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	<title>#audizioni Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#audizioni Archivi - ASviS</title>
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		<title>Qualità dell’aria, ASviS: “recepimento Ue cruciale ma servono regole più ambiziose”</title>
		<link>https://asvis.it/qualita-dellaria-asvis-recepimento-ue-cruciale-ma-servono-regole-piu-ambiziose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ferrazzi in audizione al Senato: “La qualità dell’aria è una priorità sanitaria ed economica”. L’Alleanza chiede più coerenza con l’Ue, target Oms e governance rafforzata per rendere efficaci le politiche. 16/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recepimento della nuova <strong>Direttiva europea sulla qualità dell’aria</strong> rappresenta un passaggio cruciale per aggiornare le politiche ambientali italiane, ma restano criticità che rischiano di limitarne l’efficacia. È uno dei messaggi emersi nel corso dell’audizione ASviS al Senato sullo schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva (Ue) 2024/2881, lanciati il 16 settembre da <strong>Andrea Ferrazzi</strong>, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Alleanza. “<em>Il recepimento della direttiva europea costituisce un’occasione fondamentale per rafforzare la <strong>tutela della salute e dell’ambiente</strong>, in coerenza con i principi costituzionali introdotti nel 2022</em>”, ha osservato Ferrazzi, richiamando gli <a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">articoli 9 e 41 della Costituzione</a>, che di fatto rendono la qualità dell’aria un obiettivo trasversale delle politiche pubbliche.</p>
<p>Lo schema di decreto introduce nuovi strumenti di pianificazione, tra cui l’obbligo di adottare tabelle di marcia per le <strong>aree a rischio di superamento dei limiti</strong> entro il 2030, e definisce i criteri per la rete dei cosiddetti <strong>“supersiti” di monitoraggio</strong>, destinati a migliorare la qualità e l’affidabilità dei dati. Viene inoltre rafforzato il ricorso a modelli atmosferici per supportare la valutazione delle concentrazioni di inquinanti.</p>
<p>Tuttavia, l’analisi di conformità evidenzia alcuni elementi di criticità. In particolare, lo schema nazionale prevede una riduzione del numero di punti di campionamento fino al 25% in determinate condizioni, rispetto al 50% consentito dalla direttiva europea, e <strong>limita l’attuazione delle disposizioni relative al diritto al risarcimento per danni alla salute</strong>. “<em>È importante garantire una piena coerenza con il quadro europeo, soprattutto per quanto riguarda la tutela effettiva dei cittadini</em>”, ha sottolineato Ferrazzi.</p>
<p>Un elemento valutato positivamente riguarda invece l’introduzione di una <strong>disciplina specifica per la qualità dell’aria negli ambienti chiusi</strong>, come scuole, uffici e strutture sanitarie, ambito non coperto direttamente dalla normativa europea. Nel corso dell’audizione, l’ASviS ha richiamato anche il divario tra i limiti europei al 2030 e le <strong>linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità</strong>. Per il PM2,5, la direttiva fissa un limite annuale di 10 microgrammi per metro cubo, mentre l’Oms raccomanda una <strong>soglia di 5 microgrammi</strong>. “L<em>e amministrazioni dovrebbero assumere progressivamente i parametri Oms come riferimento di lungo periodo, in coerenza con l’obiettivo di inquinamento zero al 2050</em>”, ha evidenziato Ferrazzi.</p>
<p>Secondo le stime riportate nel corso dell’audizione, a livello globale l’esposizione agli inquinanti atmosferici causa circa <strong>6,6 milioni di decessi prematuri l’anno</strong>, mentre <strong>in Italia si registrano oltre 40mila morti premature attribuibili al solo PM2,5</strong>. Nel 2025, città come Palermo, Milano e Napoli hanno superato per decine di giorni i limiti di qualità dell’aria.</p>
<p>Un’analisi Ocse basata su oltre 2,5 milioni di imprese europee mostra che un aumento di 1 microgrammo per metro cubo di PM2,5 è associato a una <strong>riduzione dello 0,55% della produttività del lavoro</strong>. “<em>La qualità dell’aria non è solo una questione ambientale, ma una variabile che incide direttamente sulla competitività del sistema economico</em>”, ha osservato Ferrazzi.</p>
<p>Nel complesso, l’inquinamento atmosferico comporta costi stimati in circa <strong>600 miliardi di euro l’anno per i Paesi dell’Unione europea</strong>, pari al 4% del Pil. Una cifra che include anche la perdita di ore lavorative legata alle malattie correlate all’inquinamento.</p>
<p>Alla luce di questo quadro, l’ASviS indica alcune priorità per rafforzare l’efficacia del recepimento. Tra queste, il <strong>potenziamento dei meccanismi di monitoraggio e della governance</strong>, l’integrazione della valutazione di impatto sanitario nella pianificazione e una maggiore attenzione alle condizionalità finanziarie, per evitare che i territori più in difficoltà vengano penalizzati.</p>
<p>Un focus specifico riguarda anche il settore agricolo e zootecnico, <strong>responsabile di una quota rilevante delle emissioni di ammoniaca</strong>, precursore del particolato secondario (particelle che non sono state immesse direttamente in aria ma che si sono formate a seguito di processi chimici). “<em>È necessario accompagnare le imprese verso <strong>modelli produttivi a minore impatto emissivo</strong>, utilizzando in modo più efficace gli strumenti della Politica agricola comune e delle politiche di coesione</em>”, ha concluso Ferrazzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Audizione ASviS: “Dal deposito cauzionale benefici economici e ambientali significativi”</title>
		<link>https://asvis.it/audizione-asvis-dal-deposito-cauzionale-benefici-economici-e-ambientali-significativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il deposito cauzionale sugli imballaggi può combattere il fenomeno dei rifiuti abbandonati, nonché ridurre i costi per i Comuni e le emissioni gas serra, rafforzando economia circolare e gli Obiettivi dell’Agenda 2030. 10/09/27</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>ASviS </strong>“<em>esprime un giudizio ampiamente favorevole all&#8217;adozione del sistema di <strong>deposito cauzionale</strong> (Drs) in Italia, inserito nel quadro del Regolamento (Ue) 2025/40, auspicando un&#8217;attuazione tempestiva per guidare la filiera verso la scadenza del 2029</em>”.</p>
<p>Si tratta di uno dei messaggi lanciati da <strong>Andrea Ferrazzi</strong>, responsabile delle Relazioni Istituzionali, in occasione dell’audizione alla Camera dei deputati sui “sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale e restituzione per specifiche tipologie di imballaggi”, tenutasi il 9 settembre presso la Commissione “Ambiente, territorio e lavori pubblici”.</p>
<p>Ferrazzi ha sottolineato come il sistema di deposito cauzionale possa produrre “<em>un impatto significativo sia sul piano economico sia su quello ambientale</em>”, a partire dalla riduzione delle dispersioni nell’ambiente di circa <strong>8 miliardi di contenitori ogni anno</strong>. Un effetto che si tradurrebbe anche in una diminuzione degli oneri legati alla Plastic Tax europea, stimati in oltre <strong>108 milioni di euro annui</strong>, e in una riduzione dei costi sostenuti dai Comuni per la pulizia urbana, fino a <strong>450 milioni di euro</strong>.</p>
<p>{##card#47#23400}</p>
<p>Sul piano climatico, il Drs viene indicato come uno strumento coerente con gli <strong>O</strong><strong>biettivi dell’Agenda 2030</strong>. Secondo quanto evidenziato nel corso dell’audizione, il sistema potrebbe contribuire a una riduzione fino a <strong>600mila tonnellate di CO2 all’anno</strong>, oltre a rafforzare il perseguimento del Goal 12 sul consumo e la produzione responsabili. “<em>Un intervento che si colloca pienamente anche nel quadro della <strong>Costituzione</strong>, ponendosi in armonia con le previsioni degli <strong><a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">articoli 9 e 41</a> </strong>in materia di tutela dell&#8217;ambiente e sostenibilità dell&#8217;iniziativa economica, oltre che a presidio della salute pubblica</em>”, ha osservato Ferrazzi.</p>
<p>Un altro punto centrale riguarda l’integrazione con i sistemi esistenti. Il deposito cauzionale non viene concepito come alternativa alla raccolta differenziata gestita dal Conai, ma come strumento complementare, capace di rafforzare il <strong>modello del vuoto a rendere</strong>. In questo contesto, Ferrazzi ha richiamato anche il consenso sociale crescente attorno alla misura: circa l’<strong>83% dei cittadini</strong> e delle cittadine si dichiara favorevole all’introduzione del sistema.</p>
<p>Sul piano della <strong>governance</strong>, l’indicazione è quella di un modello centralizzato e senza scopo di lucro, con una partecipazione equilibrata tra produttori e distributori e con obblighi stringenti di trasparenza verso i ministeri competenti, in particolare Mase e Mimit. “<em>La gestione del sistema deve essere affidata a un soggetto terzo, <strong>non orientato al profitto</strong></em>”, è la linea illustrata.</p>
<p>Per quanto riguarda la rete commerciale, viene accolta positivamente la soglia dei <strong>200 metri quadrati</strong> per distinguere tra esercizi obbligati alla raccolta e quelli su base volontaria. Allo stesso tempo, si sostiene l’introduzione di una commissione di gestione (<em>handling fee</em>) per remunerare il servizio svolto dai punti vendita.</p>
<p>Un ulteriore elemento riguarda la destinazione dei depositi non riscossi, che secondo la proposta dovrebbero essere vincolati alla copertura dei costi operativi del sistema e al miglioramento delle performance ambientali. Sul perimetro applicativo, Ferrazzi ha inoltre indicato la necessità di un impianto “<em>ampio e coerente</em>”, <strong>evitando esclusioni settoriali</strong> come quella del vino e degli alcolici, e concentrando l’avvio su Pet e metalli, con una possibile estensione progressiva al vetro.</p>
<p>Infine, sul ruolo degli enti locali, è stata condivisa la destinazione dei proventi delle sanzioni ai Comuni per <strong>rafforzare la vigilanza ambientale</strong>, insieme a meccanismi di premialità per le amministrazioni virtuose. In parallelo, viene proposta l’introduzione di un <strong>diritto di primo rifiuto</strong> (<em>right of first refusal</em>) per garantire agli imbottigliatori l’accesso privilegiato alla materia prima seconda raccolta, con l’obiettivo di prevenire fenomeni di <em>downcycling</em> e rafforzare la qualità del riciclo.</p>
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		<title>Parità salariale: l’ASviS chiede un recepimento pieno della direttiva europea</title>
		<link>https://asvis.it/parita-salariale-lasvis-chiede-un-recepimento-pieno-della-direttiva-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In audizione alla Camera dei Deputati, l’Alleanza ha segnalato che lo schema di decreto recepisce solo in parte la direttiva Ue sulla trasparenza salariale. L’ASviS chiede correzioni per evitare nuove disuguaglianze. 12/03/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel percorso di recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, l’Italia affronta un passaggio cruciale per rafforzare l’effettiva <strong>parità salariale tra uomini e donne</strong>. È quanto ha sottolineato l’ASviS nel corso dell’audizione dell’11 marzo presso la Camera dei deputati, dedicata all’esame dello schema di decreto legislativo che dovrà attuare la Direttiva (UE) 2023/970.</p>
<p>Nel suo intervento, <strong>Andrea Ferrazzi</strong>, della Segreteria generale dell’ASviS, ha ricordato che l’avvio del processo di recepimento rappresenta un passaggio importante per rendere più effettivo il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. L’ordinamento italiano dispone già di strumenti normativi avanzati in questo ambito. Con la legge 5 novembre 2021, n. 162 il legislatore ha rafforzato il sistema introducendo l’obbligo del rapporto biennale sulla situazione del personale per le imprese con più di 50 dipendenti e la certificazione della parità di genere, oggi integrata dalla prassi UNI/PdR 125:2022.</p>
<p>Ciononostante, l’ASviS ricorda che <strong>persistono differenziali retributivi rilevanti</strong>, in particolare lungo i percorsi di carriera. Il nodo principale non riguarda tanto l’assenza di norme quanto la loro piena applicazione. Per questo il recepimento della direttiva europea viene considerato un’occasione per rafforzare l’efficacia degli strumenti esistenti e colmare alcune lacune.</p>
<p>Il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la direttiva con la legge di delegazione europea del 21 febbraio 2024, n. 15, prevedendo anche il coinvolgimento delle parti sociali. Dopo una prima fase di confronto, il Consiglio dei ministri del 5 febbraio ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo, ora all’esame delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato.</p>
<p>Secondo l’ASviS, tuttavia, il testo predisposto dal Governo <strong>recepisce solo parzialmente la direttiva</strong> e introduce alcune limitazioni che non compaiono nel provvedimento europeo. Una scelta che potrebbe ridurre la portata delle nuove norme e, in alcuni casi, esporre l’Italia al rischio di una <strong>procedura di infrazione</strong> da parte della Commissione europea per mancato rispetto del diritto dell’Unione.</p>
<p>Tra le criticità segnalate dall’Alleanza vi è la definizione di retribuzione annua lorda contenuta nello schema di decreto, che esclude il <strong>trattamento economico individuale</strong> riconosciuto su base personale, discrezionale e temporanea. Un’esclusione rischia di eliminare dal confronto tra retribuzioni proprio la componente più opaca dei salari, come i superminimi individuali o gli assegni ad personam, spesso attribuiti con maggiore frequenza alla componente maschile.</p>
<p>Altre osservazioni riguardano i criteri per definire un lavoro di pari valore. La direttiva europea individua quattro elementi oggettivi e neutri dal punto di vista del genere: competenza, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro. Nel testo del decreto legislativo italiano uno di questi criteri, l’impegno, non compare. Per l’ASviS sarebbe opportuno chiarire le ragioni di questa esclusione.</p>
<p>Ulteriori perplessità riguardano il diritto all’informazione di lavoratori e lavoratrici e il sistema sanzionatorio. Lo schema di decreto limita la possibilità di ottenere <strong>informazioni alla retribuzione media</strong>, mentre la direttiva europea prevede anche la possibilità di conoscere la propria retribuzione individuale. Sul fronte delle <strong>sanzioni</strong>, invece, il testo rinvia a una ammenda compresa tra 250 e 1500 euro, una cifra che secondo l’ASviS rischia di risultare poco dissuasiva rispetto all’obiettivo indicato dalla normativa europea.</p>
<p>Le osservazioni dell’Alleanza si inseriscono in un contesto in cui il divario retributivo di genere resta significativo. Secondo gli ultimi dati <strong>Eurostat</strong> pubblicati nel 2025 e riferiti al 2023, nell’Unione europea le donne guadagnano in media il 12% in meno all’ora rispetto agli uomini. In Italia il quadro appare ancora più marcato. Il Rendiconto di genere 2024 dell’<strong>Inps</strong> evidenzia che le donne percepiscono in media il 20% in meno rispetto agli uomini, con differenze particolarmente elevate in alcuni settori e lungo l’intero arco della carriera lavorativa. Per l’ASviS il recepimento della direttiva rappresenta dunque un passaggio decisivo per <strong>rafforzare la trasparenza retributiva</strong> e rendere più efficaci le politiche di contrasto alle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro italiano.</p>
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		<title>Decreto bollette, l’ASviS alla Camera: “Servono coerenza e riforme per la transizione”</title>
		<link>https://asvis.it/decreto-bollette-lasvis-alla-camera-servono-coerenza-e-riforme-per-la-transizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Alleanza ha condiviso gli obiettivi di sostegno a famiglie e imprese, ma ha chiesto un allineamento stringente con decarbonizzazione, sicurezza energetica e impegni europei. Critiche su utilizzo delle risorse ETS. 03/03/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ridurre il <strong>costo dell’energia</strong> per le famiglie più vulnerabili, sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la <strong>decarbonizzazione</strong> del sistema produttivo. Sono questi, secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), gli obiettivi condivisibili del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto “<strong>decreto bollette</strong>”, attualmente in fase di conversione. Ma perché tali finalità non restino sulla carta, è necessario <strong>garantire coerenza</strong> tra le misure adottate e il quadro più ampio degli impegni europei e internazionali.</p>
<p>Il messaggio è stato ribadito da <strong>Luigi Di Marco</strong>, della Segreteria generale dell’ASviS, nel corso dell’audizione svoltasi il 3 marzo presso la Camera dei deputati. L’Alleanza ha sottolineato la necessità di allineare in modo stringente gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività con quello, altrettanto urgente, della <strong>riduzione del costo dell’energia</strong>, nel rispetto delle misure legislative europee già adottate o in via di definizione, del piano europeo per la riduzione dei costi dell’energia e degli accordi internazionali sul clima.</p>
<p>Non solo. L’ASviS ha richiamato anche il quadro costituzionale, in particolare gli <strong>articoli 9 e 41 della Costituzione</strong>, e l’articolo 4 della legge 167/2025, che introduce la <strong>verifica d’impatto intergenerazionale delle leggi</strong>. Un richiamo che rafforza l’idea di una politica energetica capace di coniugare equità sociale, sostenibilità ambientale e responsabilità verso le generazioni future.</p>
<p>L’audizione si è svolta mentre, nelle stesse ore, le notizie sul rialzo dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente riaccendevano l’attenzione sull’estrema <strong>vulnerabilità del sistema energetico</strong>. In questo contesto, l’Alleanza ha avvertito che, per come sono attualmente impostate, le misure previste dal decreto rischiano di vedere evaporare i benefici sociali attesi.</p>
<p>Secondo l’ASviS, la riduzione strutturale del costo dell’energia dovrebbe passare da una <strong>riforma organica del mercato elettrico</strong>, con un disaccoppiamento stabile del prezzo dell’elettricità da quello del gas, in coerenza con il percorso di progressiva decarbonizzazione. Centrale, inoltre, la <strong>promozione dell’autoproduzione</strong> da fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, accompagnata dall’introduzione di clausole sociali e ambientali obbligatorie per le imprese che ricevono aiuti pubblici, incluso il <strong>sistema ETS</strong>.</p>
<p>Proprio sul fronte dell’ETS emergono criticità significative. Nel periodo 2012-2023 <strong>l’Italia non ha raggiunto l’obiettivo del 50%</strong> di utilizzo delle entrate derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote di emissioni per sostenere la transizione. Considerando i soli fondi effettivamente erogati, appena il 9% del totale delle entrate generate è stato utilizzato. Al 2024 l’ammontare complessivo di tali entrate risultava pari a <strong>17,81 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>Entrando nel merito delle disposizioni, l’ASviS evidenzia elementi di contraddittorietà. Il bonus sociale aggiuntivo previsto dall’articolo 1, comma 1, potrebbe avere un’efficacia strutturale nella riduzione del costo dell’energia per le famiglie se fosse collegato a <strong>misure di incentivazione</strong> delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica, anche in coerenza con il Piano sociale per il clima. In assenza di tale collegamento, e alla luce delle modalità di copertura finanziaria previste dal comma 4, il rischio è di <strong>compromettere gli stessi obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica</strong> per cui quelle risorse erano state istituite.</p>
<p>Ulteriori criticità riguardano l’articolo 6, in particolare il comma 3, che introduce una disciplina per il <strong>rimborso ai produttori termoelettrici dei prelievi di gas naturale</strong> destinati alla produzione di energia elettrica immessa in rete. Una misura che, secondo l’Alleanza, può configurarsi come un “<strong>sussidio ambientalmente dannoso</strong>” (Sad), segnando un arretramento rispetto agli impegni assunti dall’Italia nella riduzione dei Sad, anche nell’ambito della Missione 7 del Pnrr e del RepowerEU.</p>
<p>Nel complesso, l’intervento dell’ASviS alla Camera delinea una posizione netta: affrontare l’emergenza del caro energia è indispensabile, ma senza perdere di vista la traiettoria della transizione energetica. In caso contrario, il rischio è di intervenire sull’immediato sacrificando la coerenza di lungo periodo e, con essa, la credibilità delle politiche energetiche nazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/decreto-bollette-lasvis-alla-camera-servono-coerenza-e-riforme-per-la-transizione/">Decreto bollette, l’ASviS alla Camera: “Servono coerenza e riforme per la transizione”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ddl Bilancio: bene la prudenza sui conti, ma manca una visione di sviluppo sostenibile</title>
		<link>https://asvis.it/ddl-bilancio-bene-la-prudenza-sui-conti-ma-manca-una-visione-di-sviluppo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ASviS ha presentato in audizione al Senato le sue valutazioni sul disegno di legge: “Non c’è una direzione chiara e coerente delle scelte proposte e ci sono evidenti contraddizioni con gli impegni internazionali”. 6/11/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/ddl-bilancio-bene-la-prudenza-sui-conti-ma-manca-una-visione-di-sviluppo-sostenibile/">Ddl Bilancio: bene la prudenza sui conti, ma manca una visione di sviluppo sostenibile</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<em>C’è un errore di fondo nel <strong>Piano strutturale di bilancio</strong> approvato l’anno scorso (da cui discendono le Leggi di Bilancio): come l’ASviS aveva notato e come ribadito dalla Commissione e dal Consiglio europeo, <strong>mancano non solo i contenuti del periodo post-Pnrr, ma anche la visione</strong></em>”, ha affermato <strong>Enrico Giovannini</strong>, direttore scientifico dell’ASviS, in occasione dell’<a href="https://www.youtube.com/live/sPbVV3E737E">audizione al Senato</a>, il 3 novembre, sul <strong>Disegno di legge di Bilancio (Ddl Bilancio) per l’anno 2026</strong>. “<em>Dunque, non è una sorpresa che nel Ddl non si trovino gli impegni internazionali che il nostro Paese ha preso anche recentemente, per esempio a Siviglia nella Conferenza internazionale sulla cooperazione allo sviluppo. Quindi, <strong>abbiamo un problema di coerenza complessiva</strong> tra quello che si dichiara o si approva e quello che avviene</em>”.</p>
<p><strong>Così l’ASviS ha valutato complessivamente il Ddl Bilancio</strong>, apprezzando la prudenza con cui il provvedimento è stato disegnato dal punto di vista delle risorse finanziarie, ma evidenziando diverse carenze. Nel corso dell’audizione Giovannini, tenendo anche in considerazione il provvedimento approvato la scorsa settimana che introduce la <a href="https://asvis.it/asvis-lobbligo-di-valutazione-di-impatto-generazionale-delle-nuove-leggi-traguardo-storico-"><strong>Valutazione d’impatto generazionale (VIG) delle nuove leggi</strong></a>, ha messo a confronto le proposte dell’ASviS con quelle della Legge di Bilancio. Vediamo cosa è emerso.</p>
<p><strong>Efficienza delle istituzioni e cooperazione internazionale</strong>. Come sottolineato anche durante <a href="https://asvis.it/il-3-novembre-il-primo-asvis-live-sul-rapporto-asvis-2025-a-tema-pace-e-governance-globale-"><strong>l’ultimo ASviS Live dedicato a pace e governance globale</strong></a>, l’ASviS propone di affrontare il drammatico tema del sovraffollamento carcerario, approvare la legge sul voto dei fuorisede, aumentare l’Aiuto pubblico allo sviluppo almeno allo 0,35% del Rnl e poi puntare allo 0,7% entro il 2030, nonché rispettare gli impegni per il Fondo clima e il fondo <em>loss and damages </em>assunti a livello internazionale, di cui non c’è traccia nel Ddl. Inoltre, con la Legge di Bilancio si potrebbe istituire una <strong>Commissione nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani</strong>, che solo l’Italia, tra i grandi Paesi europei, non ha istituito seguendo le raccomandazioni internazionali ed europee.</p>
<p><strong>Salute</strong>. Mancano misure strutturali che guardino al post-2026, dopo i tanti investimenti Pnrr. Quindi, l’ASviS propone di rafforzare la prevenzione e i servizi territoriali, monitorare e potenziare la rete assistenziale, adottare l’approccio “salute in tutte le politiche”. Il Ddl Bilancio prevede una piattaforma nazionale delle liste di attesa e il rafforzamento del Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, Case/Ospedali di Comunità e Centri operativi territoriali come infrastruttura di monitoraggio e prossimità, ma non parla esplicitamente di Medicina di rete assistenziale. Non emergono, inoltre, nuovi capitoli espansivi specifici per il Servizio sanitario nazionale e permane la <em>spending review</em> sui ministeri, con un impatto indiretto sulla sanità.</p>
<p><strong>Istruzione e competenze. </strong>L’ASviS ritiene che gli investimenti sui servizi per l’infanzia e il contrasto alla dispersione siano insufficienti, tant’è vero che lo stesso governo prevede una dispersione scolastica ancora molto alta nei prossimi tre anni. Occorre poi puntare sulla formazione dei/delle docenti, l’attrazione dei/delle giovani alla professione, la formazione lungo tutto il ciclo di vita (<em>Lifelong learning</em>) e le competenze digitali, specialmente in funzione dell’avvento dell’intelligenza artificiale. Ciò che prevede la Legge di Bilancio, invece, è lo stop alle supplenze brevi nella secondaria con copertura interna fino a 10 giorni e il reinvestimento dei risparmi nel Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (fino al 15%), mentre andrebbe <strong>definito un piano ad hoc in linea con l’iniziativa “Unione delle competenze” e introdotte misure specifiche sul potenziamento dei nidi e delle scuole materne (0-6 anni)</strong>.</p>
<p><strong>Politiche sociali e del lavoro</strong>. L’ASviS propone, in primo luogo, un Piano per l’occupazione femminile, il rafforzamento dei servizi di cura e l’estensione dei congedi parentali. Inoltre, andrebbero definiti “Livelli essenziali delle prestazioni” (Lep) per le mense scolastiche e la gratuità progressiva per i giovani minori in condizioni di povertà, considerato che per molti di loro il pranzo scolastico è l’unico di qualità della giornata. Il Ddl Bilancio prevede l’Assegno di Inclusione fino a 18 mesi, il rinnovo dopo 12 mesi senza interruzione, la revisione dell’Isee, ma anche il taglio al Fondo Povertà (circa 267 milioni nel 2026). Nel complesso, <strong>gli interventi proposti sono marginali e, di conseguenza, anche in questo caso il Governo prevede che nei prossimi tre anni la povertà e la disuguaglianza tra ricchi e poveri resti invariata, una resa inaccettabile. </strong></p>
<p><strong>Transizione ecologica e decarbonizzazione</strong>. Come l’ASviS sottolinea da tempo, il Piano nazionale integrato energia e clima dovrebbe essere più ambizioso e occorre approvare quanto prima una Legge sul clima, puntando sul 100% di rinnovabili nell’elettrico al 2035. Inoltre, andrebbe reso operativo quanto prima il “Piano sociale per il clima” e andrebbe definito un “Piano integrato tutela e ripristino della natura”. Il Ddl Bilancio non fa nulla di tutto ciò, prevedendo solo la revisione delle accise sui carburanti (↑ 1,5 cent/l diesel; ↓ 1,5 cent/l benzina), l’introduzione di “zone di accelerazione” per rinnovabili e iter più rapidi per la definizione di aree idonee per l’installazione di queste ultime, nonché proroghe e fondi minori su efficienza energetica/edilizia sostenibile/mobilità elettrica. Secondo l’ASviS, <strong>le misure mancano di ambizione</strong>, con conseguenti rischi per la competitività del sistema produttivo e costi dell’inazione per mancata protezione e risposta agli effetti dei cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>Industria, innovazione ed economia circolare</strong>. Occorre sostenere le Piccole e medie imprese: a tal fine i Sussidi dannosi per l’ambiente andrebbero trasformati in Sussidi favorevoli, anche per sviluppare, nella logica dell’economia circolare, sistemi di riuso, deposito e restituzione degli imballaggi e degli altri rifiuti. Preoccupa che con il Ddl Bilancio si torna indietro da un approccio Industria 5.0 a uno 4.0 (senza, quindi, finalizzare i benefici fiscali a investimenti nella transizione ecologica delle imprese) ed è previsto il taglio di alcune linee volte a potenziare la politica industriale.</p>
<p><strong>Mobilità e infrastrutture. </strong>L’ASviS propone di adottare l’approccio <em>Avoid–Shift–Improve</em> per la mobilità sostenibile e misure su reti energetiche, idriche e digitali, oltre che sulla sicurezza stradale e il Trasporto pubblico locale urbano. Invece, il Ddl Bilancio prevede il taglio al Fondo per gli investimenti in mobilità sostenibile (circa 12 milioni), definanziamenti per il Trasporto pubblico locale e la riduzione del Fondo trasporto rapido di massa (metro, tram, ecc.) per circa 330 milioni nel triennio. <strong>L’ASviS ritiene che i tagli alla mobilità siano incoerenti con gli obiettivi del Pniec e che ci sia una chiara mancanza di visione</strong> per l’infrastrutturazione del Paese, in linea con le transizioni ecologica e digitale.</p>
<p>La sostanziale irrilevanza della Legge di Bilancio proposta dal Governo emerge dalla lettura dell’Allegato sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicato dal Governo a settembre, che contiene la <strong>valutazione del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) sull’impatto che la Legge di Bilancio avrà sugli indicatori Bes</strong>. Secondo il Governo, nel prossimo triennio si avrà un aumento del Reddito disponibile delle famiglie, ma nessun cambiamento <strong>in termini di riduzione della povertà, delle disuguaglianze, dell’abbandono scolastico e delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti</strong>, mentre aumenteranno i tempi di giustizia civile, dopo la riduzione ottenuta grazie al Pnrr.</p>
<p>“<em>Abbiamo bisogno di ripensare la sequenza complessiva del modo con cui le politiche vengono disegnate</em>”, ha affermato Giovannini in audizione. Per una Legge di Bilancio efficace e coerente sarebbe importante, in primo luogo, <strong>avviare un processo di analisi e revisione del corpus normativo vigente alla luce degli </strong><a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato"><strong>articoli 9 e 41 della Costituzione riformati nel 2022</strong></a>, visto che una serie di provvedimenti e sussidi sono antecedenti alla riforma costituzionale e appaiono in contrasto con il testo riformato (ad esempio, i Sussidi dannosi per l’ambiente). Inoltre, andrebbe messo in pratica l’inattuato <strong>Programma d’azione nazionale per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile</strong> (Pan Pcsd), parte integrante della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile approvata nel 2023, con cui si eviterebbe di fare gli errori sopra rilevati nelle politiche settoriali.</p>
<p>Infine, per dare coerenza e prospettiva alle politiche pubbliche,<strong> l’ASviS propone una <em>timeline</em> chiara di interventi, </strong><a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2025/"><strong>già descritta nel Rapporto ASviS</strong></a>. Primo, <strong>va rivista la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile entro i primi mesi del 2026</strong>, offrendo una visione a medio-lungo termine, rendendo evidenti i rischi e i costi dell’inazione che già ora pagano le persone, le imprese e i territori per la crisi climatica, e incorporando gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale. Secondo, va definito il<strong> Piano d’accelerazione trasformativa (Pat) per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, </strong>a cura della Presidenza del Consiglio,<strong> entro metà 2026</strong>, così da poter influenzare la Legge di Bilancio per il 2027. Infine, va definito <strong>un nuovo Piano strutturale di bilancio sulla base del Pat nel 2027</strong>, dopo le elezioni politiche nazionali, come previsto dalle regole europee del Patto di stabilità e crescita.</p>
<p><strong>La prudenza nei conti non può sostituire una strategia per il futuro</strong>. Senza una chiara visione trasformativa e politiche coerenti con l’Agenda 2030, l’Italia rischia di restare ferma di fronte alle grandi transizioni in atto. Serve dunque il coraggio di ripensare la Legge di Bilancio come strumento di sviluppo sostenibile e non solo di gestione del presente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2025/05/07/il-senato-conferma-fiducia-dl-pubblica-amministrazione-e-legge_c343cbe3-d70e-4ba5-88ea-9e2377c49aab.html" target="_blank" rel="noopener">ANSA</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/ddl-bilancio-bene-la-prudenza-sui-conti-ma-manca-una-visione-di-sviluppo-sostenibile/">Ddl Bilancio: bene la prudenza sui conti, ma manca una visione di sviluppo sostenibile</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>L’ASviS in audizione alla Camera: “Grandi vantaggi dal Patto per l’industria pulita”</title>
		<link>https://asvis.it/lasvis-in-audizione-alla-camera-grandi-vantaggi-dal-patto-per-lindustria-pulita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gestione efficace del Clean industrial deal riduce la dipendenza e energetica e abbatte i gas serra. La decarbonizzazione può essere attuata nel rispetto della Costituzione e degli impegni internazionali. 2/7/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lasvis-in-audizione-alla-camera-grandi-vantaggi-dal-patto-per-lindustria-pulita/">L’ASviS in audizione alla Camera: “Grandi vantaggi dal Patto per l’industria pulita”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’<strong>ASviS </strong>“sostiene le misure del <strong>Clean industrial deal</strong> quale condizione per unificare gli obiettivi del <strong>Green deal</strong> con la competitività del sistema produttivo. Pertanto chiede al governo di preparare le condizioni favorevoli affinché il contesto nazionale possa raccoglierne tutti i molteplici benefici”. Si tratta di uno dei messaggi lanciati da <strong>Luigi Di Marco</strong>, della Segreteria generale dell’Alleanza, in occasione dell’<strong>audizione</strong> alla Camera dei deputati sul “<strong>Patto per l’industria pulita</strong>”, tenutasi il 2 luglio presso la Commissione “Attività produttive, commercio e turismo”.</p>
<p>Durante il suo intervento Di Marco ha ricordato che il Patto per l’industria pulita ha il merito di mettere insieme obiettivi di <strong>decarbonizzazione</strong> e misure legate alla <strong>riduzione dei prezzi dell’energia</strong>, senza dimenticare l’importanza dell’economia circolare e dell’occupazione di qualità.</p>
<p>Particolare importanza è stata posta alle <strong>competenze</strong> &#8211; inclusi la formazione e l’aggiornamento professionale &#8211; e alla capacità d’innovazione. “Formare, trattenere e attrarre i talenti necessari è condizione prioritaria affinché il sistema produttivo nazionale sia in grado di progettare e di saper gestire le azioni trasformative del Patto”, ha detto Di Marco. “<strong>Colmare il deficit di competenze</strong> secondo recenti stime dell’<a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-economic-outlook-interim-report-march-2025_89af4857-en.html">Ocse</a> può incrementare di circa 30% la capacità produttiva nazionale”.</p>
<p>In questo contesto è necessario che il governo riveda al rialzo gli stessi obiettivi del <strong>Piano nazionale integrato energia e clima</strong> (<strong>Pniec</strong>). L’Italia dispone infatti di condizioni geografiche favorevoli — pensiamo al sole tutto l’anno e una minore domanda energetica nei mesi invernali — che rappresentano un <strong>vantaggio competitivo</strong> rispetto alla media Ue. Questi elementi, tuttavia, restano ancora parzialmente inespressi in termini economici e di pianificazione. È quindi necessario valutare un <strong>innalzamento del livello di ambizione</strong> anche a livello europeo, integrando le nuove misure previste dal Patto per valorizzare appieno il potenziale nazionale in materia <strong>di energie rinnovabili</strong> ed efficienza energetica.</p>
<p>Nel valutare i vantaggi e i relativi livelli di ambizione da definire a livello nazionale, il governo dovrebbe tenere conto di una serie di fattori strategici. Tra questi, la necessità di <strong>ridurre la dipendenza energetica</strong>, che in Italia si attesta attorno al 74% contro una media Ue del 58%, e dalle materie prime, pari al 46,6% rispetto al 22,4% della media europea. Si tratta di dati che assumono particolare rilevanza in un contesto caratterizzato da <strong>instabilità geopolitica</strong> e incertezze sul futuro.</p>
<p>A ciò si aggiunge l’urgenza di <strong>contrastare la povertà energetica</strong>, destinata ad aggravarsi con la <a href="https://asvis.it/asvis-il-piano-sociale-per-il-clima-non-riuscira-a-proteggere-persone-e-imprese-vulnerabili-">prossima entrata in vigore dell’Emission trading system 2</a>, attraverso una decarbonizzazione più incisiva del mix energetico nazionale. Va inoltre considerata la possibilità di ridurre l’inquinamento atmosferico e le relative conseguenze sanitarie, tra cui <strong>oltre 70 mila morti premature all’anno</strong> stimate a causa della scarsa qualità dell’aria. Fondamentale sarà poi garantire il rispetto dei principi sanciti dagli <strong>articoli 9, 32 e 41 della Costituzione</strong>, nonché degli impegni assunti a livello internazionale, tra cui <strong>l’Accordo di Parigi</strong>, l’<strong>Agenda 2030</strong> e il <strong>Patto sul futuro</strong>.</p>
<p>{##card#417#23540}  </p>
<p>“Il governo dovrà assicurare che le politiche adottate contribuiscano alla <strong>riduzione delle disuguaglianze</strong>, integrandosi con le politiche di coesione e le risorse pubbliche europee e nazionali. Fondamentale sarà l’attivazione dei meccanismi di coerenza delle politiche previsti nel Programma d&#8217;azione nazionale per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, includendo il principio <strong>Do no significant harm</strong> &#8211; non arrecare un danno significativo all&#8217;ambiente &#8211; e promuovendo processi decisionali partecipati da stakeholder e società civile”, ha concluso Di Marco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lasvis-in-audizione-alla-camera-grandi-vantaggi-dal-patto-per-lindustria-pulita/">L’ASviS in audizione alla Camera: “Grandi vantaggi dal Patto per l’industria pulita”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Giovannini: “Senza legge su rigenerazione urbana impossibile rigenerare periferie”</title>
		<link>https://asvis.it/giovannini-senza-legge-su-rigenerazione-urbana-impossibile-rigenerare-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’audizione del direttore scientifico dell’ASviS in Commissione parlamentare d’inchiesta. “Da rivedere anche norme tecniche e urbanistiche. Riattivare il Cipu, serve luogo di coordinamento delle politiche”. 6/3/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovannini-senza-legge-su-rigenerazione-urbana-impossibile-rigenerare-periferie/">Giovannini: “Senza legge su rigenerazione urbana impossibile rigenerare periferie”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<em>Una cosa è la riqualificazione degli edifici, un’altra è la rigenerazione dei territori. La riqualificazione può essere fatta con investimenti infrastrutturali, mentre la rigenerazione richiede le comunità. Senza una legge sulla rigenerazione urbana scordiamoci di poter riqualificare e rigenerare le nostre periferie, con spazi pubblici e privati costruiti più di 70 anni fa con criteri obsoleti e tecniche costruttive che prevedevano una vita media degli edifici intorno ai 70 anni</em>”. Lo ha detto il direttore scientifico dell’ASviS <strong>Enrico Giovannini</strong> durante la sua <a href="https://webtv.camera.it/evento/27536" target="_blank" rel="noopener"><strong>audizione</strong></a> del 5 marzo presso la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie</strong>. “<em>Ci sono progetti specifici, come la legge in discussione al Senato, ma se anche ci fosse la legge, se non rivediamo rapidamente le norme tecniche, urbanistiche e il regolamento 380 rischiamo di non riuscire a stimolare i privati in quella direzione</em>”, ha spiegato Giovannini.</p>
<p>{##card#47#17128}  </p>
<p>Per il direttore scientifico dell’ASviS serve “<em>quella <strong>visione integrata necessaria per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile,</strong> quel coordinamento previsto dalla <a href="https://asvis.it/pubblicato-il-testo-della-strategia-nazionale-per-lo-sviluppo-sostenibile" target="_blank" rel="noopener">Strategia nazionale di sviluppo sostenibile</a> adottata dal governo a settembre 2023</em>”. Ha evidenziato quindi che, fin dal 2016, l’ASviS ha sviluppato l’<strong>Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile</strong>, riorganizzando i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 in base alle competenze dei comuni. “<em>Se si vuole evitare la giustapposizione delle situazioni economiche, sociali, ambientali, il mio suggerimento è che<strong> la Commissione adotti questo modo di leggere i territori,</strong> e presenti risultati in questa prospettiva</em>”, ha aggiunto Giovannini, ricordando che il <a href="https://asvis.it/rapporto-territori/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Territori</strong></a> pubblicato annualmente dall’Alleanza contiene proposte concrete in tal senso.</p>
<p>{##card#47#22773}  </p>
<p>In merito alle <strong>politiche urbane</strong>, il direttore scientifico dell’ASviS ha evidenziato: “<em>Esiste in Italia un ministero delle città? La risposta è: &#8216;No, ovviamente.&#8217; Quando diventai ministro, qualcuno mi disse: &#8216;Guarda che sei tu&#8217;, ma non ero io, cioè non è il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. <strong>Nell’ambito della riorganizzazione del ministero definimmo un dipartimento sulle politiche urbane,</strong> sviluppando l&#8217;agenda urbana per mobilità, infrastrutture, opere pubbliche e tutte le diverse dimensioni di competenza del ministero, in analogia a quanto fatto con ASviS. Immaginate un esercizio analogo svolto da tutti i dicasteri: <strong>il Paese disporrebbe di una lettura trasversale integrata di tutte le politiche</strong> con impatto sulle città</em>”.</p>
<p>Giovannini ha poi parlato del <strong>Comitato interministeriale per le politiche urbane (Cipu)</strong>, “<em>nato nel 2012 e andato sostanzialmente in sonno, ricostituito durante il governo Draghi con le firme delle ministre Gelmini e Carfagna, con un nuovo mandato ma che, tuttavia, non si è mai riunito.  Ora abbiamo visto, con il Pnrr e la successiva revisione, che <strong>la mancanza di un luogo di coordinamento delle politiche urbane è un problema serio, </strong>che in alcuni casi si è tentato di risolvere portando le varie amministrazioni competenti su una porzione molto piccola di territori</em>”. Sul tema della <strong>rigenerazione delle periferie,</strong> ha menzionato alcune iniziative del Pnrr tra cui il <strong>Pinqua</strong>, il <strong>Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare</strong>, che “<em>io ho trovato già impostato dalla ministra De Micheli con pochi fondi, e al quale ne abbiamo aggiunti molti sul Pnrr. La sua impostazione, rispetto ai bandi, era straordinariamente interessante e avanzata anche sulla base dell’esperienza internazionale, perché privilegiava progetti con impatti economici, ma anche sociali e ambientali</em>&#8220;.</p>
<hr />
<p style="text-align: center"><strong><a href="https://asvis.it/rapporto-2024-goal-11-citta-e-comunita-sostenibili/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI ANCHE &#8211; RAPPORTO 2024 GOAL 11 &#8220;CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI&#8221;</a></strong></p>
<hr />
<p>Infine, Giovanini ha commentato il sistema di governance attuale, “<em><strong>con competenze nazionali, regionali e comunali che non aiutano</strong>: in alcune Regioni la situazione nei comuni è molto migliore, in altre è peggiore. Gli strumenti devono avere una certa flessibilità nel tempo, perché le tecniche costruttive evolvono e i piani urbanistici possono essere modificati in corsa</em>”. Ha citato l’esempio del Piano strutturale di bilancio (Psb), dove non sono stanziati fondi per la direttiva “Case green” e il Regolamento sulla rigenerazione della natura. “<em>Invito la Commissione ad analizzare a fondo quel testo, perché la strada della rigenerazione e della riqualificazione, soprattutto nelle aree periferiche a stretto contatto con la natura, non solo è <strong>l&#8217;unica possibile, ma va sostenuta</strong></em>”, ha concluso.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=seEkADRI7kI" target="_blank" rel="noopener"><strong>Guarda il video</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovannini-senza-legge-su-rigenerazione-urbana-impossibile-rigenerare-periferie/">Giovannini: “Senza legge su rigenerazione urbana impossibile rigenerare periferie”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>L’ASviS in audizione su Ddl ricostruzione post-calamità: “Va allineato alle norme Ue”</title>
		<link>https://asvis.it/lasvis-in-audizione-su-ddl-ricostruzione-post-calamita-va-allineato-alle-norme-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se non si fissano limiti prestazionali in linea con i criteri europei, si dovrà reintervenire con una duplicazione dei costi, ha detto Giovannini in Senato. Il principio del “ricostruire meglio” va rafforzato già nelle attività in corso. 29/1/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lasvis-in-audizione-su-ddl-ricostruzione-post-calamita-va-allineato-alle-norme-ue/">L’ASviS in audizione su Ddl ricostruzione post-calamità: “Va allineato alle norme Ue”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“Negli anni scorsi, vista la fragilità del nostro territorio anche a causa della crisi climatica, abbiamo ricordato la necessità di superare la logica emergenziale per andare verso una legge quadro, che quindi è benvenuta”. </em></p>
<p>Così <strong>Enrico Giovannini,</strong> direttore scientifico dell’<strong>ASviS</strong>, ha introdotto il proprio intervento nell&#8217;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=sPbVV3E737E" target="_blank" rel="noopener"><strong>audizione</strong></a> del 28 gennaio, presso l’ottava Commissione (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) del <strong>Senato</strong>, sul disegno di legge in materia di <strong>ricostruzione post-calamità</strong> (ddl n. <a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/58668.htm" target="_blank" rel="noopener">1294</a>).</p>
<p>Giovannini ha illustrato le proprie osservazioni sulle diverse questioni relative al disegno di legge, partendo dal tema della <strong>ricostruzione dell’armatura urbana e territoriale</strong>: “<em>Appare indispensabile <strong>estendere gli interventi previsti all’art. 8 lett. c) per le urbanizzazioni primarie all’intera area interessata da danneggiamenti, e non limitare gli interventi solo ai perimetri degli strumenti urbanistici attuativi, in modo da avere un approccio integrato, e non specifico</strong></em>”.</p>
<p>Un’altra osservazione ha riguardato la<strong> valutazione speditiva del danneggiamento</strong>, correntemente svolta con l’impiego della<strong> scheda AeDES</strong> (secondo il dpcm 8 luglio 2014). Il direttore scientifico ha segnalato che la scheda è stata pensata e via via corretta e integrata per rilevare il danneggiamento degli edifici, ma <strong>è di fatto inutilizzabile per la rilevazione del danneggiamento delle infrastrutture primarie e dei sottoservizi</strong>, che meriterebbero la definizione di una apposita scheda di rilevamento.</p>
<p><strong>Sul rapporto tra ricostruzione e valutazione ambientale</strong>, Giovannini ha detto che “<em>il ddl dovrebbe meglio integrare le priorità, e in particolare la priorità n. 4, del <a href="https://www.undrr.org/publication/sendai-framework-disaster-risk-reduction-2015-2030" target="_blank" rel="noopener"><strong>Quadro di Sendai</strong></a> <strong>per la riduzione del rischio disastri</strong>, in particolare in attuazione del principio del ‘<strong>Ricostruire meglio</strong>’ (Build back better)</em>”. Il Quadro di Sendai prescrive che è necessario <strong>facilitare il collegamento tra soccorso, riabilitazione e sviluppo</strong> e che bisogna sviluppare misure quali la pianificazione dell&#8217;uso del territorio, il miglioramento degli standard strutturali e la<strong> condivisione di competenze.</strong> Bisognerebbe inoltre sviluppare, come si sta facendo, le<strong> linee guida per la preparazione alla ricostruzione.</strong></p>
<p><strong>In merito alla valutazione ambientale</strong>, Giovannini ha ricordato che l’art.8 comma 2 del ddl prevede espressamente che “<em>gli strumenti urbanistici attuativi sono esclusi dalla valutazione ambientale strategica (Vas) e dalla verifica di assoggettabilità alla Vas</em>”. </p>
<p>“<strong><em>Noi consideriamo che questo sia un grave errore</em></strong>”, ha affermato il direttore scientifico, <strong>“</strong><em><strong>perché è in netta contrapposizione con il principio del ‘Ricostruire meglio’.</strong> Per questo <strong>andrebbe predisposta, invece, una Valutazione Ambientale rafforzata, </strong>non l’assenza di valutazione ambientale strategica, che <strong>integri il principio europeo del Do not significant harm,</strong> con un approfondimento delle condizioni locali esogene ed endogene determinanti il disastro occorso</em>”.</p>
<p>Il menzionato soddisfacimento delle esigenze di sicurezza sismica, contenimento energetico e qualificazione dell’assetto urbanistico relativo alle aree minime d’intervento indicato all’art.8 comma 8 dovrebbe in particolare <strong>definire dei livelli prestazionali non inferiori a quanto stabilito dalle norme europee,</strong> e di riflesso nazionali, quali la nuova direttiva Epbd (in Italia nota come “Case Green”). “<em>Se non fissiamo questi limiti potremmo avere edifici costruiti a spese dello Stato che non rispettano i criteri della normativa europea, sarebbe un modo sbagliato di procedere e <strong>questo obbligherebbe le amministrazioni pubbliche o i privati a reintervenire con una duplicazione dei costi</strong></em>”, ha precisato Giovannini.</p>
<p>Sarebbe dunque auspicabile che, in caso di ricostruzione e ristrutturazione edilizia significativa (ad esempio per interventi che riguardano oltre il 25% dell’involucro edilizio), venissero rispettati il livello prestazionale e le prescrizioni della Direttiva Epbd. Queste indicazioni dovrebbero integrare in modo organico la disciplina prevista nella Sezione II del Ddl. Le infrastrutture e gli edifici pubblici dovrebbero essere ricostruiti, come dice la sezione III, rispettando i criteri più avanzati, per essere “a prova di clima e di disastro”. “<em>Ecco perché dobbiamo pensare in modo integrato a queste operazioni, come operazioni che riducono i rischi di danni successivi</em>”, ha sottolineato Giovannini.</p>
<p><strong>Riguardo alla partecipazione della popolazione, il direttore scientifico ha raccomandato di garantire una partecipazione il più possibile inclusiva,</strong> in linea con le <a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-guidelines-for-citizen-participation-processes_f765caf6-en.html" target="_blank" rel="noopener">linee guida dell’Ocse</a> del 2022 e le raccomandazioni del Consiglio d’Europa <a href="https://rm.coe.int/16807954c3" target="_blank" rel="noopener">CM/Rec(2018)4</a>, che indicano la necessità di coinvolgere la popolazione, le comunità e gli individui, non solo per spiegare gli interventi, ma anche per cogliere quella conoscenza diffusa che è indispensabile per fare gli interventi nel modo migliore. </p>
<p><strong>Relativamente all’efficacia delle disposizioni per le ricostruzioni in corso,</strong> in base al testo del Ddl all’art. 27 “[…] <em>le disposizioni della presente legge non si applicano alle speciali gestioni commissariali per la ricostruzione post-calamità già istituite alla data di entrata in vigore della legge medesima</em>”. </p>
<p>Secondo l’ASviS, sarebbe opportuno che il disposto normativo prevedesse l’adozione rapida da parte del ministero delle<strong> linee guida con raccomandazioni ai Commissari straordinari in carica</strong>, al fine di rafforzare il principio del “ricostruire meglio” introducendolo anche nelle attività già in corso, ove possibile.</p>
<p>“<em>Concludo</em>”, ha detto infine Giovannini, “c<em>on un invito a seguire queste indicazioni perché <strong>il testo è così importante che non possiamo rischiare di non allinearlo alle migliori pratiche, alle nuove direttive e ai regolamenti europei</strong>, e soprattutto, visti i gravi casi degli ultimi anni, che le tante iniziative dei commissari straordinari non tengano conto di quello che già esiste. Quindi la proposta di linee guida potrebbe aiutare a rispettare il criterio indicato nel ddl di non impatto automatico sull’attività dei Commissari che stanno lavorando, ma consentirebbe ai Commissari di anticipare una serie di nuove linee guida e indirizzi che verranno adottati una volta che il ddl diventerà efficace</em>”. </p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lasvis-in-audizione-su-ddl-ricostruzione-post-calamita-va-allineato-alle-norme-ue/">L’ASviS in audizione su Ddl ricostruzione post-calamità: “Va allineato alle norme Ue”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Pnrr: l’ASviS in audizione alla Camera invita a un approccio strutturale e duraturo</title>
		<link>https://asvis.it/pnrr-lasvis-in-audizione-alla-camera-invita-a-un-approccio-strutturale-e-duraturo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovannini ha evidenziato criticità legate a siccità, riqualificazione urbana ed energie rinnovabili, chiedendo risorse adeguate e un superamento della frammentazione decisionale. 21/1/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/pnrr-lasvis-in-audizione-alla-camera-invita-a-un-approccio-strutturale-e-duraturo/">Pnrr: l’ASviS in audizione alla Camera invita a un approccio strutturale e duraturo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“La nostra sensazione è che gli interventi emergenziali o di velocizzazione del <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)</strong> dovrebbero essere l’occasione per affrontare in modo più strutturale i temi legati allo <strong>sviluppo sostenibile</strong>, magari con approfondimenti duraturi da parte del Parlamento, per evitare che le situazioni diventino emergenziali”.</em></p>
<p>Si tratta di uno dei messaggi lanciati da <strong>Enrico Giovannini</strong>, direttore scientifico dell’ASviS, in occasione dell’<a href="https://youtu.be/F71SDEDDV6A" target="_blank" rel="noopener"><strong>audizione alla Camera dei deputati,</strong></a> presso le <strong>Commissioni riunite bilancio e ambiente,</strong> il 20 gennaio, in merito al Disegno di legge (Ddl) di conversione del <strong>decreto 31 dicembre 2024</strong> (numero 208) recante misure organizzative urgenti per fronteggiare <strong>situazioni di particolare emergenza,</strong> nonché per l’<strong>attuazione del Pnrr</strong>. </p>
<p>Durante il suo intervento Giovannini ha ricordato che <strong>l’Italia non è ancora su un sentiero di sviluppo sostenibile</strong>, come descritto all’interno del <a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2024/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto ASviS 2024</strong></a>. Per esempio, nonostante gli impegni presi a livello internazionale, anche con la firma del <a href="https://asvis.it/nuovi-impegni-globali-per-un-futuro-condiviso-la-versione-italiana-dei-documenti-onu" target="_blank" rel="noopener"><strong>Patto sul Futuro</strong></a>, le scelte del Paese risultano insufficienti per raggiungere l’<a href="https://asvis.it/l-agenda-2030-dell-onu-per-lo-sviluppo-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agenda 2030</strong></a>. Dei 37 obiettivi quantitativi valutati nello studio e legati a impegni europei e nazionali, solo otto appaiono raggiungibili entro la scadenza del 2030, per 22 non sarà invece possibile raggiungerli, per gli altri sette il risultato è incerto. “<em>È urgente e necessario un <strong>profondo cambiamento di approccio, </strong>mettendo lo sviluppo sostenibile al centro di tutte le politiche – ha continuato Giovannini, facendo poi qualche esempio -. Se parliamo di <strong>siccità,</strong> è evidente che la situazione sia destinata a peggiorare. Certo, i dissalatori in Sicilia possono essere una soluzione, anche se costosa, ma per risolvere le criticità occorre mettere in campo <strong>soluzioni strutturali. </strong>Sarebbe poi importante che la Commissione provasse a utilizzare i casi emblematici per valutare quanto i piani di riqualificazione urbana, lotta al dissesto idrogeologico e alla siccità, siano effettivamente <strong>coerenti con le necessità</strong></em>”. </p>
<p>Per quanto riguarda il capitolo dei <strong>finanziamenti degli interventi</strong>, Giovannini ha infine ribadito che “<em>nel piano strutturale di bilancio mancano le risorse, in particolare quelle <strong>post 2026</strong>, che servono per portare a termine gli interventi interessati dai nuovi regolamenti dell’Unione europea e dagli impegni presi dall’Italia in sede internazionale. Sulla legge sulla <strong>riqualificazione urbana</strong>, per esempio, non c’è ancora un finanziamento per attuare la <strong>direttiva sulle case green,</strong> una precondizione per raggiungere una piena riqualificazione urbana. Importante sarà poi la <strong>semplificazione prevista per le energie rinnovabili</strong>, su cui però non possiamo non segnalare che il <strong>Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec)</strong> non dà risposte soddisfacenti, anche per realizzare gli impegni europei. Inoltre, qui le <strong>procedure continuano a essere lente e farraginose</strong>. Anche su questo c’è bisogno di un intervento strutturale che superi la frammentazione delle decisioni a livello regionale</em>”. </p>
<p><strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/News/Audizione_2025-1-20.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica la presentazione</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-punto-di-riferimento-porto-italia-17311123/" target="_blank" rel="noopener">Pexels</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/pnrr-lasvis-in-audizione-alla-camera-invita-a-un-approccio-strutturale-e-duraturo/">Pnrr: l’ASviS in audizione alla Camera invita a un approccio strutturale e duraturo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>ASviS: “Il Ddl bilancio 2025 presenta un quadro di politiche frammentarie”</title>
		<link>https://asvis.it/asvis-il-ddl-bilancio-2025-presenta-un-quadro-di-politiche-frammentarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Disegno di legge non c’è una strategia industriale su disuguaglianze e povertà assoluta. E la mancanza di coerenza nelle politiche è in contrasto con gli impegni presi dal Governo. Le parole di Giovannini in audizione alla Camera. 4/11/24</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-il-ddl-bilancio-2025-presenta-un-quadro-di-politiche-frammentarie/">ASviS: “Il Ddl bilancio 2025 presenta un quadro di politiche frammentarie”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<em>Come indicato dal governo, gli investimenti per la <strong>transizione ecologica e digitale</strong> non possono essere rinviati a ‘condizioni di bilancio più favorevoli’, poiché il </em><strong><a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-accelerare-e-investire-subito-sulla-transizione-ecologica-conviene"><em>Rapporto ASviS di primavera 2024</em></a></strong><em> ha dimostrato che procrastinare queste azioni ne <strong>aumenterà i costi futuri</strong>, gravando sulle finanze pubbliche. L’ASviS propone di attivare il <strong>Programma nazionale per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile</strong> e di creare un Fondo, sia per la sua attuazione, sia per la predisposizione del <strong>Piano di accelerazione</strong> sotto la guida della Presidenza del Consiglio</em>”.</p>
<p>Si tratta di uno dei <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Presentazioni/Audizione_Legge_di_bilancio_2025_ASviS.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>messaggi lanciati da Enrico Giovannini</strong></a>, <strong>direttore scientifico dell’ASviS</strong>, in occasione dell’<strong>audizione alla Camera dei deputati</strong>, presso la <strong>Commissione V Bilancio</strong>, <strong>tesoro e programmazione</strong>, il 4 novembre, in merito al <strong>Disegno di legge (Ddl) di bilancio</strong> per l’anno 2025.</p>
<p>Come rilevato dal <a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2024/"><strong>Rapporto ASviS</strong></a> pubblicato il 17 ottobre, il Piano strutturale di bilancio di medio termine <strong>non esprime quella visione in grado di cambiare in profondità il Paese</strong>. Per l’ASviS nel Ddl si riscontrano l’assenza di una direzione univoca e la <strong>mancanza di coerenza nelle politiche</strong>, <strong>in contrasto con gli impegni presi dal Governo nelle sedi internazionali</strong> (Onu, G7, G20) per accelerare i progressi verso l’Agenda 2030, oltre che con quanto indicato nella <strong><a href="https://asvis.it/asvis-finalmente-approvata-la-strategia-nazionale-per-lo-sviluppo-sostenibile">Strategia nazionale di sviluppo sostenibile</a></strong> (<em>SNSvS</em>), adottata nel 2023.</p>
<p>Il ddl presenta infatti un quadro di <strong>politiche frammentarie</strong> che limita l’utilizzo dei fondi nazionali ed europei, è <strong>carente nell’attrarre la finanza privata</strong> nei settori chiave per il futuro dell’economia italiana, e <strong>non prevede misure per la resilienza dei territori e del sistema economico-sociale</strong>, messi a dura prova dalla <strong>crisi climatica</strong> e da potenziali <strong>shock energetici e geopolitici</strong>.</p>
<p>“<em>Il ddl è inoltre <strong>sprovvisto di una valutazione d’impatto sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile</strong> (<strong>Bes</strong>), sugli effetti su transizioni ecologica e digitale e sulla <strong>giustizia intergenerazionale</strong>, in linea con la <strong><a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">modifica dell’art. 9 della Costituzione</a></strong> e con il </em><a href="https://asvis.it/focus-il-patto-sul-futuro-intende-portare-il-multilateralismo-fuori-dallorlo-del-baratro"><strong><em>Patto sul futuro</em></strong></a><em> firmato dall’Italia in sede Onu nel settembre 2024 – </em>ha proseguito Giovannini<em> &#8211; <strong>Manca poi una chiara strategia industriale nazionale che affronti le disuguaglianze</strong>, comprese quelle territoriali. Le diverse misure incentivanti ai settori produttivi del Paese dovrebbero prevedere condizionalità specifiche al fine d’indirizzare al meglio il sistema produttivo nazionale, per raggiungere gli obiettivi delle <strong>transizioni verde e digitale </strong>che ci siamo prefissati</em>”.</p>
<p>Sebbene il Ddl presenti misure per una maggiore equità sociale, <strong>non affronta in modo strutturale l’aumento della povertà assoluta</strong>, in particolare tra le famiglie giovani con figli, né il divario sociale e territoriale. Non si rileva infatti una coerenza con altri interventi pubblici, come il Pnrr, i Fondi strutturali e il Fondo sviluppo e coesione, <strong>né sono previste modifiche all’</strong><strong>Assegno di inclusione</strong> o al Supporto per la formazione e il lavoro, come suggerito dall’ASviS e da autorevoli istituzioni nazionali e internazionali.</p>
<p><strong>Preoccupa l’avvio della legge sull’autonomia differenziata</strong>. Qui <strong>mancano infatti le risorse per finanziare i Livelli essenziali di prestazione</strong> (Lep) nei diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’occupazione, le <strong>politiche del lavoro</strong> devono oggi affrontare trasformazioni economiche, tecnologiche e demografiche profonde. Si avverte dunque la necessità di <strong>promuovere misure che facilitino formazione e riqualificazione professionale</strong>, rendendo sempre più urgente il coordinamento con il <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (<strong>Pnrr</strong>) e con le <strong>Politiche di coesione</strong> dell’Unione europea. Tali misure si rivelano cruciali per <strong>colmare il divario occupazionale di genere e contrastare il fenomeno crescente dei</strong> <strong>Neet</strong> (giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione).</p>
<p>Il sistema fiscale italiano è segnato da una progressiva erosione della base imponibile Irpef, situazione che richiede un approccio incisivo per <strong>combattere l’evasione fiscale</strong> e <strong>promuovere una tassazione più equa</strong>, soprattutto verso le multinazionali digitali. <strong>Spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro verso altre basi imponibili </strong>permetterebbe di riequilibrare il peso tra imposte dirette e indirette. Una <strong>riforma fiscale orientata alla giustizia distributiva</strong> non può tuttavia prescindere dal <strong>rigetto di misure come i condoni</strong>, che erodono la fiducia del contribuente e incentivano pratiche fiscali opportunistiche.</p>
<p>Infine, il Ddl attuale non include un piano pluriennale per il <strong>miglioramento energetico degli edifici e la rigenerazione urbana</strong>, settori chiave per l’economia italiana. Allo stesso modo, la carenza di fondi per il <strong><a href="https://asvis.it/stop-immediato-al-consumo-di-suolo-grazie-alla-nature-restoration-law">regolamento europeo sul ripristino della natura</a></strong> e per il <a href="https://asvis.it/il-pnacc-da-solo-non-basta-servono-risorse-e-politiche-coerenti-con-ladattamento"><strong>Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici</strong></a> (<strong>Pnacc</strong>) rappresenta un’<strong>occasione mancata per la sostenibilità ambientale</strong>. Un approccio inadeguato, così come quello relativo ai <strong>tagli sull’automotive per via dell’aumento delle spese per la difesa</strong>, e ai fondi destinati all’<strong>Aiuto pubblico allo sviluppo</strong> (<strong>Aps</strong>): di questo passo non raggiungeremo l’obiettivo di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo entro il 2030.</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Presentazioni/Audizione_Legge_di_bilancio_2025_ASviS.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica la presentazione</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-il-ddl-bilancio-2025-presenta-un-quadro-di-politiche-frammentarie/">ASviS: “Il Ddl bilancio 2025 presenta un quadro di politiche frammentarie”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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