-sanitari. E poi c’è la questione inquinamento: dal 1960 a oggi la plastica nei mari di tutto il mondo è aumentata di 20 volte. Oggi negli oceani è presente una quantità di materiale plastico pari a 150 milioni di tonnellate e rischiamo di avere più plastica che pesci entro il 2050.</p>
<p style="text-align: justify">Numeri emersi durante l’evento nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile dedicato agli SDGs (gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite) 6-14-15, dal titolo “<a href="https://asvis.it/evento-nazionale-sul-capitale-naturale-lacqua-un-diritto-globalmente-poco-riconosciuto-oggetto-del-fenomeno-di-accaparramento"><strong>Acqua. Salvaguardare i diritti umani tutelando gli ecosistemi</strong></a>”, organizzato alla Sala dei Lecci del Bioparco di Roma dall’ASviS e dal Wwf Italia, lo scorso 3 giugno.</p>
<p style="text-align: justify">Una conferenza che, oltre a certificare il binomio “acqua-plastica”, dal quale non si può più sfuggire e su cui bisogna intraprendere con urgenza un percorso virtuoso, ha messo in evidenza un fenomeno in grado di alimentare conflitti, sottraendo al tempo stesso diritti e benessere alle persone. Parliamo del <em>water grabbing</em>, anche noto come fenomeno di accaparramento della risorsa idrica, che in molte zone del mondo sta esacerbando gli effetti negativi della siccità e del cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: justify">Acqua e inquinamento è stato il filo conduttore che ha legato diversi eventi del Festival incentrati sull’<strong>SDG 6</strong> “<strong>acqua pulita e servizi igienico-sanitari</strong>”, per far conoscere al grande pubblico la situazione in cui versa il nostro prezioso “oro blu” e le <em>best practice</em> da mettere in campo per una gestione orientata alla salvaguardia della risorsa.</p>
<p style="text-align: justify">Un esempio in questo senso arriva dall’evento di mercoledì 29 maggio di Roma dove, presso il teatro Ghione, è stato proiettato il documentario “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1490/river-blue-il-documentario-sulla-produzione-dei-jeans-che-inquinano-i-fiumi-del-mondo"><strong>River Blue, il documentario sulla produzione di jeans che inquinano i fiumi del mondo</strong></a><strong>”</strong>. Al seguito dell’ambientalista Mark Angelo, esperto in conservazione dei corsi d’acqua, River blue trasmette un messaggio chiaro al mondo della moda, definita come “la più grande industria inquinante”, e soprattutto al consumatore affinché le scelte di acquisto diventino più consapevoli, responsabili e sostenibili.</p>
<p style="text-align: justify">Per aumentare la sensibilità su un tema così cruciale l’Agesci, l’Associazione guide e scout cattolici italiani, insieme all’Istituto Comprensivo Ovidio di Roma, ha formato gli studenti della scuola sulle questioni ambientali. Il 21 maggio durante l’evento “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1780/sensibilizzazione-alluso-responsabile-e-sostenibile-dellacqua#.XRXjpegzaMo">Sensibilizzazione all&#8217;uso responsabile e sostenibile dell&#8217;acqua</a>” i ragazzi, con l’ausilio di schede informative preparate per l’occasione, hanno esplorato la flora e la fauna presente sulle coste del fiume Almone, il terzo fiume più grande di Roma, affluente del Tevere. Nell&#8217;ambito del progetto nazionale “Basi Aperte”, sottoscritto con il Miur, sono stati effettuati dei prelievi di acqua successivamente analizzati in laboratorio per conoscere lo stato di salute del fiume e dell’ecosistema che dipende da esso.</p>
<p style="text-align: justify">A Campobasso, invece, il 3 e 4 giugno il Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini dell’Università del Molise e la società cooperativa Eticae Stewardship in Action hanno organizzato “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1715/la-stewardship-a-supporto-delle-aree-interne"><strong>La stewardship a supporto delle aree interne</strong></a>”, un evento di divulgazione e formazione sui temi della sostenibilità ambientale per illustrare una nuova strategia di gestione etica e responsabile delle risorse. Al centro del dibattito su come proteggere e ripristinare l&#8217;uso sostenibile dell’ecosistema terreste con la <em>forest stewardship</em> e la <em>water stewardship</em>, grazie anche all’aiuto degli attori del territorio e della certificazione Fsc (Forest stewardship council): standard che impone un uso responsabile delle risorse forestali, per una corretta fruizione da parte della collettività dei servizi ecosistemici.</p>
<p style="text-align: justify">Martedì 11 giugno ha tenuto banco la narrazione che lega cambiamenti climatici e gestione delle acque. Grazie all’evento messo a punto dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), a Venezia si è parlato degli impatti del riscaldamento globale e delle soluzioni da mettere in pratica. Ridefinendo l&#8217;acqua in due input, mantenere vivo il capitale o generare un output, l’iniziativa “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1110/climate-change-and-transition-unawareness-water-and-capital"><strong>Climate change and transition: unawareness, water and capital</strong></a>” si è focalizzata sugli studi legati all’adattamento al clima che cambia.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda “<strong>vita sott’acqua</strong>” e “<strong>vita sulla terra</strong>”, rispettivamente <strong>SDG 14</strong> e <strong>SDG 15</strong> dell’Agenda 2030, sono tanti gli eventi che in tutta Italia hanno fatto conoscere la difficile situazione che sta attraversando la biodiversità sul Pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Un progetto per avvicinare i più giovani a queste tematiche è stato organizzato da Ceas Porto Conte, Parco di Porto Conte e Amp Capo Caccia Isola Piana, che con il progetto Zoomcalich, in collaborazione con la Regione Sardegna, il 23 maggio attraverso l’evento “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1711/la-sardegna-per-lo-sviluppo-sostenibile-zoomcalich"><strong>La </strong><strong>Sardegna per lo sviluppo sostenibile</strong></a>” ha convolto gli studenti della scuola primaria in un “brainstorming su laguna”: per osservare e analizzare, attraverso un kit fornito ai ragazzi, le caratteristiche ambientali e storiche del luogo.</p>
<p style="text-align: justify">Sullo stesso filone, far capire ai giovani l’importanza della biodiversità per la sussistenza del genere umano, l’iniziativa del Comune di Guspini “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1267/in-marcia-verso-lo-sviluppo-sostenibile-un-contributo-alla-tutela-della-biodiversita"><strong>In marcia verso lo sviluppo sostenibile &#8211; un contributo alla tutela della biodiversità</strong></a>”. L’iniziativa ha reso i giardini pubblici un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove i ragazzi, con i loro elaborati, hanno mostrato le principali cause di perdita della biodiversità: dalla distruzione degli habitat all’introduzione delle specie aliene invasive, dai cambiamenti climatici all’inquinamento da plastiche e microplastiche dell’ecosistema marino.</p>
<p style="text-align: justify">All’Università di Milano Bicocca si è poi tenuta il 24 maggio la conferenza “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1391/oceansafe-limportanza-e-la-fragilita-del-mondo-acquatico"><strong>OceanSafe – l’importanza e la fragilità del mondo acquatico</strong></a>”, per una presa di coscienza globale sui problemi ambientali, alla scoperta di un mondo così importante per noi, eppure allo stesso tempo così fragile.</p>
<p style="text-align: justify">E poi la presentazione del libro &#8220;<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1191/presentazione-libro-che-cose-la-bioeconomia-di-mario-bonaccorso-e-irene-banos-ruiz-edizione-ambiente#.XRNNl-gzaMo"><strong>Che cos&#8217;è la bioeconomia</strong></a>&#8220;, il 26 maggio nell’Università di Parma, dove si è discusso di come riconciliare l’economia con l’ambiente e il sociale, grazie anche all’innovazione, un processo determinante per evitare gli impatti negativi su ecosistemi e collettività, il tutto ricordando che la bioeconomia già interessa una grossa fetta del sistema economico europeo.</p>
<p style="text-align: justify">Una giornata di studio sugli “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1696/impatto-dei-cambiamenti-climatici-sui-sistemi-zootecnici"><strong>impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi zootecnici</strong></a>” è stata proposta dall’Università di Pisa, in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili (sezione centro-ovest) e il Centro interuniversitario e commissione di studio Aspa Adattabilità dei sistemi zootecnici ai cambiamenti climatici il 17 maggio, per sensibilizzare e per evidenziare le connessione presenti tra clima e settore degli allevamenti.</p>
<p style="text-align: justify">“<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1545/la-scienza-e-la-tecnica-raccontate"><strong>La scienza e la tecnica raccontate</strong></a>” è l’evento di domenica 19 maggio costruito dalla Società Italiana di Geologia Ambientale, La Feltrinelli Point Messina, e dall’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, che grazie al noto divulgatore scientifico Mario Tozzi ha raccontato il vero volto dell’Italia che cambia negli anni sotto i colpi dell’attività umana.</p>
<p style="text-align: justify">Dal 20 al 24 maggio si è tenuta, inoltre, la “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1698/settimana-della-biodiversita-conoscere-lagrobiodiversita-pugliese"><strong>Settimana della biodiversità. Conoscere l’agrobiodiversità pugliese</strong></a>” dove l’Università degli Studi di Bari, il ministero delle Politiche agricole e l’Assessorato all&#8217;agricoltura Regione Puglia hanno diffuso la conoscenza sulle razze animali allevate nel tempo nella zona, e sulla varietà di vegetali coltivati in Puglia.</p>
<p style="text-align: justify">Pordenone si è distinta per l’evento di Terraè &#8211; officina della sostenibilità sui servizi ecosistemici forestali dal titolo “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1184/i-nostri-boschi-gestione-sostenibile-in-unottica-multifunzionale"><strong>I nostri boschi: gestione sostenibile in un’ottica multifunzionale</strong></a>”. I boschi in Friuli Venezia Giulia: dove sono e che ruolo hanno? Un’occasione con cui sono state scoperte le molteplici funzioni che l’ecosistema forestale svolge per la collettività.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1869/che-cosa-perdiamo-quando-consumiamo-suolo"><strong>Che cosa perdiamo quando consumiamo suolo?</strong></a>” dell’Università degli studi di Udine, in collaborazione con il Villaggio dei Pecile, e “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1341/quando-il-benessere-umano-e-il-benessere-degli-animali"><strong>Quando il benessere umano è il benessere degli animali</strong></a>” dell’ Università degli studi di Padova (che ha partecipato con numerosi eventi nel Festival nell’ambito del progetto “<a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/citta-e-asvis-per-l-agenda-2030/">Città e ASviS per l’Agenda 2030</a>”), hanno rispettivamente: fatto crescere il dibattito che ruota intorno a una delle grandi tragedie italiane, il consumo di suolo, che per via della cementificazione selvaggia cresce a un ritmo maggiore rispetto agli altri Paesi europei; sottolineato come il benessere degli animali influisca anche su quello umano.</p>
<p style="text-align: justify">Scopri tutti gli eventi del Festival dedicati al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal6">Goal 6</a>, al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal14">Goal 14</a> e al <a href="http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/?s=canale_goal15">Goal 15</a></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/gli-eventi-del-festival-dello-sviluppo-sostenibile-sugli-sdgs-6-14-15/">Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?</title>
		<link>https://asvis.it/siamo-in-ritardo-in-vista-della-scadenza-al-2020-di-alcuni-target-sulla-biodiversita-cosa-e-urgente-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 13:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal14]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Luigi Di Marco, Consigliere Nazionale Aias, coordinatore Gruppo di lavoro 6-14-15 dell'ASviS</p>
<p>Il mainstreaming della biodiversità nelle politiche di governo a tutti i livelli e nella società, non è stato attuato nei primi otto anni utili al raggiungimento degli Aichi target. L’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini.</p>
<p>Gennaio 2019</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/siamo-in-ritardo-in-vista-della-scadenza-al-2020-di-alcuni-target-sulla-biodiversita-cosa-e-urgente-fare/">Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">Si è chiusa il 29 novembre ultimo scorso a Sharm El-Sheik la Cop 14 della Convenzione sulla diversità biologica (Cbd) particolarmente rilevante per la messa in pratica dell’Agenda 2030, vista la prossimità della scadenza al 2020 degli obiettivi fissati nel 2010 (i cosiddetti Aichi targets adottati con la Cop 10 della Cbd), diversi dei quali assegnati in prevalenza come targets dei Goals 14 e 15 con pari scadenza 2020, altri integrati nel Goal 12 con scadenza posticipata al 2030, ma tutti influenti di fatto sul raggiungimento anche degli altri SDGs. E ciò considerato il ruolo che la biodiversità quale <em>sistema di supporto alla vita<a title="" href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup><strong><sup>[1]</sup></strong></sup></a></em> svolge nel mettere a disposizione della specie umana le risorse necessarie e indispensabili per poter soddisfare diritti, e contribuire a pace e prosperità.</p>
<p style="text-align: justify">La possibilità di raggiungimento concreto dei targets al 2020 come riportato nello stesso documento finale adottato dalla Cop 14<a title="" href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> è assai critica.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante le premesse all’apertura del decennio 2011-2020 erano tutte in favore di un forte impegno politico per la biodiversità: le Nazioni unite dedicano il decennio 2010-2020 espressamente alla biodiversità, l’Unione europea adotta una Strategia Europea sulla Biodiversità (lungimirante già dal titolo: <em>biodiversità, la nostra assicurazione sulla vita<a title="" href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup><strong><sup>[3]</sup></strong></sup></a></em>), l’Italia si dota di una sua strategia coerente con le precedenti già dal 2010<a title="" href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup><sup>[4]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">Le preoccupazioni espresse dalla Cop 14 sulla mancata attuazione del piano strategico per la biodiversità 2011-2020 sono assolutamente valide anche per l’Italia. Così come anche l’ASviS riporta in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia trattando in particolare la disamina sullo stato d’attuazione dei Goals 6, 14 e 15. Pertanto le raccomandazioni della stessa Cop 14 hanno una valenza applicativa immediatamente utile anche per l’Ue e l’Italia. </p>
<p style="text-align: justify">Alla scadenza del 31 dicembre 2020, ancora un tempo utile per portare a compimento dei risultati sussiste e non va sciupato, anche se ormai ridotto a soli due anni. E’ importante dunque cogliere le suggestioni che le risultanze della Cop 14 ci offrono per fare un bilancio, imparare dagli errori, riflettere su cosa non ha funzionato, predisporre azioni correttive nello sforzo di fare del nostro meglio per recuperare il tempo perduto,</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante la coerenza e le finalità comuni, non sempre è facile ricollegare gli Aichi targets da raggiungere al 2020, con gli schemi logici della Strategia Ue e poi della Strategia Nazionale per la biodiversità. Di fatto le nostre strategie Ue e Nazionale non mettono ben a fuoco l’attenzione su quanto la Cop 10 della Cbd puntava in prima istanza, ovvero la necessità di agire sulle cause strutturali <em>antropiche</em> che determinano il fenomeno <em>perdita di biodiversità</em>.<a title="" href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup><sup>[5]</sup></sup></a></p>
<p style="text-align: justify">Il cosiddetto <em>mainstreaming </em>della biodiversità nelle politiche di governo <em>a tutti i livelli</em> e nella società, non si è di fatto attuato nei primi otto anni utili all’attuazione della strategia. Il dato di fatto è che l’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini, restando tema scientifico di nicchia noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target n.1 in particolare prescriveva: <em>al più tardi al 2020, tutte le persone devono avere consapevolezza del valore della biodiversità e dei passi da intraprendere per tutelarla e utilizzarla in maniera sostenibile.<a title="" href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup><strong><sup>[6]</sup></strong></sup></a> </em></p>
<p style="text-align: justify">L’importanza di questo primo target è assolutamente capitale, per la potenzialità che lo stesso riveste per l’informazione ai cittadini, animando un opinione pubblica cosciente del tema, che sensibilizzi la politica richiedendo adeguata capacità interpretativa e concretezza nella messa in pratica, che influenzi il sistema economico-produttivo a integrare le preoccupazioni per la tutela della biodiversità nelle proprie strategie e nell’offerta di beni e servizi. Ripartire dall’Aichi target 1, come passaggio obbligato, per costruire una cultura diffusa a tutti i livelli sul valore della biodiversità,  rappresenta ancora la leva su cui lavorare per portare avanti tutti gli altri obiettivi relativi ai Goals 14, 15 biodiversità, e non solo. Ma se era ambizioso pensare di farlo in 10 anni, ora in 2 anni lo è ancora di più. Comunque poiché il tema resta attuale, non è  ancora troppo tardi per partire.</p>
<p style="text-align: justify">Per accelerare lo sviluppo del piano strategico 2011-2020, la prima delle raccomandazioni della Cop 14 è non a caso: <em>dare più largo spazio alle scienze umane nell’attuazione delle strategie per la biodiversità, </em>puntualizzando quanto di fatto già contenuto nel citato Aichi target 1. Se ci poniamo il problema della perdita di biodiversità, le scienze naturali ci aiutano a comprendere la dimensione del problema, ad approfondirlo, tenerlo sotto osservazione, ma le cause che sono di origine antropica vanno affrontate trasformando in maniera dirompente il rapporto di relazione che la specie umana ha con le risorse naturali. Quindi sono gli aspetti antropologici, di psicologia sociale, comportamentali e motivazionali, che vanno meglio conosciuti e analizzati, per poter pianificare nuove e più efficaci misure d’azione.</p>
<p style="text-align: justify">La Cop 14 invita a considerare nelle strategie nazionali, il lavoro svolto dalla <em>Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici</em> (Ipbes) e i suoi rapporti pubblicati nel corso del 2018 con particolare riferimento ai rapporti regionali e al rapporto sulla <em>Land degradation and restoration</em>. Quest’ultimo strettamente collegato anche alla Convenzione sulla desertificazione (Unccd), all’Aichi target 15 , e al target 15.3 dell’Agenda 2030.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie all’attività dell’Ipbes disponiamo di consolidate e aggiornate basi scientifiche, multidisciplinari, che ci possono facilitare fortemente nella pianificazione di politiche avanzate per la tutela della diversità biologica. </p>
<p style="text-align: justify">Il framework concettuale dell’Ipbes illustrato in fig. 1 ben rappresenta in una semplice mappa concettuale come l’azione umana sia soggetto integrante di un sistema che lega risorse della natura con obiettivi di benessere e qualità della vita<em>. </em>Lo schema oltre a legare insieme le tematiche illustrate dai rapporti Ipbes, sviluppando in dettaglio gli argomenti trattati nei suoi blocchi tematici può rappresentare anche tutti gli SDGs, ed è pertanto un utile strumento alla visione sistemica e multidisciplinare, d’interesse anche per chi è impegnato nello sviluppo dell’Agenda 2030, partendo da una prospettiva sociale e/o economica.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 365px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM1.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 2 prevede che <em>al più tardi al 2020, i valori di biodiversità sono integrati nelle strategie e nei piani per lo sviluppo e per la riduzione della povertà, a livello nazionale e locale, e sono incorporati nei sistemi nazionali di contabilità e reporting. </em>Lo stesso target corrisponde al 15.9 dell’Agenda 2030, così trascritto: <em>entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversit</em><em>à nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povert</em><em>à e account nella contabilit</em><em>à</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche questo è un target fondamentale per poter integrare finalmente biodiversità e servizi ecosistemici nei processi decisionali, e per poterne dare conto con misure di monitoraggio e rendicontazione ambientale. Aspetto non secondario è che il target prevedendo anche <em>misure di riduzione della povertà</em>, unisce di fatto tematiche sociali con tematiche ambientali, orientando la pubblica amministrazione all’adozione di atti di pianificazione coerenti con principi di sviluppo sostenibile, che qualora non considerati in concretezza, potrebbero determinare la non validità amministrativa degli stessi. Il target prefigura di fatto la produzione di una contabilità non finanziaria non solo da parte del governo nazionale, ma anche da parte di tutte le amministrazioni locali (regioni, città-metropolitane, province e comuni), contribuendo a quanto richiesto dalla Convenzione di Aarhus <em>sull&#8217;accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l&#8217;accesso alla giustizia in materia ambientale </em>e quanto previsto ai targets 16.7 e 16.10 dell’Agenda 2030.</p>
<p style="text-align: justify">Se c’è la buona volontà di farlo, i tempi sono ancora sufficienti per rispettare questo traguardo fissato al 2020, adottando un nuovo strumento normativo, eventualmente integrando gli strumenti di pianificazione finanziaria e di pianificazione del territorio, rafforzando i contenuti delle Valutazioni d’impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas) prescritti dal D.Lgs 152/2006. Lo strumento normativo dovrà poi essere integrato da linee guida con individuate metodologie, indicatori, banche dati e modalità di misurazione e monitoraggio, per dare criteri omogenei tra le diverse amministrazioni, e la possibilità di condivisione-interscambio di dati e collaborazione anche verticale tra i diversi livelli di governance. Integrando così anche misure di monitoraggio per le strategie regionali di sviluppo sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 3 <em>prevede al più tardi al 2020 l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente e lo sviluppo e l’applicazione d’incentivi per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, </em>argomento già ampiamente sostenuto dall’ASviS in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia <a title="" href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup><sup>[7]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tra i sussidi dannosi per l’ambiente vanno anche considerati taluni dei sussidi europei per la produzione agricola, e richiede in merito una precisa posizione anche da parte dell’Italia per l’eliminazione degli stessi nella prossima Pac post 2020<a title="" href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup><sup>[8]</sup></sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify">L’Aichi target 4 chiude il quadro delle misure indicate nel Goal strategico A : <em>al più tardi al 2020, i governi, le imprese, gli stakeholder a tutti livelli hanno assunto impegni per mettere in pratica o hanno implementato piani per la produzione e il consumo sostenibile e hanno mantenuto l’impatto  nell’uso delle risorse naturali ben all’interno dei limiti di sicurezza ecologica. </em>Questa misura è ben lontana da essere messa in pratica, e anzi, la stessa Agenda 2030 non la riporta più, ma la ritroviamo piuttosto integrata all’interno del Goal 12 con scadenze già rinviate al 2030 come nel target 12.2: <em>entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile </em><em>e l’uso efficiente delle risorse naturali.</em></p>
<p style="text-align: justify">Va riconosciuto che in merito, alcuni passi avanti sono stati fatti, ma in termini più di visione teorica piuttosto che non ancora in termini di concretezza. Il nuovo paradigma dell’economia circolare introdotto dall’Unione europea va in questa direzione, ma non ancora i targets che l’Ue si è data al 2030, poiché solo un economia circolare perfetta, in piena mimesi con i processi naturali e senza alcuna esternalità negativa, può contribuire a soddisfare quanto richiesto dal target 12.2. </p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 130px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM2.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" style="width: 450px;height: 196px" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/images/LdM3.png" alt="" /></p>
<h3 style="text-align: center"><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf">Scarica la tabella di confronto tra i target della </a><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf">Convenzione sulla diversità biologica</a><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis/files/Tabella_Aichi_Targets_Vs._SDGs_1_.pdf"> e quelli dell&#8217;Agenda 2030</a></h3>
<p style="text-align: justify"> </p>
<div><hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn1">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref1" name="_ftn1"><em><sup><strong><sup>[1]</sup></strong></sup></em></a> ovvero la biodiversità intesa come <em>planet’s life support system. Cfr P</em>reambolo del documento  <em>Updated assessment of progress towards selected Aichi Biodiversity targets and option to accelerate progress </em>della CBD COP 14 &#8211; <a href="https://www.cbd.int/doc/c/3824/7957/5bb56cbf504e73b6f00282e9/cop-14-l-02-en.pdf">https://www.cbd.int/doc/c/3824/7957/5bb56cbf504e73b6f00282e9/cop-14-l-02-en.pdf</a></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup><sup>[2]</sup></sup></a> ibid</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref3" name="_ftn3"><em><sup><strong><sup>[3]</sup></strong></sup></em></a> cfr. COM (2011) 244 final “Our life insurance, our natural capital: an EU biodiversity strategy to 2020”</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup><sup>[4]</sup></sup></a> cfr. <a href="http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/Strategia_Nazionale_per_la_Biodiversita.pdf">http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/Strategia_Nazionale_per_la_Biodiversita.pdf</a></p>
</div>
<div id="ftn5">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup><sup>[5]</sup></sup></a> i 20 Aichi targets sono divisi in n.5 Strategic Goals, primo dei quali, il Goal strategico A è intitolato : <em>Address the underlying causes of biodiversity loss by mainstreaming biodiversity across government and society . </em><a href="https://www.cbd.int/sp/targets/">https://www.cbd.int/sp/targets/</a></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref6" name="_ftn6"><em><sup><strong><sup>[6]</sup></strong></sup></em></a> Nell’Agenda 2030 il un target ancora simile lo ritroviamo al Goal 12, target 8: <em>Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura</em></p>
</div>
<div id="ftn7">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref7" name="_ftn7"><sup><sup>[7]</sup></sup></a> richiamando il <em>Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli</em> introdotto dall’art.68 della Legge 221/2015.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p style="text-align: justify"><a title="" href="#_ftnref8" name="_ftn8"><sup><sup>[8]</sup></sup></a> per un approfondimento del dibattito sul tema in sede UE cfr. <a href="http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/617501/IPOL_STU(2018)617501_EN.pdf">http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/617501/IPOL_STU(2018)617501_EN.pdf</a></p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Goal 6: L’accesso all’acqua come diritto umano universale</title>
		<link>https://asvis.it/goal-6-laccesso-allacqua-come-diritto-umano-universale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2017 13:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal6]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/goal-6-laccesso-allacqua-come-diritto-umano-universale/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Rosario Lembo, Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua (Cicma)</p>
<p>L’accesso all’acqua è stato riconosciuto a livello internazionale come un diritto umano universale, autonomo e specifico, presupposto per tutti gli altri diritti umani, ma nel 2030 20 milioni di cittadini non avranno ancora accesso all’acqua potabile. Vediamo le cause.</p>
<p>Novembre - Dicembre 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/goal-6-laccesso-allacqua-come-diritto-umano-universale/">Goal 6: L’accesso all’acqua come diritto umano universale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify">I dati sull’accesso all’acqua per uso umano mostrano che questo obiettivo non è stato raggiunto entro il 2015, attraverso i Millennium development goals (Mdg), e con molta probabilità non sarà garantito con la strategia per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile proposti dall’ Agenda Onu entro il 2030. L’Obiettivo 6 dell’Agenda propone infatti alla comunità internazionale di “assicurare l&#8217;accesso universale all&#8217;acqua da bere e ai servizi igienici attraverso un prezzo accessibile e una gestione efficiente e sostenibile [1]. </p>
<p style="text-align: justify">La criticità di questa impostazione risiede nella riluttanza di alcuni Stati e nella debolezza delle Nazioni Unite, durante i negoziati intergovernativi dell’Agenda 2030, a contrastare una visione economica sollecitata dai mercati e dalla finanza per fissare gli Obiettivi di sviluppo in termini di opportunità di accesso ai diritti universali dell’uomo, attraverso servizi forniti dal mercato, anziché  definire gli Obiettivi in termini di accesso ai diritti umani che in quanto “universali e irreversibili” devono essere garantiti dagli Stati e dalla comunità internazionale con la presa in carico del costo di accesso ad un quantitativo minimo vitale.</p>
<p style="text-align: justify">L’accesso universale all’acqua, fonte di vita per ogni essere umano e per la sopravvivenza dello stesso Pianeta, rappresenta l’esempio più eclatante di questa contraddizione che caratterizza i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2010, su iniziativa di alcuni Paesi latino‐americani, l’Assemblea generale dell’Onu e successivamente il Consiglio dei diritti umani hanno infatti approvato due importanti Risoluzioni che sanciscono il diritto all’acqua e ai servizi igienico‐sanitari come un diritto umano, universale, autonomo e specifico.</p>
<p style="text-align: justify">Questo riconoscimento giuridico a livello di diritto internazionale, è stato ottenuto dopo oltre dieci anni di mobilitazione da parte dei Movimenti dell’acqua e del Contratto mondiale sull’acqua per contrastare i processi di privatizzazione e mercificazione della gestione dell’acqua e superare il principio che il diritto all’acqua è implicito in altri diritti riconosciuti dalla Dichiarazione dei diritti umani e da altre Convenzioni (diritto alla salute, alla alimentazione, etc.)</p>
<p style="text-align: justify">La Risoluzione della Assemblea delle Nazioni Unite 64/92 del 28 luglio 2010 ha quindi riconosciuto che il “diritto all’acqua potabile ed ai servizi igienico sanitari è un diritto dell’uomo essenziale alla qualità della vita ed all’esercizio di tutti i diritti dell’uomo”.     </p>
<p style="text-align: justify">La Risoluzione 15/9 del Consiglio dei diritti umani (30 settembre 2010) ha affermato che “il diritto umano all’acqua ed ai servizi igienico‐sanitari deriva dal diritto ad un livello di vita adeguato ed è indissolubilmente legato al diritto a migliorare lo stato di salute fisica e mentale così come al diritto alla vita ed alla dignità”.</p>
<p style="text-align: justify">La successiva risoluzione dell&#8217;Assemblea Generale del 19 settembre 2013 ha declinato alcune modalità con cui gli Stati possono garantire “il diritto umano all&#8217;acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari&#8221;: accesso progressivo, monitoraggio, applicazione, non discriminazione, consultazione delle comunità, garanzia di accessibilità ai servizi anche se gestiti da terzi e non dallo Stato. </p>
<p style="text-align: justify">Sul piano della giustiziabilità, con l’entrata in vigore (maggio 2013) del Primo protocollo opzionale al “Patto Internazionale relativo ai diritti economico e sociali, culturali” (Pidesc) la giustiziabilità teorica e pratica dei diritti economici sociali e culturali è stata estesa al diritto umano all’acqua. L’insieme di queste risoluzioni ha contribuito ad una “positivizzazione del diritto umano all’acqua” e di strumenti interpretativi” di norme già esistenti nel diritto internazionale come il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (Icescr), Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia (Crc) e Dichiarazione universale dei diritti umani (Udhr).</p>
<p style="text-align: justify">A sette anni di distanza dalle Risoluzioni Onu, nonostante  il diritto all’acqua sia stato riconosciuto a livello di diritto internazionale come <strong>un diritto umano, universale, autonomo e specifico</strong> e presupposto <strong>per tutti gli altri diritti umani</strong>, l’accesso all’acqua come diritto umano, anche a livello di un quantitativo minimo di acqua potabile, necessario per la vita, <strong>non è garantito e preso in carico in nessuno Stato</strong> del mondo e <strong>non costituisce un Obiettivo di sviluppo sostenibile</strong> della stessa Agenda 2030, cioè del modello di sviluppo sostenibile che si intende perseguire nei prossimi 15 anni.</p>
<p style="text-align: justify">Se a livello di diritto internazionale il diritto umano all’acqua resta un riconoscimento assunto dagli Stati solo a livello “declaratorio”, la situazione non si presenta migliore a livello di azioni messe in campo per assicurare l’accesso all’acqua come Obiettivo di sviluppo sostenibile come proposto dalla Agenda 2030. A due anni dall’approvazione dell’Agenda Onu,<em> “</em>l&#8217;accesso universale all&#8217;acqua da bere e ai servizi igienici attraverso un prezzo accessibile e una gestione efficiente e sostenibile” resta un obiettivo difficilmente raggiungibile anche entro il 2020, come attestano alcuni rapporti e tendenze statistiche.</p>
<p style="text-align: justify">Un Rapporto Oms-Unicef del luglio 2017 evidenzia infatti che <strong>2,1 miliardi di abitanti </strong>non possiedono ancor oggi nella propria abitazione un accesso continuato e sicuro all&#8217;acqua potabile e 4,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici.  La situazione non è destinata a migliorare. Circa 600 milioni di bambini nel 2040 vivranno in zone con scarsità d’acqua e si troveranno ad affrontare alti rischi di morte, malattie e malnutrizione (Rapporto Unicef 2017 “Thirsting for a Future”). Saranno circa <strong>20 milioni i cittadini che nel 2030 </strong>non avranno accesso all’acqua potabile nelle città del mondo perché in condizioni di povertà e quindi non saranno in grado di pagare il costo dell’acqua, neanche il costo “equo”. Questo rischio era già stato denunciato dal secondo Rapporto 2013 dello Special Rapporteur sul diritto umano all’acqua, che aveva evidenziato come la crisi economica fa sì che in tutti i Paesi cresca il numero di coloro che non sono in grado di pagare la bolletta dell’acqua, mentre aumentano i flussi di rifugiati climatici per effetto dei cambiamenti climatici, che nel 2050, raggiungeranno quota 250 milioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Purtroppo in funzione dell’aumento delle disuguaglianze sociali, il trend di coloro che non avranno accesso all’acqua sarà destinato ad aumentare.</strong> Alcuni rapporti stimano infatti che saranno circa <strong>120 milioni le persone in Europa e 4,7 milioni in Italia</strong> a rischio povertà assoluta, quindi in condizioni di non aver la sicurezza dell’accesso all’acqua potabile <strong>perché rischiano di non essere in grado di pagare il prezzo equo fissato dall’Agenda, come modalità di accesso al diritto all’acqua.</strong></p>
<p style="text-align: justify">A queste criticità rispetto all’accesso all’acqua come diritto umano, si aggiungono quelle sul piano della disponibilità di acqua di buona qualità sui territori. La salvaguardia del ciclo naturale dell’acqua costituisce un presupposto per poter garantire l’accesso universale all’acqua potabile come diritto umano da parte degli Stati. Accanto ai diritti umani sarebbe necessario riconoscere i diritti della natura e dell’ambiente e quindi adottare politiche a salvaguardia del ciclo naturale dell’acqua.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quali sono le cause che impediscono l’accesso universale all’acqua come diritto umano? </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima è l’assenza di volontà politica<em>.</em></strong> A tutt’oggi il diritto umano all’acqua non è garantito da nessun Stato, neanche da quelli che hanno inserito nelle Costituzione il riconoscimento o approvato legislazioni sull’acqua. Facilitati dal carattere giuridico di “soft-low”, <strong>cioè non vincolanti</strong> delle risoluzioni delle Nazioni Unite, gli Stati ignorano l’obbligo a garantire l’accesso l’acqua come diritto umano a livello di un quantitativo minimo vitale. Sarebbe opportuno, come sollecitato di recente anche da Papa Francesco, che gli Stati adottino strumenti giuridici, come ad esempio un Protocollo/Trattato internazionale che  definisca le modalità formali e sostanziali con cui gli Stati possono garantire il diritto umano all’acqua. La mancata concretizzazione del diritto umano all’acqua deriva anche dall’assenza di potere di sanzioni delle Nazioni Unite rispetto alle violazioni e dal prevalere del principio della <strong>discrezionalità</strong> finora riconosciuto agli Stati in tema di diritti umani dallo stesso Consiglio dei diritti umani.  </p>
<p style="text-align: justify"><strong>La seconda criticità è l’opzione dominate dell’accessibilità economica ai diritti umani</strong>, che si stanno trasformando in diritti a valenza sociale, garantiti attraverso <em>bonus</em> o interventi filantropici per fasce disagiate. Per quanto attiene il diritto all’acqua, l’adozione di <em>advocacy</em> esercitata dalle multinazionali ha portato infatti  all’esclusione di ogni riferimento al dovere degli Stati a garantire il diritto umano all’acqua  dagli Obiettivi della Agenda 2030 degli SDGs e al rilancio di una visione economica dell’acqua, introdotta con la Dichiarazione di Dublino (marzo 1992) che “il diritto all’acqua consiste in un approvvigionamento sufficiente, fisicamente accessibile, ad un costo abbordabile, di acqua salubre e di qualità accettabile per gli usi personali e domestici di ciascuno”, ignorando il riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano sancito dalla risoluzione del 2010 dell’Onu.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La terza criticità è l’approccio culturale</strong>: <strong>la percezione prevalente</strong> nei cittadini, soprattutto tra i giovani, è che l’acqua sia una <strong>risorsa illimitata</strong> ed <strong>un prodotto</strong>, come tanti altri, si compra in bottiglia e al supermercato, anziché un diritto umano, cioè il diritto alla vita, che come tale deve essere garantito dallo Stato in termini di accesso ad un minimo vitale a tutti i cittadini, in primis nelle abitazioni ma anche nei luoghi pubblici.</p>
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<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn1">
<p style="text-align: justify">[1] L’obiettivo 6 è supportato da due obiettivi specifici che precisano i Target e le modalità (6.1) &#8220;assicurare entro il 2030 l&#8217;accesso equo e universale all&#8217;acqua ad un prezzo abbordabile&#8221;; &#8220;garantire l&#8217;accesso ai servizi igienici di base ponendo fine alla defecazione all&#8217;aperto, con particolare riferimento ai bisogni delle donne e delle ragazze, e dei gruppi più vulnerabili&#8221; (6.2)</p>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/goal-6-laccesso-allacqua-come-diritto-umano-universale/">Goal 6: L’accesso all’acqua come diritto umano universale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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