<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>#goal1 Archivi - ASviS</title>
	<atom:link href="https://asvis.it/tag/goal1/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://asvis.it/tag/goal1/</link>
	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 14:15:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/02/cropped-favicon-asvis-32x32.png</url>
	<title>#goal1 Archivi - ASviS</title>
	<link>https://asvis.it/tag/goal1/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>826 milioni di persone vivono con meno di tre dollari al giorno</title>
		<link>https://asvis.it/826-milioni-di-persone-vivono-con-meno-di-tre-dollari-al-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=81377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal 1990 la povertà estrema è scesa dal 43% al 10% della popolazione mondiale, ma la tendenza rischia di essere invertita. Mentre i più poveri avanzano a fatica, diminuiscono le risorse disponibili per sostenerli. 07/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/826-milioni-di-persone-vivono-con-meno-di-tre-dollari-al-giorno/">826 milioni di persone vivono con meno di tre dollari al giorno</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per oltre trent&#8217;anni il mondo ha potuto raccontare una delle più grandi storie di <strong>progresso sociale</strong> dell&#8217;epoca contemporanea. Nel 1990 il 43% della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema. Oggi quella quota è scesa al 10%. Paesi come Cina, India, Indonesia e Brasile sono arrivati al 4% o meno e in oltre 100 economie l&#8217;incidenza è ormai inferiore all&#8217;1%. Questo successo, però, apre una domanda: ha ancora senso <strong>misurare la povertà mondiale</strong> attraverso una soglia tanto bassa? La Banca mondiale, <a href="https://blogs.worldbank.org/en/opendata/why-an-extreme-poverty-line-is-still-needed">in un&#8217;analisi pubblicata ad agosto</a>, risponde di sì.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/poverta_estrema.png" alt="" width="70%" /><br />
<strong><sup>Fig.1 % di popolazione vicina alla soglia di povertà</sup></strong></p>
<h3>Cosa significa tre dollari al giorno</h3>
<p>La soglia internazionale della povertà estrema è attualmente fissata a tre dollari al giorno per persona, ed è alla base anche del primo target del <strong>Goal 1 dell&#8217;Agenda 2030</strong>, che punta a <strong>eliminare la povertà estrema</strong>. Negli ultimi anni alcuni studiosi hanno proposto di abbandonare questo riferimento o di affiancargli soglie più elevate. Ma cosa significa tre dollari al giorno? La Banca mondiale prova a tradurre la soglia, espressa a prezzi 2021 e a parità di potere d&#8217;acquisto, in valori più vicini a quelli attuali. Per una famiglia di sei persone, dimensione tipica dei nuclei che vivono in povertà estrema, nel 2026 equivale a circa 675 dollari di consumi al mese, ovvero 8.100 dollari l&#8217;anno. In termini di reddito, secondo gli autori, si tratta di circa 810 dollari al mese, poco meno di 10 mila dollari l&#8217;anno.<br />
Da questa prospettiva, l&#8217;idea che la <strong>lotta alla povertà</strong> sia ormai arrivata all&#8217; <em>“ultimo miglio”</em> assume un significato diverso. Perché quell&#8217;ultimo miglio è ancora affollatissimo: sotto la soglia vivono 826 milioni di persone, più della popolazione dell&#8217;Unione europea e degli Stati Uniti messe insieme. Ma c&#8217;è un problema ulteriore: <strong>i Paesi più poveri stanno avanzando molto lentamente</strong>. Se questa tendenza dovesse continuare, nel prossimo decennio il numero delle persone in povertà estrema potrebbe tornare ad aumentare.</p>
<h3>Il mondo avanza, ma gli ultimi sono quasi fermi</h3>
<p>Quando guardiamo a chi è rimasto indietro, la statistica diventa politica: se alziamo l&#8217;asticella con cui misuriamo la povertà globale, verso chi spostiamo lo sguardo? Soglie più elevate permetterebbero di rappresentare altre <strong>forme di vulnerabilità economica</strong>, ma secondo gli autori rischierebbero anche di allontanare l&#8217;attenzione dalle persone con meno risorse in assoluto. Nell&#8217;ultimo decennio il 10% più povero della popolazione mondiale ha visto i propri redditi crescere appena dello 0,1% all&#8217;anno, contro circa il 2% per chi si trova nella parte centrale della distribuzione globale. Il mondo continua ad avanzare, ma chi parte più indietro oggi si muove più lentamente. E mentre i più poveri avanzano a fatica, <strong>diminuiscono anche le risorse disponibili</strong> per sostenerli. Secondo i dati preliminari dell&#8217;Ocse, nel 2025 l&#8217;Aiuto pubblico allo sviluppo è sceso a 174,3 miliardi di dollari, il 23,1% in meno rispetto all&#8217;anno precedente. Gli aiuti bilaterali ai Paesi meno sviluppati sono diminuiti del 25,8% e quelli destinati all&#8217;Africa subsahariana del 26,3%.</p>
<h3>Uscire dalla povertà estrema non significa uscire dalla povertà</h3>
<p>Perché mantenere la soglia dei tre dollari? La Banca mondiale ricorda che non nasce da una cifra scelta arbitrariamente, ma dalle soglie nazionali adottate dai Paesi più poveri, spesso costruite a partire dal <strong>costo necessario a soddisfare bisogni essenziali</strong> come alimentazione e abitazione. Spostarla troppo significherebbe perdere il legame con cui la povertà viene definita nelle società che sperimentano le privazioni più profonde. Questo non significa che tre dollari al giorno possano raccontare tutte le dimensioni della povertà. Servono anche soglie più elevate, indicatori relativi e misure non monetarie. <strong>Uscire dalla povertà estrema non significa automaticamente uscire dalla povertà</strong>. Dopo decenni di progressi straordinari, l&#8217;ultimo tratto della lotta alla povertà potrebbe essere il più difficile. La soglia dei tre dollari non dice dove dovrebbe fermarsi l&#8217;ambizione dell&#8217;Agenda 2030. Dice piuttosto da dove non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo.</p>
<p><a href="https://blogs.worldbank.org/en/opendata/why-an-extreme-poverty-line-is-still-needed">Leggi l’analisi della Banca Mondiale</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/826-milioni-di-persone-vivono-con-meno-di-tre-dollari-al-giorno/">826 milioni di persone vivono con meno di tre dollari al giorno</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vnr, Persone: tutelato il potenziale umano, ma si arretra su salute e benessere</title>
		<link>https://asvis.it/vnr-persone-tutelato-il-potenziale-umano-ma-si-arretra-su-salute-e-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal2]]></category>
		<category><![CDATA[#goal3]]></category>
		<category><![CDATA[#goal5]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=81350</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 18,6% della popolazione italiana a rischio di povertà, Italia tra i Paesi Ue con i più alti livelli di disuguaglianza dei redditi, otto morti al giorno sulle strade. Il punto della Voluntary national review italiana su “Persone”. 31/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/vnr-persone-tutelato-il-potenziale-umano-ma-si-arretra-su-salute-e-benessere/">Vnr, Persone: tutelato il potenziale umano, ma si arretra su salute e benessere</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano&#8221;</em> evidenzia un andamento complessivamente positivo, mentre <em>&#8220;Promuovere la salute e il benessere&#8221;</em> registra un andamento complessivamente negativo.</p>
<p>Così si esprime la <a href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030"><strong>Voluntary national local youth review</strong></a> (Vnr) italiana, il documento presentato il 13 luglio all’High-level political forum che illustra i progressi compiuti nell’attuazione dell’Agenda 2030 a livello nazionale e le sfide da affrontare.</p>
<p>In questo articolo vi parleremo di una delle cinque “P” dell’Agenda 2030, quella dedicata alle <strong>Persone</strong>.</p>
<h3><strong>I dati</strong></h3>
<p>Nel 2025, il 18,6% della popolazione italiana era a rischio di <strong>povertà</strong> (Goal 1) e il 10,2% della popolazione occupata era a rischio di povertà, una quota superiore alla media dell&#8217;Ue-27 (8,2%). Mentre nel 2023 il 20% della popolazione con i redditi più elevati percepiva un reddito pari a 5,5 volte quello del 20% più povero: l&#8217;Italia si confermava così tra i Paesi dell&#8217;Unione europea con <strong>i più alti livelli di disuguaglianza dei redditi </strong>(Goal 10).</p>
<p>Relativamente al Goal 2 “Sconfiggere la fame”, nel 2024 l&#8217;1,3% della popolazione italiana si trovava in una condizione di <strong>insicurezza alimentare</strong>. Preoccupante il tasso di <strong>mortalità per incidenti stradali </strong>(Goal 3): 4,9 ogni 100mila residenti (circa 8 vittime al giorno).</p>
<p>Sul piano dell’<strong>istruzione</strong> (Goal 4), si segnala che In Italia, nell’anno scolastico 2024/25, la quota di alunni e alunne che non ha raggiunto il livello di competenza di base in italiano è pari al 33,7% nella classe seconda della scuola primaria: si tratta di un ulteriore aumento rispetto agli anni precedenti. In seconda e in quinta, la quota di alunni e alunne che non raggiunge il livello di competenza di base in matematica (rispettivamente 33% e 33,6%) resta distante dai valori pre-pandemici. Infine, nel 2024, l’85,3% delle <strong>donne</strong> (Goal 5) vittime di omicidio è stata uccisa da partner, ex partner o altri familiari, una quota estremamente elevata.</p>
<h3><strong>La Youth voluntary review</strong></h3>
<p>La <em><strong>Youth voluntary review </strong></em>(Yvr) rappresenta una delle principali novità della revisione volontaria italiana del 2026: per la prima volta l’Italia integra infatti un rapporto dedicato alle giovani generazioni, con l’obiettivo di raccogliere il loro punto di vista sull’attuazione dell’Agenda 2030 e sulla costruzione delle politiche per lo sviluppo sostenibile. Il percorso ha coinvolto bambine, bambini e giovani tra i <strong>6 e i 35 anni</strong>, attraverso un processo strutturato di ascolto e partecipazione.</p>
<p>La Yvr si fonda sull’idea che i giovani e le giovani non siano soltanto destinatari delle politiche future, ma <strong>protagonisti del cambiamento nel presente</strong>, e che la prospettiva intergenerazionale debba entrare stabilmente nei processi decisionali.</p>
<p>Dalla consultazione emergono alcune priorità:</p>
<ul>
<li><strong>La crisi climatica resta una delle principali preoccupazioni delle nuove generazioni.</strong> I giovani e le giovani mostrano un’elevata sensibilità ambientale, ma cresce anche la percezione che i comportamenti individuali, da soli, non siano sufficienti a produrre trasformazioni profonde: servono interventi collettivi e politiche più incisive.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>People (Persone) è la dimensione più citata da tutte le fasce d’età</strong>: il tema prevalente riguarda il benessere psicologico e relazionale<strong>.</strong> Il 30,5% degli e delle adolescenti indica il supporto psicologico tra i bisogni prioritari, segnalando l’importanza di rafforzare servizi e strumenti di prevenzione e cura. Rilevante il crollo della facilità nelle relazioni sociali tra i giovani di 14-18 anni (25,3%).</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>La scuola appare sempre meno collegata alla percezione del futuro con il crescere dell’età.</strong> Se il 92% dei bambini tra 6 e 10 anni considera la scuola utile per il proprio futuro, questa percentuale scende al 43,1% tra gli 11 e i 13 anni e al 13,1% tra i 14 e i 18 anni, evidenziando una distanza crescente tra sistema educativo e aspettative delle nuove generazioni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>   <a href="https://asvis.it/voluntary-national-review-2026/" target="_blank" rel="noopener">CONSULTA LA PAGINA DEDICATA ALLA VOLUNTARY NATIONAL REVIEW</a>   </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/vnr-persone-tutelato-il-potenziale-umano-ma-si-arretra-su-salute-e-benessere/">Vnr, Persone: tutelato il potenziale umano, ma si arretra su salute e benessere</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La povertà non è inevitabile: è il prodotto di decisioni politiche</title>
		<link>https://asvis.it/la-poverta-non-e-inevitabile-e-il-prodotto-di-decisioni-politiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:35:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_In_Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79732</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vera novità non è che esistano i poveri, ma che si resta poveri, secondo il Rapporto Caritas. La Strategia Ue anti-povertà indica la via. Sei economisti propongono una roadmap per rompere gli schemi. 25/06/06</p>
<p>di Flavia Belladonna</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-poverta-non-e-inevitabile-e-il-prodotto-di-decisioni-politiche/">La povertà non è inevitabile: è il prodotto di decisioni politiche</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>La politica di lotta alla povertà attraverso la crescita economica è destinata al fallimento</strong>”. Parole che non lasciano spazio a interpretazione quelle messe nere su bianco da sei rinomati economisti &#8211; Olivier De Schutter, Joseph Stiglitz, Jayati Ghosh, Thomas Piketty, Kate Raworth e Jason Hickel – che, dalle colonne <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jun/10/economists-maths-growth-doomed-strategy-un-agencies-political-leaders">del quotidiano britannico <em>The Guardian</em></a>, hanno lanciato una <a href="https://www.neep-poverty.org/roadmap-for-eradicating-poverty-beyond-growth/">roadmap</a> per sradicare la povertà andando oltre la crescita. “<em>Povertà e disuguaglianza non sono casuali ma conseguenze prevedibili di <strong>scelte politiche</strong></em>”, si legge sul <em>Guardian</em>. Una posizione condivisa dal<a href="https://asvis.it/strategia-anti-poverta-dellunione-europea"><strong>l’Unione europea, che il 6 maggio ha lanciato la sua prima Strategia anti-povertà</strong></a>. Articolata in tre pilastri (casa, lavoro, protezione di minori e giovani), la Strategia intende affrontare un fenomeno che i dati più recenti di Eurostat dipingono come veramente preoccupante: infatti, nell’<strong>Ue una persona su cinque è a rischio povertà o esclusione sociale.</strong></p>
<p>La Strategia europea contro la povertà punta a <strong>superare la logica dell&#8217;emergenza, intervenendo sulle cause strutturali dell&#8217;esclusione sociale</strong>. Sul fronte <strong>abitativo</strong>, prevede misure di prevenzione per chi rischia di perdere la casa, il rafforzamento degli alloggi sociali e a prezzi accessibili e il sostegno a nuovi investimenti. Sul <strong>lavoro</strong>, considerato la principale via d&#8217;uscita dalla povertà, l&#8217;obiettivo è favorire l&#8217;inserimento professionale delle 50 milioni di persone oggi escluse dal mercato del lavoro e contrastare il fenomeno del lavoro povero, che interessa un lavoratore europeo su otto. Particolare attenzione è dedicata alla <strong>povertà infantile</strong>: oltre 19 milioni di bambini sono a rischio di povertà e la Commissione intende mobilitare nuove risorse finanziarie e rafforzare la collaborazione con enti locali e società civile per spezzare la trasmissione intergenerazionale dello svantaggio.</p>
<p>I dati europei e quelli italiani raccontano una realtà che contraddice una convinzione radicata: <strong>la povertà non è un fenomeno residuale destinato a scomparire grazie alla crescita economica</strong>. Al contrario, sta diventando una condizione strutturale che colpisce lavoratori, famiglie con figli e anziani. Se questo accade, nonostante l&#8217;aumento della ricchezza complessiva prodotta, significa che il problema non è solo quanto si cresce, ma come si distribuiscono opportunità, redditi e servizi essenziali. La <strong><a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/Relazione-BES-2026_28_04_26.pdf">Relazione sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes)</a></strong>, trasmessa dal Ministero dell&#8217;Economia e delle finanze al Parlamento ad aprile, prospetta per il triennio 2026-2029 una stabilità della disuguaglianza del reddito netto e della povertà assoluta familiare. “<em>Dovremmo imparare a pensare all&#8217;inclusione sociale come un investimento invece che un costo: quanta crescita sblocchiamo se attiviamo queste persone invece di abbandonarle ai margini? <strong>Lasciarle indietro è un costo doppio</strong>: sia sul welfare sia in termini di mancata partecipazione alla vita economica del Paese</em>”, si legge <a href="https://www.corriere.it/buone-notizie/26_giugno_19/poverta-in-europa-gli-stati-si-muovano-e-pensino-ai-giovani-3f950d86-635c-4038-9084-291ca56f0xlk_amp.shtml">su <em>Il Corriere della sera</em></a> in un’intervista all’economista <strong>Pietro Galeone </strong>a firma di <strong>Stefano Agnoli</strong>. Se si potesse riscrivere la Strategia europea, afferma Galeone, sarebbe importante dare un’attenzione in più ai giovani: “<em>Servirebbe un focus urgente sulla povertà giovanile, sull&#8217;inclusione lavorativa giovanile, sulla qualità del lavoro giovanile e sulla possibilità per i giovani di investire nel loro futuro</em>”.</p>
<p><strong>Paolo Lambruschi</strong>, <a href="https://www.avvenire.it/attualita/famiglie-con-minori-e-anziani-soli-intrappolati-nella-rete-della-poverta_109770">su <em>Avvenire</em></a>, commenta i dati del <a href="https://www.caritas.it/report-statistico-2026-sempre-piu-poveri-sempre-piu-a-lungo/"><strong>Rapporto Caritas</strong></a>, presentato il 16 giugno a Roma, parlando della nuova “strutturale normalità” radicata nella vita di molte famiglie: “<em>Mai così tanti poveri e così a lungo. Eppure, vista da vicino, <strong>la povertà pare diventata normale per troppe persone</strong></em>”.  Lavorare non basta più, diminuiscono i nuovi poveri ma aumentano povertà cronica, intensità del bisogno e solitudine, cresce dal 4,6% al 5,2% la quota di persone che vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale.</p>
<p>Come cambiare rotta? La già citata tabella di marcia per sradicare la povertà, che è stata elaborata su mandato del <a href="https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-poverty">Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani</a> Olivier De Schutter, lancia un messaggio che punta a <strong>rompere lo schema</strong> che per decenni ha guidato le politiche economiche degli Stati, basate su tre capisaldi: crescita, tasse, trasferimenti. Per gli economisti autori del Rapporto occorre anche rafforzare la rappresentanza sindacale e riconoscere il valore, spesso invisibile, del lavoro di cura. Significa poi investire nei servizi pubblici universali, dalle abitazioni ai trasporti, passando per la sanità e l’istruzione, così da <strong>spezzare il circolo vizioso della trasmissione intergenerazionale della povertà</strong>. E ancora: bisogna riportare sotto il controllo pubblico le risorse strategiche e orientare le risorse finanziarie per sostenere l’economia sociale che, a differenza del capitalismo contemporaneo, persegue finalità di interesse collettivo. La riscrittura delle regole dell’economia globale deve essere fatta avendo in mente i principi di equità e redistribuzione. Servono politiche contro la povertà basate sui diritti, assemblee di cittadini, strumenti di creazione di ricchezza comunitaria.</p>
<p><em>“Chiediamo ai leader politici a tutti i livelli […] di considerare la fine della povertà, la riduzione delle disuguaglianze e l&#8217;effettiva realizzazione dei diritti umani come il <strong>parametro di riferimento per valutare le politiche economiche</strong></em>”. Perché in gioco c’è molto di più di quello che ci viene raccontato dal dibattito nazionale su questi temi. La povertà non è una condizione inevitabile dell’umanità, ma l’esito di scelte economiche e politiche ben definite. Per questo può essere ridotta e persino sradicata. La domanda da porsi non è se abbiamo le risorse per farlo, ma se abbiamo la volontà di compiere le scelte necessarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-poverta-non-e-inevitabile-e-il-prodotto-di-decisioni-politiche/">La povertà non è inevitabile: è il prodotto di decisioni politiche</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</title>
		<link>https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#goal2]]></category>
		<category><![CDATA[#goal3]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una questione complessa legato a povertà e disuguaglianze. Il documento ne analizza i fattori alla base, facendo il punto sulle politiche in atto e avanzando proposte per interventi strutturali. 18/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/">L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di sicurezza alimentare ha subìto una profonda trasformazione nel corso dei decenni. Se in passato era legato unicamente alla disponibilità fisica di scorte sufficienti, oggi si configura come un <strong>fenomeno multidimensionale</strong>, interessando sempre più anche Paesi ricchi. È quanto emerge dal nuovo Position Paper <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/position_paper_insicurezza_alimentare_def.pdf"><strong>“Insicurezza alimentare in Italia: lettura multidimensionale e proposte per il cambiamento</strong>”</a>, redatto da un nucleo di lavoro trasversale ai Gruppi di lavoro (GdL) dell’ASviS sui Goal 1-10 “Povertà” e “Disuguaglianze” e sui Goal 2-12 “Sconfiggere la fame” e “Produzione e consumo responsabili”.</p>
<p>Per anni, la comunità scientifica e politica, per definire il fenomeno, ha considerato i quattro pilastri stabiliti dalla FAO:</p>
<ol>
<li><strong>Disponibilità fisica</strong>: la presenza di cibo in quantità e qualità adeguate (tramite produzione locale o commercio).</li>
<li><strong>Accesso economico e fisico: </strong>la capacità delle persone di ottenere il cibo, condizionata da reddito e prezzi.</li>
<li><strong>Utilizzo:</strong> la capacità del corpo di trarre nutrimento, supportata da acqua potabile, igiene e cure sanitarie.</li>
<li><strong>Stabilità</strong>: la garanzia che l&#8217;accesso al cibo non venga interrotto da crisi economiche, politiche o ambientali improvvise.</li>
</ol>
<p>Ma il dibattito contemporaneo affianca alle quattro dimensioni classiche due nuovi pilastri: la <strong>sostenibilità dei sistemi</strong> e l<strong>’<em>agency</em>,</strong> ovvero la capacità di individui e comunità di compiere scelte alimentari consapevoli e indipendenti. Questo ampliamento della prospettiva fa sì che il fenomeno riguardi sempre più anche Paesi ad alto reddito, tra cui l’Italia, dove l’insicurezza alimentare non scaturisce da una carenza di cibo sul mercato, ma da <strong>una limitata capacità di accesso a diete sane, nutrienti e culturalmente adeguate.</strong> Non si tratta solo di una privazione materiale, ma di un&#8217;esperienza di esclusione sociale che intacca l&#8217;autonomia delle persone e le loro traiettorie di vita.</p>
<h3>Le cause e il paradosso della malnutrizione</h3>
<p>L’insicurezza alimentare è fortemente intrecciata con fattori economici, sociali ed educativi. <strong>Le differenze nei livelli di reddito e di istruzione incidono in modo determinante sulla capacità di compiere scelte alimentari salutari e consapevoli.</strong> L&#8217;inflazione che ha colpito i beni alimentari negli ultimi anni ha eroso drasticamente il potere d&#8217;acquisto delle famiglie, spingendole verso strategie di adattamento che consistono nel sostituire cibi freschi con prodotti più economici, spesso ultra-processati e ad alta densità calorica, ma poveri di nutrienti.</p>
<p>Questa dinamica alimenta un paradosso sempre più evidente: <strong>la coesistenza di povertà materiale e malnutrizione per eccesso.</strong> L<strong>&#8216;obesità</strong>, in particolare tra bambine, bambini e adolescenti, emerge così come una <strong>nuova forma di insicurezza alimentare,</strong> sintomo di ambienti in cui il cibo è caloricamente sufficiente ma qualitativamente inadeguato. Un ruolo aggravante è giocato dai cosiddetti <strong>&#8220;deserti alimentari&#8221;</strong> (<em>food desert</em>), aree urbane o periferiche svantaggiate in cui l&#8217;accesso fisico a punti vendita di alimenti sani è fortemente precluso da carenze infrastrutturali e commerciali.</p>
<h3>Le politiche in atto in Italia</h3>
<p>Dal punto di vista delle politiche di contrasto, l’Italia si affida a un sistema articolato che integra strumenti europei, fondi nazionali e l&#8217;imprescindibile azione sussidiaria del Terzo settore. Sul piano normativo, <strong>la Legge 166/2016 (cd. Legge Gadda) </strong>ha rappresentato un passo fondamentale, strutturando e incentivando il recupero delle eccedenze alimentari per fini umanitari, divenuto per anni l&#8217;asse portante dell&#8217;assistenza nel nostro Paese.</p>
<p>Sul fronte europeo, la distribuzione di aiuti materiali agli indigenti, un tempo affidata al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), è oggi gestita attraverso il <strong>Fondo sociale europeo plus (FSE+). </strong>Sul piano prettamente nazionale, le istituzioni hanno messo in campo diverse misure, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;Assegno di inclusione (Adi):</strong> introdotto dal 2024 in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, offre sostegno economico a nuclei fragili vincolandolo alla partecipazione a percorsi formativi e di inclusione socio-lavorativa.</li>
<li><strong>La carta &#8220;Dedicata a te&#8221;:</strong> un fondo destinato all&#8217;acquisto di beni alimentari di prima necessità erogato tramite una tantum su carte prepagate, rivolto a famiglie con un ISEE inferiore a 15mila euro.</li>
<li><strong>Il Reddito alimentare:</strong> una misura sperimentale avviata nel 2023 in quattro città metropolitane, finalizzata a combattere lo spreco mediante la distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari invenduti donati dalla distribuzione.</li>
</ul>
<h3>Il ruolo del Terzo settore: esperienze e buone pratiche</h3>
<p>Per affrontare e gestire il fenomeno in maniera più capillare sui territori, le iniziative promosse dalle organizzazioni della società civile e dal Terzo settore giocano un ruolo fondamentale. Vediamo alcune:</p>
<ul>
<li><strong>Fondazione Banco Alimentare:</strong> coordina il recupero di eccedenze e la distribuzione a oltre 7.600 organizzazioni partner, integrando gli aiuti con misure di accompagnamento sociale e orientamento ai servizi;</li>
<li><strong>Unicef</strong>: promuove le <em>Baby Friendly Initiative</em> per proteggere l&#8217;allattamento e garantire la sicurezza alimentare dei bambini e delle bambine nei primi mille giorni di vita, contrastando le disuguaglianze di salute fin dalla nascita;</li>
<li><strong>Azione Contro la Fame</strong>: con il progetto &#8220;Mai più fame&#8221;, attivo a Milano e Napoli, combina il sostegno economico con percorsi di educazione alimentare e riattivazione professionale per favorire l’autonomia di lungo periodo delle famiglie;</li>
<li><strong>Radici Sane APS</strong>: punta sull&#8217;educazione alimentare nelle scuole come leva di prevenzione primaria ed empowerment, promuovendo una proposta di legge per renderla materia di insegnamento curricolare;</li>
<li><strong>Cittadinanzattiva</strong>: attraverso il suo Osservatorio sulla ristorazione scolastica, monitora le disparità territoriali nell&#8217;accesso alle mense, proponendo di trasformare il servizio in un presidio educativo e di salute pubblica universale.</li>
</ul>
<h3>Le proposte per garantire il diritto al cibo</h3>
<p>Nonostante l&#8217;ampio ventaglio di interventi, la crescita della domanda di aiuto indica chiaramente che l&#8217;approccio è ancora troppo legato a logiche emergenziali e frammentate. Il Position Paper dell&#8217;ASviS sottolinea l&#8217;urgenza di un cambio di paradigma politico: <strong>riconoscere esplicitamente il diritto al cibo come diritto umano fondamentale nella legislazione nazionale.</strong></p>
<p>Per combattere efficacemente l&#8217;insicurezza alimentare occorre<strong> superare la logica del mero assistenzialismo materiale.</strong> L&#8217;ASviS raccomanda l&#8217;<strong>adozione di un approccio sistemico</strong> che leghi il contrasto alla povertà economica a una solida educazione alimentare nelle scuole, a un maggiore coinvolgimento delle reti territoriali e alla garanzia di accesso universale a mense scolastiche di qualità, vere infrastrutture di cittadinanza e prevenzione.</p>
<p><strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/position_paper_insicurezza_alimentare_def.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il documento</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/">L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Roadmap Onu per un’economia sociale, contro povertà e disuguaglianze</title>
		<link>https://asvis.it/la-roadmap-onu-per-uneconomia-sociale-contro-poverta-e-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal17]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal3]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/?p=37325</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Onu le strategie basate sul Pil non hanno ridotto la povertà e propone l’economia sociale e solidale come strumento per promuovere lavoro dignitoso, protezione sociale, uguaglianza di genere e resilienza climatica. 04/03/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-roadmap-onu-per-uneconomia-sociale-contro-poverta-e-disuguaglianze/">La Roadmap Onu per un’economia sociale, contro povertà e disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo il <a href="https://unsse.org/wp-content/uploads/2026/02/UNTFSSE-UNSREP-joint-policy-brief_Italian-1.pdf">documento programmatico congiunto</a> pubblicato dalla Task force interagenzia delle Nazioni Unite sull’economia sociale e solidale (Untfsse), dal Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani e dalla Coalizione globale per la giustizia sociale, l’economia sociale e solidale rappresenta un approccio consolidato per <strong>promuovere un’economia fondata sui diritti umani</strong> e sostenere l’eliminazione della povertà oltre la crescita. Nonostante la crescita registrata in molte economie negli ultimi decenni, sottolinea il documento, la <strong>riduzione della povertà ha rallentato</strong>, mentre disuguaglianze e pressione ambientale sono aumentate. Questo divario dimostra che le strategie basate principalmente sull’espansione economica non si sono tradotte in miglioramenti equi e duraturi del benessere delle persone né nella piena realizzazione dei diritti umani. Persistono infatti significative <strong>disparità nell’accesso al lavoro dignitoso</strong> e alla protezione sociale, mentre le vulnerabilità legate al clima e al debito limitano ulteriormente i progressi. In questo contesto emerge la necessità di <strong>riorientare la governance economica</strong> verso modelli che pongano al centro la dignità umana, la sostenibilità ambientale e il benessere.<br /><br /></p>
<p><strong>L’economia dei diritti umani e la Roadmap globale<br /><br /></strong>Il documento si inserisce nel processo di elaborazione della Roadmap per l’eliminazione della povertà oltre la crescita, sviluppata nell’ambito dell’iniziativa globale “Nuove economie per l’eliminazione della povertà”. Questo percorso mira a guidare governi e istituzioni verso politiche che <strong>privilegino il benessere, l’uguaglianza e la sostenibilità ambientale</strong>, affrontando la povertà come un fenomeno multidimensionale legato non solo al reddito, ma anche all’esclusione sociale e alla mancanza di accesso ai diritti e ai servizi essenziali. La Roadmap, elaborata attraverso consultazioni con circa 200 istituzioni e organizzazioni, individua misure politiche in ambiti chiave, tra cui la trasformazione dei sistemi economici, le politiche del lavoro e ell’assistenza, l’accesso alla protezione sociale e la gestione sostenibile delle risorse ambientali.<br /><br /></p>
<h3>Il ruolo dell’economia sociale e solidale</h3>
<p>In questo quadro, l’economia sociale e solidale viene indicata come un attore centrale. Il documento sottolinea che entità come cooperative, associazioni, fondazioni e imprese sociali <strong>operano secondo principi di cooperazione, governance partecipativa</strong> e privilegiano obiettivi sociali rispetto al capitale. Queste organizzazioni contribuiscono alla creazione di lavoro dignitoso, a una distribuzione più equa delle risorse e allo sviluppo di sistemi di assistenza inclusivi. Il loro contributo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile è stato riconosciuto anche nelle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il documento evidenzia inoltre che l’economia sociale e solidale promuove <strong>modelli economici orientati al benessere collettivo</strong>, integrando partecipazione, uguaglianza e sostenibilità ambientale e contribuendo a contrastare le dinamiche che alimentano le disuguaglianze.<br /><br /></p>
<h3>Le politiche necessarie per rafforzarne il contributo</h3>
<p>Per valorizzare pienamente il potenziale dell’economia sociale e solidale, il documento individua una serie di <strong>leve politiche</strong>. Tra queste rientrano misure per promuovere il lavoro dignitoso, rafforzare la protezione sociale e migliorare la governance partecipativa, oltre a interventi per sostenere servizi di assistenza inclusivi e promuovere l’uguaglianza di genere. Ulteriori azioni riguardano il <strong>sostegno alla resilienza climatica</strong> attraverso modelli produttivi sostenibili, lo sviluppo di strumenti finanziari adeguati e il miglioramento dei sistemi statistici per supportare politiche basate su dati concreti. Il documento sottolinea la necessità di un’azione coordinata tra governi, istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali per rafforzare il ruolo di questo settore nei sistemi economici.</p>
<h3><strong><br />Verso un’economia orientata al benessere</strong></h3>
<p>Il documento conclude evidenziando che l’economia sociale e solidale può svolgere un ruolo strategico nella transizione verso <strong>un’economia basata sui diritti umani</strong> e orientata al benessere. Integrando i suoi principi nelle politiche pubbliche e nei sistemi economici, i governi e le istituzioni possono contribuire a promuovere modelli di sviluppo più equi e sostenibili. In questo senso, l’economia sociale e solidale viene indicata come uno strumento concreto per sostenere l’attuazione della Roadmap globale e rafforzare le strategie volte all’eliminazione della povertà, promuovendo al tempo stesso diritti, inclusione e sostenibilità.</p>
<p><a href="https://unsse.org/wp-content/uploads/2026/02/UNTFSSE-UNSREP-joint-policy-brief_Italian-1.pdf"><strong>Scarica il Policy Brief</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-roadmap-onu-per-uneconomia-sociale-contro-poverta-e-disuguaglianze/">La Roadmap Onu per un’economia sociale, contro povertà e disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disuguaglianze record e democrazia sotto pressione: l’Italia sempre più divisa</title>
		<link>https://asvis.it/disuguaglianze-record-e-democrazia-sotto-pressione-litalia-sempre-piu-divisa-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 20:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/disuguaglianze-record-e-democrazia-sotto-pressione-litalia-sempre-piu-divisa-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel nostro Paese cresce la ricchezza dei più abbienti mentre povertà, stagnazione salariale e disparità restano strutturali. Il rapporto Oxfam Italia fotografa un Paese fragile sul piano sociale e democratico. 23/01/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/disuguaglianze-record-e-democrazia-sotto-pressione-litalia-sempre-piu-divisa-2/">Disuguaglianze record e democrazia sotto pressione: l’Italia sempre più divisa</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’ultimo anno la <strong>ricchezza dei miliardari italiani</strong> è cresciuta, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro, pari a circa 150 milioni di euro al giorno. Il patrimonio complessivo ha così raggiunto i 307,5 miliardi di euro, concentrati <strong>nelle mani di 79 individui</strong>, contro i 71 del 2024. A metà del 2025, in Italia, il 10% più ricco delle famiglie deteneva una ricchezza oltre otto volte superiore a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione. Un divario in netto aumento rispetto alla fine del 2010, quando il rapporto era di poco superiore a sei. È quanto merge da “<strong><a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-report/">Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia</a></strong>”, il rapporto di <strong>Oxfam Italia</strong> che fotografa le dinamiche globali della <strong>disuguaglianza</strong> con un focus specifico sul nostro Paese.</p>
<p>Il quadro internazionale non è meno allarmante. Nel 2025 la <strong>ricchezza dei miliardari a livello globale</strong> è aumentata del 16% in termini reali, i grandi patrimoni hanno così raggiunto il <strong>livello record</strong> di 18.300 miliardi di dollari. Da soli, i 12 individui più ricchi del pianeta possiedono 2.635 miliardi di dollari, una somma superiore alla ricchezza detenuta dalla metà più povera dell’umanità, oltre 4,1 miliardi di persone. <em>“Siamo letteralmente di fronte alla <strong>legge del più ricco</strong> che sta portando al <strong>fallimento della democrazia</strong>: l’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca &#8211;</em> ha affermato <strong>Roberto Barbieri, </strong>direttore generale di Oxfam Italia –. <em>Molti governi, invece di contrastare le disuguaglianze, agiscono in difesa di una élite oligarchica, comprimendo i diritti e silenziando il dissenso della maggioranza della popolazione, che si trova ad affrontare condizioni di vita sempre più insostenibili. </em><em>L’influenza sproporzionata che i super-ricchi esercitano sulla politica, sull’economia e sui media ha acuito le disuguaglianze e<strong> ci ha allontanato dalla lotta alla povertà</strong></em><em>. Nessuno Stato dovrebbe rimanere inerte perché la disuguaglianza economica e politica sta erodendo i diritti e la sicurezza dei cittadini a una velocità elevatissima</em><em>”.</em></p>
<h3><strong>Italia sempre più disuguale</strong></h3>
<p>In un contesto globale segnato dall’aggravarsi delle disuguaglianze, l’Italia non rappresenta un’eccezione. Al contrario, secondo Oxfam, il Paese si inserisce pienamente in questa traiettoria. I dati sulla <strong>distribuzione della ricchezza</strong> sono infatti chiari. Tra dicembre 2010 e giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è aumentata di oltre 2.000 miliardi di euro in termini nominali, ma l’incremento si è concentrato nelle mani delle famiglie più abbienti. Circa il 91% della nuova ricchezza è stato infatti <strong>assorbito dal 5% più ricco</strong> dei nuclei familiari, mentre alla metà più povera è andato appena il 2,7% dell’aumento complessivo. Oggi il top <strong>5% delle famiglie italiane</strong> detiene quasi la metà della ricchezza nazionale.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/Oxfam_Italia.jpg" alt="" width="90%" /></p>
<p>A questa polarizzazione si affianca l’accumulazione del patrimonio, cresce infatti il “<strong>peso delle eredità</strong>” sul totale della ricchezza nazionale. Anche sul fronte dei <strong>redditi</strong> il quadro resta critico. Nel 2023 (ultimo anno con dati consolidati per la valutazione) la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi netti è tornata a peggiorare, relegando <strong>l’Italia al 20esimo posto</strong> su 27 Paesi dell’Unione europea per livello di equità.</p>
<p>Per quanto riguarda l’azione politica su questi temi, i primi due anni del <strong>Governo Meloni</strong> restituiscono un quadro di sostanziale immobilità sul versante della <strong>povertà assoluta</strong>, sottolinea l’associazione. Nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie, pari a 5,7 milioni di persone, vivevano con risorse mensili insufficienti per acquistare beni e servizi di prima necessità. Una situazione che pare destinata a proseguire nei prossimi anni, come indicano le stesse previsioni governative. Sul <strong>fronte del lavoro</strong> il recupero del potere d’acquisto dei salari resta lontano e <strong>la stagnazione salariale </strong>continua ad accompagnarsi alla crescita della disuguaglianza retributiva e del lavoro povero: tra il 1990 e il 2018, la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è salita dal 26,7% al 31,1%, un segnale strutturale di fragilità che ancora oggi non trova risposte efficaci.</p>
<h3><strong>Come uscire dal baratro della disuguaglianza: le proposte di Oxfam Italia</strong></h3>
<p>Oxfam Italia rivolge al Governo una serie di <strong>raccomandazioni</strong> che mirano a contrastare le disuguaglianze e rafforzare la coesione sociale. Al centro vi è la necessità di ripensare in modo strutturale le misure di contrasto alla povertà e all’esclusione lavorativa, garantendo a tutte le persone l’accesso a un <strong>reddito minimo di carattere universale</strong>.</p>
<p>Accanto a questo, Oxfam sollecita la definizione di politiche organiche per il <strong>diritto all’abitare</strong>, sostenute da investimenti pubblici adeguati e di lungo periodo, capaci di affrontare in modo sistemico l’emergenza casa. Viene inoltre sottolineata l’urgenza di rafforzare il contrasto al lavoro nero, e di introdurre un <strong>salario minimo legale</strong>. In questa prospettiva, il Rapporto richiama anche la necessità di subordinare l’accesso a incentivi e investimenti pubblici a precise condizionalità per le imprese, in modo da orientare le risorse verso <strong>modelli produttivi più equi e sostenibili</strong>.</p>
<p>Un secondo filone di raccomandazioni riguarda il sistema fiscale, con l’obiettivo di <strong>rafforzare l’equità</strong>. Oxfam propone l’introduzione di un’<strong>imposta progressiva sui grandi patrimoni</strong> e un aumento della tassazione sulle grandi successioni, insieme a una revisione del prelievo immobiliare che tenga conto delle profonde disuguaglianze patrimoniali esistenti. Allo stesso tempo, lo studio invita a escludere il ricorso a condoni e a dare nuovo impulso alla <strong>lotta all’evasione fiscale</strong>, in modo da recuperare risorse e ristabilire il patto di fiducia tra Stato, cittadini e cittadine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-report/">Scarica il Rapporto</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/disuguaglianze-record-e-democrazia-sotto-pressione-litalia-sempre-piu-divisa-2/">Disuguaglianze record e democrazia sotto pressione: l’Italia sempre più divisa</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Povertà minorile: nel 2025 i bambini pagano il prezzo più alto delle crisi</title>
		<link>https://asvis.it/poverta-minorile-nel-2025-i-bambini-pagano-il-prezzo-piu-alto-delle-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal2]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/poverta-minorile-nel-2025-i-bambini-pagano-il-prezzo-piu-alto-delle-crisi/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quasi un bambino su quattro nell’Ue vive a rischio povertà ed esclusione sociale. In Italia la quota sale al 27%. Il costo della vita e le scarse politiche sul tema aggravano le disuguaglianze. 20/01/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/poverta-minorile-nel-2025-i-bambini-pagano-il-prezzo-piu-alto-delle-crisi/">Povertà minorile: nel 2025 i bambini pagano il prezzo più alto delle crisi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aumento dei prezzi dei beni alimentari, dei costi dell’abitazione e dei servizi essenziali registrato nel corso del 2025 sta spingendo <strong>milioni di bambine, bambini e adolescenti verso la povertà</strong>, con conseguenze profonde e durature sulle loro condizioni di vita. È quanto afferma<a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/poverta-bambini-sempre-piu-colpiti-nel-2025"> Save the Children</a> segnalando come la combinazione tra la persistente inflazione e l’insufficienza delle politiche sociali stia colpendo in modo sproporzionato i minori, aggravando disuguaglianze già strutturali.</p>
<h3><strong>Italia tra i Paesi più in difficoltà</strong></h3>
<p>In Italia, l’analisi conferma che bambine, bambini e adolescenti sono i più colpiti dall’aumento del costo della vita e dalla debolezza delle politiche di sostegno. <strong>Il Paese si colloca al quinto</strong><strong> posto nell’Unione europea</strong> per incidenza della povertà minorile: il 27,1% dei minori è a rischio di povertà ed esclusione sociale, una quota rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi cinque anni. Valori peggiori si registrano solo in Bulgaria (35,1%), Spagna (34,6%), Romania (33,8%) e Grecia (27,9%). Il divario rispetto alla popolazione adulta è marcato: tra gli adulti italiani il rischio di povertà si ferma al 22,3%, mentre tra i minori è nettamente più elevato.</p>
<h3><strong>Famiglia e origine: i fattori che amplificano il rischio</strong></h3>
<p>La povertà minorile in Italia è strettamente legata alla <strong>condizione familiare e all’origine dei genitori</strong>. Il rischio cresce con l’aumentare del numero dei figli ed è particolarmente alto nelle famiglie monogenitoriali. Ancora più critico è il quadro delle famiglie composte esclusivamente da cittadini stranieri, dove la povertà assoluta riguarda il 40,5% dei nuclei, una quota cinque volte superiore rispetto alle famiglie con minori di soli cittadini italiani, che si attestano all’8%. Questi dati evidenziano come<strong> la povertà infantile sia il risultato di una combinazione</strong> di fragilità economiche, sociali e demografiche che si rafforzano a vicenda.</p>
<h3><strong>Povertà e disuguaglianze: il quadro europeo</strong></h3>
<p>Nel 2025, nell’Unione europea circa un bambino su quattro ha vissuto a <strong>rischio povertà ed esclusione sociale</strong>. I dati mostrano con chiarezza come siano proprio i più giovani la fascia più esposta: il 24,2% degli under 18 nei 27 Paesi Ue è a rischio povertà, a fronte del 20,2% degli adulti. In Spagna, per esempio, la <strong>povertà energetica</strong> interessa oltre due milioni di bambini, costretti a vivere in abitazioni che non garantiscono condizioni termiche adeguate durante le ondate di caldo estremo. In Svezia la povertà minorile coinvolge ormai un bambino su otto, mentre in Germania cresce in modo significativo la difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese essenziali, soprattutto tra i nuclei con redditi medio-bassi.</p>
<h3><strong>Un circolo che parte dall’infanzia</strong></h3>
<p>Secondo Save the Children, <strong>la povertà incide direttamente sulla salute dei bambini</strong>, aumenta il rischio di abbandono scolastico precoce e riduce le possibilità di accesso a un lavoro stabile in età adulta. In questo modo si alimenta un circolo di esclusione che può protrarsi per più generazioni. L’Organizzazione richiama l’attenzione dei governi sulla necessità di investimenti urgenti e mirati per contrastare la povertà minorile, sottolineando l’importanza di politiche costruite anche sull’ascolto diretto dei bambini e delle famiglie in difficoltà, per garantire condizioni di vita dignitose e il pieno esercizio dei diritti fondamentali.</p>
<p><a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/poverta-bambini-sempre-piu-colpiti-nel-2025"><strong>Leggi l’analisi</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ragazza-che-si-copre-il-viso-con-entrambe-le-mani-VZILDYoqn_U" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/poverta-minorile-nel-2025-i-bambini-pagano-il-prezzo-piu-alto-delle-crisi/">Povertà minorile: nel 2025 i bambini pagano il prezzo più alto delle crisi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oxfam: la concentrazione di ricchezza mette a rischio la democrazia globale</title>
		<link>https://asvis.it/oxfam-la-concentrazione-di-ricchezza-mette-a-rischio-la-democrazia-globale-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/oxfam-la-concentrazione-di-ricchezza-mette-a-rischio-la-democrazia-globale-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Miliardari ed élite influenzano governi e media erodendo diritti e spazi democratici. I 12 miliardari più ricchi possiedono una ricchezza superiore a 4 miliardi di persone. La situazione è peggiorata con Trump. 19/01/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/oxfam-la-concentrazione-di-ricchezza-mette-a-rischio-la-democrazia-globale-2/">Oxfam: la concentrazione di ricchezza mette a rischio la democrazia globale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il divario crescente tra ricchi e il resto della popolazione non è solo una questione economica: sta alimentando un deficit politico sempre più pericoloso e strutturale. <strong>Le scelte dei governi sono orientate a tutelare gli interessi delle élite e a</strong> <strong>difendere la concentrazione della ricchezza</strong>, mentre diritti sociali e spazi democratici vengono compressi. Il risultato è una miscela esplosiva di frustrazione e risentimenti, in un contesto in cui per una parte crescente della popolazione l’accesso a una vita dignitosa diventa ogni giorno più difficile, se non impossibile. <strong>La povertà economica genera fame, quella politica genera rabbia</strong>. E nessuna società può considerarsi immune da queste dinamiche.</p>
<p>A lanciare l’allarme è il rapporto <strong>Oxfam</strong> “<strong>Resisting the rule of the rich: protecting freedom from billionaire power</strong>”. Pubblicato in occasione dell&#8217;apertura del World economic forum di Davos, lo studio ricostruisce come i super-ricchi stiano consolidando il proprio potere politico, incidendo sempre più sulle economie e sulle democrazie.</p>
<p>“<em>La velocità con cui la disuguaglianza economica e politica accelera l&#8217;erosione dei diritti e della sicurezza delle persone può essere spaventosamente rapida. Le nostre società oggi si sentono più tossiche. <strong>L&#8217;enorme influenza che i super-ricchi hanno </strong>sui nostri politici, sulle nostre economie e sui nostri media ha aggravato le disuguaglianze e <strong>ci ha portato ben lontano dalla lotta alla povertà</strong>. I ​​governi dovrebbero ascoltare le esigenze delle persone su temi come l&#8217;assistenza sanitaria, l&#8217;azione contro la crisi climatica e l&#8217;equità fiscale</em>&#8220;, ha dichiarato <strong>Amitabh Behar</strong>, direttore esecutivo di Oxfam International.</p>
<p>Oxfam ricorda che <strong>la ricchezza dei miliardari è aumentata</strong> <strong>di oltre il 16% nel 2025</strong>: tre volte più velocemente rispetto alla media degli ultimi cinque anni, raggiungendo i 18,3 mila miliardi di dollari, il livello più alto della storia. In termini reali, la ricchezza complessiva dei miliardari è aumentata di <strong>2,5 mila miliardi di dollari nell’ultimo anno</strong>: cifra che sfiora l’intero patrimonio detenuto dalla metà più povera dell’umanità, pari a 4,1 miliardi di persone. In generale, i 12 miliardari più ricchi possiedono una ricchezza superiore di queste 4,1 miliardi di persone.</p>
<p>Nel 2025 il numero dei miliardari ha superato per la prima volta quota 3000, tra questi <strong>Elon Musk</strong> è diventato il primo individuo nella storia a oltrepassare la soglia dei 500 miliardi di dollari di patrimonio personale.</p>
<p><strong>La ricchezza dei miliardari è</strong> <strong>aumentata dell&#8217;81% dal 2020</strong>, una dinamica che segna un’accelerazione senza precedenti nella concentrazione della ricchezza globale. Il tutto, mentre <strong>una persona su quattro non ha abbastanza cibo</strong> e quasi metà della popolazione mondiale vive in povertà. </p>
<p style="text-align: center"><strong> <img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/Oxfam.jpg" alt="" width="70%" /></strong></p>
<h3><strong>Il peggioramento con Trump</strong></h3>
<p>L’impennata della ricchezza dei miliardari si inserisce in un contesto politico preciso, segnato dal perseguimento di un’<strong>agenda favorevole alla grande ricchezza da parte dell’amministrazione Trump</strong>. Durante la sua presidenza sono state <strong>ridotte le tasse per i più ricchi</strong>, indeboliti i tentativi di coordinamento globale per tassare le multinazionali, smantellate le politiche di contrasto al potere monopolistico. In questo contesto si inserisce anche <strong>la corsa all’intelligenza artificiale</strong>, un settore alimentato da Trump e divenuto una nuova miniera d’oro per gli ultra-ricchi.</p>
<p>Ma il segnale lanciato da questa stagione politica va ben oltre i confini degli Stati Uniti, Oxfam sul tema è netta: “<strong>non si tratta di un’anomalia nazionale bensì di una tendenza globale</strong>”. Un’anomalia, identificata nel processo di crescita dell’oligarchia economica, che sta progressivamente erodendo le basi sociali e democratiche di molti Paesi.</p>
<h3><strong>Disuguaglianze ed erosione democratica</strong></h3>
<p>La concentrazione della ricchezza si traduce sempre più in concentrazione del potere politico. Secondo il Rapporto, i miliardari hanno una<strong> probabilità di ricoprire incarichi pubblici</strong> fino a 4mila volte superiore rispetto alle persone comuni. E la sproporzione appare ancora più evidente se si considera che l’aumento di ricchezza di 2,5 mila miliardi di dollari registrato nel 2025 sarebbe sufficiente a <strong>sradicare la povertà estrema nel mondo per ben 26 volte</strong>.</p>
<p>L’erosione democratica procede di pari passo con l’aumento delle disuguaglianze. Oxfam sottolinea che <strong>il rischio di arretramento democratico è sette volte maggiore</strong> nei Paesi caratterizzati da livelli elevati di disuguaglianza.</p>
<p>La percezione di un sistema politico ed economico allo sbando è ormai diffusa. Un’indagine sui valori mondiali condotta in 66 Paesi rileva che quasi la metà degli intervistati e delle intervistate ritiene che <strong>i ricchi comprino spesso le elezioni </strong>nei rispettivi contesti nazionali. Nel frattempo, i progressi nella lotta alla povertà si sono arrestati: il tasso di riduzione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2019, mentre <strong>in Africa la povertà estrema è tornata a crescere</strong>. Le scelte politiche compiute dai governi nel corso dell’ultimo anno, in particolare i tagli ai budget destinati agli aiuti internazionali, hanno colpito direttamente le popolazioni più vulnerabili e, secondo le stime, potrebbero provocare <strong>oltre 14 milioni di morti aggiuntive</strong> entro il 2030.</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/democrazia_erosione.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Media sempre meno liberi</strong></h3>
<p>Oxfam dedica ampio spazio al <strong>ruolo dei media</strong>. In questo contesto, i governi stanno consentendo ai super-ricchi di esercitare un’influenza crescente sui sistemi informativi: i miliardari possiedono oltre la metà delle maggiori aziende mediatiche globali e controllano tutte le principali piattaforme di social media, con un impatto diretto sulla formazione dell’opinione pubblica e sul funzionamento delle democrazie.</p>
<p>Come esempio il Rapporto cita l&#8217;acquisto del Washington Post da parte di <strong>Jeff Bezos</strong>, quello di Twitter/X da parte di <strong>Elon Musk</strong>, quello del Los Angeles Times da parte di <strong>Patrick Soon-Shiong</strong> e un <strong>consorzio di miliardari</strong> che ha acquistato ingenti quote dell&#8217;Economist.  In <strong>Francia</strong>, il miliardario di estrema destra <strong>Vincent Bolloré</strong> ora controlla CNews, trasformata nell’equivalente dell’americana Fox News. Nel <strong>Regno Unito</strong>, tre quarti della diffusione dei quotidiani è controllata da quattro famiglie super-ricche.</p>
<p>A questa concentrazione economica si somma una marcata <strong>omogeneità nelle stanze del potere editoriale</strong>. Secondo il Rapporto, solo il 27% dei principali redattori a livello globale è donna e appena il 23% appartiene a gruppi razzializzati (gruppi categorizzati sulla base di differenze fisiche, sociali o culturali). Una composizione che contribuisce all’emarginazione di intere fasce della popolazione dal <strong>dibattito pubblico</strong>, mentre minoranze come immigrati e persone di colore vengono spesso stigmatizzate, utilizzate come capri espiatori e private di spazi di rappresentazione. I critici, al contrario, tendono a essere silenziati o marginalizzati.</p>
<h3><strong>Le proposte di Oxfam</strong></h3>
<p>Di fronte a questo scenario in rapida evoluzione, <strong>Oxfam sollecita una risposta politica strutturale</strong>. L’organizzazione invita i governi a dotarsi di <strong>piani nazionali di riduzione delle disuguaglianze</strong> basati su obiettivi misurabili e su un monitoraggio regolare dei risultati. Al centro delle raccomandazioni c’è anche una <strong>tassazione efficace dei super-ricchi</strong>, attraverso imposte progressive su redditi e patrimoni, con aliquote sufficientemente elevate da incidere realmente sui livelli estremi di concentrazione della ricchezza.</p>
<p>Un altro nodo cruciale riguarda il <strong>rapporto tra denaro e potere politico</strong>. Oxfam chiede barriere più robuste tra ricchezza e decisioni pubbliche, rafforzando le norme contro il lobbying e il finanziamento delle campagne elettorali, garantendo una reale indipendenza dei media e contrastando in modo esplicito l’incitamento all’odio.</p>
<p>Infine, il Rapporto richiama la necessità di <strong>restituire centralità politica ai cittadini e alle cittadine</strong>. Solo così si potrà costruire un’agenda orientata alla giustizia sociale e necessaria alla sopravvivenza delle democrazie contemporanee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2022/10/20/musk-vuole-ridurre-la-forza-lavoro-di-twitter-del-75_6faa9e64-a728-49fc-b902-be09899dd255.html" target="_blank" rel="noopener">ANSA</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/oxfam-la-concentrazione-di-ricchezza-mette-a-rischio-la-democrazia-globale-2/">Oxfam: la concentrazione di ricchezza mette a rischio la democrazia globale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nelle periferie urbane più di un giovane su tre rischia esclusione educativa e sociale</title>
		<link>https://asvis.it/nelle-periferie-urbane-piu-di-un-giovane-su-tre-rischia-esclusione-educativa-e-sociale-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/nelle-periferie-urbane-piu-di-un-giovane-su-tre-rischia-esclusione-educativa-e-sociale-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto “Giovani e periferie” di Openpolis e Con i Bambini analizza le disuguaglianze tra centro e periferia in 14 città metropolitane, mettendo in luce povertà educativa, dispersione scolastica e divari territoriali. 15/01/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/nelle-periferie-urbane-piu-di-un-giovane-su-tre-rischia-esclusione-educativa-e-sociale-2/">Nelle periferie urbane più di un giovane su tre rischia esclusione educativa e sociale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Crescere nelle periferie delle grandi città italiane significa, ancora oggi, avere <strong>meno opportunità educative, sociali ed economiche</strong>, e vivere <strong>disuguaglianze profonde e persistenti. </strong>I dati mostrano come povertà economica, dispersione scolastica e inattività giovanile si rafforzino a vicenda, creando una vera e propria <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Le differenze non riguardano solo il confronto tra città, ma attraversano gli stessi contesti urbani, con scarti molto marcati tra centro e periferia, e persino tra quartieri della stessa città.</p>
<p>Il rapporto <strong>“</strong><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/"><strong>Giovani e periferie</strong></a><strong>”</strong> 2025, pubblicato da Openpolis insieme all’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito dell’Osservatorio sulla povertà educativa, offre uno sguardo sistematico sulla condizione degli adolescenti e delle adolescenti nelle 14 città capoluogo di area metropolitana. L’analisi si basa prevalentemente sui dati Istat, del censimento permanente, delle prove Invalsi e delle elaborazioni per la Commissione parlamentare sulle periferie. L’obiettivo è <strong>superare una narrazione emergenziale e frammentata del disagio giovanile</strong>, restituendo evidenze misurabili, utili per orientare politiche pubbliche mirate e territoriali.</p>
<h3><strong>Povertà economica e istruzione: un legame che penalizza i più giovani</strong></h3>
<p>Nel 2024 il 13,8% dei minori e delle minori in Italia vive in povertà assoluta, una quota significativamente più alta rispetto a quella registrata sull’intera popolazione. Il dato conferma come <strong>la povertà colpisca in modo sproporzionato bambini/e e adolescenti</strong>, incidendo fin dall’infanzia sulle opportunità educative e di sviluppo.</p>
<p>La situazione risulta ancora più critica nei <strong>contesti urbani</strong>. Nei comuni capoluogo (<em>centro</em> secondo la classificazione Istat) delle aree metropolitane, il 16,1% delle famiglie con figli si trova in povertà assoluta, una percentuale superiore a quella osservata nei territori meno densamente popolati. All’interno delle stesse aree metropolitane, il Rapporto evidenzia inoltre come gli indicatori di disagio tendano a peggiorare passando dal centro alla <em>cintura</em> e alle aree <em>periferiche</em>, con forti differenze anche tra quartieri della stessa città.</p>
<p><strong>Un divario che si riflette direttamente sull’accesso all’istruzione, ai servizi educativi e alle opportunità sociali,</strong> rafforzando il rischio di povertà educativa nelle periferie delle grandi città. Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine continuano così a incidere in modo determinante sui percorsi scolastici: l’origine sociale influenza la scelta dell’indirizzo di studi e aumenta il rischio di abbandono precoce, soprattutto nelle periferie urbane.</p>
<h3><strong>Dispersione scolastica: meno abbandoni, ma competenze ancora fragili</strong></h3>
<p>Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi scende al 9,8%, ma il miglioramento riguarda soprattutto la dispersione “esplicita”. Preoccupa invece la <strong>dispersione scolastica implicita</strong>: studenti e studentesse che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
<p>Dopo l’impennata registrata durante la pandemia, la dispersione implicita resta vicina al 10%, con forti divari sociali e territoriali. Gli studenti provenienti da famiglie con status socio-economico più basso mostrano livelli di competenza insufficienti quasi doppi rispetto ai coetanei più avvantaggiati. In alcune regioni del Mezzogiorno la quota supera ampiamente il 10%, confermando una fragilità strutturale.</p>
<h3><strong>Città e periferie: divari che si moltiplicano</strong></h3>
<p>L’analisi sulle <strong>14 città metropolitane</strong> evidenzia una forte concentrazione delle criticità nel Mezzogiorno. A <strong>Catania, Napoli e Palermo</strong> l’incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico supera il 5%, contro valori inferiori all’1,5% registrati in città come <strong>Bologna, Venezia o Milano</strong>.</p>
<p>Gli stessi territori mostrano anche le quote più elevate di abbandono scolastico precoce e di<strong> giovani Neet</strong>. A Catania oltre un terzo dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, mentre nelle città del Centro-Nord le percentuali si attestano intorno al 17–19%.</p>
<p>Il dato medio, però, non basta a descrivere la realtà. All’interno delle singole città, <strong>gli indicatori di disagio risultano sistematicamente più elevati nelle aree periferiche rispetto ai quartieri centrali</strong>, con forti differenze tra centro, cintura e periferie urbane. È questa dimensione sub comunale – quartiere per quartiere – a rendere indispensabili politiche mirate, capaci di intervenire dove le disuguaglianze si concentrano maggiormente.</p>
<h3><strong>Scuola, spazi e relazioni: il ruolo dei presìdi educativi</strong></h3>
<p>Accanto agli aspetti economici e scolastici, il Rapporto sottolinea l’importanza delle <strong>opportunità sociali</strong>. Negli ultimi vent’anni la quota di adolescenti che incontra quotidianamente i propri amici si è dimezzata. <strong>La mancanza di spazi di aggregazione</strong>, aree verdi e attività extrascolastiche pesa in modo particolare nelle periferie urbane, contribuendo a rafforzare isolamento e fragilità relazionali.</p>
<p>In questo contesto, la <strong>scuola aperta oltre l’orario curricolare</strong> emerge come un presidio fondamentale: non solo per contrastare la dispersione, ma come luogo sicuro di relazione, apprendimento e socialità, capace di rafforzare il tessuto comunitario e ridurre le disuguaglianze territoriali.</p>
<p><strong> <img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/Residenti_Roma.jpg" alt="" width="80%" /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><strong><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/UscitaPrecoce_Roma.jpg" alt="" width="80%" /></strong><em>Immagini: Roma</em></p>
<h3><strong>Politiche pubbliche: dati locali per interventi mirati</strong></h3>
<p>Il Rapporto non propone soluzioni standard, ma indica una direzione chiara: <strong>partire dai dati locali</strong> per costruire interventi efficaci, capaci di cogliere le differenze tra centro, cintura e aree periferiche delle città.</p>
<p>Povertà educativa, disagio giovanile e marginalità urbana sono fenomeni intrecciati che richiedono politiche integrate, capaci di agire sulle condizioni di partenza delle famiglie, sull’offerta educativa e sulla qualità degli spazi urbani, soprattutto nei contesti più fragili.</p>
<p>Solo una <strong>lettura territoriale approfondita, fino al livello dei quartieri,</strong> consente di rompere la trappola delle disuguaglianze e restituire ai giovani delle periferie <strong>reali opportunità di futuro</strong>, in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030.</p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/"><strong>Scarica il Rapporto</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-citta-con-molti-edifici-6xixBKCxJnU" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/nelle-periferie-urbane-piu-di-un-giovane-su-tre-rischia-esclusione-educativa-e-sociale-2/">Nelle periferie urbane più di un giovane su tre rischia esclusione educativa e sociale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Atlante della fame in Italia: 4,2 milioni di famiglie in difficoltà alimentare</title>
		<link>https://asvis.it/atlante-della-fame-in-italia-42-milioni-di-famiglie-in-difficolta-alimentare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal1]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal2]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asvis.it/atlante-della-fame-in-italia-42-milioni-di-famiglie-in-difficolta-alimentare-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Azione Contro la Fame fotografa la distribuzione della povertà alimentare in Italia, indica i limiti delle risposte di breve periodo e suggerisce le possibili leve per un’azione strutturale. 8/01/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/atlante-della-fame-in-italia-42-milioni-di-famiglie-in-difficolta-alimentare-2/">Atlante della fame in Italia: 4,2 milioni di famiglie in difficoltà alimentare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La povertà alimentare in Italia è un fenomeno sempre più diffuso e trasversale. Secondo l’<a href="https://azionecontrolafame.it/news/atlante-della-fame-in-italia-2025/"><strong>Atlante della fame in Italia 2025</strong></a>, realizzato da Azione Contro la Fame con il contributo di Percorsi di Secondo Welfare e Università degli Studi di Milano, nel 2024 4,2 milioni di famiglie hanno presentato almeno un segnale di deprivazione alimentare: c’è chi non può permettersi un pasto proteico ogni due giorni, chi arriva a fine mese senza soldi per comprare il cibo necessario e chi vive un’insicurezza alimentare cronica. Un dato che restituisce la <strong>dimensione strutturale del problema</strong> e la sua <strong>estensione lungo l’intero territorio nazionale</strong>. </p>
<h3><strong>I numeri della povertà alimentare</strong></h3>
<p>Entrando nel dettaglio, 2,9 milioni di famiglie vivono una condizione di deprivazione alimentare materiale, mentre 681mila nuclei dichiarano di non avere <strong>risorse sufficienti per acquistare il cibo necessario</strong>. A livello individuale, 766mila persone sperimentano una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave, secondo la metodologia Fies (Food insecurity experience scale), uno strumento basato su domande standardizzate che misurano le difficoltà di accesso al cibo adeguato per motivi economici, adottato a livello internazionale e utilizzato anche dall’Istat.</p>
<hr />
<p style="text-align: center"><em>LEGGI ANCHE</em> &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/alimentazione-e-agricoltura/689-5551/petrini-trasformare-i-sistemi-alimentari-e-un-processo-di-liberazione-da-affrontare-con-gioia" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Petrini: trasformare i sistemi alimentari è un processo di liberazione da affrontare con gioia</em></strong></a></p>
<hr />
<p>Questi dati si inseriscono in un <strong>quadro più ampio di povertà economica</strong>: nel 2024 in Italia 2,2 milioni di famiglie si trovavano in povertà assoluta (8,4% del totale) e 5,7 milioni di individui in condizioni di grave deprivazione economica. La povertà alimentare rappresenta quindi una delle manifestazioni più immediate e concrete della fragilità socioeconomica. </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/POvertaLavoro_Eu_Ita.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Disuguaglianze sociali e territoriali</strong></h3>
<p>L’incidenza della povertà alimentare è più elevata tra le <strong>famiglie residenti nel Sud</strong>, nei nuclei con <strong>tre o più figli</strong>, tra quelli con <strong>componenti stranieri</strong> e quando la persona di riferimento è <strong>giovane </strong>(fino a 34 anni) o ha un <strong>basso livello di istruzione</strong>. I fattori più correlati alla deprivazione alimentare restano bassi redditi, precarietà lavorativa e difficoltà di accesso alle cure sanitarie.  <br />Il Rapporto evidenzia un elemento chiave: <strong>avere un lavoro non è sempre una protezione</strong>. Nelle famiglie con bassa intensità lavorativa l’incidenza della deprivazione alimentare raggiunge il 43%, mentre tra quelle con almeno un disoccupato supera il 41%. Anche il mancato accesso alle cure pesa in modo significativo: tra chi rinuncia a visite o trattamenti sanitari per motivi economici, la deprivazione alimentare è presente nel 47,1% dei casi. </p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/PastoProteico_report.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Le politiche pubbliche e le iniziative territoriali</strong></h3>
<p>Il contrasto alla povertà alimentare si fonda oggi su un mix di <strong>misure pubbliche</strong> e <strong>iniziative del Terzo Settore</strong>. A livello nazionale, strumenti come la Carta “Dedicata a Te” e il Reddito alimentare forniscono un sostegno immediato, ma restano <strong>misure </strong>prevalentemente <strong>emergenziali</strong>, spesso prive di servizi di accompagnamento verso l’autonomia. A livello territoriale stanno emergendo approcci più integrati. In <strong>sette Città metropolitane</strong> (Milano, Torino, Bologna, Roma, Bari, Napoli e Firenze) sono state avviate <strong>food policy</strong>, intese come politiche alimentari locali, che si intrecciano in misura crescente con il welfare territoriale e con azioni di inclusione sociale e lavorativa: empori solidali, tessere spesa e progetti di recupero delle eccedenze alimentari.</p>
<h3><strong>Verso una strategia strutturale per il diritto al cibo</strong></h3>
<p>Oltre a descrivere l’estensione della povertà alimentare, l’Atlante individua una direzione di intervento di medio-lungo periodo, fondata su cinque pilastri che mirano a superare la frammentazione delle risposte attuali.</p>
<p>Il primo riguarda il <strong>riconoscimento del diritto al cibo</strong> come diritto sociale, da garantire in modo continuativo e non solo in situazioni emergenziali. Un secondo elemento è il <strong>rafforzamento del coordinamento istituzionale</strong>, sia a livello nazionale sia locale. Il report evidenzia la necessità di una governance più stabile e integrata, capace di mettere in relazione politiche sociali, sanitarie, del lavoro e alimentari, evitando sovrapposizioni e disomogeneità territoriali.<br />Il terzo pilastro riguarda il <strong>superamento di un approccio esclusivamente assistenziale</strong>. Pur riconoscendo il ruolo fondamentale degli aiuti alimentari, l’Atlante sottolinea l’importanza di affiancarli a percorsi di accompagnamento, inclusione sociale e autonomia economica.<br />Un quarto ambito centrale è quello del <strong>lavoro e del reddito</strong>: l’insicurezza alimentare è spesso legata a occupazione discontinua e salari insufficienti, rendendo evidente come lavoro dignitoso e retribuzioni adeguate siano una condizione essenziale per garantire una dieta sana e sostenibile.<br />Infine, l’Atlante richiama la necessità di <strong>politiche basate su dati, monitoraggio e valutazione</strong>, per rendere gli interventi comparabili, misurabili e orientati ai risultati.<br />La povertà alimentare, conclude il Rapporto, richiede quindi <strong>politiche strutturali e integrate</strong>. I numeri restituiscono l’urgenza del fenomeno; le esperienze già attive indicano che una direzione concreta e praticabile esiste.</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/InsicurezzaAlimentare_regioni.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/atlante-della-fame-in-italia-42-milioni-di-famiglie-in-difficolta-alimentare-2/">Atlante della fame in Italia: 4,2 milioni di famiglie in difficoltà alimentare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
