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	<title>#BuonePraticheAziende Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#BuonePraticheAziende Archivi - ASviS</title>
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	<item>
		<title>Greenwashing: le parole non basteranno più per garantire la sostenibilità</title>
		<link>https://asvis.it/greenwashing-le-parole-non-basteranno-piu-per-garantire-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 14:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 27 settembre i claim ambientali dovranno essere verificabili. L’indice Associazione Consumatori Utenti sul rischio greenwashing mostra che nessuno dei principali settori economici italiani è ancora pronto alle regole UE. 07/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/greenwashing-le-parole-non-basteranno-piu-per-garantire-la-sostenibilita/">Greenwashing: le parole non basteranno più per garantire la sostenibilità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni la <strong>sostenibilità</strong> è stata raccontata soprattutto attraverso un colore verde sulla confezione, una foglia nel logo, uno slogan sulla tutela dell&#8217;ambiente e con le parole. “Green”, “a basso impatto”, “amico dell&#8217;ambiente”, “carbon neutral”: espressioni sempre più presenti nella pubblicità, sulle confezioni e nei bilanci aziendali hanno contribuito a orientare le scelte dei consumatori, spesso senza che fosse semplice verificarne il reale significato. Oggi quel linguaggio non basta più. La <strong>transizione ecologica</strong> entra in una nuova fase, nella quale le <strong>dichiarazioni ambientali </strong>non dovranno soltanto convincere, ma essere dimostrabili. È questo il cambiamento che accompagna l&#8217;entrata in vigore delle <strong>nuove norme europee contro il</strong> <strong>greenwashing</strong>, destinate a modificare il rapporto di fiducia tra imprese e cittadini. A fotografare quanto il sistema produttivo italiano sia pronto a questo passaggio è il primo rapporto <a href="https://payhip.com/b/0xet2">&#8220;Greenwashing in Italia 2023-2026&#8221;</a>, realizzato dall&#8217;<strong>Associazione Consumatori Utenti </strong>(<strong>Acu</strong>) insieme a <strong>Giusto&amp;Sostenibile</strong>. Più che una classifica delle aziende, il lavoro propone una bussola per capire dove si collocano oggi i principali settori economici rispetto alle nuove regole.</p>
<h3><strong>Non è più una questione di immagine</strong></h3>
<p>Il cuore dello studio non riguarda la reputazione delle imprese, ma la capacità della loro comunicazione di resistere a criteri sempre più rigorosi. Con l&#8217;applicazione della Direttiva europea 2024/825 e del decreto legislativo 30/2026, dal prossimo 27 settembre i <strong>claim ambientali</strong> dovranno essere sostenuti da prove verificabili, coerenti con le attività aziendali e <strong>privi di formulazioni vaghe o fuorvianti</strong>. Le violazioni potranno comportare sanzioni fino a 10 milioni di euro di sanzione.</p>
<p>Per comprendere quanto le imprese siano esposte a questo nuovo scenario, Acu ha analizzato la <strong>comunicazione ambientale</strong> di 70 marchi appartenenti a undici macro-settori economici. L&#8217;indice prende in considerazione cinque dimensioni: l&#8217;intensità dei messaggi ambientali utilizzati, la possibilità di verificarli, la presenza di espressioni generiche o assolute, la coerenza tra comunicazione e modello di business e l&#8217;<strong>impatto ambientale</strong> delle attività produttive. L&#8217;obiettivo non è stabilire chi sia “più sostenibile”, ma individuare la distanza tra ciò che oggi viene dichiarato e ciò che, nei prossimi mesi, dovrà essere dimostrato.</p>
<h3><strong>Una transizione a due velocità</strong></h3>
<p>Nessuno degli 11 comparti analizzati, sottolinea il Rapporto, raggiunge una condizione di piena conformità rispetto al nuovo quadro normativo. Se da un lato la sostenibilità è ormai entrata stabilmente nel <strong>linguaggio delle imprese</strong>, dall&#8217;altro, gli strumenti necessari per rendere verificabili quelle affermazioni non si sono diffusi con la stessa rapidità. Lo studio evidenzia inoltre forti differenze tra i comparti. I livelli di esposizione risultano più contenuti nel trasporto pubblico locale, nella telefonia, produzione di smartphone e nelle multiutility, mentre il rischio medio è maggiore nei settori dell&#8217;<strong>energia fossile</strong>, dei trasporti aerei nazionali e della moda.</p>
<p>All&#8217;interno di ciascun comparto, tuttavia, emergono differenze anche significative tra le singole aziende, a conferma che il rischio dipende soprattutto dalla qualità della comunicazione adottata. Dopo settembre, sottolineano gli autori, il Rapporto cambierà funzione: non misurerà più la vulnerabilità rispetto alle nuove norme, ma potrà evidenziare eventuali situazioni di mancata conformità.</p>
<h3><strong>La fiducia passa dalla trasparenza</strong></h3>
<p>La sfida riguarda anche i consumatori. Secondo i dati della Commissione europea richiamati nello studio, il 53% delle dichiarazioni ambientali diffuse nell&#8217;Unione <strong>è considerato vago, fuorviante o privo di fondamento</strong>, mentre il 40% non è supportato da prove verificabili. Inoltre, circa la metà dei marchi ambientali oggi presenti sul mercato dispone di <strong>sistemi di certificazione deboli</strong> o inesistenti. Le conseguenze sono evidenti: il <strong>61% dei consumatori</strong> afferma di avere difficoltà a distinguere i prodotti realmente sostenibili, mentre il 44% dichiara di non fidarsi delle informazioni ambientali fornite dalle aziende. In Italia, afferma il Report, il rischio maggiore riguarda soprattutto la diffusione di claim reputazionali e <strong>promesse ambientali </strong>proiettate nel futuro, difficili da verificare nel momento in cui vengono comunicate al pubblico.</p>
<p>È proprio su questo terreno che le nuove regole europee sono destinate a incidere maggiormente. La sostenibilità, dunque, non perde importanza. Cambia il modo in cui dovrà essere raccontata. Per le imprese si apre una fase in cui la credibilità passerà sempre meno dalla forza degli slogan e sempre più dalla capacità di dimostrare, con dati e trasparenza, ciò che viene promesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://payhip.com/b/0xet2">Scarica il Rapporto</a></p>
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		<item>
		<title>La crescita economica è una strategia destinata al fallimento</title>
		<link>https://asvis.it/la-crescita-economica-e-una-strategia-destinata-al-fallimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Stiglitz a Piketty, lanciata una roadmap globale che mette in discussione la crescita del Pil e il capitalismo: povertà e crisi ecologica non sono inevitabili, sono il risultato di scelte economiche e politiche da ripensare. 16/06/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>La povertà è un’invenzione e la crescita è destinata al fallimento</strong>”. Parole che non lasciano spazio a interpretazione quelle messe nere su bianco da sei famosi economisti &#8211; <strong>Olivier De Schutter</strong>, <strong>Joseph Stiglitz</strong>, <strong>Jayati Ghosh</strong>, <strong>Thomas Piketty</strong>, <strong>Kate Raworth</strong> e <strong>Jason Hickel</strong> – che, dalle colonne <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jun/10/economists-maths-growth-doomed-strategy-un-agencies-political-leaders">della rivista britannica <strong><em>The Guardian</em></strong></a>, lanciano una <a href="https://www.neep-poverty.org/roadmap-for-eradicating-poverty-beyond-growth/">roadmap</a> su un tema tanto discusso quanto inattuato: smettere di utilizzare la <strong>crescita del Pil</strong> come indicatore chiave per descrivere il benessere. Questa volta tutto è messo in relazione al <strong>fenomeno della povertà</strong> attraverso la <strong>New economies for eradicating poverty</strong> (<strong>Neep</strong>), iniziativa che intende costruire una nuova economia nel pieno rispetto dei <strong>diritti umani</strong> e di quei <strong>limiti planetari</strong> che il sistema capitalistico odierno “finge” di non vedere.</p>
<p>“<strong><em>Non si tratta di crisi separate</em></strong><em>. Sono sintomi di un modello economico giunto al capolinea. Povertà e disuguaglianza non sono casuali ma conseguenze prevedibili di <strong>scelte politiche</strong></em> &#8211; si legge sul Guardian -.  <em>Nel corso degli anni, mentre i redditi nazionali aumentavano, i salari ristagnavano, il lavoro diventava più precario e i servizi pubblici venivano tagliati […]. È tutto diventato anche <strong>ecologicamente insostenibile</strong>: ci stiamo dirigendo verso una &#8220;<a href="https://asvis.it/stiamo-trasformando-la-terra-in-una-serra-fuori-controllo">Terra serra</a>&#8221; (<strong>hothouse Earth</strong>), dove l&#8217;aumento delle emissioni e la <strong>perdita di biodiversità</strong> destabilizzano le condizioni che sostengono la vita umana. Circa il 92% delle emissioni globali di carbonio in eccesso è attribuibile al <strong>Nord del mondo</strong>, e il <strong>10% più ricco</strong> della popolazione mondiale è responsabile di <strong>quasi la metà delle emissioni globali</strong>, mentre le persone in povertà sono le prime a subire i danni dei raccolti e l&#8217;aumento dei prezzi dei generi alimentari. Un modello economico che si basa su un&#8217;espansione infinita su un pianeta finito non è solo ingiusto, <strong>è pericoloso</strong></em>”.</p>
<p>La tabella di marcia per sradicare la povertà è stata elaborata su mandato del <a href="https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-poverty">Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani</a>, Olivier De Schutter. La Roadmap ha potuto contare sul contributo di oltre 400 persone di diversa estrazione culturale, provenienti da ogni parte del mondo: dagli esperti delle agenzie Onu al personale di governi nazionali, da accademici alla società civile, fino a sindacati ed economisti. All’interno del documento troviamo una serie di <strong>proposte d’azione</strong>, ancorate alla realtà, che partono da evidenze ed esempi tangibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il punto non è se crescere ma come e per chi</strong></h3>
<p>L’iniziativa lancia un <strong>potente messaggio</strong>. Un messaggio che punta a <strong>rompere lo schema</strong> che per decenni ha guidato le politiche economiche degli Stati, basate su tre capisaldi: crescita, tasse, trasferimenti. Il mondo economico e finanziario è stato costruito sull’idea che l’espansione del Pil, prima o poi, sarebbe stata capace di ridurre la povertà: <strong>non è così</strong>. Sebbene lo schema in passato abbia in parte funzionato, oggi il modello dominante fondato su <strong>estrazione intensiva</strong>, lavoro a basso costo, dipendenza dalle esportazioni e debito, sta producendo una serie di disastri che possono essere così riassunti: <strong>più disuguaglianze e più pressione sugli ecosistemi</strong>.</p>
<p>Il cambio di paradigma proposto dagli economisti apre a una riflessione profonda sulla qualità delle economie che stiamo costruendo: quanto sono compatibili con i <strong><a href="https://futuranetwork.eu/focus/533-6368/clima-la-nuova-frontiera-tra-responsabilita-giuridiche-e-rischi-irreversibili">punti di non ritorno</a></strong>? Per la Neep tutto è collegato, e il rispetto dei <strong>vincoli ambientali</strong> non può prescindere dal garantire un <strong>lavoro dignitoso e da salari equi</strong>. Per realizzarla, però, occorre rafforzare la rappresentanza sindacale e riconoscere il valore, spesso invisibile, del <strong>lavoro di cura</strong>. Significa poi investire nei servizi pubblici universali, dalle abitazioni ai trasporti, passando per la sanità e l’istruzione, così da <strong>spezzare il circolo vizioso della trasmissione intergenerazionale della povertà</strong>. E ancora: bisogna riportare sotto il controllo pubblico le risorse strategiche e orientare le risorse finanziarie per <strong>sostenere l’economia sociale</strong> che, a differenza del capitalismo contemporaneo, persegue <strong>finalità di interesse collettivo</strong>.</p>
<p>La riscrittura delle regole dell’economia globale deve essere fatta avendo in mente i principi di <strong>equità e redistribuzione</strong>. Non è più tollerabile continuare a organizzare produzione e lavoro nel Sud del mondo <strong>in funzione dei consumi del Nord</strong>, anziché dei bisogni locali. Una contraddizione così evidenziata: “<em>ai governi dei Paesi a basso e medio reddito si chiede di fare di più contro la povertà, mentre operano dentro vincoli stringenti: sanzioni, accordi commerciali sbilanciati, scambi ineguali e un <strong>peso del debito</strong> che affonda le radici nella <strong>storia coloniale</strong>. Il risultato è evidente: circa 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi che destinano più risorse alla copertura del debito che a sanità e istruzione. E sotto la pressione delle istituzioni finanziarie internazionali, la risposta resta spesso la stessa: <strong>tagli alla spesa sociale e compressione dei diritti del lavoro in nome della competitività</strong>. Nel frattempo, le catene globali del valore continuano a drenare lavoro e risorse al Sud invece che destinare quei soldi per sradicare la povertà estrema</em>”.</p>
<p>In sostanza, la solidarietà internazionale non deve essere vista come una scelta opzionale, ma una responsabilità storica e politica da assumersi. Una consapevolezza che rende inevitabile introdurre il <strong>principio di giustizia</strong> nella ridefinizione del debito dei Paesi a basso reddito, insieme a un rafforzamento della cooperazione internazionale, dei finanziamenti climatici a carattere riparativo e dei sistemi universali di protezione sociale. La posta in gioco è chiara: restituire margini di sovranità decisionale, permettendo ai Paesi poveri di delineare autonomamente il proprio percorso, senza vincoli che ne limitino diritti e prospettive di sviluppo sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Non si parte da zero</strong></h3>
<p>La Neep ricorda che in tutto il mondo, dalle comunità indigene ai movimenti femministi, dai sindacati alle reti per la <strong>giustizia climatica</strong>, sta prendendo forma un’alternativa concreta: modelli fondati sulla cura collettiva, sui diritti territoriali e su una diversa idea di benessere. A questi si affiancano nuove alleanze tra Stati e sperimentazioni istituzionali che vanno nella stessa direzione: <strong>politiche contro la povertà basate sui diritti</strong>, assemblee di cittadini, strumenti di creazione di ricchezza comunitaria. Anche le Nazioni Unite <a href="https://asvis.it/dal-joint-research-centre-un-nuovo-approccio-per-misurare-benessere-e-sostenibilita">stanno esplorando indicatori “oltre il Pil</a>” e nuove architetture di governance per <strong>contrastare il fenomeno della disuguaglianza</strong>.</p>
<p>È su questo crinale che prende forma la tabella di marcia elaborata: un tentativo esplicito di mettere a sistema e rafforzare pratiche già esistenti, dimostratesi efficaci e, soprattutto, replicabili su scala più ampia. L’ambizione è offrire un riferimento condiviso a chi respinge la narrazione secondo cui povertà e degrado ambientale rappresentino un <strong>costo inevitabile da pagare</strong>. “<em>Pur non concordando su ogni dettaglio politico</em>”, osservano infine gli economisti, “<em>riteniamo necessario riprogettare le nostre economie affinché produzione, distribuzione e consumo siano orientati alla realizzazione dei diritti e al <strong>benessere collettivo</strong> entro i limiti del pianeta, anziché alla massimizzazione della produzione a qualsiasi costo. Chiediamo ai leader politici a tutti i livelli di utilizzarle, di ascoltare le persone più colpite e di considerare la fine della povertà, la riduzione delle disuguaglianze e l&#8217;effettiva realizzazione dei diritti umani come il <strong>parametro di riferimento per valutare le politiche economiche</strong></em>”. Perché in gioco c’è molto di più di quello che ci viene raccontato dal dibattito su questi temi. La povertà non è una condizione inevitabile dell’umanità ma l’esito di scelte economiche e politiche ben definite. È, in sostanza, un’invenzione.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/ROADMAP-FINAL-IMAGE.png" alt="" width="70%" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quel divario salariale (enorme) che separa lavoratori italiani e migranti</title>
		<link>https://asvis.it/quel-divario-salariale-enorme-che-separa-lavoratori-italiani-e-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Retribuzioni più basse, maggiore presenza nei lavori meno qualificati e minori opportunità per valorizzare le proprie competenze. Il 35% dei lavoratori stranieri è impiegato in occupazioni pagate poco. 15/06/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il Rapporto “<strong>Il divario retributivo dei lavoratori stranieri in Italia</strong>”, elaborato nell’ambito della preparazione del report New Measures of Wage Adequacy della Commissione europea, nel 2023 <strong>il divario salariale </strong>orario medio tra lavoratori italiani e stranieri ha raggiunto il <strong>32,6%.</strong></p>
<p>Si tratta di una delle differenze più ampie registrate a livello europeo e rappresenta un indicatore significativo delle difficoltà che molti lavoratori migranti continuano a incontrare nel <strong>mercato del lavoro italiano</strong>. Lo studio, basato sui dati Eu-Silc relativi al periodo 2009-2023, mostra inoltre come oltre il <strong>35% dei lavoratori stranieri</strong> sia impiegato in occupazioni a bassa retribuzione, una quota più che doppia rispetto a quella degli italiani, che si ferma intorno al 15%. Un dato che evidenzia come la <strong>disparità</strong> non riguardi soltanto il livello dei salari, ma anche la qualità delle opportunità occupazionali disponibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Differenze che colpiscono soprattutto gli stranieri</strong></h2>
<p>L’analisi mette in luce come le disuguaglianze non interessino tutti i lavoratori non comunitari allo stesso modo. I <strong>cittadini provenienti da Paesi extra Ue</strong> risultano infatti maggiormente penalizzati rispetto ai lavoratori comunitari, sia in termini salariali sia nelle possibilità di accesso a professioni più qualificate. Le differenze diventano ancora più marcate quando si incrociano con il genere. Le<strong> donne</strong> di origini non nazionali rappresentano infatti il gruppo più svantaggiato: i loro salari medi risultano inferiori del 42,6% rispetto a quelli del genere maschile italiano. Un fenomeno che evidenzia come origine e genere possano sommarsi, generando <strong>forme di svantaggio particolarmente profonde e persistenti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Quando il titolo di studio non basta</strong></h2>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal Rapporto riguarda il <strong>valore economico dell’istruzione.</strong> Per i lavoratori stranieri, infatti, il rendimento salariale associato ai titoli di studio risulta inferiore rispetto a quello degli italiani. La situazione è particolarmente evidente tra i lavoratori più qualificati e con maggiore esperienza professionale: questo evidenzia la presenza di ostacoli legati al riconoscimento delle competenze e dei titoli acquisiti all’estero, che spesso impediscono una piena <strong>valorizzazione del capitale umano</strong> disponibile. Pertanto, studiare e acquisire competenze non garantisce agli stranieri gli stessi ritorni economici che ottengono i lavoratori italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il peso della segregazione occupazionale</strong></h2>
<p>Una parte consistente del divario salariale è spiegata dalla forte concentrazione dei lavoratori stranieri nei <strong>settori e nelle professioni meno retribuite</strong>. Agricoltura, assistenza alla persona, logistica e alcuni comparti dei servizi continuano a registrare una presenza particolarmente elevata di lavoratori migranti. Tuttavia, il Rapporto evidenzia che la segregazione occupazionale non è l’unica causa delle differenze retributive. Anche confrontando italiani e stranieri impiegati nello stesso settore e nella stessa occupazione permane un differenziale salariale medio del 9,2%. Un dato che il documento interpreta come possibile effetto di meccanismi di penalizzazione e <strong>discriminazione</strong> presenti nel mercato del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ridurre le disuguaglianze per rafforzare la crescita</strong></h2>
<p>I risultati dello studio riportano al centro del dibattito il <strong>tema dell’inclusione economica</strong> <strong>e della qualità del lavoro</strong>. In un Paese che affronta sfide legate all’invecchiamento della popolazione, alla carenza di manodopera in diversi settori e alla stagnazione salariale, valorizzare pienamente le competenze dei lavoratori stranieri rappresenta una questione non solo sociale ma anche economica. Ridurre il divario salariale tra italiani e migranti significa favorire maggiore <strong>equità</strong>, migliorare la qualità dell’occupazione e rafforzare la <strong>coesione sociale</strong>. Perché un mercato del lavoro realmente inclusivo non è soltanto una condizione di giustizia, ma una leva fondamentale per la competitività e lo sviluppo del Paese.</p>
<p>di <em>Eleonora Gori</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I robot possono salvare il pianeta, ma quasi nessuno li progetta per farlo</title>
		<link>https://asvis.it/i-robot-possono-salvare-il-pianeta-ma-quasi-nessuno-li-progetta-per-farlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La robotica cresce a ritmo esponenziale grazie all’AI, ma la sostenibilità resta assente nella ricerca. Uno studio su 50mila articoli rivela un paradosso che riguarda il futuro di città, lavoro, ambiente e disuguaglianze. 5/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/i-robot-possono-salvare-il-pianeta-ma-quasi-nessuno-li-progetta-per-farlo/">I robot possono salvare il pianeta, ma quasi nessuno li progetta per farlo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei video che circolano online i robot aprono porte, preparano caffè, assistono anziani, trasportano merci nei magazzini e imparano a muoversi accanto alle persone. Alcuni sembrano ancora prototipi lontani dalla vita quotidiana. Altri stanno già entrando nelle fabbriche, negli ospedali e nelle case. La <strong>corsa alla robotica</strong>, alimentata dall’intelligenza artificiale (AI), sta accelerando ovunque. Ma c’è una domanda che continua a restare ai margini del dibattito: chi sta pensando davvero agli effetti ambientali e sociali di questa trasformazione? Partendo da questa domanda lo studio <a href="https://arxiv.org/pdf/2604.07921"> “The sustainability gap in robotics”</a> realizzato dalla Cornell University ha analizzato quasi 50mila articoli scientifici pubblicati tra il 2015 e l’inizio del 2026 nella categoria robotica, e il risultato racconta un <strong>divario profondo </strong>tra il potenziale della robotica e l’attenzione concreta alla sostenibilità. <strong>Solo il 7,4% degli articoli cita esplicitamente impatti sociali o ambientali</strong>, mentre appena il 4,3% dichiara una motivazione legata alla sostenibilità. I riferimenti diretti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu sono <strong>quasi inesistenti</strong>: appena lo 0,07% dei paper analizzati.</p>
<pre><strong><sup>
Crescita esponenziale degli articoli sulla robotica</sup></strong></pre>
<pre><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/fig_1_6_.jpg" alt="" width="70%" /></pre>
<p><strong>La sostenibilità fuori dalla corsa tecnologica</strong></p>
<p>Il lato più interessante dello studio non è soltanto la scarsità di riferimenti alla sostenibilità, è il contrasto tra la <strong>velocità con cui cresce la robotica</strong> e la lentezza con cui il settore sembra interrogarsi sulle <strong>conseguenze di quella crescita</strong>. In poco più di dieci anni i paper pubblicati nella categoria robotica sono passati da circa 80 articoli trimestrali nel 2015 a oltre 3.100 nel primo trimestre del 2026. Ogni mese migliaia di nuove ricerche immaginano robot più autonomi, più intelligenti e sempre più presenti nella vita quotidiana. Robot pensati per la logistica, per l’industria, per l’assistenza sanitaria, per l’agricoltura o per la gestione delle città. Eppure, dentro questa espansione, <strong>la sostenibilità continua a occupare uno spazio minuscolo</strong>. Secondo gli autori, il settore vive una sorta di “<strong>sostenibilità accidentale</strong>”: molte tecnologie potrebbero teoricamente contribuire agli Obiettivi dell’Agenda 2030, ma quasi mai vengono progettate o raccontate partendo esplicitamente da quei traguardi.<br />
La robotica può aiutare a ottimizzare i consumi energetici, ridurre sprechi, monitorare ecosistemi, migliorare la sicurezza sul lavoro o sostenere una sanità più efficiente. Ma può anche aumentare il consumo di risorse, accelerare la produzione di rifiuti elettronici, amplificare disuguaglianze e rendere ancora più energivori alcuni sistemi industriali.</p>
<p><strong>Dalle fabbriche alle case: chi decide la direzione?</strong></p>
<p>Negli ultimi anni la ricerca si è spostata sempre più verso sistemi collaborativi e umanoidi capaci di assistere persone anziane, svolgere attività domestiche o operare accanto agli esseri umani. Parallelamente, l’integrazione con modelli di intelligenza artificiale avanzati <strong>sta aumentando le capacità cognitive delle macchine</strong>, rendendo plausibili scenari che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente alla fantascienza. In questo scenario, sostengono i ricercatori, non basta più sviluppare innovazione semplicemente perché è possibile farlo. Diventa necessario chiedersi <strong>quali tecnologie aiutino davvero ad affrontare crisi climatiche, sociali e ambientali</strong>, e quali invece rischino di aggravare squilibri già esistenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La sfida di una robotica “intenzionale”</strong></h3>
<p>Per questo gli autori propongono un cambio di approccio: inserire nei paper valutazioni sugli impatti ambientali e sociali, collegare esplicitamente le ricerche agli SDGs, incentivare pratiche open source e spingere conferenze e istituzioni scientifiche a <strong>integrare criteri di sostenibilità nei processi di valutazione</strong>. L’idea di fondo è semplice ma radicale: la sostenibilità non dovrebbe essere una conseguenza eventuale dell’innovazione tecnologica, ma una scelta progettuale esplicita. Per anni <strong>il dibattito sulla robotica si è concentrato soprattutto su ciò che le macchine saranno capaci </strong>di fare. Lo studio suggerisce una domanda diversa, forse più urgente: per quale tipo di società le stiamo costruendo? Perché nei prossimi anni queste tecnologie entreranno nelle città, nelle fabbriche, nella logistica, nella sanità e nell’assistenza domestica. Consumeranno energia, utilizzeranno materiali, trasformeranno lavori e relazioni sociali. Se la sostenibilità continuerà a restare marginale già nella fase della ricerca, il rischio è che la robotica finisca per accelerare problemi che dovrebbe invece contribuire a risolvere.</p>
<p><strong><a href="https://arxiv.org/pdf/2604.07921">Scarica la ricerca</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/i-robot-possono-salvare-il-pianeta-ma-quasi-nessuno-li-progetta-per-farlo/">I robot possono salvare il pianeta, ma quasi nessuno li progetta per farlo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>ASviS pubblica il suo primo bilancio sociale: il racconto del 2025 con uno sguardo al futuro</title>
		<link>https://asvis.it/asvis-pubblica-il-suo-primo-bilancio-sociale-il-racconto-del-2025-con-uno-sguardo-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Identità, metodo, impatto: il documento traccia il percorso fatto dall’Alleanza nell’anno passato, evidenziandone risultati e creazione di valore. Un passaggio di maturità dopo essere diventata ente del Terzo settore. 22/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-pubblica-il-suo-primo-bilancio-sociale-il-racconto-del-2025-con-uno-sguardo-al-futuro/">ASviS pubblica il suo primo bilancio sociale: il racconto del 2025 con uno sguardo al futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ASviS pubblica il suo <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/BilancioSociale/BS_ASviS_2025_WEB.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>primo bilancio sociale “Il nostro impegno per gli Obiettivi globali”</strong></a>, un documento che racconta l’azione dell’Alleanza nel 2025 e definisce le linee strategiche per il periodo 2026-2030. Il testo segna anche uno spartiacque importante nel percorso dell’organizzazione, diventata ufficialmente <a href="https://asvis.it/lasvis-diventa-ets-e-presenta-la-composizione-del-nuovo-comitato-scientifico"><strong>ente del Terzo settore nel novembre 2024</strong></a>.</p>
<p>“<em>Un bilancio sociale non è una semplice rendicontazione. È la testimonianza di un impegno, di partecipazione, di volontà comune</em>”, scrivono nella lettera introduttiva i presidenti <strong>Marcella Mallen </strong>e<strong> Pierluigi Stefanini</strong>, sottolineando come il documento rappresenti anche “<em>un passaggio di maturità fondamentale</em>” per l’Organizzazione. “<em>Lo sviluppo sostenibile è l’unica via possibile</em>”, scrive invece nella prefazione il direttore scientifico <strong>Enrico Giovannini</strong>, che definisce <strong>il Bilancio sociale “<em>una bussola per il futuro</em>” </strong>in una fase storica segnata da guerre, crisi climatica e rapide trasformazioni tecnologiche.</p>
<p><strong>Il documento, redatto secondo il Gri standard, si focalizza sull’anno scorso, ma ricostruisce anche il percorso dell’ASviS dal 2016 a oggi</strong>: dalla nascita  su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma Tor Vergata, fino alla crescita di una rete composta oggi da oltre 300 Aderenti e quasi 400 Alleati tra associazioni, università, centri di ricerca, fondazioni, enti pubblici e imprese.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Bilancio_sociale_25.jpeg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Tra i risultati più significativi figurano il contributo alla <a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato"><strong>riforma costituzionale del 2022</strong></a> che ha introdotto la tutela dell’ambiente e delle future generazioni negli articoli 9 e 41 della Costituzione, l’approvazione nel 2025 della legge sulla <a href="https://asvis.it/asvis-lobbligo-di-valutazione-di-impatto-generazionale-delle-nuove-leggi-traguardo-storico-"><strong>Valutazione di impatto generazionale</strong></a> delle nuove leggi e la diffusione crescente dell’Agenda 2030 nella società italiana. Secondo un’<a href="https://asvis.it/ipsos-come-cambia-la-percezione-degli-italiani-sulla-transizione-ecologica"><strong>indagine condotta da Ipsos</strong></a> per l’ASviS, il 73% delle persone in Italia ha sentito parlare dell’Agenda 2030, contro il 42% registrato nel 2022.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda invece il focus sul 2025, il Bilancio sociale ripercorre le principali attività svolte e i principali risultati ottenuti nel corso dell’anno</strong>: oltre 1300 eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile, più di 130 proposte di policy formulate nel Rapporto annuale, oltre 900 istituzioni scolastiche coinvolte in iniziative educative e 19 territori accompagnati nei percorsi di integrazione dello sviluppo sostenibile nelle politiche locali, nonché il lancio di Ecosistema Futuro, il nuovo progetto dell’ASviS che punta a portare il futuro, o meglio, “i futuri”, al centro del dibattito pubblico.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Bilancio_sociale.png" alt="" width="80%" /></p>
<p>Nel documento ampio spazio è dedicato anche alla <strong>nuova strategia 2026-2030 dell’Alleanza</strong>, articolata lungo tre assi principali: produzione di conoscenza, costruzione di scenari e disegno di politiche; informazione, sensibilizzazione e crescita di una cultura condivisa; educazione, formazione e accompagnamento alla trasformazione. L’obiettivo è rafforzare il ruolo dell’ASviS come punto di riferimento nazionale sullo sviluppo sostenibile e sul pensiero di lungo termine, puntando su ricerca, advocacy, formazione e coinvolgimento dei territori.</p>
<p><strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/BilancioSociale/BS_ASviS_2025_WEB.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il documento</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-pubblica-il-suo-primo-bilancio-sociale-il-racconto-del-2025-con-uno-sguardo-al-futuro/">ASviS pubblica il suo primo bilancio sociale: il racconto del 2025 con uno sguardo al futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Partito da Milano il Festival: “Sostenibilità driver di crescita e risposta alle crisi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 16:16:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Imprese e finanza sostenibile non arretrano sulla transizione, ma servono politiche coordinate. Dal Rapporto di Primavera ASviS dati su benefici di breve e lungo termine. Cipollone (Bce): dipendenza da fossili amplifica rischi economici. 07/05/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>Imprese e finanza sostenibile non arretrano sulla transizione, ma servono politiche coordinate. Dal Rapporto di Primavera ASviS dati su benefici di breve e lungo termine. Cipollone (Bce): dipendenza da fossili amplifica rischi economici. <strong>07/05/26</strong></em></p>
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<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>La sostenibilità “non è passata di moda”, anzi resta una leva economica e industriale decisiva in un mondo segnato da guerre, shock energetici e instabilità geopolitica. Da questo messaggio <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/milano/" target="_blank" rel="noopener"><strong>si è aperta a Milano</strong></a>, mercoledì 6 maggio, la decima edizione del <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/"><strong>Festival dello sviluppo sostenibile</strong></a> dell’<strong>ASviS</strong>. Sala gremita allo storico <strong>Palazzo della</strong> <strong>Borsa</strong> <strong>Italiana, </strong>oltre 549 mila persone raggiunte online, con 148 mila visualizzazioni di video, attraverso i canali dell&#8217;Alleanza e degli altri media. È stata anche l’occasione per presentare il Rapporto di Primavera ASviS “<a href="https://asvis.it/rapporto-di-primavera-asvis-ce-bisogno-di-politiche-coordinate-per-superare-le-crisi-"><strong>Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050 Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile</strong></a>”, che più volte sarà richiamato dai relatori nel corso della giornata, mostrando che macroeconomia e finanza internazionali, politica fiscale e sistema monetario si intrecciano a doppio filo con lo sviluppo sostenibile.</p>
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<p>Apre l’evento, moderato nelle sessioni della mattina da <strong>Nicola Saldutti</strong> del <em>Corriere della Sera</em> e <strong>Sara Zambotti</strong> di Rai Radio 2, il sindaco di Milano <strong>Giuseppe Sala</strong>: “<em>Il lavoro dell’ASviS è di grande interesse, soprattutto oggi. La questione ambientale non sta passando di moda, però ora ci sono più voci contrarie</em>”. Su Milano Sala dice che “<em>ha leve che possono incidere su diversi elementi della sostenibilità: abbiamo individuato nella <strong>questione abitativa</strong> e nella <strong>rigenerazione urbana</strong> un’opportunità. A volte siamo accusati di essere troppo ecologici, di fare troppe ciclabili, ma io penso che siamo solo dotati di buon senso</em>”.</p>
<p>“<em>Non è un caso che la Borsa si faccia promotrice della sostenibilità</em>”, afferma l’amministratore delegato<strong> Fabrizio Testa</strong>, che sottolinea come la sostenibilità sia un <strong>fattore industriale</strong> <strong>e competitivo</strong>, <em>“lo dimostrano le società quotate, che hanno fatto della transizione energetica <strong>un driver di crescita</strong>, che stanno investendo in bioraffinazione, economia circolare e nuove tecnologie, integrando la sostenibilità nelle strategie di prodotto, nelle filiere e nell’attrazione dei talenti</em>”. Il costo dell’inazione, invece, “s<em>i traduce in ritardi nella transizione energetica e in difficoltà nell’attrarre capitali e competenze</em>”.</p>
<p><strong>Marcella Mallen</strong>, presidente dell’ASviS, richiama il senso del Festival, che nei suoi dieci anni di vita è diventato “<em>un’infrastruttura civica capace di mettere in collegamento scienza, politica, economia e società</em>”. La sostenibilità, aggiunge, <strong>non è un vincolo</strong> ma una componente strutturale delle strategie economiche e finanziarie. Il quadro globale resta però critico: mancano quattro anni al 2030 e meno del 20% dei Target è oggi raggiungibile. “<em>È un momento cruciale per rinnovare l’impegno collettivo: <strong>lo sviluppo sostenibile è l’unica risposta strutturale alle crisi del nostro tempo</strong></em>”.</p>
<p>Partecipa con un messaggio <strong>Adolfo Urso</strong>, ministro delle Imprese e del made in Italy: “<em>Oggi la sostenibilità è finalmente letta in chiave sistemica: non è più uno slogan, ma il <strong>punto di incontro tra sviluppo, innovazione e coesione sociale</strong>. Bisogna però essere chiari: la transizione green va realizzata tutelando i tempi dell’industria</em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_2.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Dopo l’intermezzo musicale di <strong>Chiara Galiazzo</strong>, che interpreta <em>Quattro amici </em>di Gino Paoli, <strong>Enrico Giovannini</strong> entra nel merito del Rapporto di Primavera, che mostra che “<strong><em>il futuro non è scritto</em></strong>” e che “<em>abbiamo bisogno di <strong>scelte coraggiose</strong> e non subire quelle degli altri</em>”. <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/public/asvisfestival25/files/Cartella_Stampa/2026/Presentazione_Giovannini_evento_apertura_Festival_2026.pdf">Nella sua relazione</a>, il direttore scientifico dell’ASviS sottolinea che le disuguaglianze hanno superato ogni limite storico nel mondo, la crisi climatica avanza e i rapporti Onu parlano ormai di “bancarotta idrica globale”. Come rispondere a queste crisi? Giovannini richiama i il “realismo basato sui valori” indicato a Davos dal primo ministro canadese Mark Carney &#8211; <strong>diritti umani, sviluppo sostenibile, sovranità, integrità territoriale</strong> &#8211; e osserva che l’Europa appare “<em>frastornata</em>”: sostiene l’Agenda 2030 ma prende decisioni in direzione opposta, anche sul fronte della spesa militare, che “<em>cresce nonostante gli impegni a non compromettere gli investimenti sostenibili</em>”. Sull’Italia, il quadro è deludente: le risorse ci sono, ma “<strong><em>se non le usiamo, non possiamo prendercela con Bruxelles</em></strong>”. E sulla finanza: “<em>È stata data per morta, ma non è vero. Se vogliamo intercettare i giovani, è lì che dobbiamo andare</em>”. Giovannini chiude ricordando le parole del presidente Mattarella: l’Agenda 2030 resta “<strong><em>un orizzonte concreto</em></strong>”.</p>
<p>Il nuovo shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente, osserva <strong>Piero Cipollone</strong>, membro del Board della Bce, nel keynote successivo, ha interrotto il percorso di stabilizzazione dell’economia europea, riportando pressione su inflazione, consumi e investimenti. Per l’economista la <strong>dipendenza dai combustibili fossili</strong> continua ad amplificare i rischi economici e geopolitici, rendendo necessaria una risposta europea più ambiziosa. Cipollone aggiunge che <strong>la decarbonizzazione “aumenterà la nostra prosperità”</strong> e che sostenibilità e sicurezza energetica sono ormai strettamente legate. Da qui l’invito a rafforzare l’integrazione del mercato energetico europeo: “<em>I passi fatti sono importanti, ma dobbiamo essere più ambiziosi</em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Nel successivo panel sulla finanza, interventi diversi ma convergenti. <strong>Mario Corti</strong>, senior partner del network Kpmg in Italia, si sofferma sul ruolo delle imprese: “<em>Stanno continuando con convinzione, <strong>non solo per scelta valoriale ma per un solido razionale economico</strong>. La transizione energetica significa gestire il rischio d’impresa e abbassare il costo del capitale</em>”.</p>
<p><strong>Stefano Mach</strong>, Ceo di IMPact SGR, punta sull’innovazione nei modelli di investimento: “<em>La Gen Z è molto attenta ma purtroppo non ha soldi, quindi dobbiamo trovare <strong>modi nuovi per unire etica e performance</strong>. Noi analizziamo i prodotti delle aziende, anche con l’AI, valutiamo metriche d’impatto e risaliamo la catena del valore: è un approccio opposto all’Esg tradizionale, più vicino alla realtà quotidiana</em>”.</p>
<p><strong>Claudia Sorlini</strong>, vicepresidente di Fondazione Cariplo, richiama la mission dell’ente: “<em>Lavoriamo tra Stato e mercato, sperimentiamo e troviamo nuove strade. Il nostro compito <strong>è intercettare i bisogni del territorio e trasformarli in progetti concreti</strong></em>”.</p>
<p><strong>Renato Panichi</strong>, country lead for Italian Corporate Ratings and head of Climate risk Emea Corporate Ratings, S&amp;P Global Ratings, mette al centro il tema del rischio: “<em>L’adattamento è il tema nuovo per le imprese. L’84% delle aziende europee esposte ai rischi climatici ha un piano dedicato, ma <strong>le politiche di lungo termine restano poco incisive</strong></em>”.</p>
<p><strong>Concetta Testa</strong>, responsabile Sostenibilità Cassa Depositi e Prestiti, sottolinea l’approccio di Cdp: “<em>Promuoviamo investimenti sostenibili con un approccio pragmatico, valutiamo e <strong>misuriamo l’impatto dei progetti lungo tutta la loro vita</strong></em>”.</p>
<p>Per <strong>Alessandro Terzulli</strong>, capo economista di Sace, “<em>il rischio Paese è multidimensionale e oggi viviamo in un contesto di rischi moltiplicati, che però non sempre si traducono in impatti economici significativi. Per le imprese italiane la sostenibilità è sempre più un fattore competitivo</em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_3.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Nel secondo keynote, <strong>Mariangela Zappia</strong>, presidente dell&#8217;Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), riflette sulle crisi internazionali che “<em>non riguardano solo la capacità di agire, ma gli ideali che le hanno sorrette per decenni. Lo sviluppo sostenibile nasce dall’idea che <strong>le grandi sfide globali possano essere governate insieme</strong>, ma oggi il mondo si muove in direzione opposta</em>”. La fiducia nelle istituzioni internazionali si sta erodendo e cresce la domanda sulla tenuta dell’Agenda 2030: “<em>In un’epoca di tensioni geopolitiche, ha ancora senso parlarne</em>?”. La risposta è nella prospettiva: “<strong><em>La logica del ‘tenere per sé’ condanna</em></strong>”. Per l’Italia, investire nello sviluppo sostenibile resta una “<strong><em>scelta di lungimiranza politica</em></strong>”.</p>
<p>Nel panel conclusivo, <strong>Alessandro Rosina</strong>, docente all’Università Cattolica di Milano e consigliere del Cnel, lega demografia e sostenibilità: “<em>Le parole chiave sono <strong>instabilità e sostenibilità</strong>: dobbiamo capire se la prima mette a rischio la seconda o se la seconda è la risposta</em>”. Il nodo è la denatalità: sotto una certa soglia si entra nella “<strong><em>trappola demografica</em></strong>”, e diventa essenziale investire nel capitale umano.</p>
<p><strong>Riccardo Barbieri Hermitte</strong>, direttore generale del Tesoro, richiama il peso delle scelte mancate: “<em>Abbiamo molti problemi di breve termine perché non abbiamo affrontato quelli di lungo</em>”. I Paesi che hanno investito sulle rinnovabili sono oggi più solidi, e la direzione resta una: “<strong><em>Dobbiamo crescere di più, e farlo con politiche sostenibili</em></strong>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_4.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p><strong>Lilia Cavallari</strong>, presidente dell&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio, insiste sul costo dell’inazione, evidenziando che nel breve-medio periodo gli eventi climatici estremi incideranno sempre di più su Pil e conti pubblici. <strong>Agire, quindi, non è solo necessario ma anche conveniente per la crescita futura</strong>.</p>
<p><strong>Paolo Sestito</strong>, capo del Dipartimento Pianificazione, Organizzazione e Bilancio della Banca d&#8217;Italia, chiude il panel sottolineando la crescente esigenza di adattamento: mitigazione e adattamento non sono più in contrapposizione<strong>. I piani al 2050 dovranno essere flessibili</strong>, ma la direzione è tracciata.</p>
<p>Ad aprire la sessione pomeridiana, moderata da <strong>Luca Mazza</strong> di <em>Avvenire</em> e <strong>Sara Zambotti</strong> di <em>Rai Radio 2</em>, è <strong>Paolo Gentiloni,</strong> già presidente del Consiglio e vicepresidente della Commissione europea, con un keynote speech sul ruolo dell’Unione europea tra instabilità e crisi del debito nei Paesi a basso reddito, ridimensionamento del sistema di aiuti allo sviluppo e attacco alle Nazioni Unite. In questo contesto la transizione ecologica non è più solo una necessità per rispondere alla crisi climatica, ma è una “<em>straordinaria opportunità di crescita, di competitività e di sviluppo</em>”. L’Europa può svolgere un <strong>ruolo di leadership</strong> in questa transizione perché “<em>concentrarsi sui combustibili fossili significa concentrarsi sul passato, mentre <strong>noi possiamo prendere in mano il futuro</strong></em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_5.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Il pomeriggio prosegue con un panel dedicato alle imprese. Il primo tema affrontato riguarda gli <strong>accordi di libero scambio</strong>. L’Unione europea ne ha attivi 44, tra cui, dopo 25 anni di negoziati, quello con il Mercosur (Mercato comune del Sud), il più grande al mondo per numero di Paesi coinvolti, appena entrato in vigore. Per <strong>Barbara Cimmino</strong>, vicepresidente di Confindustria, gli accordi di libero scambio sono un modo di allargare l’idea di sostenibilità, innovazione, politiche industriali, tenuta sociale, crescita e pace anche ad altri Paesi. “<em>Ci sono aspetti meramente commerciali, ma anche <strong>una visione unita della crescita” </strong></em>spiega Cimmino, facendo riferimento alla possibilità di contrastare la frammentazione in atto dell’economia mondiale.</p>
<p>Un altro tema centrale per le imprese è la <strong>formazione continua</strong>, necessaria data la velocità di adozione delle nuove tecnologie. Il sistema formativo tradizionale, però, è ancorato all’idea che le persone svolgono lo stesso lavoro per 40 anni. Questo crea <strong>un <em>mismatch </em>tra domanda e offerta di lavoro</strong>: due aziende su tre faticano a trovare lavoratrici e lavoratori con le competenze adatte. Una risposta arriva dall’istruzione online che affianca quella tradizionale, senza sostituirla, e democratizza l’accesso alla formazione, abbattendo le barriere geografiche, sociali e anagrafiche. “<strong><em>Il capitale umano è il fattore competitivo strategico”</em></strong><em>,</em> sottolinea <strong>Francesco Durante</strong>, amministratore delegato di Multiversity, “<em>perché la transizione digitale ed energetica si basano soprattutto sulle competenze</em>”. Le aziende hanno già capito che investire nella transizione energetica significa rispondere alle leggi del mercato. Per poter portare queste azioni anche nelle agende della politica, secondo <strong>Eric Ezechieli, co-fondatore Nativa, </strong>è necessario riempire tutte le sale, i media e gli spazi e raccontare le soluzioni.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_6.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Quali azioni stanno adottando le imprese? <strong>Ninell Sobiecka, </strong>presidente e amministratrice delegata di L’Oreal Italia, porta l’esperienza della multinazionale di cosmetica, che sta investendo per rendere più sostenibili i processi produttivi. “<em>La sostenibilità è anche<strong> un impegno per la comunità</strong></em>”, sottolinea, “<em>per questo investiamo anche nell’empowerment femminile, nella promozione della salute e nel sostegno alle persone più giovani e più vulnerabili</em>”.</p>
<p>Il pomeriggio è animato anche dalla performance di <strong>Fill Pill</strong>, divulgatore e <em>stand-up comedian</em>, che, con comicità, affronta i grandi macro-temi della crisi climatica, offrendo dati e informazioni da utilizzare per rispondere “alle domande dello zio al pranzo di Natale”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Festival_2026_apertura_7.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Proseguono poi le testimonianze delle imprese. “<em>Al di là degli obblighi normativi, il mercato chiede alle imprese di essere sostenibili</em>”, afferma <strong>Francesco Di Ciommo, </strong>presidente e amministratore delegato di Fdc consulting digital Esg, ricordando come <strong>le nuove generazioni, native sostenibili,</strong> sceglieranno beni e servizi in base a criteri di sostenibilità. In un contesto caratterizzato da crisi sistemiche la sostenibilità diventa così un elemento vincente perché “<em>migliora il profilo di rischio dell’azienda, riduce l’esposizione alle tensioni geopolitiche e rende più prevedibili i costi nel medio-lungo periodo</em>”, rileva <strong>Giovanni Tula</strong>, head of sustainability Italy di Enel. A trainare la transizione ecologica c’è anche la <strong>trasformazione digitale</strong>, come spiega <strong>Giuseppe Esposito Mocerino</strong>, presidente di Netgroup. Non si tratta solo di informatizzare i processi, ma anche di misurarli, innovarli e proteggerli dai rischi degli attacchi informatici. L’ostacolo alla transizione è invece la “<strong><em>frammentazione tra imprese, governi e mondo della ricerca</em></strong>”.</p>
<p>A concludere la giornata è <strong>Marcella Mallen</strong>, presidente dell’ASviS: “<em>la <strong>sostenibilità</strong> <strong>è una questione di futuro</strong>. In questo tempo segnato dall’instabilità, l’Alleanza continuerà a essere un riferimento, promuovendo <strong>conoscenza, dialogo e visione strategica</strong> per contribuire a mantenere la rotta di un percorso capace di tutelare il benessere delle generazioni presenti, senza compromettere quello delle generazioni future”.</em></p>
<p><a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/milano/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rivedi l&#8217;evento</strong></a></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/partito-da-milano-il-festival-sostenibilita-driver-di-crescita-e-risposta-alle-crisi/">Partito da Milano il Festival: “Sostenibilità driver di crescita e risposta alle crisi”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il Rapporto Macrotrends tra l’era dell’AI ubiqua e la nuova governance dello spazio</title>
		<link>https://asvis.it/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Harvard Business Review Italia ha pubblicato l’analisi delle tendenze più significative dei prossimi anni. Un manuale per supportare i leader e le imprese a “competere in un mondo diviso”. [Da FUTURAnetwork] 5/12/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/">Il Rapporto Macrotrends tra l’era dell’AI ubiqua e la nuova governance dello spazio</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Oggi prevale un sentimento generale di inquietudine, se non di ansia o di paura, rispetto alle <strong>manifestazioni del ‘grande disordine’</strong> che caratterizza il nostro tempo. I grandi equilibri politici mondiali sono turbati da conflitti attuali, ma anche potenziali, di vasta portata, né mancano punti di crisi più localizzati”. È il quadro che emerge dal <a href="https://www.hbritalia.it/riviste/2025/12/01/rivista/oltre-il-grande-disordine-16438/"><strong>rapporto 2025-2026 “Oltre il grande disordine. I compiti dei leader delle imprese per competere in un mondo diviso”</strong></a><strong>,</strong> realizzato da Harvard Business Review Italia e pubblicato il 3 dicembre nell’ambito del progetto <strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/">Ecosistema Futuro</a></strong>, per analizzare i macrotrend dei prossimi anni. Il documento, a cura di <strong>Enrico Sassoon</strong>, è composto da 25 saggi di esperti nei diversi ambiti analizzati, tra cui <strong>Enrico Giovannini</strong>, <strong>Federico Rampini</strong> e <strong>Umberto Bertelè</strong>.</p>
<p>La prima grande tendenza individuata nel Rapporto è la progressiva <strong>frammentazione dell’ordine internazionale.</strong> Le istituzioni multilaterali appaiono indebolite dalla competizione crescente tra superpotenze e dal ritorno a un mondo diviso in blocchi. Le decisioni delle Nazioni Unite sono spesso ostacolate dai veti incrociati al Consiglio di Sicurezza; il ruolo del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale è messo in discussione da istituzioni alternative, soprattutto cinesi; le funzioni dell’Organizzazione mondiale del commercio risultano erose dal gran numero di accordi bilaterali e regionali (ce ne sono oltre 600). Il presidente statunitense Donald Trump è tra i principali promotori di questi <strong>“accordi destrutturati”</strong> che, come nota il Rapporto, “non consentono alcuna vera pianificazione perché non hanno alcuna stabilità e sono soggetti a costanti revisioni anche radicali”. In questo contesto il Sud globale fatica a emergere come blocco coeso: le divergenze interne, le priorità contrastanti e le fragilità economiche rendono difficile, per i Paesi in via di sviluppo, mostrarsi come un attore politico ed economico alternativo a quello occidentale.</p>
<p>Un’altra tendenza riguarda la crescente <strong>incertezza dell’economia e della finanza globale</strong> alimentata dalle tensioni internazionali. Nel 2024 sessantuno Paesi erano direttamente coinvolti in un conflitto, contribuendo a una <strong>“guerra mondiale diffusa”</strong> che destabilizza i mercati e crea un clima di sfiducia globale, a causa dell’adozione di politiche protezionistiche negli ultimi anni si è osservata una <strong><em>slowbalisation,</em></strong> una riduzione degli scambi globali nel commercio di beni e servizi e una contrazione degli investimenti diretti esteri. Parallelamente, si è instaurato un “<strong>super-impero tecnologico</strong>” dominato da un numero limitato di Big tech. Anche queste multinazionali si trovano ora di fronte alla frammentazione politica ed economica e rischiano di dover modificare le proprie catene di fornitura e di dover rinunciare ai modelli organizzativi globali.</p>
<p>Tra i temi più dirompenti c’è lo <strong>sviluppo tecnologico</strong>, che ha subito un’accelerazione non lineare e senza precedenti con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Secondo lo studio, siamo vicini a quella che viene definita “<strong>l’era dell’AI ubiqua</strong>”, con la presenza di AI agentiche che pianificano e decidono autonomamente, e AI <em>embedded</em> che agiscono all’interno di macchine, sensori e sistemi. In questa continua trasformazione le imprese dovranno imparare a <strong>valorizzare il pensiero critico, la flessibilità e la creatività,</strong> tre competenze che il World economic forum considera le più richieste del prossimo decennio. La trasformazione coinvolge anche chi è a capo delle aziende: serviranno investimenti mirati nell’educazione cognitiva, emotiva ed etica per <strong>favorire una leadership “umano-centrica e consapevole”,</strong> capace di cogliere le opportunità e gli impatti di un contesto tecnologico in continuo mutamento.</p>
<p>L’AI, dunque, si collega a doppio filo con il futuro competenze: “La vera rivoluzione non è tecnologica ma cognitiva e invita le imprese a valorizzare il pensiero critico, la creatività e la consapevolezza nell’era delle macchine intelligenti”, scrive <strong>Rosario Sica</strong> nel Rapporto.</p>
<p>Intanto, <strong>il settore del quantum computing è in fermento</strong> e anche in Italia il potenziale è alto, nonostante l’ecosistema sia in ritardo. Le principali tecnologie sono quelle dei <strong>chip a superconduttori</strong> (scelte da Ibm, Google, AWS e start-up come Iqm e Alice &amp; Bob), quelle degli ioni (Quantinuum, IonQ), quelle ad <strong>atomi neutri</strong> (Pasqal, QuEra), gli <strong>spin in silicio e altri materiali a stato solido</strong> (Intel, Diraq), e poi c’è la <strong>fotonica</strong> (PsiQuantum, Xanadu, Quandela). Ma, avverte il documento, “non esiste una Silicon Valley del quantum computing. Questo anche perché non esiste una tecnologia singola, come quella al silicio nell’informatica degli anni ’50, che sia ancora riuscita a primeggiare sulle altre”.</p>
<p>Degna di attenzione è anche l’evoluzione della space economy: <strong>lo spazio sta diventando una dimensione economica sempre più interdipendente con quella terrestre</strong>. Il settore viene segmentato in due grandi aree: l’upstream con la costruzione e il lancio di veicoli e satelliti, il downstream con l’uso dei dati e dei servizi derivati. La space economy ha assunto un valore di 613 miliardi di dollari nel 2024, con un contributo del settore commerciale pari a circa il 78%, e potrebbe raggiungere i 1.800 miliardi di dollari entro il 2035. Con un’avvertenza: “Ora i rischi, come la militarizzazione e il sovraffollamento orbitale, richiedono nuove forme di governance”.</p>
<p>Tra le altre questioni rilevanti, il Rapporto indica la <strong>tutela e la valorizzazione delle diversità in azienda</strong>, la <strong>promozione del lavoro femminile</strong>, la <strong>crescente attenzione ai fenomeni di longevità e relazioni intergenerazionali</strong> e l’<strong>affermazione di paradigmi di leadership orientata all’ascolto</strong>.</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://www.hbritalia.it/riviste/2025/12/01/rivista/oltre-il-grande-disordine-16438/">HbrItalia</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/">Il Rapporto Macrotrends tra l’era dell’AI ubiqua e la nuova governance dello spazio</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</title>
		<link>https://asvis.it/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’evento sulla dimensione economica dell’Agenda 2030 il confronto tra realtà produttive e politica. Presentato il nuovo position paper del “Patto di Milano”. Giovannini: il Parlamento dia ascolto a queste istanze. 25/11/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/">ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Le imprese italiane credono e sono pronte a investire sempre di più nella sostenibilità e nell’innovazione. Ma per crescere hanno bisogno di condizioni di contesto più favorevoli, a partire da meno burocrazia e un quadro regolatorio certo. È quanto emerso dall’</em>ultimo ASviS Live “<a href="https://asvis.it/il-24-novembre-il-quarto-asvis-live-dedicato-ai-temi-economici-del-rapporto-asvis-2025"><strong>Le sfide della transizione: capitali, competenze e regole per crescere</strong></a>” dedicato alla dimensione economica dello sviluppo sostenibile, che si è tenuto il 24 novembre<strong> </strong>presso la Club House di CeoForLife a Roma.</p>
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<p>Accanto alle proposte del <a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2025/"><strong>Rapporto ASviS 2025</strong></a>, l’incontro ha rappresentato anche l’occasione per discutere il <a href="https://asvis.it/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita"><strong>nuovo Position paper</strong></a> del Gruppo di lavoro “Patto di Milano”, che porta il contributo congiunto delle principali associazioni imprenditoriali italiane. Un risultato non scontato: dopo mesi di confronto, realtà diverse per dimensioni, settore e sensibilità hanno condiviso analisi e proposte comuni per un modello economico più competitivo e sostenibile.</p>
<p>{##card#47#24748}  </p>
<p><em>In apertura <strong>Enrico Giovannini</strong>, direttore scientifico dell’ASviS, ha ricordato che “<strong>l</strong></em><strong><em>’economia è al centro della trasformazione che dobbiamo realizzare</em></strong><em>. Lo sviluppo sostenibile permette alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare quelli di chi verrà dopo. La dimensione economica è straordinariamente importante, non parliamo però di decrescita felice ma di sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni. <strong>Il sistema produttivo italiano vuole andare in questa direzione</strong></em>”. <strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Eventi_ASviS/ASviS_Live_24_novembre_Giovannini_2025_FINAL.pdf">Nella sua relazione</a></strong>, Giovannini ha quindi richiamato le evidenze del Rapporto ASviS, dal quale emerge che l’Italia, rispetto alla media europea, è avanti su economia circolare e consumo responsabile, molto meno su lavoro e innovazione.</p>
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<p><strong>Silvia Fregolent</strong>, senatrice di Italia Viva, ha affermato che la transizione energetica è un processo irreversibile, e va accompagnata con scelte efficaci e non ideologiche: “<em>Non è più un tema su cui il Paese può tornare indietro. <strong>Lo chiedono l’economia, le imprese e le filiere</strong> che sono già leader in questo campo. Ma <strong>servono politiche certe</strong>: Transizione 5.0 è stata un inferno, non solo per i piccoli ma anche per i grandi, con troppi adempimenti. La battaglia ideologica ‘tutto o zero rinnovabili’ non ha senso: tutti i grandi Paesi hanno un mix energetico. Senza certezze, la competitività si indebolisce e la transizione rallenta</em>”.</p>
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<p>Per<strong> Guido Castelli</strong>, senatore di Fratelli d&#8217;Italia, la transizione non deve penalizzare il nostro sistema industriale: “<em>Siamo tutti un po’ insoddisfatti della traduzione pratica degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, e non solo in Italia. Il tema è <strong>rendere compatibile la riduzione delle emissioni con la situazione economica attuale</strong></em>”. Citando il recente dibattito sulla Legge europea sul clima, Castelli ha invocato “<em>realismo e pragmatismo, altrimenti rischiamo di compromettere l’adesione del sistema produttivo. Nell’automotive obiettivi troppo rigidi hanno prodotto crisi e perfino la riapertura, in Germania, delle miniere di carbone. Bene considerare la neutralità tecnologica, sulle questioni ambientali ci vuole pragmatismo</em>”.</p>
<p>Con <strong>Annamaria Barrile</strong>, direttrice generale di Utilitalia, è iniziato il giro di interventi delle organizzazioni del “Patto di Milano”: “<em>Per noi <strong>la competitività passa dagli investimenti</strong>, che non sono costi. Le nostre circa 400 associate operano ogni giorno sul territorio e investono in infrastrutture, tecnologie e competenze. Tutto questo è quotidianità, si sostanzia giorno dopo giorno. Ma queste imprese devono essere supportate nel loro ruolo</em>”.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/ASviS_live/_DSC9913.jpg" alt="" width="90%" /></p>
<p><strong>Piergiorgio Carapella</strong>, senior economist del Centro studi Confindustria – Politiche pubbliche, governance e cambiamento, ha sottolineato i progressi delle imprese italiane: “<em>Le nostre aziende sono più virtuose di quanto spesso si racconti, sia sulla transizione che sulla circolarità; l’efficienza energetica del manifatturiero è migliorata molto. Ora serve un <strong>quadro regolatorio chiaro e di lungo periodo, oltre a un adeguato supporto finanziario</strong>. Cruciale anche il tema delle competenze: bisogna rafforzare il partenariato tra formazione, università e aziende</em>”.</p>
<p><strong>Gianfrancesco Rizzuti</strong>, direttore operativo e responsabile Comunicazione di FeBAF, ha evidenziato il ruolo di banche e assicurazioni per un modello di sviluppo sostenibile: “<em>Senza finanza è difficile operare. Con il Position paper ci siamo chiesti quale contributo potesse dare il settore finanziario, soprattutto alle Pmi. La parola d’ordine è <strong>semplificazione</strong>, non come deregolamentazione, ma che aiuti ad adottare comportamenti sostenibili. Sulla rendicontazione chiediamo <strong>standard chiari</strong>, accettati e possibilmente già esistenti, per non complicare la vita alle micro e piccole imprese</em>”.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/ASviS_live/_DSC0043.jpg" alt="" width="90%" /></p>
<p><strong>Natalia Gil Lopez</strong>, responsabile Politiche ambientali della Cna, ha portato il punto di vista dell’artigianato: “<em>Siamo un sistema di piccole imprese che ha fatto molti passi avanti, pur con tutti gli ostacoli. Ormai è chiaro a quasi tutte che senza sostenibilità non c’è futuro competitivo. Abbiamo realizzato molti progetti di supporto e oggi le imprese sanno che <strong>efficientare costi ed energia è indispensabile</strong>. Ma ci sono troppe incertezze: il quadro europeo è complesso e spesso difficile da interpretare. Servono regole più chiare e più stabili</em>”.</p>
<p>Anche <strong>Guido Lena</strong>, della Direzione politiche economiche di Confartigianato, ha rimarcato la necessità di un contesto politico più favorevole: “<em>Il documento dimostra che in Italia c’è la volontà di ottenere progressi concreti. Undici organizzazioni, con idee diverse, sono riuscite a concordare proposte comuni: <strong>è un fatto importante e andrebbe valorizzato dal governo</strong>. In un momento in cui in molti Paesi il Green Deal è sotto attacco, questo lavoro manda un segnale diverso. Le micro e piccole imprese possono dare un contributo enorme, ma servono accesso al credito e vera sburocratizzazione</em>”.</p>
<p>Secondo<strong> Maurizio Grifoni</strong>, membro della Giunta di Confcommercio, “<em>le aziende che andranno meglio tra 15-20 anni sono quelle che investono ora su questi temi. <strong>I settori che rappresentiamo</strong> &#8211; commercio, turismo, servizi, trasporti e logistica &#8211; <strong>possono accelerare molto la transizione</strong>, anche con la smart logistica dei dati. La conversione ecologica è urgente: la scienza dice che abbiamo superato la linea di non ritorno. I principi dell’Agenda 2030 sono alla base della nostra matrice etica e sociale. Serve pragmatismo, perché dobbiamo arrivare agli Obiettivi.</em>”.</p>
<p><strong>Giorgio Nanni</strong>, responsabile energia e ambiente di Legacoop, ha portato l’esempio delle comunità energetiche come buona pratica già avviata: “<em>Nel Paper abbiamo scelto di raccontare le comunità energetiche perché toccano più argomenti: <strong>comunità, energie rinnovabili e partecipazione dei cittadini</strong>. Ma se raggiungiamo gli obiettivi energetici che ci siamo dati, il rischio è creare un sistema dove solo chi ha un impianto oggi ne avrà uno domani. La comunità energetica invece fa l’opposto: restituisce alla collettività qualcosa che è di tutti, il sole, lo trasforma in energia e lo redistribuisce, evitando nuove disuguaglianze</em>”.</p>
<p><strong>Sandro Pettinato</strong>, vicesegretario generale di Unioncamere, ha insistito sull’esigenza di far conoscere alle imprese i vantaggi economici della transizione: “<strong><em>Chi brevetta in ambito green ha il 21% in più di performance economica</em></strong><em>. È un dato oggettivo che molte imprese non conoscono. Da vent’anni rileviamo i fabbisogni professionali delle aziende, ma non sempre i governi hanno adeguato i percorsi formativi. Vale anche per le rinnovabili: siamo sicuri che gli operatori conoscano vantaggi e regole delle comunità energetiche, soprattutto dopo il 2026? <strong>C’è un enorme problema di comunicazione</strong>. Anche sulla giustizia: le Camere di commercio hanno ridotto i tempi delle controversie, ma pochi lo sann</em>o”.</p>
<p>Ha concluso il panel <strong>Donato Rotundo</strong>, direttore Sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, chiedendo alle istituzioni Ue più coinvolgimento nei processi decisionali: “<strong><em>Il concetto chiave è l’ascolto, la mediazione</em></strong><em>. Il Green Deal è nato senza vero ascolto, e oggi paghiamo un ritardo di sei anni. Molte proposte erano già state avanzate nelle fasi iniziali. Ora ci troviamo con nuove notifiche, nuovi obblighi e un carico enorme sulla filiera agricola: ambiente, sicurezza alimentare, rendicontazione. L’agricoltura ha responsabilità decisive: cibo di qualità, sicurezza alimentare, i nuovi sviluppi della bioeconomia. Ma la sfida maggiore è la disponibilità di manodopera</em>”.</p>
<p>Nel secondo giro di tavolo, <strong>Giovannini</strong> ha interpellato gli esponenti politici su questo patrimonio di istanze e proposte. Per <strong>Fregolent</strong> “<em>la politica deve fare la propria parte, ascoltando gli stakeholder. Poi fuori da qui ci sono anche associazioni che non vogliono la transizione perché mette in discussione i loro interessi, ma il compito della politica è <strong>tenere insieme obiettivi alti e interessi del Paese</strong></em>”. Castelli ha invitato invece a “<em>superare schemi troppo rigidi: <strong>semplificazione e realismo sono richieste da tutti</strong>. La regolazione ambientale degli ultimi anni è stata troppo prescrittiva e non sempre efficace. Infine, occorre territorializzare gli Obiettivi: per raggiungerli davvero bisogna tener conto delle differenze locali e non far percepire l’Agenda 2030 come qualcosa di imposto dall’alto</em>”.</p>
<p>Giovannini ha concluso auspicando un passo concreto per dare seguito al lavoro del “Patto di Milano”: “<em>Mi piacerebbe che partisse una <strong>lettera firmata dai presidenti delle associazioni</strong>, indirizzata ai presidenti delle Commissioni parlamentari e ai ministri. Possiamo predisporla insieme, è un modo per portare conoscenza alla classe politica</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Scarica i materiali dell&#8217;evento:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf"><strong>il Position Paper ASviS <em>Le sfide della transizione</em></strong></a></li>
<li><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Comunicati_stampa/2025/Comunicato_Stampa_ASviSlive_24nov_dimensione_economica_def.pdf"><strong>il comunicato stampa</strong></a></li>
<li><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Eventi_ASviS/ASviS_Live_24_novembre_Giovannini_2025_FINAL.pdf"><strong>la presentazione di Enrico Giovannini</strong></a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/">ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</title>
		<link>https://asvis.it/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il documento, frutto del Gruppo di lavoro ASviS sul Patto di Milano, esamina criticità e proposte delle aziende per accelerare sulla sostenibilità, agendo in quattro aree chiave: clima, energia e risorse, competenze e finanza. 24/11/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/">Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stato presentato lunedì 24 novembre 2025, in occasione del <a href="https://asvis.it/il-24-novembre-il-quarto-asvis-live-dedicato-ai-temi-economici-del-rapporto-asvis-2025">quarto e ultimo ASviS Live dedicato alle proposte economiche del <strong>Rapporto annuale dell’Alleanza</strong></a>, il Position paper &#8220;<a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le sfide della transizione. Lo sviluppo sostenibile e il contributo delle imprese</strong></a>&#8220;, elaborato dalle esperte e dagli esperti del <a href="https://asvis.it/gruppo-di-lavoro-trasversale-associazioni-di-impresa-per-l-attuazione-del-patto-di-milano/">Gruppo di lavoro trasversale ASviS <strong>&#8220;Associazioni di impresa per l&#8217;attuazione del Patto di Milano&#8221;</strong></a>. Il documento raccoglie l’analisi delle più importanti organizzazioni imprenditoriali italiane di fronte alle sfide poste dal contesto globale attuale, esaminando gli ostacoli che le aziende (in particolar modo quelle di piccole e medie dimensioni) si trovano ad affrontare, e proponendo al contempo le possibili soluzioni da mettere in campo, a livello legislativo ma non solo, per accelerare il percorso dell’Italia e dell’Europa verso lo sviluppo sostenibile, in linea con l&#8217;Agenda 2030.</p>
<p>In particolare, il Position paper intende fornire una panoramica <strong>dell’impegno concreto delle imprese aderenti al</strong> Patto di Milano, in <strong>quattro ambiti chiave della transizione</strong>: <strong>cambiamento climatico</strong>, <strong>accesso all&#8217;energia e alle risorse</strong>, <strong>sviluppo di competenze</strong> e <strong>accesso agli strumenti finanziari</strong>. Siglato nel 2017, il Patto prevede infatti una serie di azioni per lo sviluppo sostenibile che le aziende firmatarie hanno portato avanti in questi anni, come diffondere la conoscenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel mondo imprenditoriale, promuovere l&#8217;innovazione sostenibile dei modelli di business, diffondere la rendicontazione non finanziaria, facilitare l&#8217;accesso alla finanza sostenibile e molto altro.</p>
<p>Ma vediamo più nello specifico i quattro ambiti esaminati.</p>
<h3><strong>Adattamento e mitigazione del cambiamento climatico</strong></h3>
<p>Secondo gli autori e le autrici del documento, nell’attuale scenario climatico la priorità è agire con un mix di azioni di adattamento e di mitigazione per ridurre le emissioni. Dall’analisi condotta, le principali <strong>criticità</strong> riscontrate risultano essere la <strong>mancanza di informazioni</strong> sull&#8217;esposizione ai rischi climatici, la <strong>difficoltà di accesso al credito</strong> per investimenti a lungo termine e una <strong>carenza di competenze tecniche specifiche</strong>. Tra le <strong>proposte</strong> chiave si evidenziano: incentivi specifici per i settori energivori, la riforma della bolletta per alleggerire l&#8217;impatto delle parafiscalità sulle piccole e medie imprese (Pmi) e la facilitazione dell&#8217;accesso al credito e all&#8217;assistenza assicurativa.</p>
<h3><strong>Accesso all&#8217;energia rinnovabile e alle risorse</strong></h3>
<p>Dal punto di vista energetico, gli interventi più importanti nel processo di transizione hanno a che vedere con le <strong>energie rinnovabili</strong>, cruciali per l&#8217;autonomia energetica, l&#8217;inclusione sociale nell&#8217;accesso all&#8217;energia e la <strong>gestione sostenibile di acqua e suolo</strong>. Tuttavia, la <strong>complessità burocratica</strong> del <em>permitting</em> (ovvero delle autorizzazioni necessarie) per i nuovi impianti rinnovabili e <strong>l&#8217;assenza di un piano nazionale coordinato</strong> per la gestione delle emergenze idriche rappresentano i maggiori ostacoli. Le imprese del Patto di Milano propongo quindi che venga urgentemente semplificato l’iter autorizzativo, sostenuta la creazione di Comunità energetiche rinnovabili e solidali e realizzato un piano infrastrutturale straordinario per nuovi invasi e la manutenzione delle reti idriche.</p>
<h3><strong>Sviluppo di competenze per gestire la transizione</strong></h3>
<p>Ma la transizione passa anche attraverso un deciso rafforzamento delle competenze professionali. In tal senso, la principale <strong>criticità </strong>che le esperte e gli esperti sottolineano è rappresentata dalla <strong>difficoltà di reperire personale qualificato</strong> con competenze avanzate nelle tecnologie <em>green</em>, nella digitalizzazione e nell&#8217;economia circolare, in particolare tra i profili tecnici intermedi. Un tema particolarmente sentito dalle piccole e micro imprese. Le <strong>proposte</strong> avanzate dalle organizzazioni firmatarie mirano quindi a fornire supporto tecnico e finanziario per la diffusione della formazione continua, a valorizzare il ruolo delle organizzazioni imprenditoriali e delle Camere di commercio nella <em>governance</em> delle competenze e a rafforzare le sinergie con il sistema educativo.</p>
<h3><strong>Accesso alla finanza e strumenti per finanziare la transizione</strong></h3>
<p>È cruciale rendere il sistema finanziario più inclusivo, facilitando l&#8217;accesso ai <strong>finanziamenti green</strong> e costruendo sinergie tra finanza pubblica e privata. Nell’ambito finanziario, infatti, le difficoltà si concentrano sulle <strong>barriere per le Pmi, </strong>causate dall&#8217;eccessiva tecnicità dei <strong>requisiti Esg</strong> (<em>Environmental, Social, Governance</em>) e dalla <strong>frammentazione/complessità dei questionari da compilare per la rendicontazione di sostenibilità</strong>. Le <strong>proposte</strong> al Legislatore riguardano la semplificazione dell&#8217;accesso ai fondi pubblici per le piccole e medie imprese, l&#8217;armonizzazione e il supporto nella compilazione dei questionari Esg e l&#8217;individuazione di un <strong>set minimo di indicatori comune a livello europeo </strong>(come lo standard <strong>Vsme, </strong>lo standard volontario di rendicontazione della sostenibilità per le piccole e medie imprese non quotate) per valorizzare il contributo delle aziende di piccole dimensioni.</p>
<h3><strong>L&#8217;impegno concreto delle imprese</strong></h3>
<p>L&#8217;ampia appendice del documento raccoglie una serie di iniziative già messe in campo delle organizzazioni aderenti al Patto di Milano, a testimonianza dell’impegno concreto del sistema imprenditoriale italiano nella transizione sostenibile. A titolo di esempio, i progetti spaziano dalla <strong>creazione di Comunità energetiche rinnovabili</strong> in forma cooperativa, come <strong>ConfagriCER</strong> di Confagricoltura e <strong>Respira</strong> di Legacoop, da iniziative per la <strong>sostenibilità finanziaria,</strong> come <strong>ConfESG</strong> di Confartigianato per supportare le Pmi nel report di sostenibilità, fino a programmi per lo <strong>sviluppo di competenze</strong>, come <strong>Mir &#8211; Matching impresa e ricerca</strong> di Unioncamere, che collega le Pmi con il mondo della ricerca. E poi le dieci proposte di Confindustria sull’<strong>economia circolare</strong>, l’<strong>innovazione in ambito agricolo </strong>di Cia, il progetto <strong>Imprendigreen</strong> di Confcommercio, i servizi offerti da Unioncamere tramite <strong>Sustainability </strong>e da Cna tramite<strong> Restart</strong>. Mentre Utilitalia ha creato l’<strong>Accademia dei servizi pubblici </strong>per rafforzare il capitale umano delle utility. Per l’elenco completo si rimanda alla consultazione del documento.</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica il Position paper</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/">Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Supercondensatori green per la transizione energetica: vince Novac</title>
		<link>https://asvis.it/supercondensatori-green-per-la-transizione-energetica-vince-novac/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La startup emiliana premiata all’Innovation Village Award 2025, promosso da Knowledge for Business con ASviS ed Enea. Riconoscimenti a oltre 20 progetti che accelerano l’innovazione sostenibile in Italia. 31/10/25</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Smart mobility, bioeconomia, energie pulite, salute, packaging, sport e intelligenza artificiale.<br />I 24 progetti finalisti <a href="https://innovationvillage.it/innovation-village-award-2025/" target="_blank" rel="noopener">dell’<strong>Innovation Village Award 2025</strong></a>, selezionati tra oltre 200 candidature, hanno portato sul palco dell’Auditorium Porta del Parco di Napoli soluzioni concrete per l’innovazione sostenibile.</p>
<p>Il premio, alla sua settima edizione, è promosso da <strong>Knowledge for Business</strong> insieme ad <strong>ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</strong> ed <strong>Enea</strong>, con il patrocinio del <strong>Ministero delle Imprese e del Made in Italy</strong>, del <strong>Comune di Napoli</strong> e di <strong>Pni Cube</strong>, e il sostegno di numerosi partner tra cui <strong>Optima Italia</strong> (main sponsor).</p>
<p>Strutturato in <strong>otto ambiti tematici</strong>, il contest ha previsto una fase di selezione con giurie specializzate, un percorso di coaching per i finalisti e una competizione finale ispirata ai tornei sportivi, che ha premiato la chiarezza, l’impatto e la replicabilità dei progetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Oltre 20 premi assegnati tra sostenibilità, salute, packaging e industria</strong></h3>
<p>Ad aggiudicarsi il primo premio è <strong>Novac</strong>, startup dell’Emilia-Romagna, che ha sviluppato <strong>supercondensatori modellabili di nuova generazione</strong>, leggeri, compatti, privi di terre rare e capaci di operare fino a 120°C. Un sistema di accumulo energetico ad altissima densità, che trova applicazione nei settori automotive, aerospaziale, marittimo e industriale.</p>
<p><em>“Servono a dare un boost dove le batterie non bastano. Abbiamo creato una tecnologia più potente, sostenibile e longeva, con un team di 14 persone specializzate in elettrochimica, elettronica e meccanica. La struttura del premio ci ha aiutati a ripensare a fondo il nostro progetto”</em> ha spiegato <strong>Matteo Bertocchi</strong>, fondatore di Novac con Alessandro Fabbri.</p>
<p>Secondo classificato <strong>Lumina</strong>, con una tecnologia per il controllo della funzione cellulare e mitocondriale, mentre i riconoscimenti distribuiti dalle imprese e dagli enti partner hanno valorizzato numerose soluzioni innovative.</p>
<p>Tra i progetti premiati <strong>Soleidon</strong>, che ha ricevuto il riconoscimento di Optima Italia e di Rdr S.p.A. per il suo innovativo sistema fotovoltaico galleggiante, capace di produrre energia rinnovabile senza consumo di suolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/IV_AWARD_Image_2025-10-28_at_14.56.02.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ecco l’elenco completo:</h3>
<ul>
<li>Premio “Optima Italia”: <em>Soleidon</em>.</li>
<li>Premio “Materias”: <em>Alice</em>.</li>
<li>Premio “Meditech”: <em>Sephirot</em>.</li>
<li>Premio “Eav &#8211; Ente Autonomo Volturno”: <em>Car</em>.</li>
<li>Premio “Flex Packaging”: <em>Etichette intelligenti a base di cellulosa batterica.</em></li>
<li>Premio “Abc Acqua Bene Comune Napoli”: <em>Digital Twin.</em></li>
<li>Premio “Bugnion”: </li>
<li>Premio “Dac – Distretto Aerospaziale della Campania”: <em>Solar Cube.</em></li>
<li>Premio “Eit Health”: <em>Onebra</em>.</li>
<li>Premio “Associazione Donne 4.0”: <em>Onebra, Miktòs, Clearchain.</em></li>
<li>Premio “Atlas (Associazione di categoria di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici)”: <em>Solar Cube</em>.</li>
<li>Premio “Bosch Engineering”: <em>Novac</em>.</li>
<li>Premio “Invitalia Startup Innovativa Sostenibile”: <em>Risorsa</em>.</li>
<li>Premio “Invitalia Startup Femminile”: <em>Onebra</em>.</li>
<li>Premio “ASviS – Festival dello Sviluppo Sostenibile”: <em>gli 8 finalisti di ambito</em>.</li>
<li>Premio “Rdr S.p.A.”: <em>Soleidon</em>.</li>
</ul>
<p><br />Assegnate anche le menzioni “Sellalab”, “InnovUp”, “Enea”, “012factory” e “Rassegna Business”.<br />A tutti i 24 finalisti è stato conferito il Premio Enterprise Europe Network.</p>
<p>“<em>Napoli si conferma capitale italiana dell’innovazione, con candidature da 17 regioni. Il premio connette progetti e mercato, un passaggio cruciale per trasformare le idee in impresa</em>”, ha affermato <strong>Annamaria Capodanno</strong>, direttrice di Innovation Village.</p>
<p>“<em>Crescono la qualità dei progetti e il numero di partner</em>”, ha sottolineato <strong>Andrea Canonico</strong>, direttore dell’Award. “<em>La fase di networking che si apre ora sarà determinante</em>”.</p>
<p>Per <strong>Valeria Fascione</strong>, assessora all’Innovazione della Regione Campania, “<em>i temi del digitale, della sostenibilità e della bioeconomia restano prioritari, ed è importante che le soluzioni presentate siano sempre più pronte per il mercato</em>”.</p>
<p>“<em>Siamo orgogliosi di sostenere questo premio da cinque anni</em>”, ha concluso <strong>Marco Realfonzo</strong>, Ceo di Optima Italia. “<em>Innovare per noi significa mettere la tecnologia al servizio della comunità</em>”.</p>
<p><a href="https://innovationvillage.it/innovation-village-award-2025/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Vai alla pagina del premio</strong></a></p>
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